ovvero, un eccitante cocktail di esercizio fisico combinato all'ascolto
di buona musica, in un contesto tanto suggestivo quanto rilassante. Per
una settimana si sono alternati percorsi in MTB attraverso i non facili
sentieri corsi, alle piacevoli note di pezzi musicali eseguiti da artisti
noti e sconosciuti. La prima ciclo del 2000, terzo anno DC (Dopo la frattura
della mia Clavicola) e' stata caratterizzata anche dal prepotente ingresso
della tecnologia dei telefoni cellulari.
Prima tappa : bici 59km / 3 ore / sterrato 0%
ST Agrate - Genova Genova - Bastia Bastia - Calvi Bastia - Novella Novella - CalviSeconda tappa : 26km / sterrato60% / dislivello 500m
Calvi - tour della RevellataTerza tappa : 78km / sterrato 30% di cui 50% con bici in spalla
Calvi-Panoramica x Galeria-Tuvarelli- Bocca di Luca - Bocca di Bonassa -Foresta di Bonifatu-Bocca Reza- aeroport de Calvi-CalviQuarta tappa : 25 km / sterrato < 10%
Calvi - Notre Dame de la SerraQuinta tappa : 60 km / sterrato ~30%
Calvi - aeroport de Calvi - sentiero tra mare e monti - Bocca u Corsu - GR20 - Calenzana - Zilia - Cassano - Montemaggiore - CalviSesta tappa : 70 km / sterrato 0%
Calvi - aeroport de Calvi - Bocca di Marsolinu - Bocca Bassa - spiaggia Ferraiola - CalviSettima tappa : 93 km / sterrato 0%
Calvi - Ile Rousse - Desert des Agriates - spiaggia St Florent - Nonza Calvi - NonzaOttava tappa : 69 km / sterrato 0%
Nonza - Pino - Col de Ste Lucie - Sta Severa - Bastia Nonza - Bastia Bastia - Genova
Gianni VEZZANI :ha avuto lui l'idea di accumunare una ciclo al Festival Jazz che il paese di Calvi dedica ogni anno l'ultima settimana di giugno. Malgrado le ore trascorse in sella alla bici e a dispetto della stanchezza che prende tutti i comuni mortali, il Vezz e' stato il piu' attento ed assiduo frequentatore degli appuntamenti canori del festival jazz, mentre i piu' sceglievano di andare a nanna o si appisolavano sul posto.
Pierangelo TESORO :sfortunato protagonista (suo malgrado) dell'anticipata conclusione dell'ultima precedente ciclo slovena (che risale addirittura a luglio 1997), e' stato uno degli organizzatori. Non ancora completamente ristabilito dalle conseguenze dell'incidente, cercava spesso di dare un taglio conservativo agli itinerari, rimandando ad altri appuntamenti l'impostazione piu' aggressiva: la descrizione poco fedele alla realta' contenuta nel libretto dei percorsi e l'assenza di manutenzione dei sentieri, hanno pero' vanificato le sue intenzioni moderate, infastidendolo non poco (v. i contrasti col Moiols riguardanti l'autore del libro di VTT). Ha diligentemente e pazientemente preso nota delle giornate trascorse per redigere ancora una volta il suo personale rendiconto della ciclo.
Ambrogio D'ADDA:si e' spesso lamentato in occasione di tappe lunghe senza soste intermedie, evidenziando una frequente necessita' di mangiare; le sue scelte nella composizione mattutina del bagaglio sono state poi anche criticabili, poiche' non ha mai provveduto a contrastare questo punto debole portandosi dietro qualcosa di commestibile da mettere sotto i denti nei momenti piu' critici della lunga giornata.
Lorenzo BIENATI :matricola del gruppo cegt promosso a pieni voti dal prof. Moiols: ha messo in mostra una buona potenza in salita ed una tecnica di alto livello. Aveva da poco acquistato una non eccelsa ma onorevolissima MTB, che pero' ha mostrato i suoi limiti quando e' stata sottoposta ad intenso lavoro in condizioni non facili: non e' riuscito a terminare il giro ed ha avuto bisogno del soccorso auto ad una trentina di chilometri dalla conclusione della settimana in bici.
Carlo VIGIANI :altra matricola del gruppo
cegt, ha anche lui superato i difficili test programmati dal severo prof.
Moiols. E' stato determinante nella scelta degli alloggi sempre azzeccati
e quando gli e' toccato di preparare la cena. Ha sofferto piu' degli altri
le asperrita' trovate lungo il percorso, ma non ne ha risentito piu' di
quel tanto. Si e' autopremiato riservandosi la migliore camera dell'appartamento
affittato a Calvi per ben sei giorni.
Telefonini:e' stata la prima ciclo del nuovo secolo, la cosiddetta "Ciclo tecnologica", contraddistinta dall'introduzione dei telefonini; quattro sesti del gruppo era dotato di cellulare (alcuni non erano abilitati per le chiamate, ma funzionavano in ricezione); solo Gianni ed io ne eravamo sprovvisti. Bisogna ammettere che si sono rivelati assai utili in piu' di una occasione (v. quando Aldo si era accorto di non avere piu' i biglietti del treno e quando Lorenzo resta appiedato per un problema meccanico alla sua bici, ...)Portage:questa ciclo e' stata anche caratterizzata da questo neologismo di lingua francese, che sta ad indicare l'azione del portare la bici in spalla; da notare che si e' anche fatto il "portage" dei bagagli.
Vento:per fortuna c'e' stato parecchio vento ! Il primo giorno anche fin troppo forte ... e ci ha messo non poco in difficolta', ma i giorni restanti ci ha permesso di apprezzare il vantaggio non trascurabile di pedalare sotto il sole, rinfrescati da una piacevolissima brezza, ora di mare, ora di terra. Nelle occasioni (poche) in cui e' stato assente, si e' sofferto parecchio il caldo afoso.
Problemi tecnici alle bici:siamo stati oggetto di diversi problemi legati alle biciclette, di cui uno (quello di Lorenzo) non riparabile; le altre difficolta' meccaniche si sono risolte sia grazie alla competenza (caso del "chain suck" di Aldo) sia alla fortuna (caso della ruota dentata del mio cambio: ho ritrovato tutti i singoli pezzi lasciati lungo la strada). Si sono inoltre registrate davvero tante forature (Gianni 1, Lorenzo 1, Aldo 1, io ben 4). Se la ragione principe delle forature e' stata identificata (abbinamento foro grosso sul cerchio ruota / valvola a sezione piccola di tipo "Presta" non consigliabile, nonche' passaggi forzati nell'intrico dei rovi), si puo' dire che anche la causa degli altri problemi sta in una serie di fattori che vanno dalla mancata prevenzione (serrare bene tutte le parti prima di una ciclo impegnativa e fare un check-up globale della bici), ad un uso in condizioni non facili, ad una certa dose di sfortuna e forse all'economicita' del mezzo meccanico utilizzato.
Scelta dei percorsi su sterrato :quando abbiamo voluto realizzare un itinerario tipico delle MTB, abbiamo sistematicamente fallito. Probabilmente siamo stati troppo ottimisti, forse non siamo stati capaci di valutare bene le difficolta' del terreno corso ... di fatto e' assolutamente vero quanto dice la guida acquistata in loco: non viene fatta manutenzione dei sentieri, i quali sono percio' molto pietrosi e dissestati. Ci siamo trovati in estrema difficolta' sia quando abbiamo scelto un itinerario preso dalla guida di VTT, che quando abbiamo attentamente valutato la planimetria della cartina 1:25.000, acquistata apposta per evitare il portage faticoso e disagiato.
Mezzi di spostamento :valutiamo i diversi veicoli utilizzati durante la settimana corsa.
Traghetto: della Moby Lines con sei ore di traversata; e' un tempo piuttosto lungo, ma si puo' dormire, scrivere, leggere, mangiare, parlare, ...Trenino: non fra i piu' moderni, ma certamente da provare per le emozioni ed i paesaggi che attraversa.
Auto: si e' fatto bene a traghettare una macchina in Corsica, infatti si sono coperti tutti i tragitti in bici senza il carico degli zaini, inoltre e' stata determinante quando la bici di Lorenzo e' andata KO.
Biciclette: questa volta hanno avuto e dato diversi guai (v. sezione "Problemi tecnici alle bici"), sostanzialmente pero' hanno fatto il loro dovere, considerando il fatto che sono state messe davvero a dura prova. Provviste :l'acquisto dei generi alimentari e' stato decisamente azzeccato, infatti non e' avanzato nulla grazie l'ottima pianificazione alimentare; abbiamo sempre mangiato a casa in modo eccellente, tranne la prima e l'ultima sera, oltre al pranzo a Calenzana al termine del disgraziatissimo sentiero mare/monti.
