Prima giornata : 26 km + 6km
Seconda giornata : 100 km / dislivello 1400 mMonza - Linate / Volo Milano Linate - Iraklon / Iraklion - Amnisos
Terza giornata : 128 km / dislivello 1300 mAmnisos - Altopiano Lasithi - Agios Nikolaos
Quarta giornata : 82 km / dislivello 600 m / sterrato 40%Agios Nikolaos - Sitia - Ziros - Makrigialos
Quinta giornata : 95 km / dislivello 1000 m / sterrato 20%Makrigialos - Ierapetra - Arvi - Keratokampos
Sesta giornata : 56 km / dislivello 1900 m / sterrato <10%Katokampos - Tsoutsoro - Agii Deka - Agia Galini
Settima giornata : 72 km / dislivello 500 m / sterrato < 50%Taxi Agia Galini - La Canea / bici La Canea - Laki - Omalos - Rifugio Kallergi
Ottava giornata : 65 km / dislivello 800 m / sterrato > 50%Rifugio Kallergi - Rodovani - Paleokora
Nona giornata : 45 km / dislivello 900 mTraghetto Paleokora - Elafonisi Elafonisi - Amigdalokefali - Elos - Paleokora
Decima giornata : 123 km / dislivello 700 mTraghetto Paleokora - Chora Sfakion Chora Sfakion - Vrisses
Undicesima giornata : 26 kmVrises - Rethimno - Perama - Iraklion Volo Iraklion - Atene
Volo Atene - Milano Linate / bici Milano Linate - Monza
Anche se la componente ciclo e' stata decisamente predominante,
non si sono trascurati altri mezzi di spostamento, utilizzati in loco,
per meglio girare l'isola: traghetti, autobus, taxi hanno ospitato uomini
e mezzi meccanici che hanno avuto cosí modo di scoprire angoli difficilmente
accessibili. Le testimonianze storiche del tipo il "Palazzo di Cnosso",
oppure il "Museo di Iraklion" erano gia' state oggetto di visita nella
precedente esperienza cretese, per cui in questo giro si e' cercato di
mescolare rapide visite a citta' in cui e' tutt'ora forte la testimonianza
veneziana dell'antica Candia, con trekking nelle Gole di Samaria. Si e'
voluto assaporare esempi della mitica civilta' minoica, con rossi tramonti
come quello ammirato dal Rifugio Kallergi del Club Alpino Ellenico posto
di fronte al Monte Ida ove nacque Zeus. Si e' voluto dormire in posti semplici
caratterizzati dalla vista sul mare, oppure da quello che si e' trovato
sul momento. In rispetto alla gia' menzionata particolarita' tipica greca,
si e' mangiato a qualunque ora privilegiando l'aspetto godurioso anche
se a volte un po' spartano: di fronte alla spiaggia ad un passo dal mare,
oppure in un posto pittoresco ed attraente.
Not Existent. To be better defined next "ciclo".
Facciamo una rapida carellata dei protagonisti:
Aldo MOIOLI :
e' il decano del gruppo, ma e' anche denominato AldoG (Aldo il giovane)
per il suo entusiasmo, il suo ottimismo, la sua irruenza, la sua voglia
di fare; non si e' mai tolto il "Camel Back" neanche per farsi la doccia
(dicono i maligni) ed e' stato sempre prodigo di consigli in occasione
delle foto (da regista) che lui o qualcun altro usava fare di tanto in
tanto - aperti a ventaglio ... in fila indiana ... un metro di distanza
... cinque lunghezze uno dall'altro ... - queste ed altre immanchevoli
indicazioni venivano sempre eseguite dagli altri; quando pero' faceva particolarmente
caldo si levava dal gruppo la parola FACALDO (che si scrive fuck-Aldo).
Un solo neo per il Moiols: l'indegna gazzarra messa su' nel rifugio alpino
con Gianni, il suo ex-FDS (Fratello Di Sangue), per squallide scommesse
legate a quotazioni di rullini diapo.
Gianni VEZZANI :
e' l'anima del gruppo, perfettamente integrato in terra greca (piu'
volte scambiato dagli stessi Greci per il vero Zorbas); perde la testa
per la splendida Joanna sul molo di La Canea, ma la ritrova sulla spiaggia
di Paleokora alla vista dell'inquietante Costume Bianco, per poi riperderla
su un altro molo (quello di Sougia), quando compare Angelo Biondo a cavallo
di un Kawasaki, di cui pero' si era gia' innamorato Pie che ha il diritto
di prelazione ed allora si ricorda di Eva, la bella ballerina di danza
classica conosciuta ad Agia Galini, ma appena incontra ...
Pierangelo TESORO :
e' il cronista del gruppo, sempre pronto ad annotare ogni avvenimento
saliente della giornata o a cogliere spunti dal comportamento dei singoli;
ha raccolto l'eredita' spirituale di un altro "grande" (Alfredo Novati)
diventando l'agiografo del Vezz ed ora medita di mettersi al servizio dell'inossidabile
Moiols; profondamente depresso nella precedente spedizione naufragata tra
neve, pioggia e vento, ora incredibilmente eccitato e gasato per questa
nuova fortunata esperienza cretese.
Giampiero TRUPIA :
e' il figo del gruppo; ha pedalato indossando con estrema "nonscialance"
variopinte camicie, mentre gli altri avevano si e no qualche maglietta
(Pie a tratti sfoggiava la maglia rosa del record di Colle Brianza tutt'ora
imbattuto); molto motivato non ha pero' partecipato a tutto il giro; e'
riuscito solo in parte a mediare le esigenze della ciclo con i desideri
della Fab, lo si e' visto in chiara difficolta' e molto preoccupato (per
la bicicletta) quando la povera Fabiola, dopo aver pedalato l' intera giornata,
crolla in cima al valico che porta giu' al mare di Agia Galini ed in preda
alla rabbia sbatte a terra la sua "Gary Fisher" ammortizzata.
Fabiola CRETTI :
e' l'anima gentile del gruppo; gli avevan detto vieni a vedere le spiaggie
di Creta ed invece la facevano pedalare per dieci/dodici ore al giorno,
gli avevan detto vieni a riposarti a Creta e invece la facevano svegliare
alle sette del mattino, gli dicevano tieni il tuo passo ed intanto loro
facevano i loro stupidi scatti e controscatti ... un tardo pomeriggio,
giunta spossata in cima all'ennesimo passo, buttando a terra l'incolpevole
"Gary Fisher", grido': - Basta con i fidanzati sportivi ! - Le biciclette
: meritavano una menzione e le ho messe tra i protagonisti perche' lo sono
realmente state; escluso un paio di forature, occorse all'incolpevole mezzo
meccanico di Pie (al fine di fare delle foto d'effetto, l'incauto biker
si era avventurato in mezzo ad irti rovi), nessun inconveniente e' accaduto
! Grande e' il merito delle fide MTB le quali sono state troppo spesso
trascurate dai loro padroni, il solo Moiols ha avuto il pensiero di oliare
la catena al termine di una tappa particolarmente polverosa.
