Le violente eruzioni dei vulcani Erciyes (3916 m) e Hasan (3268 m) avvenute tre milioni di anni fa, avevano ricoperto l'altopiano intorno a Nevsehir con tufo, una polvere composta da lava, cenere e fango. I venti e le piogge, erodendo queste rocce friabili, hanno creato dei paesaggi surrealistici spettacolari a forma di cono, di pinnacoli, di burroni scoscesi, dipinti con dei toni che variano dal rosso all'oro e dal verde al grigio. E' cosi' che nacque una di quelle rare regioni del mondo nella quale l'opera dell'uomo si mescola prudentemente al paesaggio circostante, una zona conosciuta ai tempi dei romani sotto il nome di CAPPADOCIA, in cui sono state scavate abitazioni nella roccia sin dal 4000 a.c. Gianni ed io siamo andati nei luoghi dei cammini di fata nell'ottobre del 1996 per una delle nostre classiche ciclo-eno-gastro-turistiche, divenuta via via sempre meno ciclo e sempre piu' turistica.
Casa - Milano Linate auto Patrizia Milano Linate - Istambul - Ankara aereo Aeroporto Ankara - stazione ferroviaria Ankara pullman Stazione ferroviaria - Ulus (Ankara)seconda giornata - Domenica 13 ottobre 1996 - bici 55 km
Ankara - Aksaray pullman 250 km Aksaray - Guzelyurtterza giornata - Lunedi 14 ottobre 1996 - bici 47 km
Guzelyurt - valle di Ihlara - Selime - Guzelyurtquarta giornata - Martedi 15 ottobre 1996 - bici 60 km
Guzelyurt - Monastery Valley - Guzelyurt - Derinkuyuquinta giornata - Mercoledi 16 ottobre 1996 - bici 54 km
Derinkuyu - Nevsheir - Uchisar - Goremesesta giornata - Giovedi 17 ottobre 1996 bici 45 km
Goreme - Passbag - Zelve - Avanos - Goreme - Avanossettima giornata - Venerdi 18 ottobre 1996 - bici 38 km
Avanos - Sanhan - Urgupottava giornata - Sabato 19 ottobre 1996 - scooter 110 km
Urgup - Valle di Soganli - Mustafapasa - Urgupnona giornata - Domenica 20 ottobre 1996 - taxi
Urgup - Nevsheir - Ankara pullman Ankara Otogar - Ankara aeroporto taxi Ankara - Istambul aereo Istambul aeroporto - Istambul Sultanamhetdecima giornata - Lunedi 21 ottobre 1996 - piedi
Istambul ( Topkapi / Moschea blu' / Gran Bazar )uncicesima giornata - Martedi 22 ottobre 1996 - piedi
Istambul ( S.Sofia / Torre Galata )dodicesima giornata - Mercoledi 23 ottobre 1996 - auto Patrizia
Istambul Sultanamhet - Istambul aeroporto taxi Istambul - Milano Linate aereo Milano Linate - casa
La Patrizia ci accompagna all' aeroporto, ove arriviamo in largo anticipo. Impacchettiamo le bici per il volo e con calma ci avviamo al check-in: a dispetto delle parole della Raffaella (la graziosa impiegata dell'ufficio viaggi ST), il passaporto e' necessario per l'imbarco verso la Turchia a meno di non far parte di gruppi organizzati con alberghi gia' prenotati dall'Italia prima della partenza. Gianni, che ne era sprovvisto, non si perde d'animo e prende un taxi per tornare a casa a Monza: la corsa contro il tempo del Vezz e del taxista e' disperata, nel frattempo mi do' da fare per trovare alternative al volo e per l'imbarco immediato delle bici. La fortuna e' dalla nostra parte: il volo partira' in ritardo e riusciamo cosi' a compiere tutte le operazioni per iniziare col piede giusto il nostro viaggio alla volta della Turchia. Appena giunti ad Ankara abbiamo subito la conferma dell'obbligatorieta' del passaporto: e' necessaria la Visa in entrata (5US$) che va apposta sul passaporto col relativo timbro di ingresso. Cambiamo un po' di denaro in lire turche (v. sezione varie per conoscere i relativi cambi), recuperiamo i bagagli e le bici senza problemi di sorta ed indossiamo gli indumenti da ciclista nei bagni dell'aeroporto, molto puliti e luminosi, dotati di rubinetti miscelatori ultima generazione della tedesca Hans Grohe. Componiamo in un'unica borsa tutto il nostro cambio e cio' che non ci servira' per il giro, con l'idea di lasciarla in deposito bagagli: scopriamo che non esiste in aeroporto bensi' in un autopark al di fuori. Il primo impatto con la loro lingua non e' affatto positivo: non conoscono l'inglese e tantomeno l'italiano (qualcuno conoscerebbe qualche parola in tedesco, ma noi no!). Infatti riusciamo a fare confusione col cambio del prezzo pe r il deposito del borsone nell'autopark e fatichiamo a trovare il terminal dei bus per la citta' (era buio ed il bus era il mezzo piu' opportuno). Giunti in citta' (stazione ferroviaria) ci restano pochi chilometri da percorrere in bici per giungere nella parte vecchia di Ankara (quartiere Ulus) ricca di alberghi per tutti i gusti e le tasche. Sono ormai le undici di notte quando terminiamo di sistemare le bici in albergo ed usciamo per fare quattro passi e mangiare qualcosa. Le vie sono molto animate, pero' di soli uomini, infatti le poche donne si riescono davvero a contare sulle dita di una mano. Mangiamo in una LOCANTASI e chiudiamo la cena col classico CIAI con cui iniziamo a fare conoscenza. Andiamo a nanna che ormai e' l'una passata.