Alloggi :non era stato programmato nulla prima della partenza, infatti abbiamo trovato e scelto direttamente sul posto. A Calvi ci siamo rivolti all'azienda del turismo (Syndacate d'Initiative) che ci ha indirizzato verso la Signora Ute Schroeder abitante a "Les Rochers" Route d'Ajaccio - 20260 Calvi - i suoi riferimenti sono: tel. 04.95653183 cell. 06.09866936 e-mail: ute.schroeder@wanadoo.fr. Il nostro alloggio si trovava ad un paio di chilometri dalla spiaggia sabbiosa sulla strada per Ile Rousse ad un chilometro circa dal porticciolo. Uscendo da Calvi in direzione opposta (verso il Sud), dopo un paio di chilometri c'e' un bel residence (composto principalmente da bungalow) ad un prezzo pero' superiore: e' il "Residence de tourisme Tramariccia" (due stelle) - Route d'Ajaccio - 20260 Calvi - tel. 04.95659400 - fax 04.95659401. Giunti a Nonza, Carlo ha chiesto all'unico ristorante del paese e la cosa si e' subito risolta: "Auberge Patrizi" tel.: 04.95378216 - fax 04.95378640.
Spese :sono state assai contenute grazie alla formula prescelta che ci ha permesso di ridurre considerevolmente il prezzo da pagare per il vitto e alloggio. Gli otto giorni della ciclo corsa sono costati mediamente piu' di 800.000 lire, di cui circa 300.000 lire sono state spese per mangiare, 165.000 lire per l'alloggio, circa 200.000 lire sono andate ai trasferimenti (traghetto, benzina, trenino).
Condizioni atmosferiche : siamo stati fortunati, infatti e' stato bello tutti i giorni della nostra permanenza sull'isola. Il sole ha allietato i nostri bagni ed una fresca brezza non ci ha fatto soffrire eccessivamente il caldo, tranne nelle zone interne dell'isola.
Camel Back :trattasi di un moderno otre per liquidi che si assicura all'individuo a mo' di zaino, provvisto di una cannucia che si puo' fissare alla maglia a portata di bocca. Importato direttamente dagli States, ha conosciuto un periodo di grossa crisi causata dal piu' nostrano e genuino "Dromedar back" lanciato in occasione della cegt sul Gargano nel 1994.Chain Suck :espressione molto in voga nei circoli di MTB elitari che letteralmente significa "Risucchio della catena" (v. sezione "I partecipanti"). In caso di chain suck, l'MTBiker esperto libera la catena grazie ad un semplice attrezzo che dovrebbe far parte del suo set di pronto intervento: lo smagliacatene.
Cleaning :un accorto MTBiker dovrebbe sempre prevedere una fase di "bici cleaning" al termine ed in previsione di una uscita in MTB; l'attenta pulizia di tutte le parti di trasmissione e' fondamentale anche per prevenire danni e problemi meccanici; il prof. Moiols consiglia una scatola di plastica usata di "Nesquik" per contenere il set di pulizia minimo (straccetto, olio, pennellino, liquido detergente ...) .
Collar Bone :sinonimo tecnico della clavicola; e' purtroppo entrato prepotentemente a far parte del dizionario a partire da luglio 1997.
Double check / Cross check :modo di dire usato per intendere la verifica di quanto pianificato ed averne sempre la conferma, a scanso di sorprese.
Grip shift :tipo di cambio montato sulle MTB di qualita' media e bassa; ruotando la manopola sul manubrio si determina il cambio di corona.
Let the bike go :esprime un concetto fondamentale nella MTB; nei tratti in discesa molto sconnessi bisogna lasciare che la ruota anteriore della bici trovi la sua strada, per cui mantenendo una certa dinamicita' ed arretrando il peso del corpo all'indietro bisogna allontanare la paura e far andare la bici.
Maintenance :un accorto MTBiker dovrebbe sempre prevedere una fase di manutenzione della sua bicicletta, soprattutto dopo un uso prolungato in condizioni limite; un set ridotto di attrezzi indispensabili per questa operazione dovrebbe trovare sempre posto nel corredo del ciclo-eno-gastro-turista.
Middle Chain :(pr. milcen: mille-e-cento in dialetto brianzolo); nei tratti in discesa dell'"off road", e' bene posizionare la catena sulla corona di mezzo del cambio anteriore; in questo modo si massimizza l'efficienza della pedalata in caso di necessita' e si minimizza il rischio di "chain suck".
No helmet no ride :espressione usata da chi sostiene che il caschetto va sempre indossato quando si va in bici.
No mud no glory :motto storico molto in voga nei deserti dell'Arizona. Rappresenta la soddisfazione, l'orgoglio di affrontare e superare ostacoli, che vengono esaltati in condizioni rese ancora piu' difficili dal terreno fangoso (morale: piu' fango hai sulla bici e sugli indumenti, e piu' sei un MTBiker tosto).
Off Road :teatro ideale della MTB. L'off road rappresenta praticamente tutti i percorsi dove le automobili non la fanno da padrone.
OTB :acronimo di Over The Bar, passaggio tipico del biker al di la' del manubrio, nel malaugurato caso di caduta in avanti (v. sezione "I partecipanti").Paved Road :e' in contrapposizione all'off road; in questo caso siamo su strade asfaltate.
Portage :unico termine non yankee di questo piccolo glossario, in rispetto dei francofoni e dell'esperienza in terra corsa (v. sezione "Note e consigli").
Prevention :un accorto MTBiker dovrebbe sempre tenere a mente questo importante fattore; la prevenzione e' sempre fondamentale per ridurre al minimo i rischi ed i problemi legati al fai-da-te.
Single Trek :esasperazione dell'"off road" quando il sentiero si riduce ad una stretta traccia. Richiede esperienza, buona tecnica ed a volte anche una certa dose di incoscenza.
The sooner the better :espressione usata quando e' fondamentale prendere in fretta una decisione; l'esperienza aiuta a prendere assai velocemente la scelta giusta.
Warm-up :durante la fase di riscaldamento si evidenzia la netta differenza tra il giovane MTBiker e quello piu' avanti negli anni; la fase di "warm-up" e' direttamente proporzionale all'eta'.
Il Moiols dimentica il biglietto del treno appena acquistato. Giornata
molto densa di avvenimenti e soprattutto lunga: inizia alle tre e mezzo
del mattino per concludersi dopo l'una di notte. Malgrado i tanti
punti interrogativi, l'esperienza riesce a far si' che ad uno ad uno tutti
i tasselli si compongono e riusciamo ad arrivare a Calvi senza particolari
patemi d'animo. La nostra base sara' una tranquilla abitazione poco distante
dal porticciolo, cuore pulsante del Festival Jazz. L'appuntamento nel parcheggio
ST e' alle 04.30 in punto: bisogna partire presto per non rischiare di
perdere il traghetto da Genova la cui partenza prevista e' alle 08.00.
A quell'ora di notte sotto l'occhio attento dei vigilantes ST, effettuiamo
tutte le operazioni di carico delle due auto scelte per il trasferimento
fino all'imbarco sul traghetto: nella mitica Duna troveranno posto i bagagli,
due persone, quattro bici ed "n" ruote, mentre sulla Punto di Gianni quattro
persone e due bici. Solo la Punto verra' imbarcata colma dei bagagli: le
bici saliranno coi padroni, tanto non pagano il passaggio ponte. Non avendo
prenotato alcuna sistemazione, una volta giunti a Bastia due persone con
due bici (questa volta montate sui portabici gia' predisposti allo scopo)
e gli zaini viaggeranno spediti alla volta di Calvi, in modo da giungervi
in tempo utile per la ricerca dell'alloggio. Gli altri quattro copriranno
il percorso che separa Bastia da Calvi in qualche modo: si conta molto
sul treno, almeno per un tratto, essendo il tragitto troppo lungo da farsi
in un solo pomeriggio (stiamo parlando di circa 120 km di continue salite
e discese, con l'attraversamento del deserto des Agriates). La partenza
dal parcheggio ST avviene secondo le previsioni alle 04.40: la raccomandazione
e' di viaggiare a vista con la Duna possibilmente avanti a fare l'andatura:
alle 04.41 le due auto perdono il contatto visivo col dubbio atroce di
quale delle due e' avanti all'altra. Problema immediatamente risolto grazie
ai telefonini previsti in entrambe le vetture. La sosta all'autogrill e'
solo per chi e' debole di vescica: in due ore siamo sul ponte Assereto
a Genova da cui partono i traghetti della Moby Lines per la Corsica. Non
perdiamo tempo a scaricare ed assemblare tutte le biciclette, tranne quella
di Gianni che resta all'interno della Punto (non sul tetto per non pagare
il sovraprezzo), acquistiamo i biglietti e consegno la Duna a mio padre,
che non e' riuscito a portarci la focaccia per via dell'orario poco propizio.