UNA FACCIA UNA RAZZA : spesso ci siamo sentiti ripetere questa
frase da uomini o donne, anziani o giovani; gli italiani sono sicuramente
ben visti in Grecia, per cui e' opportuno salutare in italiano per evitare
di essere scambiati per tedeschi molto meno presi in simpatia; appena capivano
la nostra provenienza, allargavano un sorriso diventando molto socievoli
e disponibili. Non abbiamo avuto grossi problemi a utilizzare le lire che
avevamo per pagare il conto del ristorante o della stanza (col giusto cambio).
Mai ci e' stato rifiutato di riempirci la borraccia di acqua e spesso ci
e' stata data acqua fresca di frigorifero, qualche volta la loro ospitalita'
e' giunta ad offrirci frutta fresca e gustosa ...
AIRONE : doveva esserci pure lui, Umberto Isman, fotografo professionista collaboratore di riviste specializzate come "Bell'Italia", "Bell'Europa", "Alp", "Airone"; fu elevato al rango di fotografo ufficiale delle ciclo-eno-gastro-turistiche del 'gruppo cegt' da poco meno di un anno fa, da quando cioe', a luglio del 95, documento' la prima ciclo-eno-gastro-alpinistica del 'gruppo cega' (ad ottobre la vedremo sul secondo numero speciale di "Airone itinerari" con commento a quattro mani Isman-Tesoro); dicevo doveva esserci pure lui, ma la redazione di Airone voleva che il servizio su Creta fosse realizzato nel mese di aprile-maggio e non a giugno, ritenuto un mese troppo estivo con vegetazione piu' bruciata dal sole, meno rigogliosa e poco adatta per le immagini fotografiche, il buon Isman percio' non ha fatto parte della spedizione.
VENTO : e' una costante, spira in continuazione da nord-est; quando e' a favore e' una vera goduria, non solo rinfresca, ma pedala addirittura con noi; un vero disastro quando e' contro ! Complessivamente molto gradevole per stemperare la calura.
MOSCHE, TAFANI, INSETTI VARI : non ci sono; in quest'isola non abbiamo per nulla sofferto la presenza di questi fastidiosissimi insetti; forse per il vento, forse per l'assenza di pascoli, sta di fatto che non ne abbiamo trovato; altra nota positiva.
CARTINA : di grande utilita' ed in certi casi fondamentale, l'acquisto di una buona cartina dettagliata con indicate anche le curve di livello; detto acquisto in terra cretese si e' dimostrato decisivo per la pianificazione a tavolino di alcune tappe rivelatesi poi azzeccate.
PORTACARTINE: accessorio acquistato da Pie prima della partenza di grande utilita'; opportunamente assicurato alla parte anteriore del manubrio, questo gadget e' consigliato per questo genere di uscite.
CARTA VISA : non e' molto diffusa, se non negli esercizi piu' costosi; la lira italiana non e' disprezzata e non e' poi cosi' difficile trovare chi cambia al giusto prezzo.
ALLOGGI : abbiamo per lo piu' privilegiato sistemazioni economiche, il trattamento, escluso qualche caso eccezionale (Atene) e' stato buono.
PIN : acronimo che contraddistingue il codice di prelievo per la carta di credito o bancomat, identificativo utile, per non dire fondamentale, quando in vacanza all'estero si rimane senza contante; ricordarsi sempre alla partenza di portarlo con se', oppure assicurarsi che la propria memoria non vi tradisca all'occorrenza (precisazione ad uso e consumo del Vezz che si e' visto negare l'autorizzazione al prelievo da un odioso dispenser, che ha invece elargito dracme a profusione al piu' attento Pierangelo).
SACCHETTI LINEE AEREE : Gianni e Pie hanno cominciato con l'Olimpyc
Airways la raccolta dei sacchetti da vomito delle linee aeree; chiunque
intendesse contribuire e' pregato di raccoglierne un paio (uno per ciascuno
per non fare distinzioni) e consegnarli ai due collezionisti; sono decisamente
preferiti i sacchetti non usati.
Praticamente nessun problema incontrato per la lingua: qualcuno
capisce l'italiano, i giovani sono spesso a conoscenza della lingua inglese,
mentre con gli anziani si sono superate le difficolta' senza danni usando
qualche vocabolo essenziale che si e' qui di seguito riportato (per bere,
mangiare, dormire, oltre ad ottenere qualche informazione sulla strada,
questo estratto puo' essere sufficiente).
PODILATO = bicicletta, il plurale e' PODILATA con l'accento sulla
"i".
TABEPNA = taverna; attenzione all'alfabeto greco ! infatti "B"
e' la nostra "V", mantre "P" corrisponde alla "R".
ISIGIA = alla salute (e' uno dei tre modi che hanno in Grecia
per brindare).
EVIVA = alla salute (e' il secondo modo, il terzo non lo ricordo
...).
PSOMI = pane; dopo un'intera giornata passata a pestare sui
pedali e' fondamentale conoscere questa parola.
NERO' = acqua; CRIO NERO e' l'acqua fresca; parole molto
usate per riempire le nostre borracce, spesso a secco.
CAFENEON = tipica caffetteria con sempre qualche tavolino all'aperto
posto all'ombra di qualche albero; e' per lo piu' frequentata dagli anziani
che passano il loro tempo a discorrere.
KALO' = buono
DROMO = strada; KALO DROMO = strada buona, non strerrata.
PANO = alto; suffisso spesso usato nelle citta' (se l'avessimo
saputo a Cipro, avremmo immaginato che PANO LEFKARA non poteva trovarsi
dopo una "leggera salita" ...)
KATO = basso; altro suffisso comune nei nomi geografici.
AGIOS-AGIA = santo-santa; tante sono le citta' intitolate ai
santi.
PALEO = vecchio.
PARAKALO' = ha molti significati; si usa per rispondere a chi
ringrazia, oppure chiedere permesso, o per attirare l'attenzione di qualcuno
...
EFKARISTO = grazie.
TALASSA = mare.
LOGARIASMO = conto; abbiamo pero' quasi sempre chiesto il conto
usando parole simili fino a coniare il suo sinonimo per eccellenza che
corrisponde a LOGARITMO, ci hanno ugualmente capito ...
KALIMERA-KALISPERA-KALINIKTA = buongiorno-buonasera-buonanotte.
AERODROMIO = aeroporto; mai usato questo termine, ma mi deliziava
menzionarlo ...
ADIO = arrivederci; anche se sembra strano e' cosí ...
'
NDAXI = va bene; usato tutte le volte che si vuole chiudere
un discorso ...
DOMATIO = indica un luogo ove riposare, quindi individua una
stanza, una camera, oppure un'appartamento.
CRI-CRI = capra di Creta; sono molto numerose le capre a Creta,
ma i Cri-Cri no! Malgrado tutti i nostri sforzi ed arrampicate, non ne
abbiamo viste affatto, pero' Gianni ha l'adesivo ed io una maglietta che
le ritrae ...