La sveglietta squilla alle sette, ma restiamo a letto qualcosina di piu' ... infatti solo verso le nove scendiamo a fare colazione: olive nere al forno, fette di pane imburrate, formaggio fuso, miele e tazzone di latte e caffe'. Per raggiungere la OTOGAR, da cui partono tutti i pullman di linea, dobbiamo pedalare una decina di chilometri. Contrattiamo timidamente sul prezzo della corsa Ankara-Aksaray con una delle tante agenzie presenti: un milione di lire turche ( meno di 20.000 lire) per due persone e le bici. Il trattamento che riceviamo e' superlativo: le bici vengono sistemate nel piano bagagli con tutte le precauzioni ed a noi vengono offerti durante il percorso acqua, dolcetto e te'. I 250 km del viaggio si snodano lungo un continuo nastro nero di asfalto, molto battuto dal traffico pesante dei TIR, in uno scenario piatto, arido e desolato per nulla adatto alle biciclette (abbiamo visto giusto a scegliere il pullman, decisamente comodo e spazioso, con hostess e stewart davvero gentili). Dopo circa due ore e mezza (sono circa le due del pomeriggio) giungiamo poco fuori Aksaray in un moderno caravanserraglio con ristorante e bar molto attrezzato. Approfittiamo del bellissimo bagno pubblico (10.000 TL per accedervi, meno di 200 lire) per i nostri bisogni e per indossare gli abiti da ciclista. Da Aksaray a Guzelyurt sono circa 45 km in un paesaggio per nulla entusiasmante; la strada e' lunga ed, escludendo il dolcetto in pullman, abbiamo mangiato solo a colazione questa mattina. La giornata e' coperta e piuttosto fredda, la strada sale e scende in continuazione in questo altopiano che ci vede entrambi affamati ed affaticati. Gianni avvista due piccoli grappoli d'uva in una vigna lasciata a se stessa; e' determinante l'apporto di questi zuccheri, almeno a livello psicologico, per affrontare gli ultimi chilometri: scopriamo a nostre spese che il paese si trova a circa 1500 metri di altezza (la nostra cartina purtroppo non riportava l'altimetria) e l'ultimo tratto (oltre 4 km) e' in forte salita. Ci superano parecchi camion carichi di donne con ampie vesti e viso coperto, sedute sui sacchi di patate raccolte durante una intera giornata di lavoro nei campi. Alcuni camion avevano anche barbabietole e sterpi del deserto (utili come fieno) ed il tutto veniva scaricato sempre dalle stesse donne appena giunte a destinazione. Verso le sei, con le prime ombre della sera gia' calate, giungiamo finalmente in paese: la nostra guida indicava una pensione ricavata nei locali di cio' che era un antico monastero. L'hotel KARBALLA (questo e' il suo nome) e' gestito da una giovane australiana e dal boss Celo (pron. Gielo), ma a causa della presenza di una comunita' religiosa americana (Ankara Protestant Community) l'albergo e' pieno. Non esistono alternative in questo piccolo paese rurale, per cui insistiamo in modo discreto: ci dicono di attendere in refettorio perche' ci troveranno una camera per la notte. E' davvero un posto molto affascinante che riesce a portare l'orologio del tempo molto indietro negli anni; la stanza messa a nostra disposizione poi, e' deliziosamente disposta su due livelli (sotto il bagno, sopra i letti) con le volte ad arco in pietra lavorata, i letti a livello del terreno e tappeti ovunque. Rapida doccia prima di cenare nell'ampio suggestivo refettorio: la mezza pensione per entrambi e' di 3 MTL (50.000 lire). Dopo cena, verso le nove, usciamo per fare quattro passi nel paese, ma facciamo subito sosta nell'ampio giardino della nostra pensione con la comunita' americana che stava facendo festa intorno ad un grande fuoco; socializziamo quel tanto che basta per assaggiare i marshmallow, resi burrosi dalle fiamme, con cioccolata e gallette (chissa' se la Lynne, nostra cara amica inglese, e' a conoscenza di questa specialita'). Entrambi abbiamo idea di assaggiare un qualunque tipico liquore turco, ma l'unica locanda che troviamo e' colma di persone che assistono ad una partita a pallone. Preferiamo non entrare nemmeno vista l'incredibile quantita' di fumo presente (i turchi sono il popolo che fuma in media piu' sigarette al mondo). C'e' un negozio di tappeti ancora aperto con delle cartoline all'esterno: diamo un'occhiata alle cartoline quando il proprietario ci fa entrare. Come era gia' successo a Creta, anche qui appena sentono Italia, taluni rispondono mafia. Parliamo del piu' e del meno e gli chiedo il prezzo di un KILIM di lana fatto a mano: il valore di partenza e' 45 milioni di lire turche (circa 750.000 lire). Gli chiedo il suo bigliettino da visita, ma prima di porgermelo lo annulla con un tratto a penna, in quanto dice che se non facesse cosi' qualcuno potrebbe reclamare un credito in denaro verso di lui (v. sezione curiosita'). Torniamo in albergo dopo aver dato un'occhiata alla parte piu' vecchia del villaggio ove alcune case risalenti all'eta' preistorica (neolitico) sono ancora abitate. Non e' raro trovare qualche segno inconfondibile della civilta' greca in questo posto sperduto della Turchia centrale perche' fino al 1924 turchi e greci vivevano assieme, gomito a gomito in queste zone; un accordo tra i due govern i mise fine ad una serie interminabile di contrasti tra le due etnie effettuando uno scambio di intere popolazioni: gli abitanti greci lasciarono Guzelyurt a favore dei turchi che avevano abbandonato i villaggi di Kozan e Kastorya in Grecia per trasferirsi qui.