Il nostro traghetto parte in orario in una bella giornata di sole con vento
teso. La traversata dura sei ore ed un quarto che impieghiamo in massima
parte recuperando il sonno perso durante la notte distendendoci sul ponte.
Molti passeggeri accusano mal di mare e taluni lasciano evidenti tracce
del loro malessere, ma fra di noi non ci sono defaillance: il sonno ci
ha protetti a dovere. Giunti al riparo del dito, il mare si calma decisamente,
per cui decidiamo di approfittarne per mangiare di gusto un piatto di maccheroni
al sugo con melanzane. Scesi a terra ci dirigiamo subito verso la stazione
ferroviaria (dal traghetto Moiols aveva chiesto informazioni via telefonino
riguardo destinazioni ed orari): c'e' un treno che da Bastia porterebbe
a Calvi alle 16.20. Decidiamo di fare il biglietto fino ad Ile Rousse (i
restanti 24 km li avremmo coperti in bici), mentre Gianni con Carlo andranno
con la Punto dritti a Calvi a cercare l'alloggio. Il passaggio in treno
risulta essere molto costoso: il biglietto per quattro persone e quattro
biciclette e' pari a ben 616 FF (circa 45.000 lire a biker). Impieghiamo
poco tempo per metterci in tenuta da bici in una zona sufficientemente
al riparo da occhi indiscreti del piazzale della stazione (da censurare
chi non aveva previsto questa fase nella composizione dei bagagli ed ha
costretto Gianni ancora una volta a tirare fuori dall'auto i borsoni per
reperire l'abbigliamento necessario: non dico il nome, preciso solo che
era la chioccia delle nostre matricole). Teniamo con noi solo lo zainetto
col poco che ci serve e lasciamo Gianni e Carlo con la Punto: appuntamento
volante verso le 17.30 via telefonino per aggiornamenti. Abbiamo ancora
quasi un'ora di tempo prima della partenza del treno, per cui ne approfittiamo
per andare a pedalare in centro alla ricerca di una libreria per l'acquisto
di una cartina particolareggiata e di un libretto coi percorsi MTB. Riusciamo
a compiere poco piu' di 200 metri quando Aldo ha un sussulto: ha dato a
Gianni il suo marsupio contenente il biglietto ferroviario appena acquistato
per tutti ! Cerchiamo di non perderci d'animo e telefoniamo a Carlo, ben
consci che aveva staccato il suo cellulare: gli lasciamo un messaggio in
segreteria. Comperata la guida coi percorsi MTB ed una cartina, ritorniamo
verso la stazione quando squilla il telefono di Aldo: e' Carlo che aveva
acceso casualmente il suo. Aldo gli dice di tornare indietro a riportarci
il biglietto, ma si trovano gia' a St. Florent (ad oltre 25 km di strada
tutte curve) e probabilmente arriverebbero a treno gia' partito. Restiamo
d'accordo che ci saremmo fatti vivi piu' tardi. Ritorniamo allo sportello
ferroviario e riusciamo a parlare con l'impiegato che aveva emesso il nostro
biglietto il quale, mosso a compassione, dopo un consulto con i suoi colleghi,
ci consegna una nota scritta a mano in sostituzione del ticket avvisandoci
che il biglietto originale deve essere consegnato nella stazione di destinazione
per poter ritirare le biciclette: ci e' andata di lusso ! E' solo questione
di un attimo comporre il numero telefonico ed avvisare i due sull'auto
(che non avevano invertito la direzione di marcia) di passare dalla stazione
ferroviaria di Ile Rousse a lasciare il nostro biglietto ancora nel marsupio
dell'incauto Aldo. Soddisfatti di come siano andate le cose, montiamo sul
trenino per nulla affatto high tech. Notiamo essere piuttosto laboriosa
la procedura di partenza, infatti il conducente deve fare un po' di tutto:
controllare i biglietti e chiedere qual e' la destinazione di ognuno (molte
fermate del trenino sono a richiesta), raffreddare il radiatore della locomotrice
che va a gasolio e solo dopo queste operazioni preliminari puo' entrare
nella cabina di guida e finalmente partire. Il tratto ferroviario iniziale
va verso sud poco distante dalla costa per una ventina di chilometri, giunti
a Casamozza si punta decisamente verso l'interno dell'isola: malgrado l'alto
numero di stagioni che avra' visto il nostro mezzo meccanico, la locomotiva
sale senza accusare affanni; in poco tempo siamo in mezzo alla natura ed
il panorama che possono godere la ventina di passeggeri e' davvero molto,
molto bello. A Ponte Leccia e' prevista una sosta tecnica per invertire
la direzione di percorrenza (la linea proseguirebbe verso Ajaccio) e per
cambiare il conduttore: la prima cosa che fa il nuovo conducente e' quella
di raffreddare nuovamente la locomotrice (usando anche un getto di acqua
fresca). E' una bella giornata di sole ed abbiamo tutti parecchia voglia
di pedalare; abbiamo visto sulla cartina che il trenino ferma nel paese
di Novella posto a circa 600 metri di altezza e da li' una bella stradina
tortuosa scende giu' per una decina di chilometri: approfittiamo del cambio
per avvisare il nuovo conducente che intendiamo scendere a Novella, senza
fare alcun accenno ai discorsi sul biglietto. Il trenino ora si inerpica
decisamente in mezzo a gole e su per i monti in un percorso ancora piu'
selvaggio e spettacolare; tanti sono gli animali che si vedono pascolare
in tutta tranquillita': mucche, capre, pecore, qualche maiale, ... Ad un
certo punto si ode un fischio ripetuto e prolungato della locomotiva, il
trenino rallenta e quasi si ferma, mentre si vedono uscire di lato delle
mucche evidentemente poste sui binari. Entriamo a passo di lumaca in una
corta e stretta galleria: quando ne usciamo altre tre mucche schizzano
di lato, di cui una con una macchia di sangue sul posteriore (la locomotiva
l'aveva sicuramente un po' agevolata a spostarsi alla svelta ...) Liberato
il binario, si riprende la corsa con le porte del vagone aperte: a Ponte
Leccia ci era stato chiesto se volevamo permettere la circolazione d'aria
fresca ! Tra una chiacchierata, uno sguardo al panorama esterno / interno
(c'era una bella e fresca moretta dalle forme assai generose) ed una rapida
valutazione dei percorsi MTB piu' significativi descritti nel nostro libretto,
ci troviamo in breve a Novella. Tirate giu' le bici il trenino si allontana
e ci accorgiamo che, a parte la stazioncina deserta (e' anche chiusa),
non c'e' assolutamente nulla. Dal muretto di contenimento si gode un ampio
panorama ed a qualche centinaio di metri piu' sotto di noi vi e' il paese
di Novella. Qualche indecisione iniziale sulla direzione da intraprendere
(se scendere subito o fare un giro piu' lungo) e poi ci buttiamo giu' in
picchiata senza incrociare anima viva. Quando termina la discesa, ci accorgiamo
che c'e' vento e purtroppo ci e' pure contro. Quando giungiamo ad Ile Rousse
sone le 17.45: finora abbiamo percorso 36 km (di cui almeno una ventina
col vento a sfavore) e Calvi e' ancora distante 23 km contro vento. E'
ora del collegamento volante con gli altri due della macchina. Carlo ci
dice che hanno trovato l'alloggio e che hanno gia' sistemato tutti i bagagli:
ci verranno incontro lungo la strada che congiunge i due paesi in modo
da pedalare insieme l'ultimo tratto. Diamo fondo in pochi minuti alle poche
provviste alimentari che avevamo con noi e ripartiamo. Le strade sono un
continuo salire e scendere ed a questo si deve pure aggiungere il vento
che non accenna a mollare: in corrispondenza dei frequenti scollinamenti
si e' subito investiti da forti raffiche che quasi rimandano indietro bici
e ciclista ... A circa otto chilometri da Calvi, giunti in cima dell'ultimo
passo della giornata, ci ricongiungiamo con Gianni e Carlo che molto saggiamente
ci hanno atteso li' senza nessuna fretta di ridiscendere il colle dalla
parte verso di noi ... In breve arriviamo a destino. Siamo alloggiati poco
fuori il paese a circa un chilometro dal mare in un bell'appartamento con
ingresso indipendente disposto su due piani: al primo piano c'e' una cucina,
un bagno, una stanza da letto ed un'ampia veranda, mentre al piano superiore
altre due stanze ed un bagnetto. Ognuno ha un suo proprio letto, esclusi
Aldo ed io che riposeremo in un accogliente matrimoniale. Questa simpatica
sistemazione ci costa 3300 FF per tutta la settimana, circa 130.000 lire
a testa, davvero una valida soluzione ! Appena entrati in casa iniziamo
subito a razziare i cracker disponibili: la fame e' davvero tanta ! Rapidissima
doccia ed usciamo per mettere qualcosa di sostanzioso in pancia. Stasera
inizia il Festival jazz di Calvi, per cui ci dirigiamo a passo spinto verso
il porticciolo, vero cuore pulsante della cittadina corsa. Per prima cosa
beviamo una fresca birra "Pietra" seduti in uno dei tanti caffe'/ristoranti
che danno sul porto, mentre alla televisione sta finendo la partita Italia-Romania
valida per gli europei. Poi mangiamo all'aperto mentre il vento continua
a soffiare con forza: spiedino di carne, patatine fritte e boccale di birra.