Gianni e Pie si trovano ad Agrate da Aristide il parrucchiere del Merons
e di Scarra' (Pie doveva assolutamente farsi il taglio tattico prima di
partire); secondo il programma prestabilito, alle nove del mattino i nostri
sono gia' in sella alle loro biciclette, perfettamente equipaggiati, sulla
strada che li condurra' a Linate, mentre i restanti tre giungono accompagnati
da Lorenzo in Tempra (piu' di tre bici la Tempra non puo' portare, si sa
non e' la mitica Duna ...) Le operazioni di fasciatura delle bici durano
piu' del previsto ed inoltre al check-in l'addetta dell'Olimpyc Airways
fa qualche storia per il carico delle nostre biciclette. Il volo e' economico
(560 mila lire), ma anche il servizio e' paragonabile al prezzo ... Nessun
episodio di rilievo durante il trasferimento a Creta; vi giungiamo in orario
e anche le biciclette hanno viaggiato con noi, contrariamente alle parole
della tipa di Linate. Il set-up del mezzo meccanico e dell'attrezzatura
che ci accompagnera' per tutto il periodo di permanenza nell'isola e' molto
accurato, ed accanto a noi un altro gruppo di ciclisti tedeschi sta facendo
la stessa cosa (le attrezzature erano leggermente migliori, ma noi compensavamo
col Vezz e il Moiols, vere colonne). Dopo aver lasciato le borse con gli
indumenti per il cambio completo nell'ufficio "deposito bagagli" dell'aeroporto,
iniziamo a pedalare in terra greca con le prime ombre della sera gia' abbondantemente
calate: Moiols e Pierangelo si pongono ai due estremi del gruppo essendo
gli unici ad aver montato i faretti. Usciamo da Iraklion direzione Agios
Nikolaos in cerca di una sistemazione per la notte; dopo qualche tentativo
andato buco troviamo posto lungo la strada in una localita' balneare di
nome Amnisos. L'Italia del pallone piange per la sconfitta contro i cechi,
mentre noi partecipiamo all'immane dolore gustando il primo tzatziki e
la prima insalata greca della ciclo. Tutti a nanna nei comodi letti (tranne
uno), infatti Gianni aiuta Pie a smontare la porta per usarla come asse
da mettere sopra la sua branda aggiunta che aveva la rete un po' sfondata.
Avevamo concordato col gestore la colazione alle 7.30 la quale avviene
in perfetto orario. La giornata e' un po' nuvolosa, ma cio' non ci preoccupa
affatto. La nostra meta e' l'altopiano di Lasithi (famoso per la bianca
miriade mulini a vento sparsi nella piana). Superiamo il`passo che permette
l'accesso all'altopiano dopo aver fotografato degli enormi mulini in pietra
(alcuni ormai rovine) posti di guardia all'ingresso. La zona che attraversiamo
non e' particolarmente ricca dei famosi mulini, lo e', invece, di caratteristici
paesini con negozietti colmi di prodotti locali e lavori di stoffe e merletti.
Visitiamo un monastero molto ricco con tanti ex-voto esposti all'interno.
Sono quasi le due del pomeriggio e`ci fermiamo ad Agios Konstantinos per
mettere in pancia qualcosa di commestibile. Molta umidita', poco sole e
giornata complessivamente buona, soprattutto perche' ad Agios Nikolaos
ci accoglie il sole ed una invitante lunga spiaggia di sabbia ove facciamo
il bagno in un'acqua assai fresca e rilassante. Prendiamo le camere in
un alberghetto davanti al mare di cui leggo il relativo bigliettino: SGOUROS
Hotel - Kitroplatia - Agios Nikolaos - tel. 0841/28931. Ci rinfreschiamo
e togliamo il sudore sotto una gratificante doccia e ceniamo all'aperto
in mezzo alla strada in una simpatica taverna di nome "Itanos". Chiudiamo
la giornata andando a prendere il caffe' nello stesso pub posto sopra lo
splendido porticciolo in cui tre anni e mezzo fa ci eravamo riparati durante
l'ennesiama pioggia torrenziale (solo a ricordare quella sfortunata spedizione
rischio di entrare in depressione...) Davvero eccezionale la vista sull'animata
baietta col porticciolo rischiarato da innumerevoli luci colorate, davvero
insistente il Moiols nel voler fare le foto (ma c'e' da dire che le serate
diapo hanno sempre, dopo, dato ragione a lui).
Quando usciamo in strada per iniziare la nostra giornata di bici, il
paese e' ancora assonnato: e' ancora troppo presto per comprare le cartine
con le curve di livello viste la sera precedente dal Trups, ma incautamente
non acquistate. La strada che porta a Sitia corre per un po' lungo la costa
per poi elevarsi fino a circa 500 metri e mantenersi in quota costeggiata
da una lunga fila di coloratissimi oleandri. Molti sono i punti panoramici
con l'isola di Psira poco lontano in bella evidenza e tante sono le spiaggette
sottostanti, davvero invitanti, raggiungibili grazie a lunghi sterrati
(peccato le salite da dover fare dopo ...) Giunti a Sitia notiamo subito
la passeggiata del porticciolo molto carino rispetto ad un abitato decisamente
non bello; mangiamo all'aperto a qualche metro dal mare da "Zorbas" che
scopriamo dopo di averlo gia' scelto nella sfortunata spedizione di tre
anni fa. Il programma originale prevedeva la mitica "Valle dei Morti" con
tappa a Kato Zakros, ma Trups e Fab preferiscono puntare direttamente a
Sud per andare a fare il bagno nel Mar Libico. Non avendo a disposizione
una cartina piu' dettagliata e messi sull'avviso dai locali che parlano
di sterrati impervi, decidiamo di modificare il percorso. Dopo una quindicina
di chilometri si formano due gruppi: da un lato Giampi e Fabiola che andranno
a Makrigialos, dall'altro Aldo, Gianni e Pie vogliono percorrere una strada
panoramica secondaria che conduce ad un paesino di nome Ziros. Da lí
l'indomani mattina presto, i tre imboccherebbero un sentiero che li condurrebbe
al mare e quindi a ricongiun- gersi coi due lavativi grazie ad un appuntamento
volante fissato alle 11.00. Durante la salita in mezzo a vigneti, uliveti,
frutteti incontriamo solo un paio di automobili, ma lo spettacolo e' massimo
quando ci troviamo sull'altopiano e vediamo fantastici sterrati che si
dipartono a 360 gradi ! Peccato non aver seguito il programma originario
... A Chandras facciamo una sosta in un "cafeneon" discorrendo con gli
avventori lí presenti. Sono ormai quasi le sette di sera e a pochi
chilometri da Ziros, nel pianoro soffia un Meltemi molto forte e l'effetto
vela ci sta portando senza alcuna fatica a destinazione. Molto suggestivo
il paesaggio pressocche' deserto di persone e ricco di sterrati (vediamo
pure quello per Kato Zakros); siamo molto gasati e gia' pregustiamo la
cena in una delle taverne che si affacciano sulla strada del paese molto
caratteristico che ci ha subito conquistato ... peccato pero' che non esiste
un posto per dormire in tutto il paese ! Ci dicono che troveremo alloggio
a Sitia o a Makrigialos posti a circa 25 km di distanza ! Stentiamo a credere
e riproviamo con altre persone, ma la risposta e' sempre la stessa: non
c'e' da dormire. Torniamo non senza fatica a Chandras (il forte vento era
contro ora) dove avevamo preso il caffe', ma anche qui non esiste nulla.