Alle 5.40 del mattino veniamo svegliati dal richiamo alla preghiera del muezzin: una litania assolutamente incomprensibile sparsa per tutto il paese da potenti altoparlanti; per cinque/dieci lunghissimi minuti questi lamenti modulati in varia misura, giungono inequivocabilmente alle orecchie di tutto e di tutti. Sveglia alle sette e un quarto e colazione; la guida dell'albergo ci indica un percorso sterrato che ci portera' alla VALLE DI IHLARA, ove il fiume Melendiz erodendo le sponde ha formato un imponente canyon, e ci assicura anche la possibilita' di percorrerla in bicicletta (13 km). Terminata la colazione usciamo di buon ora dall'albergo e fuori c'e' molto movimento ed affollamento per il mercato: rubiamo qualche scatto (bancarelle con la mercanzia, donne a capo coperto, ...) prima di puntare nelle GOLE DI GUZ ELYURT coi primi insediamenti neolitici. Vediamo per la prima volta le case, le architetture autoctone, gli anfratti ricavati nella pietra: il paesaggio e' molto suggestivo ed irreale. Arriviamo all'imbocco della valle dove ci imbattiamo in un gruppo di italiani che ci parlano molto bene dell'est della Turchia, mentre censurano la Cappadocia perche' troppo turistica ... L'imbocco delle gole e' semplicemente spettacolare; paghiamo l'ingresso alla valle e cominciamo ad addentrarci con qualche difficolta' per le bici. Tutta la valle pullula di antri ricavati nella roccia eccezionali nella loro semplicita'. Purtroppo per noi non solo il sentiero non e' affatto pedalabile, ma anche il tempo non e' per nulla clemente, infatti piove con una certa insistenza. Seguiamo la cartina che ci aveva disegnato la guida, ma il sentiero che lui dava per pedalabile e' decisamente impraticabile ! Ci troviamo all'interno di una gola naturale tracciata dal corso del fiume molto ricca di vegetazione con un susseguirsi di chiese rupestri bizantine e dimore scolpite nella roccia, ma non riusciamo a goderci in appieno lo spettacolo e per le problematiche da superare con le biciclette e per il tempo indecente che non ci concede nemmeno di fare almeno qualche foto come si deve ... Per diverse ore procediamo in questa realta' inusuale malgrado le difficolta' ambientali di non poca entita'. Giunti a Belisirma il sentiero migliora notevolmente e diventa pedalabile al 70%. Come se non bastassero le gia' infelici condizioni al contorno, Gianni e' vittima nel giro di qualche ora di ben tre incidenti meccanici: due banalissime forature ad entrambe le ruote e la vite del cambio presa per un pelo prima che si sfilasse definitivamente. Sul fare del tramonto giungiamo in un punto spettacolare che non possiamo decentemente documentare per le condizioni meteo ancora negative. Arriviamo a Yaprakhisar verso le 17.30 col sole gia' tramontato ed il problema del rientro (siamo una ventina di chilometri distanti da Guzelyurt), per cui non visitiamo l'impressionante complesso di monasteri nella roccia accontentandoci di prendere una sola rapida visione dall'esterno. Sono ormai le sei quando ci ritroviamo sulla strada che porta a Guzelyurt percorsa il giorno prima: restano da fare 14 km con circa 300 m di dislivello e con le prime ombre della sera che iniziano a calare. Copriamo gli ultimi 10 km alla luce dei nostri fanalini e dei diversi camion e trattori carichi del raccolto della giornata e di donne lavoranti la terra. Alle 19 in punto siamo a destinazione. Mega-doccia e grande abbuffata (eravamo affamatissimi); al self service facciamo incetta di frutta fresca gia' sbucciata. Dopo cena, restiamo nel grande salone a cazzeggiare e facciamo la conoscenza di una bella olandese con cui scambiamo quattro chiacchiere fino a quando incontriamo la guida che ci aveva indicato il percorso il giorno prima: nonostante i nostri propositi rimurginati con le bici al fianco, non gli facciamo nulla e scherziamo con lui. Un paio di bicchieri di un aromatissimo liquore turco al gradevole gusto di arancio chiudono l'intensa giornata.