Questa sara' la peggiore cena di tutta la nostra settimana corsa ed inoltre,
tutto sommato, abbiamo solo parzialmente accontentato lo stomaco: mentre
tre di noi tornano verso casa a mettere su l'acqua per gli spaghetti, gli
altri fanno un salto a sentire cosa propone la prima serata del Festival.
Sta cantando un gruppo rap, ma interessano di piu' gli spaghetti, per cui
in breve il gruppo si ricompatta a tavola davanti ai piatti fumanti verso
l'una di notte. Placata finalmente la fame, alcuni (tra cui il sottoscritto)
crollano a causa del sonno, ancora prima del grappino sulla veranda.
E' un inizio soft della settimana dedicata alla bici & jazz.
Ci dedichiamo principalmente a lunghe nuotate ed al meritato riposino sulla
spiaggia: solo pochi chilometri in bici. Nessuno ha avuto il tempo o la
voglia di puntare la sveglia, per cui ci alziamo in maniera scoordinata.
Obiettivo numero uno: fare una spesa di minima al vicino supermercato per
garantirci la colazione (tra i generi di prima necessita' portati dall'Italia
oltre agli spaghetti c'e' il barattolo famiglia della Nutella!) Verso le
undici lasciamo il nostro alloggio sufficientemente colazionati per andare
al Faro della Revellata (5 km di provinciale ed altrettanti di sterrato
fronte mare). Percorriamo lo sterrato che sale e scende in continuazione,
con un fondo spesso pietroso e piuttosto fastidioso. La giornata e' molto
bella con un sole caldo, ma c'e' anche molto vento forte di libeccio e
mare assai formato. Sia il posto che il faro sono superlativi: a testimonianza
della bella giornata e dei luoghi facciamo diverse fotografie di gruppo
(quelle con l'autoscatto sono state piuttosto laboriose ...) Visto il faro
da vicino, decidiamo di scendere verso il mare alla ricerca di un tratto
riparatodal vento per fare il bagno. Dal sentiero adocchiamo piu' in basso
la piccola calla solitaria che fa per noi (Punta di l'Oscelluccia); il
tratto da fare e' molto pendente, stretto e scivoloso: i piu' decidono
di scendere dalla bici per non rischiare, mentre Aldo si ebisce nella discesa
tecnica compiendo una estemporanea dimostrazione di caduta controllata
(OTB) molto di effetto e di presa sui giovani (Lorenzo e Carlo). Risultato:
casco rotto e muscoli del collo un po' risentiti, ma tutto ok. Il bagno
e' davvero piacevole ed ancora di piu' lo e' il riposino che quasi tutti
fanno distesi ad asciugarsi. Solo Gianni ed io avevamo portato del cibo
negli zaini per ogni evenienza: ogni cosa viene divisa equamente col resto
del gruppo. Si possono capire e si giustificano i giovani ancora poco avezzi
a questi piccoli accorgimenti, ma non ci sono parole per l'imprevidenza
di Aldo (di solito sempre lungimirante) per non dire di Ambrogio decisamente
da censurare, se non altro perche' ha sempre fame, ma non porta mai con
se' il cibo. Al rientro, il gruppo si divide in due: Gianni ed io proseguiamo
lungo il sentiero che avevamo lasciato qualche ora prima costeggiando ilmare,
mentre gli altri tornano sui loro passi risalendo il sentiero che porta
nuovamente sulla strada principale posta in alto al colle da cui eravamo
venuti. I due esploratori si trovano in un "single track" piuttosto tecnico
ma non difficile, che rivela diverse callette ed una bella spiaggia che
avevamo visto dall'alto la mattina all'andata. Scelta azzeccata e per il
percorso e perche' non siamo risaliti al passo come hanno dovuto fare gli
altri. Prima di riunirci nuovamente col resto del gruppo lungo la strada
del rientro, superiamo la "Plage de l'Alga" ribattezzata da noi "Spiaggia
delle Poppe" per ovvi motivi visti ed apprezzati molto. Cena sulla veranda
a base di pasta carbonara fatta da Carlo, seguita da abbondante insalata,
formaggio e dolce. Ad allietare le portate abbiamo usato il prosecco del
Moiols e il caffe' preparato con la caffettiera portata dall'Italia. Dopo
cena si affina il giro per l'indomani, gia' individuato il giorno prima
sul treno; siamo tutti attratti dalla descrizione del libretto di VTT che
parla di un gran giro tecnico e spettacolare nel contempo. Si tratta di
una traversata e sara' anche dura: prepariamo gia' la tavola per la colazione
e decidiamo di alzarci presto per sfruttare le prime ore della mattina
e pedalare al fresco. Prima del meritato riposo, facciamo ungiro serale
nella zona portuale dove incontriamo la ragazza con le scarpe da tip-tap
che sagomava i palloncini con grande maestria, per regalarli ai bimbi affascinati
dalle forme (animali, fiori) che riusciva a fare in poco tempo al ritmo
di musica ovviamente jazz.
La mattina eravamo tutti entusiasti per il giro programmato, spettacolare
sulla carta. A meta' giornata qualcuno era infuriato, qualcun altro non
aveva nemmeno la forza di parlare per la difficolta' e la durezza della
salita alla Bocca di Bonassa. A sera, la chiusura del giro senza particolari
problemi, la nuotata e soprattutto la cena, avevano nuovamente portato
allegria a tutti indistintamente. Sveglia alle ore 06.00. La partenza e'
prevista alle 07.00: partiremo alle 07.10 per i minuti persi ad oliare
la catena e il cambio. Fortunatamente anche oggi e' una bella giornata
con vento che sembra essersi calmato. Si va davvero bene al fresco delle
prime ore mattutine ed inoltre la parte iniziale da Calvi verso Galeria
e' spettacolare: vi sono tutta una serie di tornanti con il mare che ha
modellato le calle sottostanti molto pittoresche. Mentre stiamo affrontando
il colle, un gruppo di CSBiker (ndr: CSB = CourSeBike = liberamente adattato
a bici da corsa) francesi (ragazzi e ragazze) ci supera compatto, d'istinto
Gianni si appiccica al posteriore di una delle ragazze. Durante la salita
Lorenzo ed io risaliamo la coda incollandoci ai due capofila che, nel frattempo,
avevano aumentato l'andatura staccando tutti. Quasi in cima scattiamo entrambi
lasciando i due francesi indietro con un palmo di naso e, non contenti
di cio', appena le condizioni ce lo permettono, ci nascondiamo protetti
dalla vegetazione. Non passa molto tempo e vediamo transitare Ambrogio
a testa bassa, che precede di poco i due francesi: ancora una volta il
"colpo gobbo" ha fatto le sue vittime ! Quando proseguiamo nuovamente compatti,
siamo ormai a pochi chilometri dal punto di partenza dell'impegnativo (sulla
carta) tratto sterrato del nostro percorso. Otrepassiamo un bel ponte in
pietra (passaggio fotografato da piu' parti) per imboccare un sentiero
che poi si rivela non essere quello giusto (era il Ponte Vecchio e non
quello di Tuvarelli). Ritorniamo sulla strada e proseguiamo le nostre ricerche,
malgrado qualcuno ci avesse gia' detto che il sentiero che stavamo cercando
non era affatto per biciclette ... Quando siamo al Ponte di Tuvarelli non
riusciamo a trovare l'attacco del sentiero ed allora chiediamo ai gestori
della Gite d'Etapa, ma ci sentiamo nuovamente ripetere che siamo folli
a voler andare lassu' con le bici ... Quando finalmente qualcuno ci mostra
il segno del sentiero, restiamo tutti un pochino sorpresi: dobbiamo subito
metterci le bici in spalla e risalire un tratto sulla roccia piu' adatto
alle capre che alle biciclette. Ma non ci scomponiamo piu' di tanto poiche'
nella descrizione presente sul libro acquistato a Bastia (Les Guides VTT
- Itineraires de randonnees en velo tout terrain - Corse du Nord n.9 -
Charles Pujos ed. Didier Richard - 9 Grande Rue 38000 Grenoble) si diceva
che la partenza del sentiero non doveva scoraggiare ed il "portage" era
ridotto solo a qualche passaggio ... In realta' il sentiero era non solo
molto difficile, bensi' non era pedalabile affatto per una buona parte:
cosparso di grosse pietre che rendevano assai precario il procedere, con
pendenza gia' di per se' stessa sufficientemente impegnativa, continuamente
attraversato da scalini impossibili da scavalcare stando in sella con quella
pendenza, spesso ridotto ad un single track a volte anche esposto ... Per
tre ore abbiamo salito i 1100 metri di dislivello che ci separavano dalla
sommita' del Colle de Bonassa (1153 m) per lo piu' spingendo le bici (chi
piu' chi meno). A dispetto della poco veritiera presentazione del libro,
si puo' dire che 1/3 del percorso era pedalabile, 1/3 pedalabile con difficolta'
estrema ed il resto assolutamente non pedalabile (Moiols sentenzia un "half
and half"). L'ultimo tratto era davvero incredibile (anche il libro pero'
diceva che non era pedalabile), infatti si trattava di arrampicarsi realmente
sulle rocce con grossi problemi di equilibrio a tenere la bici in spalla:
Gianni ed Ambrogio tornano indietro a recuperare Carlo sdraiato qualche
centinaio di metri di dislivello piu' sotto in piena crisi di zuccheri.