Senza ulteriori indugi decidiamo di puntare su Makrigialos dove dovrebbero
esserci anche Fab e Trups. Vediamo degli attraenti sterrati, ma essendo
prossima la sera preferiamo fare la via piu'diretta e sicura, peccato non
poterli imboccare ! All'imbrunire dopo quasi 130 km giungiamo a destinazione:
Makrigialos e' molto turisticizzato, l'esatto opposto di dove eravamo prima,
belle spiaggie e qualche grande albergo gia' pieno per la notte. Dopo qualche
tentativo a vuoto troviamo una camera per passare la notte. Ceniamo in
un ristorante sulla spiaggia di sabbia ed andiamo a nanna. Anche questa
sera niente Bouzuchi !
Breve ricerca di buon mattino per rintracciare i due piccioncini, ma
si parte solo dopo le undici poiche' i due lavativi non erano preparati
a vederci cosí presto. Ci aspetta una tappa costiera senza grosse
difficolta' di cui oltre un terzo su sterrato. Nulla degno di nota fino
a Ierapetra ove compriamo la serie di cartine viste da Trups ad Agios Nikolaos
e segnalatecele da un cicloturista olandese incontrato sull'altipiano di
Lasithi (importantissime per capire i dislivelli e pianificare meglio le
restanti tappe). Acquisto una camiciola di cotone a maniche lunghe per
ripararmi meglio dal sole implacabile, malgrado l'uso sistematico di creme
protettive. A Mirtos facciamo il bagno e poi ci sediamo ai tavoli di un
ristorantino posto lungo la passeggiata, davanti al mare ombreggiato a
dovere dalle canne. Esageriamo nel cibo anche questa volta: tzatziki, greek
salad, patatine fritte, qualche pesce avanzato nei tavoli vicini e tanto,
tanto pane, oltre al vino ed acqua; il prezzo e', al solito, molto contenuto:
l'equivalente di circa 10.000 lire a testa. Appena lasciato il paese imbocchiamo
il primo sterrato della ciclo. Fa molto caldo ed il sole picchia forte.
Ognuno usa un foulard per passarselo sotto il berretto e ripararsi le orecchie
ed il collo dagli impietosi raggi di sole, emulando i soldati della legione
straniera. Per nostra fortuna ci accompagna costantemente il Meltemi che
per lo piu' e' a nostro favore, il quale anche se non ci allevia dal caldo,
ci toglie almeno un po' di fatica. Nel tratto finale tra Arvi e Keratokampos
non imbrocchiamo il sentiero corretto; qualche acrobazia per riprendere
il giusto percorso che corre sopra noi poco distante, infatti dobbiamo
attraversare il letto di un torrente asciutto e solo dopo qualche altra
difficolta' riusciamo a giungere alla meta finale sul fare della sera.
Troviamo un posto assai carino davanti al mare ove pernottare a 9000 dracme
(circa 63.000 lire tutti e cinque). A causa del forte vento non aiuteremo
l'albergatore a buttare le reti, poiche' dice che e' meglio non uscire
in barca questa notte. Tutti a fare una mega doccia tranne Aldo che e'
l'unico a pensare prima al cavallo e dopo a se stesso: pulisce ed ingrassa
la catena coperta dalla sabbia. Questa sera il menu' e' a base di pesce
pescato, il giorno prima (oggi i pescatori non sono usciti per niente).
Alle sette il ristorante della sera precedente e' ancora chiuso, malgrado
ci fossimo messi d'accordo; allora andiamo a fare colazione a circa trecento
metri di distanza con le fedeli bici gia' cariche e pronte per affrontare
una nuova giornata di lavoro. Lasciamo il paese verso le 8.20 ed imbocchiamo
subito lo sterrato che costeggia il mare e porta a Tsoutsouro. Ivi giunti
prendiamo una lunga salita che sale per oltre 500 metri, sempre su sterrato,
col vento a sfavore; bel panorama, ma l'ascesa e' davvero dura. Al termine
di una salita c'e' sempre una discesa, e questo caso non fa eccezione:
scendiamo nel pianoro sottostante su strada asfaltata cercando di dare
soccorso ad una pecora accasciata sul bordo della strada con una zampa
rotta (forse era stata investita da un'auto ...); Giampiero che aveva particolarmente
preso a cuore la cosa cerca di spiegare la cosa a qualche abitante del
paesino sottostante, ma senza risultato. Il programma originario prevedeva
la via dei monasteri, la quale si sviluppa seguendo un percorso sicuramente
affascinante, ma un po' nervoso in salita: vediamo la Fab piuttosto affaticata
e preferiamo restare bassi nel pianoro. Il sole e' tremendamente caldo
e non c'e' nemmeno la solita brezza a rinfrescarci. Sono circa quaranta
i chilometri che contiamo di fare in questo pianoro per nulla entusiasmante;
l'idea e' di formare il treno per ridurre lo sforzo individuale, ma la
tecnica non e' delle migliori e troppi cambi sono miseramente falliti (una
nota di demerito per il CSB-iker GianTrups che, coi suoi frequenti errori,
contribuisce al naufragio dell'idea). Decidiamo di fare sosta ad Agii Deka,
ove dopo una rapida eplorazione, individuamo il posto di ristoro che piu'
di ogni altro ci ispira ed attacchiamo il piatto dell'immancabile tzatziki
verso le due del pomeriggio. E' troppo caldo, la strada non e' per nulla
eccezionale e poi c'é da superare un passo prima di essere ad Agia
Galini: ci informiamo ed apprendiamo dell'esistenza di un servizio di linea
che porta alla nostra meta della giornata. Non ci sono dubbi, e' l'autobus
la soluzione che ci permettera' anche di fare una bella nuotata nel mare
libico prima della meritata cena ! C'e' quasi un'ora di tempo ed allora
Aldo ne approfitta per visitare delle vicine rovine micenee, in realta'
l'attesa dura quasi due ore. Un grosso sospiro di sollievo esce nel vedere
il nostro autobus, ma l'operatore, con fare scortese, dice che non c'e'
posto per cinque biciclette nel bagagliaio e fa un cenno all'autista che
parte prima che qualcuno di noi abbozzi un minimo gesto: il risultato e'
che restiamo a terra con un palmo di naso sventolando i nostri biglietti
e gridando le nostre ragioni ed altro che non sto qui a riportare ... Ci
facciamo restituire il prezzo del biglietto e rimontiamo sulle bici. Copriamo
altri 30 km prima di arrivare in cima al passo; malgrado il forte vento
contrario scatti e controscatti a tre (Gianni, Trups e Pie) per vincere
il gpm. Sosta all'aperto sui tavolini di un bar proprio sul passo, col
Moiols leggermente discaccato; il tempo di gustarsi l'immancabile Magnum
versione ellenica od un frappe' e dare un'occhiata alla vallata sottostante,
che arriva la Fab molto provata. L'episodio della "Gary Fisher" gia' descritto
nelle note precedenti e' avvenuto proprio in questa occasione al termine
di una giornata molto faticosa e stressante. La Fabiola si riprende e scendiamo
ad Agia Galini, un paesino turistico adagiato sul mare. Prendiamo il solito
paio di camere con vista sul mare (spiaggia e porticciolo sottostanti)
e ampia veranda in una pensioncina molto carina di nome STELIOS MAMALAKIS
(tel. 0832-91383) al prezzo di 6000 dracme ciascuna (circa 40000 lire).