Paghiamo appena 7 MTL ( 7 milioni di lire turche) il conto dell'albergo: circa 60.000 lire a testa due giorni di mezza pensione in un posto davvero superlativo ! Passiamo attraverso la parte neolitica del paese per andare verso la VALLE DEI MONASTERI; alla fine del paese la valle si apre a destra mentre a sinistra le rocce si animano di cavita' di ogni genere. Si prosegue su un'antichissima strada realizzata con lastroni in pietra che termina in un largo spiazzo costellato da diverse chiese scavate una accanto all'altra. Trascorro un'oretta ad esplorare ed a scattare foto in attesa di Gianni vittima di un altro guasto meccanico (il cavetto del freno anteriore prossimo alla rottura). Una volta riuniti ripercorriamo la strada fatta sino al paese per poi dirigerci verso Derinkuyu, con l'intento di arrivarci presto per poter poi andare a visitare la famosa citta' sotterranea. A dispetto pero' del nostro programma, la bici di Gianni ci mette nuovamente lo zampino: il gruppo del movimento centrale si stava sfilando dalla sede naturale! Torniamo all'albergo dove rintracciamo la guida di MTB, Seyfi, il quale per farsi perdonare dello scherzo del giorno prima cerca di rimettere a posto la bici. Non ha la chiave apposita, ma riesce ugualmente a serrare la vite ed inoltre ci permette di lavare ed ingrassare cambio e catena. Quando ci mettiamo di nuovo in marcia per Derinkuyu e' ormai mezzogiorno e rinunciamo all'idea di fare sterrati principalmente per il problema della bici di Gianni non definitivamente risolto. Ci aspettano una sessantina di chilometri di strada asfaltata e poco trafficata in un altopiano coltivato in modo estensivo a patate e battuto da un vento implacabile. Trattori, carri e donne si susseguono nei campi; non abbiamo nemmeno coperto la meta' del tragitto che si ripropone il guaio al Vezz: non abbiamo i ferri adatti, dal gruppo inizia ad uscire limatura di ferro ed in poco tempo il movimento centrale e' completamente bloccato! Inutilmente cerchiamo un passaggio dai vari camion e trattori che passano e rinunciamo anche all'idea di dividerci con me in cerca di aiuto (troppe incognite e nessun punto di riferimento) per cui restiamo uniti. Dobbiamo coprire ancora una trentina di chilometri ed adottiamo la tecnica del traino mediante l'unica bici funzionante: io pedalo e lui si tiene appoggiando la mano alla mia spalla; nei tratti in salita i 35 kg di peso delle biciclette sommati ai 20 di bagaglio (fa fede la pesatura eseguita all'aeroporto di Linate mentre il Vezz era in giro col taxi a recuperare in extremis il passaporto) sono troppi per un solo locomotore e in quei casi Gianni e' costretto a spingere. La giornata non e' affatto calda ed e' il terzo giorno che il cielo e' coperto, siamo entrambi in pantaloncini corti poiche' la mattina era iniziata all'insegna di un bel sole che aveva dato tanta fiducia ed ottimismo. Gli ultimi 25 km sono pressocche' in piano per cui copriamo questa distanza dandoci il cambio alla pedalata: quando si e' su una bici si fatica di bestia ma non si soffre il freddo, se si e' sull'altra si battono forte i denti pur essendo il piu' possibile coperti (kway e guanti doppi in pile venivano regolarmente scambiati ad ogni sosta). Un paio di volte ci siamo fermati ai distributori di benzina sperando di trovare i ferri adatti, altre due o tre volte abbiamo chiesto un passaggio, ma l'esito e' stato sempre negativo. Solo dopo le 16.30 vediamo le prime case di Derinkuyu: erano ormai trascorse circa tre ore da quando la bici di Gianni si era definitivamente bloccata. Il paese e' prettamente agricolo ed appena entrati, ci mettiamo subito alla ricerca di un alloggio; gli alberghi sono tre: uno e' chiuso, uno ha le camere che fanno schifo, la scelta e' obbligata sul terzo. Gianni scarica il suo zaino dalla bici e va alla ricerca di un meccanico. La richiesta iniziale dell'albergatore e' di 2.2 MTL, tratto fino ad accordarmi su 1.3 MTL con prima colazione inclusa: abbiamo risolto il primo problema, stasera si dorme al coperto. Mentre io ho il mio daffare a litigare col boss per il riscaldamento spento e per la doccia ghiacciata, arriva Gianni sconsolato: il meccanico non aveva l'attrezzatura giusta ed e' anche riuscito a spanargli il pedale ! In attesa dell'acqua calda usciamo a fare un giro del paese: realizziamo che forse e' meglio mangiare in hotel e mettiamo a punto il programma per l'indomani. Ricca doccia e magra cena: l'hotel Melagobia (nome antico di Derinkuyu) e' da cancellare. Prima delle 10 siamo gia' sotto le coperte per mettere la parola fine a questa giornata nata sotto buoni auspici, ma sviluppatasi non proprio al meglio. Non sono sufficientemente cotto ed allora ne approfitto per buttare giu' i miei a ppunti di viaggio prima di prendere sonno; domani abbiamo in mente un piano ragionevolmente aggressivo.