Il silenzio e la pace del Colle de Bonassa e' rimasto per un po' di tempo
violato da una accesa discussione tra me ed Aldo riguardante l'affidabilita'
della descrizione del giro. Il Moiols sostiene che bisogna sempre distinguere
un semplice "giro" da una "traversata"; in questo caso si tratta di una
traversata e dovevamo aspettarcelo, inoltre i francesi ci giocano su queste
cose estreme, dovevamo essere piu' avveduti ... Io pero' sostengo che nella
descrizione doveva essere chiaramente riportata non solo la difficolta'
del percorso, ma anche la vera pedalabilita', in modo che ciascuno e' in
grado di misurarsi come meglio crede: se solo avessi immaginato tanto,
non l'avrei proposto affatto; la mia martoriata clavicola non e' rimasta
certo felice del lungo "portage" ! Due escursionisti che nel frattempo
arrivano interrompendo il nostro alterco, restano visibilmente stupiti
nel vedere le biciclette sul colle e ci chiedono tra il serio ed il faceto
se le avevamo portate li' con l'elicottero ... Foto di rito con l'autoscatto
per documentare l'impresa che comunque si e' portata a termine e risaliamo
sulle bici per affrontare la discesa. Per nostra fortuna e' molto tecnica
ma fattibile (temevo il contrario) seppur con tanta attenzione per la presenza
di gradoni, grossi sassi, single track, tornanti stretti ad angolo acuto.
Una volta messo tutto giu' il sellino ed inforcato il caschetto, ci ributtiamo
in mezzo alla foresta di selci, pini e rovi; in questa fase i frequenti
alberelli con gli aculei ed i cespugli pungitopo non sono cosi' fastidiosi
come lungo l'interminabile salita che ci ha procurato non pochi segni alle
gambe ed alle braccia. Chi piu' chi meno, scende dal colle in virtu' della
sua tecnica: si distingue in questa fase Lorenzo, mentre all'altro estremo
c'e' Carlo penalizzato dalla sua lussazione della spalla da operare, atteso
un paio di volte dal resto del gruppo senza alcuna impazienza. In circa
un'ora e venti minuti siamo nuovamente su una strada carrozzabile: Carlo
bacia l'asfalto non appena i suoi copertoni toccano terra (foto che riprende
la scena). Lungo il rientro, i piu' attivi e competitivi del gruppo (Gianni,
Lorenzo, Aldo ed io) si producono in una serie di scatti e controscatti,
mentre Ambrogio resta indietro a "trainare" Carlo leggermente piu' affaticato
degli altri. Appena giunti a casa, perdiamo giusto il tempo per una bevuta
e spuntino rapido, poi Carlo ed io andiamo in spiaggia mentre Ambrogio
e Lorenzo vanno a fare un po' di spesa. La spiaggia di Calvi sul lato verso
Ile Rousse e' lunga qualche decina di chilometri di sabbia fine ben tenuta
(e' tutto un susseguirsi di stabilimenti balneari, ma anche alcuni tratti
liberi). Leghiamo le bici, ci mettiamo in costume e ci buttiamo subito
in acqua per una bella nuotata rinfrescante: sentiamo subito bruciare le
varie ferite prodotte dai rovi. Mezz'oretta distesi ad asciugarci al sole
e sono gia' le sette di sera. Incuriositi diamo un'occhiata piu' attenta
al "Percorso di Avventura" creato nella pineta alle spalle della spiaggia
di sabbia: tra un albero e l'altro c'erano stese funi, ponti tibetani,
passaggi intricati, ... il tutto, posto ad oltre 10 metri di altezza per
un tragitto totale di 550 metri (prezzo 100 FF per il "Gran Percour").
Non c'e' altro tempo: bisogna tornare a casa. Giusto il tempo di fare la
doccia e cambiarsi che e' gia' pronto a tavola: maccheroni aglio, olio
e peperoncino preparati da Aldo e Gianni, seguiti dalle bistecche, insalata
mista, formaggio, frutta, dolce (Aldo salda la scommessa persa il giorno
precedente) e prosecco. Prosegue anche a tavola il confronto tra me ed
Aldo a riguardo dell'interpretazione dei libri di VTT; il professor Moiols
trova pure lo spunto per farne una lezione teorica ai due giovani ... Indipendentemente
dal fatto che l'autore doveva scrivere che la traversata era poco pedalabile
o meno, tutti siamo rimasti contenti del superbo giro compiuto (se pero'
avessi saputo che cosa mi attendeva, ne avrei proposto un altro assaimeno
intricato e molto piu' adatto alle condizioni della mia clavicola ...)
Dopo cena andiamo a sentire il jazz nell'area del porto: 60 FF per ascoltare
solo uno dei tre gruppi previsti per quella sera (eravamo in forte ritardo).
Alle 12.20 finisce lo spettacolo (ho perso qualche pezzo a causa dei colpi
di sonno); Aldo e Lorenzo vanno a dormire, mentre noi prima di chiudere
la giornata ci prendiamo una buona birra corsa (Pietra) seduti in uno dei
tanti locali del porticciolo.
A notte inoltrata ci vediamo col nostro amico skipper, Marco, la
cui barca a vela restera' ormeggiata a Calvi per un paio di giorni. Stamane
la sveglia e' piu' rilassata: approfitto di questa pausa per aggiornare
i miei appunti in veranda, mentre c'e' ancora chi dorme. Solo verso le
10 siamo tutti in piedi per la colazione. La giornata e' molto calda ed
il sole brucia gia' a quest'ora. Nel briefing pianifichiamo nuovi percorsi
e decidiamo per oggi di trascorrere una giornata di scarico, nonche' cazzeggio.
Mentre Gianni resta a casa a leggersi un buon libro, gli altri saltano
sulla bici per la visita alla cittadella di Calvi racchiusa nelle possenti
mura a dominare il promontorio naturale. L'appuntamento con Gianni e' sulla
spiaggia di sabbia verso Ile Rousse dove si snoda il percorso d'avventura
con le funi. Lunga nuotata tonificante e poi a casa a mangiare un'abbondante
insalata mista. Nel pomeriggio saliamo in scioltezza il sentiero che porta
alla Chiesa di Notre Dame de la Serra dove facciamo alcune foto con Calvi
ed il Faro della Revellata sullo sfondo. Durante la discesa su sterrato,
buco per la seconda volta dall'inizio del giro. Puntata alla spiaggia delle
poppe per fare un altro bagno prima della cena. Doccia e cena a base di
fusilli alla matriciana, patate lesse e tonno, formaggio, frutta, gelato,
vino e grappa. Sono ormai le 22.15: Gianni esce per andare al tendone del
Festival Jazz; tra gli altri c'e' chi sistema la bici, chi scrive le cartoline,
chi prende note ... Anche stanotte si va a letto tardi. Verso le due e
mezza mi sveglio e Gianni non e' ancora tornato, anche Carlo non e' nel
suo letto; immagino che si siano incontrati con Marco (il nostro vecchio
amico skipper) per cui mi vesto e vado in porto a fare un giro di perlustrazione
in bici. Non impiego molto a trovarli seduti ad un tavolino ad ascoltare
un gruppo che improvvisava pezzi jazz: saluto Marco e mi siedo anche io
a bere una buona birra, ad ascoltare musica e a scambiare con Marco le
nostre storie piu' recenti. Davvero non male le improvvisazioni dei vari
musicisti che danno luogo ad estemporanei pezzi realizzati sul momento.