Salutare e rigenerante doccia e cena all'aperto a base, questa volta, di
uno squisito "ghiro". Si discute sull'idea di Trups e Fab di lasciare la
ciclo per privilegiare le spiaggie ed i bagni. Facciamo un giretto del
paese molto illuminato e disposto su piu' livelli con bella visione dal
porticciolo; guardiamo qualche vetrina e ci informiamo sull'eventualita'
di noleggiare un taxi per farci portare fino a La Canea, dal momento che
avremmo avuto per tutto l'indomani il vento contro.
E' il giorno in cui il gruppo si divide: da un lato Fab e Giampi a fare
i ciclo-turisti votati al relax, dall'altro Gianni, Aldo e Pie con ambiziosi
programmi di scalate, sterrati, nuotate, mangiate, visite e chi piu' ne
ha, piu' ne metta ... Il padrone dell'alberghetto, ci serve un'abbondante
colazione concordata la sera precedente durante la contrattazione delle
camere da Pierangelo, spesso delegato a questi compiti per le sue origini
genovesi. Nicolas (questo e' il suo nome) resta con noi nel terrazzino
a scambiare quattro chiacchiere; sono le 7.30 e chiediamo a lui se riesce
a trovarci un taxi per realizzare la nostra idea. Ce lo trova al prezzo
di 19000 dracme (circa 135000 lire); tre persone, tre bici con una distanza
di circa 140 km da percorrere: direi che e' un buon prezzo ! Mangiamo con
calma la nostra colazione discorrendo con Nicolas e con la sua ragazza,
Eva, ballerina di danza classica sorriso aperto e viso molto dolce. Arriva
il taxi, un bel Mercedes con aria condizionata: riusciamo ad infilare nel
bagagliaio i telai delle tre biciclette e sistemiamo nella parte centrale
del sedile posteriore le ruote e gli zaini. Salutiamo Giampi, la Fab, Nicolas
ed Eva e partiamo per La Canea. Moiols fa subito amicizia con l'autista
che ha trascorso trent'anni in Germania e dopo un'inizio in cui l'esuberanza
tra i due era alla pari, col passare del tempo l'anziano ed arzillo taxista,
che indossava un busto per lenire i suoi problemi alla schiena, prende
in mano il filo della discussione ed inonda di parole il povero Aldo che
soccombe e si consola con un meritato e saluberrimo pisolino (Gianni era
gia' andato da un pezzo ed in quanto a me vi lascio immaginare ...) Giunti
a La Canea rimontiamo le bici, sistemiamo i bagagli e siamo pronti per
questa tappa che si rivelera' essere una delle migliori. Andiamo subito
a visitare il porticciolo veneziano estremamenta suggestivo con una lunga
teoria di negozietti di souvenir, bar, ristoranti ... Davvero eccezionale
la pensione MELTEMI situata all'imbocco del porto affianco al museo navale
posto all'interno della fortezza veneziana in una cornice assai suggestiva,
per non dire romanica: con appena 6000 dracme (circa 40000 lire) offre
graziosissime camere doppie. Il numero telefonico e': 0821-92802; lo annoto
per ogni evenienza, non si puo' mai dire ... Godiamo il paesaggio ed una
parentesi di relax messi seduti a sorseggiarci un frappe' in uno dei tanti
tavolini poco distanti dal molo. Uniamo il sacro ed il profano ammirando
ora il faro veneziano ed ora la splendida greca seduta poco distante su
una panchina di fronte al mare. Joanna, gambe lunghe e ben tornite, corpo
slanciato, capelli lisci castani, indossava un vestitino per nulla appariscente
ed era gia' passata un paio di volte avanti ed indietro prima di andarsi
a sedere in attesa di venir abbordata da Gianni (con la scusa della foto
memorabile). Lasciamo La Canea tra i sospiri (alla fine eravamo tutti innamorati,
ma Gianni avrebbe "quasi" voluto sposarla) per coprire la strada che ci
portera' all'imbocco delle gole di Samaria: le gole piu' spettacolari di
tutta Creta . La strada si snoda attraverso una valle molto verde ricca
di agrumeti a perdita d'occhio: molto gustose le arance colte dagli alberi
e mangiate lungo il percorso. Altrettanto buoni ed invitanti i gelsi trovati
lungo la dura salita all'altopiano: ogni tanto ai lati della strada alcuni
alberi molto frondosi erano carichi di questi frutti simili alle more e
dolci che noi raccoglievamo e mangiavamo senza nemmeno scomodarci di scendere
dalle bici. A circa 500 metri di altitudine facciamo sosta a Laxi per la
solita greek salad e tzatziki. Al termine, breve sonnellino dei tre eroi,
buttati in terra o riversi sul tavolo, all'esterno del ristorantino al
fresco e poi ripresa della lunga salita sotto un torrido sole, ma allietati
da una leggera brezza sempre presente che non fa sentire piu' di quel tanto
la fatica. Dopo lo scollinamento facciamo una spettacolare discesa verso
il sottostante altopiano completamente circondato da alte montagne tra
cui anche quella ove nacque il re di tutti gli dei: il grande Zeus. Superiamo
il paese di Omalos con qualche alberghetto e proseguiamo lungo il solo
nastro di asfalto visibile: intorno a noi solo una piana erbosa con qualche
albero, tantissime pecore e capre e sullo sfondo le alte cime delle montagne.