Pernottiamo in una pittoresca pensione ricavata nel tufo in uno scenario di sogno.La colazione e' povera quanto la cena del giorno prima; lasciamo bagagli e bici in albergo ed andiamo a piedi verso la citta' sotterranea. La visita risulta essere sorprendente e molto piu' interessante di quanto avessimo creduto; attraverso tunnel e stretti camminamenti scendiamo sottoterra per centinaia di metri: stanze, stalle, cucine, chiese, depositi per il grano, refe ttori, buchi di aerazione si susseguono in continuazione. Esiste anche la scuola ! La CITTA' SOTTERRANEA di DERINKUYU, come tutte le altre esistenti nella regione, fu utilizzata dai cristiani del VII secolo per sfuggire alle persecuzioni durante il conflitto iconoclastico con Bisanzio e le invasioni. Oggi alcune zone, piccole o grandi a seconda dei casi, sono ben illuminate e costituiscono una parte essenziale ed affascinante di una gita in Kapadokya. Non si consiglia questa visita a chi soffre di claustrofobia per almeno un paio di motivi che sono emersi durante la nostra permanenza sotto terra: innanzitutto per almeno cinque minuti le luci allineate lungo i camminamenti si sono spente lasciandoci completamente al buio (fortunatamente eravamo vicini ad una grossa condotta d'aria da cui si intravedeva un po' di luce esterna), poi siamo stati testimoni della crisi isterica di una giovane che aveva perso il suo gruppo e non trovava piu ' l'uscita verso l'esterno ... Ogni tanto il camminamento e' intercettato da enormi blocchi a forma di ruota che in caso di pericolo permettono l'interruzione del passaggio ai livelli sottostanti agli invasori. Questa citta' sotterrenea e' collegata tramite un tunnel di ben 9 km ad un'altra citta' piu' piccola (Kymakli); tutto rigorosamente sotto terra naturalmente ! Per inciso, come per i nostri crotti, la temperatura all'interno dei sotterranei e' ideale e costante. E' quasi mezzogiorno quando siamo alla stazione dei bus per Nevsheir, ma per nostra sfortuna non caricano le bici (i bus in effetti sono un pochino sottodimensionati ...); iniziamo a pedalare sperando che il movimento centrale regga. Facciamo di volata i trenta chilometri che ci separano da Nevsheir con l'unica breve sosta alle povere bancarelle di un mercatino di Kymakli (ennesima nenia del muezzin) e qualche interruzione per fotografare la vastita' dell'altopiano anatolico. Nevsehir, considerata la porta della Cappadocia, e' la citta' capoluogo di provincia ricca di antiche testimonianze, ma appena giunti alla meta agognata, mettiamo da parte la cultura e facciamo visita a meccanici di moto, venditori di biciclette, idraulici, ... ma nessuno ha quella benedetta chiave che ci occorre ! Confidiamo nella buona sorte e puntiamo su Goreme. Poco prima di Uchisar (15 km da Nevsheir) avvistiamo un roccione alto piu' di trenta metri tutto buchi: abbiamo subito la percezione che stiamo arrivando in una delle zone piu' affascinanti mai viste. Molliamo le bici con gli zaini e, armati delle nostre macchine fotografiche, saliamo sulla sommita' del roccione per mezzo di una scalinata scavata nella fortezza, che fa un tutt'uno con la roccia, realizzata a dominare il fantastico mondo sottostante; il panorama e' mozzafiato: s i vedono i cammini di fata di Passabag, il fiabesco paese di Goreme mescolato alle torri di pietra ed innumerevoli formazioni rocciose bizzarramente modellate e colorate a perdita d'occhio. Doverose foto ricordo e riprendiamo il cammino per Goreme situata in una valle piena di coni e cammini di fata. Siamo appena dentro il paese, che Gianni si accorge di aver bucato (no comment). E' facile vedere caffe', pensioni, ristoranti scavati nella roccia. Mentre lui ripara la foratura, io vado a verificare gli alberghi proposti dalla guida CLUP tenendo in particolare considerazione quelli in cava; propendiamo per uno molto caratteristico, il MELEK, con le stanze ricavate direttamente nel tufo in una posizione leggermente sopraelevata rispetto al resto del paese. La stanza e' davvero carina (a livello di Guzelyurt) e merita una fotografia. Ceniamo nella nostra pensione a lume di candela (romanticismo a parte, l'hotel era rimasto per quasi un'ora senza illuminazione) e poi andiamo a fare quattro passi in paese. Vediamo qualche tappeto esposto, alcune bancarelle ed entria mo in un salone del te' densamente popolato dai locali intenti a fumare, parlare e giocare a carte, a domino ed ad altri giochi che non conosco; con 1000 lire gustiamo il te' completamente immersi nella realta' turca e nel loro fumo di sigarette.