Poco prima delle cinque ci salutiamo con Marco dandoci un appuntamento
volante per l'indomani alle 18.30 presso la sua barca "Vai col vento",
li' a Calvi ormeggiata.
Doveva essere la giornata del riscatto ed invece anche oggi abbiamo
seri problemi nel compiere il giro studiato sulla cartina: siamo tutti
pieni di ferite, soprattutto alle gambe, che disinfettiamo qualche ora
piu' tardi facendoci il bagno in mare. A sera, aperitivo sulla barca di
Marco in compagnia di un paio di fanciulle: chi puo' ancora sostenere che
andando in bici non si cucca ? Alle 07.05 mi fa alzare la sveglia di Aldo,
la quale suona ogni 10 minuti dalle 06.55, ma il Moiols non la sente poiche'
ha i tappi nelle orecchie per non udire Ambrogio che russa per lunghi tratti
con molta energia: devo andare dalla mia camera al suo letto per scuoterlo
... La pedalata di oggi e' stata ricavata dalla cartina 1:25.000 acquistata
da Aldo appositamente, in modo da poter rigorosamente valutare il percorso
al fine di limitare al minimo ogni rischio di "portage" da tutti osteggiato:
sulla carta si stima un "portage" accettabile. Verso le ore 08.30, al termine
della solita abbondante colazione, siamo in sella delle nostre bici, sotto
un sole gia' caldo. L'altro ieri, scendendo giu' dal "disgraziatissimo"
Col de Bonassa, avevamo adocchiato lo sterrato che oggi imbocchiamo quando
ormai il sole e gia' sufficientemente alto e pochi sono i tratti all'ombra.
Per diversi chilometri il percorso si inerpica in modo deciso , ma pedalabilissimo
(incontriamo un gruppo di escursionisti: tre ragazzi e sette ragazze),
poi perdiamo un po' di quota su un fondo molto pietroso, per poi imboccare
il " sentiero mare monti". Di li' a subito la pista diventa molto stretta,
poco ciclabile per le pietre presenti e, dulcis in fundo, la vegetazione
quasi ci inghiotte: gli arbusti provvisti di appuntiti aculei, i rovi,
le spine, i cespugli seccati dal sole, i rametti bruciati dai fuochi di
autocombustione, insomma tutto questo po'-po' di cose, in breve segnano
ogni parte esposta della nostra pelle (gambe, braccia, mani) ... la natura
sembra esserci davvero ostile in tutte le sue forme. Il sentiero si snoda
nervosamente su tratti di roccia scavati dall'acqua piovana ed a malapena
si riesce a passare cavalcando la bicicletta feriti in continuazione dai
cespugli appuntiti. Quando poi si e' a spingere la bicicletta, e' ancora
piu' difficile procedere in questo contesto (mi sovviene quando ero nella
foresta pluviale in Madagascar e si andava avanti tagliando gli arbusti
con affilatissimi macete). Arriviamo in cima al colle (Bocca u Corsu) solo
dopo almeno un'ora ed un quarto di salita molto disagevole. La discesa
e' altrettanto faticosa poiche' il sentiero resta molto accidentato e pietroso.
Beviamo alla fontana segnata sulla nostra cartina lungo il sentiero, dopo
una foto che attesta l'entita delle ferite raccolte lungo il percorso.
Quando finalmente arriviamo a Calenzana, si contano ben due forature favorite
dall'ultimo tratto terribile (Lorenzo ed io). Decidiamo di fare un break
concedendoci un meritato pranzo all'aperto: in un ristorantino del paese
ordiniamo insalatona e birra. Con nostro dispiacere, anche il giro progettato
a tavolino, non ha permesso di limitare il "portage"! Leggendo la cartina
il pendio era abbordabile: non si poteva certo prevedere di trovare un
sentiero cosi' importante (mare monti) in cosi' pessime condizioni ...
la famigerata e tanto vituperata guida VTT pero', sconsigliava dal farsi
i percorsi per conto proprio, proprio per la poca manutenzione dei sentieri
corsi ... Dopo la visita di un paio di chiese, ripartiamo per andare a
chiudere il percorso dei luoghi di culto che tocca altri paesi tra cui:
Zilia, Cassano e Montemaggiore. Percorriamo tutta la litoranea che porta
a Calvi senza fermarci sulla spiaggia sabbiosa per prediligere il tratto
di mare roccioso dopo il paese: e' troppo fastidiosa la sabbia alzata dal
vento. Solita nuotata e solito pisolino. Aldo ed Ambrogio tornano verso
casa a fare la spesa, mentre gli altri restano a prendersi tutto il sole
possibile per coprire le nostre abbronzature da muratori. Al rientro passiamo
dalla barca per salutare Marco; conosciamo due sue passeggere: Sabina e
Marina (n.d.r.: veniale errore di annotazione appurato solo dopo qualche
mese, poiche' una delle due si chiama sicuramente Cristina, ma ora non
conosciamo con certezza il nome dell'altra ...) e prendiamo con loro l'aperitivo.
In breve familiarizziamo e chiamiamo il Moiols a casa per avvisare di preparare
anche per loro, ma ormai e' gia' quasi pronto per solo sei persone. La
parola magica "E' pronto" ci riporta alla realta': salutiamo tutti e ci
rechiamo a casa con l'accordo di vederci dopo cena. Maccheroni, olio, aglio,
prezzemolo del Moiols, carne con contorno di patate lesse che spariscono
in un battibaleno. Placata la fame, si torna sulla barca dalle fanciulle
e anche da Marco. E' tardi quando il gruppo misto biker / velisti si avvia
per ascoltare un po' di jazz. Malgrado l'ora tarda vogliono ancora far
pagare il prezzo intero: decidiamo di andare sulla torre della cittadella
per assistere ugualmente allo spettacolo anche se a distanza, col vantaggio
pero' di non spendere nulla. Non contenti del festival, ci fermiamo poi
in uno dei locali nella zona del porticciolo per bere la solita birra Pietra
ed ascoltare ancora un po' di musica dal vivo. Solo verso le tre di notte
qualcuno decide di chiudere la giornata, altri invece la proseguiranno
ancora fino alle quattro.
Dopo le negative esperienze su impossibili sentieri dei giorni scorsi,
decidiamo di privilegiare il fondo stradale asfaltato. Le pedalate si alternano
ai bagni sia di acqua dolce che salata. A sera, nel porticciolo di Calvi,
siamo risucchiati dal tifo e dal folklore degli Europei di Calcio. Non
e' stato semplice per alcuni di noi lasciare il letto dopo la notte brava,
ma come da programma verso le otto facciamo la colazione. Dopo aver pensato
a noi, pensiamo alle bici, infatti la giornata trascorsa in compagnia dei
rovi ha generato altre forature ad effetto ritardato, per cui verifichiamo
le condizioni generali del nostro mezzo meccanico e giacche' ci siamo mettiamo
a punto anche il classico "bici cleaning". Il programma di oggi prevede
un giro che ci portera' a fare un bagno nel torrente ed un altro paio di
nuotate in mare, prima di rientrare a casa. Lasciamo il nostro alloggio
prima delle nove: fa caldo ed il sole picchia con una certa insistenza.
Al termine di una lunga salita regolare (di una strada interna per nulla
battuta dal vento, come quando invece si e' lungo la costa) giungiamo in
cima al Passo Marsolinu, piuttosto provati per il caldo afoso. Qualcuno
pone giustamente il quesito del perche' sottoporci a questo genere di fatiche
invece del relax convenzionale; si apre uno spontaneo ed interessante dibattito
(mentre si aspetta Carlo), finche' il Moiols si produce in una massima
da lui letta da qualche parte che recita: "Non nel riposo sta il riposare,
ma nel cambiar fatica". E si riparte. Allietati dal motto ed ancor di piu'
dalla discesa, perdiamo quota ed in poco tempo imbocchiamo la valle segnata
dal Torrente Fango rinfrescati anche da un piacevole venticello. Giunti
al Ponte Vecchio (poco distanti dall'attacco del famigerato sentiero del
"portage), scendiamo dalle bici per tuffarci nelle fresche e limpide acque
del fiume, dove la Letizia Casta ha fatto il bagno e preso il sole nel
suo primo topless della stagione la settimana prima del nostro arrivo.
Risaliti sulle biciclette, puntiamo verso il mare con l'intenzione di fare
ancora bagni lungo la strada del rientro per combattere al meglio la calura.