Quando giungiamo all'imbocco delle gole di Samaria, vediamo partire il
sentiero caratterizzato dagli scalini ricavati nella roccia; con 6/8 ore
di trekking si scende da 1100 metri di altitudine al mare; il posto e'
chiamato Xiloskalo che in greco significa "scala di legno" dall'intelaiatura
in legno costruita dai vecchi abitanti per collegare il fondo della gola
all'altopiano e non restare completamente isolati. A picco sulla gola c'e'
un ristorante, che pero' non fa servizio di pernottamento: bisogna tornare
ad Omalos oppure salire di altri 600 metri fino al rifugio. Malgrado l'ora
(erano le sette di sera) e la strada gia' percorsa (circa 50 km con oltre
1300 metri di dislivello) nessuno dei tre vuol tornare ad Omalos ed allora
si decide di fare l'ultimo sforzo. Salita lunghissima, salita durissima,
salita interminabilissima, salita bellissima ...! Circa un'ora e mezza
di sterrato con forte e regolare pendenza prima di giungere in vista del
rifugio; sulla dirittura di arrivo scatto a due (Aldo e Pie) talmente rapido
da non consentire al Vezz di documentare con foto il sorpasso all'ultimo
metro di Pie sul Moiols. Fantastico panorama e massima eccitazione, che
da' un colpo di spugna alla fatica, per il luogo incantevole; le montagne
sono rese rosso fuoco dal tramonto che ci permette di fare le ultime fotografie:
abbiamo di fronte a noi la montagna ove nacque Zeus ! Il rifugista e' un
po' arrabbiato per il fatto che non lo abbiamo avvisato, ci da' quindi
da mangiare cio' che ha potuto fare in quattro-e-quattr'otto: omelette
ed insalata greca in razione abbondante. Eccezionale grappa ellenica per
chiudere la cena offerta dal gestore , un giovane ragazzo tirolese. La
debole luce di una lampada a petrolio che ha rischiarato tutta la durata
della cena, e' testimone di una indegna gazzarra tra Aldo e Gianni sordi
ai ripetuti richiami alla calma di Pie; l'alterco tra i due ex-FDS (Fratelli-Di-Sangue)
e' stato causato non da una donna, bensi' dal prezzo di un rullino per
diapositive e relativa scommessa. Gli unici altri due ospiti del rifugio
sono distanti da noi e non si accorgono della disputa.
Sveglia al solito di buon'ora e messa a punto del programma aggressivo
gia' discusso a tavola la sera precedente: nel corso della giornata Aldo
ci lascera' per ricongiungersi con Trups e Fab nell'aeroporto di Iraklion
e da li' partire per l'Italia. Attratti dagli sterrati evidenziati sulle
cartine acquistate a Ierapetra, decidiamo di modificare l'itinerario rimandando
di un paio di giorni il trekking nelle Gole di Samaria per andare ad esplorare
la parte ovest dell'isola. La giornata e' stupenda anche oggi ed il sole
gia' scalda un pochino malgrado l'ora mattutina. Usiamo la tessera del
CAI per usufruire dello sconto nel pagamento del rifugio piuttosto caro
(20000 dracme in tre = 50000 lire a testa). Comunque sia, il posto merita
ugualmente: Club Alpino Ellenico - Rifugio Kallergi tel. 0821-74560 (meglio
chiamare per assaporare qualche specialita' gastronomica). Giungono due
mature signore bolognesi che puntano i due matusa del gruppo ciclo, ma
Aldo dal cuore di pietra, sfrutta il suo indiscusso fascino per farsi scattare
qualche foto ricordo prima di mettersi lo zaino in spalla e fuggire ! La
discesa dal rifugio e' oltremodo spettacolare e diversi sono gli stop di
un singolo che ritrae i due rimanenti impegnati a scendere con sfondi davvero
mozzafiato. Giunti nella piana di Omalos imbocchiamo il sentiero che ci
condurra' al bivio Canea/Sougia dove ci separiamo da Aldo, non prima di
fare la classica foto costruita per l'occasione. Rimasti in due proseguiamo
la strada fino a giungere all'altezza di Prodromi, ove imbocchiamo un sentiero
indicato sulla cartina 1/80000 prevalentemente in discesa. Facciamo circa
20 km di buon sterrato continuando a perdere quota e, paese dopo paese,
decidiamo di puntare direttamente sul mare a Paleokora, ove arriviamo verso
le 14.30. Mare azzurro, sottile striscia di spiaggia sassosa con qualche
bagnante, alberi frondosi e alcuni tavolini di un ristorantino posti al
riparo della calura: questo e' il quadro che si pone davanti a noi all'imbocco
del paese. Non perdiamo tempo: poggiamo le bici tra albero e tavolino,
ordiniamo tzatzichi, insalata greca e due birre, indossiamo il costume
e ci buttiamo in acqua a rinfrescarci fino al momento in cui vediamo giungere
le nostre portate in tavola; tempo qualche secondo e siamo gia' seduti
a mangiare refrigerati e soddisfatti ---> grande ed eccezionale cosa !
Riposino dopo il solito Magnum bianco che li' si chiama Magic, con Gianni
che litiga con l'addetto alle sedie a sdraio e, piuttosto che dargli soddisfazione,
si distende al sole sui sassi (io mi allungo a terra restando all'ombra
degli alberi). Apparizione improvvisa di una splendida fanciulla in un
generoso bikini bianco, generata dalle acque: non stavo sognando, era vera
e mano mano che riprendo conoscenza, mi accorgo che l'aveva vista e puntata,
manco a dirlo, pure Gianni ! Soddisfatti quasi tutti i bisogni primari
(eravamo entrambi molto tentati a riaprire con le donne ...), dovevamo
risolvere il problema di trovare un posto dove dormire coi seguenti vincoli:
prezzo basso, vista mare, pagamento VISA. Dopo qualche tentativo troviamo
Gianni, un indigeno che aveva studiato per qualche anno medicina in Italia,
ma poi ha pensato bene di aprire un ristorante nel suo paese natale; spuntiamo
un buon prezzo per le camera davanti al mare (5000 dracme) e per la cena,
con la possibilita' di pagare in lire al giusto cambio. Molliamo tutto
in camera e a bici scariche seguiamo un sentiero poco distante dal mare,
un po' di climbing e poi spiaggia di sassi e nuovamente bagno in piena
solitudine sul far del tramonto. Cena a base di dentice e verdure cotte;
ottimo il piatto di okra (v. il piccolo vocabolario). Passeggiata in paese
che scopriamo essere molto vivo e frequentato da turisti; tavolini ovunque
lungo le strade ed una curiosita' che contraddistingue Paleokora: il paese
sorge su una penisola molto stretta ed e' chiuso tra spiaggie da una parte
e spiaggie dalla parte opposta, tra le due coste si percorre meno di un
km attraversando il centro del paese ! Proseguo anche stasera la mia ricerca
per acquistare la maglia col Minotauro, purtroppo pero', senza successo.
Traghetto Paleokora - Elafonisi Elafonisi - Moni Chrisoskalitisas
- Amigdalokefali - Elos - Paleokora 65 km / dislivello 800 m / sterrato
> 50%
Il programma di oggi prevede l'imbarco delle bici su traghetto per l'isolotto
di Elafonisi, bagno e poi sterrati nella parte ovest dell'isola. Colazione
in uno dei tanti "cafeneon" del paese a base di yogurt e miele, oliamo
e revisioniamo le bici ed alle 10.00 in punto salpiamo per Elafonisi in
una splendida giornata di sole molto caldo. L'isolotto in realta' non e'
separato dalla terraferma, bensi' la spiaggia di sabbia semplicemente degrada
un metro circa di profondita' nel mare per poi risalire all'altezza dell'isolotto.