Al fine di mantenerci scarichi il piu' possibile, lasciamo i bagagli nella pensione e puntiamo subito verso il MUSEO all'aperto di GOREME posto all'interno del Parco Nazionale della citta' di Goreme, per ammirare le chiese nel tufo. E' uno dei siti piu' noti della Turchia centrale caratterizzato da un complesso monastico di chiese e cappelle rupestri tappezzate di affreschi. La maggior parte delle cappelle sono dal X al XII secolo, periodo bizantino e selgiucido, con piano a forma di croce e quattro colonne a sorreggere la cupola centrale. Numerose sono le tombe rupestri ricavate nelle navate centrali di molte chiese. Fantastico spettacolo che e' difficile descrivere. Rimaniamo sorpresi e contrariati nell'apprendere di dover pagare nuovamente per accedere alla KARANLIK KILISE (la chiesa oscura) la cui spesa e' di 1 MTL a testa; l'ambiente scarsamente illuminato da' il nome a questa chiesa che e' l'unica chiesa in cui gli affascinanti colori degli affreschi oro e blu' non sono sbiaditi grazie all'assenza della luce solare; ne facciamo una questione di principio e saltiamo questa visita a favore della TOKALI KILISE (la chiesa della fibbia) appena usciti dai recinti del parco posta poco prima l'entrata. Quando risaliamo sulle bici siamo consapevoli che il giro odierno ci condurra' dritto nel cuore della Cappadocia. Passbag, Cavus'in con la curiosa piccionaia alta 60 metri, Zelve con lo splendido villaggio rupestre dinanzi al quale ci sediamo per una breve sosta e sorseggiare un te': siamo nel mezzo dei cammini di fata e scattiamo foto a profusione per documentare quanto si vede. Ben consci della precarieta' della bici di Gianni, solo a tratti abbandoniamo la strada per intraprendere sterrati che portano proprio accanto a queste incredibili formazioni, veramente uniche nel loro genere. Verso le tre del pomeriggio giungiamo ad Avanos celeberrima per il suo artigianato; la ceramica e' il prodotto artigianale piu' popolare con, naturalmente, gli immancabili tappeti. Ogni anno in agosto la citta' celebra il Festiv al dell'Arte e del Turismo, creando un'atmosfera molto amichevole. Ci mettiamo subito alla ricerca dei due alloggiamenti proposti dalla nostra guida (Sofa e Duru motel). Il Sofa e' subito dopo il ponte sopra il fiume Kizilirmak costituito da un intricato insieme di camere disordinatamente poste una sull'altra e caratterizzato da innumerevoli scale in legno ed in muratura, camminamenti interni, terrazz e ... insomma, un alloggio fuori dall'usuale ad un prezzo di 1.8 MTL compreso il breakfast. L'altro, il Duru, sovrasta Avanos; per giungervi si deve salire alla citta' vecchia posta su un cocuzzolo che domina l'intera vallata. Il panorama da lla terrazza e' davvero mozzafiato, il prezzo e' di 1.75 MTL con la colazione e le camere sono ordinarie. Optiamo per il primo, piu' pittoresco e comodo da raggiungere a piedi dopo cena. Trovata la sistemazione per la notte, resta solo da andare nuovamente a Goreme per prendere i bagagli e tornare indietro. Siamo a Goreme prima delle sei del pomeriggio dopo aver percorso una strada ricca di formazioni vulcaniche piu' volte riprese dalle nostre foto; Gianni riesce a bucare lungo la strada anche oggi (e siamo a quattro forature in totale). Perdiamo qualche minuto a visitare un vecchio caravanserraglio di quattordici stanze trasformato in un negozio di tappeti, di nome Roma Kilisc, completamente coperto di tappeti sulle pareti interne ed esterne. Prima di tornare verso Avanos ci sediamo nella piazza per un meritato riposo all'ombra di un grosso pinnacolo e gustiamo una PIDE ed una birra fresca. Ritirati i bagagli, non ripartiamo subito poiche' il Vezz si accorge di avere per l'ennesima volta la ruota a terra; sotto lo sguardo divertito del tipo della pensione, Gianni sistema la foratura usando una delle mie toppe (aveva orma i terminato le sue ...). Montiamo le luci anteriori e posteriori delle bici, indossiamo qualcosa di pesante e ci avviamo verso Avanos che ormai sono le sette di sera. Nessun problema a coprire i circa 10 km con la compagnia della luna. Rapida doccia e giretto del paese. Scopriamo la Kirkit pension ricavata in un caravanserraglio (appartenente alla stessa catena di quella che ci aveva ospitato a Guzelyurt, gia' segnalataci da Seyfi la guida di mtb): bell'ambiente, stanze carine, ottima accoglienza, prezzo 1.4 MTL, ma ormai l'alloggio era gia' stato preso. La pizza di Goreme non ci impedisce di pensare nuovamente al cibo ed optiamo per un ristorantino (Tafana restaurant) caratterizzato da un ragazzo che serviva ai tavoli un po' atipico come cameriere (se non altro per le mani veramente zozze con le quali abbiamo tanto sperato non abbia toccato il nostro cibo). Quando terminiamo di mangiare sono ormai le 11 passate, ma ci inoltriamo ugualmente nella parte vecchia del paese disposta sulla collina, mentre caroselli chiassosi di auto festeggiano la vittoria in coppa UEFA del Galatasaray di Istambul sul Paris St.Germain 4 a 2. Ho idea di acquistare un tappeto, per cui entriamo in un grosso negozio ed il proprietario inizia a mostrarmi una quantita' di CICIM (pr. gigim) e KILIM della Cappadocia, dei curdi e dei nomadi (vivendo i nomadi in poveri accampamenti di tende ed essendo dediti alla pastorizia, i loro tappeti sono acquistati a poco prezzo dai mercanti ed hanno quindi un costo piu' conveniente degli altri). Restiamo oltre un'ora a vedere tappeti, ascoltare spiegazioni e gustare un paio di te' alla mela offerti dal tipo che voleva dai 150 ai 250 US$ per i quattro tipi di tappeti che mi piacevano di piu'; era sceso a 130-220 US$, ma non ero affatto convinto. Torniamo alla pensione, ma e' chiusa dall'interno: per una ventina di minuti suoniamo, bussiamo, arriviamo perfino a telefonare dal negozio di un riparatore TV ancora aperto malgrado l'ora indecente, ma non succede nulla. Col tecnico TV con noi presente a sostegno per ogni evenienza, proviamo a trovare il modo di penetrare all'interno del recinto, finche' il ragazzo di guardia si sveglia e ci viene ad aprire: finalmente alle due di notte inoltrate andiamo a nanna dopo aver rischiato di restare fuori all'addiaccio.