Qualcuno vorrebbe fare sosta in un ristorante (non dico il suo nome, ma
e' facilmente individuabile), propongo pero' di saltare il pranzo a vantaggio
di una sostanziosa merenda appena giunti a casa. Passa la controproposta
e verso le due siamo nuovamente in acqua (questa volta salata) nella non
eccezionale Spiaggia di Ferraiola. Dalla strada sembrava bella, ma una
volta li' ci accorgiamo essere sassosa e piuttosto sporca. Ambrogio placa
temporaneamente la sua fame atavica mangiandosi un panino agognato da ore,
garantendo cosi' a tutti un tranquillo rientro. Piccola spesa al supermarket
di Calvi e grande merenda: fusilli al sugo di pomodoro, insalata mista,
formaggio, ... e caffe'. Buttiamo tutto nella lavastoviglie (si', abbiamo
pure la lavastoviglie) e la facciamo andare prima di incamminarci verso
il porticciolo per assistere all'ultima parte della partita Italia-Olanda
semifinale degli Europei 2000. In porto c'e' anche un gruppo jazz che suona,
ma noi restiamo ad ascoltarlo solo qualche minuto, richiamati dagli eco
della partita. Quando riusciamo a sederci di fronte al megaschermo sistemato
all'aperto, ormai i tempi regolamentari si sono chiusi sul punteggio di
0-0 ed e' gia' iniziato il primo tempo supplementare: ordiniamo una fresca
birra Pietra e ci facciamo contagiare dal tifo di altri italiani. La variegata
platea conta olandesi, francesi e tedeschi che parteggiano per l'Olanda,
italiani e greci che tifano Italia, mentre i corsi sono equamente divisi
tra le due squadre in campo, per non scontentare i turisti. Ai rigori l'Italia
passa 4-3 ed io offro la birra per festeggiare la vittoria dell'Italia
ed il mio compleanno. Breve passeggiata prima del rientro a casa, ove mi
aspetta una sorpresa in veranda: torta con le candeline e spumante . Aldo
approfitta dell'occasione festosa per consegnare le pagelle alle giovani
promesse del gruppo ciclo-eno-gastro-turistico, Lorenzo e Carlo: promossi
entrambi. Sono ormai le undici di sera quando Gianni propone di andare
ad ascoltare un po' di jazz: Aldo domani si deve alzare alle cinque per
andare a prendere il treno per Ajaccio (lui proseguira' le sue ferie in
Sardegna con la famiglia), Lorenzo non ha voglia (non ci sono le due fanciulle
di ieri), io a malapena riesco a tenere gli acchi aperti, risponde all'appello
solo Carlo. Mentre i due tiratardi si avviano verso il porticciolo, gli
altri non perdono tempo a recarsi a nanna.
Lunga biciclettata che ci porta nei dintorni di Bastia al termine
di una giornata ricca di avvenimenti. La sosta a Nonza e' azzeccata sotto
tutti i punti di vista. Quando ci destiamo di primo mattino, Aldo e gia'
partito da piu' di un'ora. Sistemiamo i bagagli e cominciamo di buona lena
le operazioni di pulizia della casa prima della visita della signora Ute
per la verifica che e' tutto a posto e la riconsegna della cauzione lasciata
al nostro arrivo (100.000 lire a testa, per un totale di 600.000). Ovviamente
le operazioni di "nettoyage" durano piu' del previsto ed altrettanto ovvia
e' la discussione con la signora per la restituzione di tutta la cauzione:
voleva trattenersi 150.000 lire perche' c'era il lavandino del piano superiore
col gesso staccato dal muro e perche' c'era ancora un po' di sporco in
giro. Lunghe discussioni, finche' diventa risolutiva l'attenta ripulitura
della cacca dei piccioni sulle scale esterne, presa come esempio della
nostra buona volonta' di fare al meglio le pulizie: la signora Ute resta
spiazzata dall'evidenza e ci restituisce tutta la cauzione, solo un po'
contrariata per come sono andate le cose. Il sole e' piuttosto caldo, ma
per nostra fortuna un apprezzatissimo venticello rinfresca piacevolmente
l'aria. L'idea e' di cercare qualcosa per dormire nelle vicinanze di St.Florent,
infatti oggi ci conviene fare piu' strada possibile perche' domani abbiamo
il traghetto alle due del pomeriggio e dobbiamo trovarci in porto verso
mezzogiorno per espletare tutte le formalita' di imbarco. C'e' anche la
proposta di fare tappa a Nonza (splendido paesino dotato di una fantastica
spiaggetta) anche se si allungherebbe di una quarantina di chilometri il
percorso (20+20) che ci divide dalla nostra meta finale: Bastia. Decidiamo
di non decidere nulla e, tolto Aldo ormai non piu' dei nostri e Carlo che
guidera' l'auto coi bagagli, siamo in quattro a partire per la traversata
verso la costa ad est, poco dopo le dieci del mattino. Il tratto verso
Ile Rousse e' lungo, noioso e piuttosto trafficato: ci mettiamo
in fila indiana e pedaliamo senza indugi per ridurre al minimo il tempo
di percorrenza. Giunti ad Ile Rousse sostiamo all'ombra dei platani seduti
in piazza davanti ad un tavolino per gustarci un gelato in compagnia anche
di Carlo col quale eravamo gia' d'accordo. E' passato da poco mezzogiorno
quando iniziamo ad attraversare il Deserto des Agriates: fa piuttosto caldo
ed e' proprio l'ora giusta per pedalare nel deserto ... Abbiamo appena
imboccato la strada mostrata dai segnali indicatori, che vediamo due ciclisti
(un uomo ed una donna) in direzione opposta spingere le bici: lei aveva
una gomma a terra. Lorenzo si attiva per smontare la loro ruota, mentre
Carlo scende dall'auto e prende posto sulla bici di Lorenzo, attaccando
con vigore la salita. A circa 400 metri di altezza ci aspetta lo scollinamento
della Bocca di Vezzu (nome corso del Vezz): siamo all'interno del temibilissimo
deserto corso, ma siamo tutti in palla ed inoltre per nostra fortuna ci
accompagna una piacevolissima brezza che ci aiuta non poco, per cui affrontiamo
la salita con una certa regolarita'. Al passo, il Vezz vince lo scatto
su Pie (non poteva essere diversamente, eravamo sul suo colle ...) Nel
frattempo Lorenzo, che aveva finito di sistemare la ruota, ci raggiunge
con l'auto in cima al passo per alternarsi nuovamente con Carlo sulla bicicletta
e si prosegue. Purtroppo, il caldo ora inizia a diventare insopportabile;
molti tratti sono senza vento e l'aria diventa spesso quasi irrespirabile:
adesso si' che riconosciamo il deserto ! Ad un certo punto la mia catena
non scorre piu' e mi accorgo di aver perso una delle due ruote dentate
del cambio: per mia fortuna, l'inconveniente avviene in salita un'attimo
prima dello scollinamento, per cui rifaccio a piedi la strada ed a poco
a poco trovo tutti i singoli pezzi che rimonto con pazienza e successo.
Se mi fosse capitato 100 metri dopo, me ne sarei accorto solo al termine
di una lunga discesa e le cose sarebbero andate diversamente. Verso le
15.30 circa, siamo in prossimita' di St.Florent: deviamo sulla sinistra
verso il mare per imboccare una strada che conduce alle spiagge di sabbia
che si vedevano dall'alto. Non e' stato possibile fare prima un side trip
che sarebbe costato parecchi chilometri verso una delle spiaggie isolate
a nord del deserto, a causa del tempo limitato che avevamo a disposizione;
qui invece la strada e' tornata a costeggiare il mare e non vediamo l'ora
di buttarci in acqua. Troviamo un posto dove possiamo lasciare bici ed
auto a vista ed andiamo a rinfrescarci facendo un bel bagno. Non ci e'
affatto piaciuto il rischio corso a Calvi quando avevo visto giusto in
tempo il paio di ragazzini che stavano rubando le borsine degli accessori
dalle bici, per cui questa volta non perdiamo d'occhio i nostri mezzi meccanici.
Tutto sommato, probabilmente grazie all'allenamento maturato nel corso
della settimana o alla piacevole brezza che ci ha in parte accompagnato,
l'attraversamento del deserto non e' stato poi cosi' duro. Usciti dall'acqua,
tiriamo fuori dall'auto tutte le cibarie che erano rimaste: olive, salame,
pane, biscotti, formaggio, cracker, yogurt, latte, succo di frutta, nutella,
cipolle, aglio, olio d'oliva, spaghetti ... beh, non siamo riusciti a far
fuori tutto, qualcosa e' anche rimasto ... Forse la pedalata, forse la
nuotata, forse la mangiata, sta di fatto che restiamo circa una mezz'oretta
a dormire sotto il sole cocente prima di rivestirci ed andare in paese
a berci qualcosa all'ombra degli alberi. Ordiniamo la classica "panache'"
(birra e gazosa) e solo verso le sei e mezza lasciamo St.Florent alla volta
di quella che sara' la nostra destinazione finale della giornata: Nonza.