Malgrado l'acqua assai invitante, non facciamo il bagno a vantaggio di
uno spuntino consumato all'ombra di un chiosco in spiaggia. Iniziamo a
pedalare nel momento peggiore: sono le 13.30 ed il sole picchia forte !
Dopo circa 7 km sostiamo nel monastero di Chrisoskalitisas arroccato su
un grosso roccione a strapiombo sul mare. Godiamo dell'ospitalita' del
monaco ortodosso a cui avevamo chiesto spiegazioni a riguardo di un dipinto
in chiesa, che ci offre un bicchierino di grappa e riprendiamo a pedalare
con l'idea di seguire il sentiero lungo la costa per oltre 20 km e poi
salire per andare a prendere una strada panoramica che si sviluppa in costa
a circa 800 metri di altezza. Facciamo un po' di fatica a seguire il tracciato
previsto per via della non corrispodenza tra cartina e realta' e sbagliamo
svariate volte finche' ci troviamo a salire lungo un sentiero che via via
si inerpica sempre piu' facendo una serie infinita di tornanti sotto un
sole orrendamente forte. Finalmente riconosciamo una deviazione indicata
sulla cartina e la imbocchiamo, ma per nostra sfortuna dopo poco il sentiero
si restringe per poi diventare addirittura impraticabile. Troviamo un'abitazione
e la signora ci rifornisce d'acqua consigliandoci di tornare indietro,
ma non seguiamo le sue raccomandazioni e proseguiamo con le bici in spalla.
La fatica diventa davvero tremenda: la bici pesa tantissimo, il sole e
la calura e' insopportabile, la sete e la fatica diventa eccessiva ...
Ci troviamo in un abitato e chiediamo a dei simpatici anziani dove si trova
la "dromo" pedalabile: ci offrono acqua e frutta, facciamo un paio di foto
e ormai rinfrancati dopo qualche minuto siamo finalmente su una "kalo dromo"
. Abbiamo finalmente trovato la strada panoramica che ci permettera' di
chiudere l'anello su Paleokora ! Il panorama e' mozzafiato e vediamo pure
le rampe tremende che avevamo fatto per salire; ora la strada e' prevalentemente
asfaltata e solo a tratti sterrata. Verso le quattro sostiamo per rifocillarci
(tzatzichi, olive, melone e gelato) e per fare un breve riposino in un
punto molto tranquillo immerso nel verde. Si riparte e continuamo a seguire
la vallata rimanendo in quota fino ad imboccare una gola che ci permette
di percorrere oltre venti km di sterrato (tanto) ed asfalto (poco) in discesa
molto entusiasmante. Arriviamo a Paleokora all'imbrunire ed io copro l'ultimo
km con la bici al passo per una foratura rimediata per mia fortuna proprio
al termine della giornata. Cena ancora dal Gianni (ristoratore), gelato
in paese e subito a nanna poiche' eravamo davvero un po' cotti.
Traghetto Paleokora - Chora Sfakion Chora Sfakion - Vrisses 45
km / dislivello 900 m
Sveglia di buon'ora per riparare la camera d'aria. Alle sette del mattino
il sole e' gia' caldo ed i buchi, provocati dalle spine ove mi ero infilato
per fare una foto, sono ben tre. Alle 08.30 salpa il traghetto per Agia
Rumeli per cui facciamo i bagagli, salutiamo Gianni ed andiamo a fare colazione
nel bar di fronte all'imbarco, con la cameriera romagnola ormai da anni
in terra greca. Scopro che anche la ruota anteriore e' a terra (bella fregatura
le spine!) e devo dedicare le mie attenzioni a lei ignorando l'avvenente
bruna vicino al nostro tavolo dagli occhi intriganti. Riparo la camera
d'aria sul traghetto prima della sosta a Sougia dove vedo lei, il mio biondo
amore a cavallo di una Kawasaki 350: Angelo Biondo, Splendida Vikinga,
non riusciro' a dare un nome a questa walkiria con la quale scambiero'
solo qualche parola, nessun nome e' abbastanza bello per lei ... Arriviamo
ad Agia Rumeli da cui partiremo per il trekking nelle Gole di Samaria.
Lasciamo gli zaini con tutta la roba che non serve in uno dei tanti ristorantini
del paese, facciamo il pieno di liquidi e risaliamo il sentiero qualche
km fino all'ingresso del parco ove lasciamo le bici, paghiamo 1200 dracme
al ranger e cominciamo la risalita a piedi. Dopo un paio di km giungiamo
nel punto piu' stretto delle gole: cinque-sei metri di larghezza e pareti
a strapiombo sul sottostante torrente alte qualche centinaio di metri.
In un susseguirsi di ponti di legno, tratti sconnessi e punti soggetti
a caduta di pietre smosse, forse, dalle capre locali che si chiamano cri-cri,
giungiamo al villaggio di Samaria ormai abbandonato dai locali ed in fase
di ricostruzione per i turisti che lo affollano quotidiana- mente. Restiamo
giusto il tempo per dissetarci, osservare meglio qualche turista di sesso
femminile, cogliere qualche gelso bianco (piu' dolce di quello blu' incontrato
lungo la strada per Omalos ...) e torniamo indietro verso le fide bici
in attesa all'ingresso del parco. Giunti in paese ci rinfreschiamo subito
con un mega-bagno nel mar libico, per poi andare a fare uno spuntino in
un ristorantino non cosi' poi tanto carino (insalata greca, frappe', birra
per 4200 dracme: quasi 15000 lire a testa). Il boss locale, peso superiore
ai 100 kg, pretende la commissione per il cambio ed allora paghiamo con
le poche dracme che ci rimangono. Siamo realmente agli sgoccioli con la
moneta locale, infatti, pagato il traghetto per Chora Sfakion, non ho praticamente
piu' una dracma; Gianni mi presta qualcosa a coprire la spesa per l'acquisto
della maglietta con l'effige del cri-cri ---> finite le dracme ! Alle 17.00
parte il traghetto per Sfakia, li' giunti indossiamo la tenuta da biker
ed affrontiamo la lunga salita che tre anni fa avevamo fatto al contrario
in auto e la ricordavamo per l'eccezionale spettacolarita': ci aspettano
oltre 20 km di salita. Sono le 18.30 quando iniziamo a pedalare; lungo
l'ascesa ci supera un auto con all'interno una mora che ci sprona ad alta
voce (era Costume Bianco ?!?). Quasi in cima si aprono delle gole e poco
prima della discesa percorriamo un ampio e verde altopiano. Lungo la strada
facciamo rifornimento d'acqua mentre le prime ombre della sera iniziano
a calare; il sole e' ormai da tempo tramontato, infatti solo all'imbrunire
scolliniamo ed abbiamo sotto di noi nuovamente il mare (ma questa volta
siamo a nord) con ancora taaanta strada da fare per giungervi. Il tempo
scorre ed ormai e' quasi del tutto buio quando verso le nove di sera siamo
nel paese di nome Vrisses; esiste pure un albergo in questa metropoli ma
non ha la VISA ed il cambio che il proprietario ci fa per le nostre lire
lo riteniamo ingiusto ed inoltre ci e' pure antipatico, per cui chiediamo
in giro se esistono alternative per trascorrere la notte. Il benzinaio
ci cambia un po' di lire usando il cambio ufficiale ed inoltre ci da' qualche
dritta, finche' una ucraina, contattata telefonicamente, ci conduce in
una costruzione isolata persa nei campi che sara' il nostro alloggio per
quella notte. Paghiamo la donna, e' tardi, un po' di stanchezza ed in piu'
siamo in aperta campagna lontani dal paese: decidiamo di chiuderci in casa
con l'intento di fare la doccia ed andare a nanna saltando la cena. Qualche
minuto e qualcuno bussa alla porta: un attimo di disorientamento, subito
superato, e apriamo al benzinaio il quale, per errore, ci aveva dato il
cambio di 200.000 lire, con noi che gli avevamo dato solo 20.000 lire.