Verso le sette ci alziamo, facciamo colazione ed andiamo a far visita al mercato (Gianni acquista una nuova camera d'aria turca per la sua bicicletta, visto l'andazzo di questi giorni). Verso le dieci siamo sulla strada che porta al caravanserraglio selgiudico di Sanhan posto a 7 km da Avanos ed attraversiamo una piana immensa. Lo si vede a distanza, di forma quadrata, imponente, completamente ristrutturato rispettando l' architettura ed i materiali dell'epoca (anno 1200 avanti Vezz) e riportato in ottime condizioni. Enorme portale di ingresso, locali per le mercanzie, grande salone per riposare e camminamenti esterni lungo la cinta perimetrale per la difesa dagli attacchi dei predatori. Per andare ad Urgup, facciamo a ritroso la strada appena percorsa e poi pieghiamo verso est per imboccare la variante che ci permettera' di passare in una zona molto particolare. Lungo il bordo della strada notiamo due cespugli coperti dagli ex-voto: mentre facciamo una breve sosta, si ferma un'auto da cui scendono due belle ragazze (accompagnate dai rispettivi) che appendono i loro simboli; chiedo ad una di loro l'assenso per una foto, lei guarda il compagno un po' piu' distan te per chiedere il permesso, ma i loro sguardi non si incrociano, si volge verso di me, mi sorride e la ritraggo con furtiva complicita'. Ci troviamo in una zona carattezizzata da innumerevoli pinnacoli e rocce scolpite dall'azione del vento. In prossimita' della Roccia del Cammello acquisto due bamboline da una variopinta bancarella a cui faccio alcune foto con gli anziani venditori. Anche gli scenari odierni sono davvero eccezionali. Giunti ad Urgup valutiamo un paio di alberghi per poi scegliere la pensione Hanedan con un'ampia terrazza in pietra: prezzo 1.0 MTL per una camera con vista panoramica sul sottostante paese. Data la bella giornata che e' uscita ci cambiamo indossando qualcosa di piu' leggero, lasciamo i bagagli in camera ed andiamo a fare un giro dei dintorni. Dopo qualche chilometro, il movimento centrale di Gianni inizia a dare nuovame nte qualche segno di cedimento: mentre lui torna verso il nostro alloggio, io vado a rendermi conto di persona delle spettacolari formazioni a fungo lungo la strada che da Urgup va a Nevsheir, tante volte ammirate in cartolina (ne vale la pena veramente). Ceniamo al ristorante Cappadocia seguendo le indicazioni della guida CLUP che parla bene dei piatti serviti; la trattoria e' alle spalle della Otogar, i prezzi non sono esattamente economici (950 KTL) e questa volta non siamo d'accordo con la nostra guida, fino a quel momento ineccepibile. Prima di cenare avevamo notato un ristorante in centro, il Sofa, molto accattivante: larga scalinata in pietra che sale ad una vasta veranda su cui si aprono i locali interni, ma avevamo voluto seguire la guida e non il nostra istinto ... Ci ripassiamo davanti poiche' pensiamo gia' alla cena dell'indomani e facciamo la conoscenza col figlio del proprietario, Ceyhan, il quale parla l'italiano e lavora in una grossa fabbrica di tappeti ricavata in un ex-caravanserraglio di Mustafapa Domani lo andremo a trovare nella cooperativa e ci raccontera' tutto sui tappeti. Chiudiamo la serata prendendo informazioni sui costi di noleggio di motorini, alternativa alle bici, dato la disastrosa condizione del mezzo meccanico di Gianni.
Visitiamo il Villaggio dei Puffi, molto interessante la visita alla fabbrica di tappeti, degno di nota il bagno turco ad Urgup.Sveglia alle sette e colazione nell'albergo di categoria superiore della stessa catena, 100 m piu' avanti; il nostro e' effettivamente un po' da ristrutturare, ma ha una bellissima terrazza sul paese sottostante, Urgup, che e' un vivace centro turistico alle falde di antiche abitazioni rupestri e puo' essere considerato una base eccellente per chi desidera visitare la Cappadocia. Essendo sabato non possiamo rivolgerci a banche o uffici di cambio per cui ci rivolgiamo ad un orefice che ci applica un cambio piu' conveniente di quello adottato dalle banche. Muniti di contante ci presentiamo all'agenzia gia' contattata la sera precedente e ci danno due scassatissime (ma funzionanti) Honda Kinetic di cilindrata 100 cc (a detta loro). Il nostro programma prevede la visita alla VALLE di SOGANLI dalle 1000 chiese distante poco meno di una cinquantina di chilometri, nonche' la demo sui tappeti turchi di Ceyhan. All'andata facciamo un piccolo side trip di qualche chilometro nella Valle di Pancarlik per visitare l'omonima chiesa del XII secolo con splendidi affreschi percorrendo uno sterrato molto bello. Chi ha inventato i famosi Puffi, deve aver avuto l'ispirazione dal paesaggio incantevole della valle di Soganli: e' un susseguirsi di chiese ed abitazioni che ricalcano alla perfezione il villaggio di questi buffi ometti blu'; e' una valle davvero pittoresca con innumerevoli cappelle, chiese, sale, case e tombe, con affreschi dall'VIII al XIII secolo che tracciano lo sviluppo della pittura bizantina. Le pareti rocciose sono state scavate nel tempo e rese abitabili, tanto da somi gliare a rudimentali condomini di pietra. Visitiamo e scattiamo un po' di foto alle costruzioni, poi prendiamo nuovamente gli scooterini e saliamo un tratto in forte pendenza (che mi ricorda tanto le cave di marmo di Carrara) per dominare il paese e l'imbocco della valle. Sono le due del pomeriggio ed alle tre abbiamo l'appuntamento con Ceyhan al caravanserraglio della cooperativa dei tappeti di Mustafapasa ad una quarantina di chilometri di distanza. Sulla strada del ritorno, dopo una decina di minuti, Gianni (manco a dirlo ancora lui) e' in panne: ogni giorno ne ha una, oggi e' rimasto senza benzina. Si ripropone anche per il