Ci aspettano ancora una ventina di chilometri; non siamo per nulla provati
anzi, il panorama del golfo di St.Florent, insieme alla strada spettacolare
che costeggia questa parte del dito, riescono addirittura ad aumentare
la nostra voglia di pedalare. Mentre Carlo e' andato avanti in macchina
a preoccuparsi di trovare il posto per mangiare e dormire, noi a poco a
poco maciniamo gli ultimi chilometri. Scatti e controscatti a ripetizione
a testimonianza del buon stato di forma, della bella giornata e del bel
paesaggio: Gianni ed io ci arrampichiamo sulle rocce soprastanti la strada
per poter scattare qualche foto d'effetto. Quando giungiamo a Nonza, il
sole e' quasi prossimo al tramonto e la caratteristica spiaggia sottostante,
gia' fantastica in condizioni normali, e' ancora piu' bella. Molto pittoresco
il paese ed altrettanto valida la sistemazione trovata da Carlo: si tratta
di una casa in pietra (come tutte le altre del paese) posta in fondo a
strette vie con una bella terrazza a picco sul mare ancora illuminato dal
sole. Unico neo: "portage" obbligato dei bagagli per arrivare al nostro
alloggio. Doccia e foto di gruppo sulla veranda col sole che sta tramontando
e poi tutti a mangiare nell'unico ristorante di Nonza, "Auberge Patrizi",
che e' anche il locatario del nostro alloggio. Per ingannare l'attesa del
tavolo prendiamo il classico "pastis" e discutiamo sul percorso da fare
l'indomani. Visto il fantastico panorama che offre il dito e la voglia
di chiudere in belleza la ciclo, si prova a tracciare sulla cartina alcuni
itinerari per Bastia, magari anche piu' lunghi, che ci permettano di assaporare
meglio questi luoghi. Decidiamo percio' di non rientrare sui nostri passi
per tagliare verso Bastia, ma di proseguire il giro del dito, attraversandolo
piu' a nord percorrendo una strada che ci intriga parecchio anche se si
trattera' di fare almeno una settantina di chilometri di saliscendi continui
in mezza giornata. La cena e' a menu' fisso 120 FF oppure 75 FF: ci attira
molto il piatto unico a 75 FF, ma abbiamo tutti molta fame ed optiamo per
la quantita' ---> scegliamo l'opzione n.1 che comprende "charcuterie corse"
(affettati misti), canelloni, stufato di vitello, fagioloni, formaggio,
dessert, vino, caffe', grappa. Risultato: non resta assolutamente nulla
nei piatti e nei cestini del pane ! Per aiutare la digestione decidiamo
di andare a vedere la torre millenaria che domina Nonza: percorriamo un
viottolino in pietra che sale fino alla sommita', ove si erge, illuminata
dai fari, la suggestiva torre in pietra. Dal lato opposto a quello di arrivo
uno strapiombo porta a picco sulla famosa spiaggia del paese. Qualcuno
si sdraia a lato degli scalini per ammirare il fantastico tappeto di stelle
soprastante e/o per schiacciare un pisolino. Ci avviamo verso casa, d'altro
canto anche la nostra terrazza e' un posto di osservazione davvero ottimale
! Mezzanotte era gia' scoccata da tempo quando siamo tutti nel proprio
letto a goderci il meritato riposo. Gianni si era offerto volontario per
dividere il letto con Ambrogio, da tutti riconosciuto come l'incontrastato
leader della russata; a sorpresa pero', Lorenzo, che forse non lo si sentiva
perche' dormiva da solo a Calvi, ha con insistenza e con fragore riempito
la notte, nostro malgrado ...
Lo stato di forma di tutti e' assai buono, la voglia di pedalare
e' tanta, ma siamo ancora oggetto di problemi meccanici alle bici. Tutte
le cose pero' ad una ad una si allineano e vengono risolte senza intoppi:
la prima ciclo del nuovo millennio si conclude bene. Mi sveglio prima degli
altri - non sono ancora le sette - e non perdo tempo per andare sulla terrazza
a godermi la pace e la tranquillita' del posto: riprendo le mie annotazioni
respirando a fondo l'aria frizzante in compagnia del cinguettio continuo
degli uccelli, nonche' il sordo fruscio dell'onda che frange sugli scogli
sottostanti ... Tutta questa poesia viene improvvisamente interrotta da
un forte ragliare che ha pero' anche il potere di svegliare il resto del
gruppo verso le sette e mezzo. E' un vero peccato lasciare questo alloggio,
ma non abbiamo altra scelta: prepariamo i bagagli e ripercorriamo il dedalo
di viuzze che ci porta alle bici ed alla colazione. Siamo i primi ad accomodarci
ai tavoli e quando lasciamo Nonza rifocillati, sono da poco passate le
otto del mattino di un'altra bella giornata di sole. Solo Gianni resta
a bordo della sua Punto, tutti gli altri proseguono il tour del dito in
bici. La strada costeggia sempre il mare e prosegue in modo tanto tortuoso
quanto spettacolare. Quando affrontiamo la salita per scollinare verso
il lato est del dito, siamo in perfetta media con quanto avevamo previsto
a tavolino. Un'eccezionale quantita' di farfalle ci accompagna lungo la
salita: ricordo ancora la simpatica e multicolore immagine di Ambrogio
letteralmente circondato dallo svolazzare del farvalle. A meno di 100 metri
dal passo di Col de S.te Lucie ancora un problema tecnico, questa volta
alla bici di Lorenzo: si svita la cassetta posteriore delle corone e qualche
biglia si perde per strada irrimediabilmente. Non c'e' alcuna possibilita'
di eseguire una riparazione (non abbiamo la chiave, troppe biglie perse,
...). Per fortuna Gianni era dotato del telefonino di Ambrogio: non e'
un problema comunicargli il guaio e prendere gli accordi. Mentre Lorenzo
copre a spinta l'ultimo tratto che lo separa dalla discesa dove attendera'
Gianni, restiamo solo in tre (Ambrogio, Carlo ed io) a proseguire verso
Bastia in bici (ancora circa 40 km). Ad un certo punto della discesa, un'altra
sorpresa: la strada e' transennata ed i segnali invitano ad una deviazione
in salita dal percorso principale; chiediamo al gendarme il perche' e lui
ci informa che nel paese sottostante (Piazza) si sta svolgendo la "Festa
del Vino". Restiamo d'accordo col francese di non far muovere da li' Lorenzo
(quando sopraggiungera') e proseguiamo. A piedi superiamo uno ad uno i
vari stand della festa (peccato non poter fare assaggi) ed usciamo dal
paese; dopo qualche chilometro incrociamo Gianni che stava sopraggiungendo
in macchina: gli spieghiamo dove trovera' Lorenzo e proseguiamo a testa
bassa. Ad otto chilometri da Bastia eravamo seduti all'esterno di un bar
per una sosta; tutte le bici erano allineate in bella vista, nel caso passasse
Gianni ... per fortuna Ambrogio vede all'ultimo momento la Punto che sta
passando ... le bici erano state appena coperte da un pullman di turisti
... riusciamo a bloccarli con un grido e si uniscono anche loro per la
pausa. Anche se ci sarebbe stato tutto il tempo, decidiamo di non fermarci
a fare il bagno per non restare col salino addosso durante il viaggio di
rientro. Il ricompattamento del gruppo avviene nuovamente al terminale
Sud del porto di Bastia, ove smettiamo i panni sudati da ciclisti ed indossiamo
quelli borghesi. Telefono a mio padre che ci verra' a prendere in porto
con la "mitica" (per nostra fortuna, quella sera non c'era alcuna partita
degli europei di calcio) e ci imbarchiamo sul traghetto. La partenza avviene
puntuale alle 15.30 e poco prima delle 22.00 siamo attraccati a Genova.
Breve trasferimento delle bici, con la Punto al seguito, verso la Stazione
Marittima (distante qualche chilometro dal ponte di attracco dei traghetti
Moby Lines) per il meeting con mio padre e la Duna e le conseguenti operazioni
di carico/scarico: Gianni proseguira' da solo per Cavi di Lavagna, Carlo,
Ambrogio e Lorenzo ritornano verso Milano in Duna, mentre io restero' a
Genova per poi ripartire il giorno dopo in treno. Tutti volevano avere
l'onore di guidare la mitica, ma solo Carlo avra' il privilegio (mi verra'
anche a prendere in stazione l'indomani per restituirmi bici ed auto);
solo il tempo di dare le ultime istruzioni e le raccomandazioni a riguardo
le dotazioni extra dell'auto, nonche' i saluti per il prossimo giro.
Ciao, Pierangelo