Chiarito l'equivoco ci facciamo finalmente la meritatissima doccia prima
che il sonno metta fine a questa giornata cosi' ricca di avvenimenti e
con un pizzico di avventura e brivido finale.
Rethimno - Perama - Iraklion 123 km / dislivello 700 m Volo Iraklion
- Atene
Oggi lascieremo l'isola per fare tappa ad Atene: il volo e' alle 20.40,
ma ci conviene essere la' a tempo debito per sbrigare tutte le incombenze
prima dell'imbarco (ritiro del bagaglio, impacchettamento delle bici, cambio
indumenti, check-in ...) ne consegue che la sveglia e', per l'ennesima
volta, molto presto: le 06.00 del mattino. Cogliamo dal "nostro " giardino
qualche arancia molto gustosa ed alle sette in punto lasciamo Vrisses.
Dopo poco piu' di una trentina di km coperti tutti d'un fiato giungiamo
nel porto di Rethimno con l'intento di fare la meritata colazione. Non
troviamo un esercizio che ci accetta la carta di credito per cui lasciamo
il porto alle nostre spalle e solo sul lungomare riusciamo nel nostro intento:
abbondante colazione all'ombra ed apprendiamo la notizia della morte di
Papandreu. Tre sono i percorsi per arrivare ad Iraklion: il primo, adiacente
la costa, e' una specie di autostrada, il secondo, denominato "old nat
road" e' la vecchia strada congiungente le due citta' ed infine il terzo,
meno battuto, sale per diventare una lunga via panoramica. Decidiamo per
la seconda alternativa la quale, pur essendo meno panoramica della terza,
dovrebbe risultare meno dura; non prendiamo nemmeno in considerazione la
prima. Dopo aver fatto rifornimento di acqua fresca partiamo da Rethimno
verso le 10.00. Pedaliamo di buona lena sotto un sole molto cocente che
ci costringe a fare frequenti soste per riempire le borracce o per prendere
qualche dissetante frappe' a base di Nescafe', acqua e zucchero. La strada
si conferma essere molto bella e poco battuta dalle automobili. Degna di
menzione e' la sosta per assaporare le pere colte direttamente dall'albero
prospiciente il nastro di asfalto: probabilmente eravamo assai affamati
poiche' ne mangiamo uno sproposito ed inoltre facciamo pure la scorta infilandole
in ogni piccolo spazio ancora disponibile. Il colpo d'occhio su Iraklion
avviene da un'altura che la sovrasta; via via che ci avviciniamo allontaniamo
da noi l'idea del bagno rinfrescante poiche' la periferia della citta'
non e' affatto accattivante. Sono circa le tre del pomeriggio, avremmo
bevuto qualcosa come 4-5 litri di sola acqua, decidiamo di mangiare qualcosa
prima di andare in aeroporto. Ultima insalata greca e tzatzichi nel centro
della citta', qualche foto al porticciolo e poi destinazione aeroporto
ove impacchettiamo le bici che ritireremo direttamente a Linate e decolliamo
per Atene senza ritardi. Li' giunti prendiamo l'autobus per il centro ove
vi arriviamo in 45 minuti: siamo nella famosa Plaka, il centro turistico
nonche' mercato di Atene. Girando nelle vie molto animate, cerchiamo sia
una pensioncina a basso prezzo che accetti la Visa, sia una buona e bella
trattoria: troviamo la cattedrale ove si sta vegliando la salma di Papandreu,
innumerevoli negozi di souvenir, un dispenser per prelevare denaro contante
tramite carta di credito. Gianni che ha sempre con se' tesserino Bancomat
internazionale e carta Visa non ricorda pero' i codici di prelievo, mentre
Pie che non porta mai con se' il Bancomat per paura di perderlo, conosce
l'identificativo della sua carta di credito e ritira contante per entrambi.
A questo punto i giochi sono fatti: prendiamo l'Hotel KIMON, nella Plaka,
per il pernottamento (sconsigliato !) ove lasciamo gli zainetti e saliamo
le scalinate che portano all'Acropoli per mangiare all'aperto di una caratteristica
trattoria molto affollata. Sono ormai le due di notte quando decidiamo
di andare a rendere omaggio a Papandreu: dopo una ventina di minuti di
coda (Gianni viene brevemente intervistato dalla TV di stato solo il tempo
di accorgersi che non e' greco) entriamo nella maestosa cattedrale che
ospita la salma del grande statista greco. Sono ormai le tre di notte e
le strade sono ancora molto frequentate con ristoranti e negozi ancora
aperti, ma noi andiamo a dormire.
Volo Atene - Milano Linate / bici Milano Linate - Monza 26 km
La sveglia e' alle 06.15: devo farmi la doccia poiche' sono crollato mentre stavo attendendo finisse Gianni di lavarsi. Alle sette in punto siamo gia' fuori diretti all'Acropoli. Siamo tra i primi a varcare i cancelli e lo spettacolo cui assistiamo mi da' due diverse sensazioni: da un lato la bellezza ed il piacere di assistere a capolavori e costruzioni vecchie di millenni, dall'altro la consapevolezza ed il dispiacere di tutto cio' che e' andato perso o distrutto in nome e per colpa del progresso. Stupendo il Partenone, unica la vista dal belvedere dei ruderi e della citta' sottostante. Spendiamo gli ultimi spiccioli in qualche rapido acquisto nei negozietti della Plaka che nel frattempo stavano riaprendo e, alle 10.40 prendiamo l'autobus ove finiamo di scrivere le cartoline che imbucheremo appena giunti in aeroporto dopo aver disegnato su tutte la bicicletta stilizzata simbolo di questo giro. Check-in e partenza per l'Italia alle 12.30. Il volo praticamente dura solo il tempo del pranzo (eravamo entrambi affamatissimi, assetatissimi e in debito di sonno) in quanto siamo rimasti svegli solo la mezz'oretta per mangiare. Arrivati a Linate spacchettiamo le bici, carichiamo tutti i bagagli, compresa la decina di bottiglie di Retsina comperate al duty-free di Atene, e torniamo a casa chiudendo con questi ultimi km una "cegt" che si e' rivelata positiva sotto tutti gli aspetti.
Alla prossima ... Pierangelo