vespino la tecnica del traino sperimentata sulla strada per Derinkuyu. Non c'e' ombra di un distributore di benzina lungo tutto il tragitto, per cui solo verso le quattro e dopo una trentina di chilometri al traino giungiamo a Mustafapasa. Ceyhan e' ancora li' e ci permette ugualmente di fare la visita al luogo di produzione e vendita di tappeti turchi di grande interesse. Oltre alle fasi di lavorazione del tappeto, il nostro amico passando di salone in salone ci mostra stupendi tappeti, soffermandosi sui significati dei motivi, sull'uso dei colori ... (v. descrizione nella sezione "Usi e Costumi"). Grazie sempre a Ceyhan riusciamo ad avere un tubetto con cui aspirare benzina dal mio vespino a vantaggio di quello di Gianni. Copriamo i rimanenti 5 km che ci separano da Urgup dando pure un passaggio all'amico turco. Verso le 6 siamo ad Urgup e su consiglio del solito Ceyhan andiamo a toglierci di dosso polvere e sudore al bagno turco (v. descrizione nella sezione "Usi e Costumi"). Sono ormai le nove di sera quando ci presentiamo, perfettamente rigenerati al ristorante Sofa. Assaggiamo una serie di antipasti, prevalentemente di verdure e seguendo l'indicazione di Ceyhan pasteggiamo a base di Racky (un liquore caldamente consigliato che poi si rivela simile all'Ouzo greco o al nostro anisette). Al nostro tavolo oltre a Ceyhan si aggiunge anche un giapponese di nome Hiroaky, ingegnere meccanico che si era licenziato dalla Toshiba e da tre mesi e' in giro per il mondo fino a quando non finira' i soldi. Brindiamo tutti insieme (salute, kampai, serefe nelle rispettive lingue d'origine). Sono ormai le 10.30 quando Ceyhan ci porta nel negozio di tappeti dell'amico di suo padre per farmi vedere un tappeto eventualmente da acquistare, dal momento che quello che mi piaceva nella fabbrica di Mustafapasa costava piu' di un milioncino di lire. Oman, questo era il nome del mercante, ci offre del te', ci mostra i tappeti, parla del piu' e del meno, voleva assumere il giapponese per imparare i rudimenti della sua lingua e vendere i tappeti ai giapponesi. Per la trattativa, lunghissima, ho applicato tutte le teorie, le filosofie di cui sono a conoscenza ed avevo appreso durante il soggiorno in questo paese; dopo qualche te' e qualche ora di richieste, negoziazioni, discorsi, offerte, erav amo tutti spossati. E' l'una e trenta quando alla fine acquisto il tappeto che mi interessava maggiormente; prezzo 150 US$, il prezzo di partenza era 45 MTL, circa 430 US$.
Sveglia alle 07.45 e colazione. Per fortuna il tratto che conduce alla stazione dei pullman e' in discesa per cui anche Gianni puo' usare la bici per arrivarvi. Alle 10.00 partenza da Urgup del pullman per Nevsheir, da dove alle 11.30 partira' quello per Ankara. La prima parte del tragitto e' tranquilla, mentre l'imbarco delle bici sul secondo bus no: volevano farci pagare il passaggio, cosa invece gia' inclusa al momento del pagamento ad Urgup. Discussioni accese e telefonata all'agenzia di Urgup: le bici vengono fatte salire senza spesa ulteriore. Giungiamo alla otogar di Ankara in forte ritardo, per cui invece di utilizzare il bus terminal come preventivato, carichiamo tutto quanto alla belle-e-meglio su un taxi capace e corriamo all'aeroporto. Ritiriamo il resto del bagaglio las ciato nell'autopark ed espletiamo le operazioni di fasciatura bici e composizione dei bagagli che non serviranno ad Istambul in meno tempo del previsto (l'esperienza passata torna sempre utile). Ci fanno qualche storia per il peso in eccesso, infatti le bici sono ben oltre 30 kg ed il bagaglio e' ora salito a 30 kg dai 20 alla partenza (tappeto e souvenir vari); discutiamo un po' ed iniziamo ad alleggerire il bagaglio da stivare a danno di quello da portare a mano; decidono di non farci pagare alcun extra ed imbarcare tutto, a condizione che conduciamo le biciclette fin sotto l'aereo in partenza, subito da noi accettata. Alle 19.15 parte il volo per Istambul ove vi giungiamo dopo neanche un'ora. Non ci e' consentito di effettuare gia' la spedizione di cio' che non serve fino a Milano, per cui lasciamo le due bici e due borse al left luggage li' vicino; la custodia di ciascuna bici e' decisamente cara: 500 KTL al giorno, che porta a 1.2 MTL la spesa totale giornaliera per tutti gli effetti (stessa cifra di un pernottamento e prima colazione per due persone !). Non avevamo altre alternative perche' la bici di Gianni era inutilizzabile ed inoltre era un po' troppo tardi per provare a pedalare... In taxi giungiamo Sultanamhet, il centro monumentale della citta'. Passiamo in rapidissima rassegna qualche pensione giusto per accordarci su 18 US$ a notte (no colazione) per una a due passi da S.Sofia. Ceniamo in un ristorantino molto semplice con le portate a vista di nome Vitamin poco distante dalla pensione; piccola passeggiata per aiutare la digestione fino alla impressionante (per le dimensioni) Moschea Blu' e poi a nanna; dalla nostra camera si gode la vista della monumentale cupola di Santa Sofia. Siamo ad Istambul capitale di tre imperi successivi (romano, bizantino ed ottomano) crocevia della storia e del commercio, siamo a cavallo di due continenti separati dal solo stretto del Bosforo, la storia, la cultura, i colori di questa fa ntastica citta saranno domani tutti nostri.
Colazione in una pasticceria con annesso un piccolo salone del te' (paste ottime appena sfornate). Rapido cambio di una cinquantina di dollari ai cambiavalute (ce n'e' a bizzeffe) e visita di Topkapi: la cittadella in cui viveva il sultano. Il PALAZZO di TOPKAPI, labirinto di costruzioni e centro del potere ottomano tra il XV ed il XIX secolo, sorge su un promontorio ove confluiscono il Bosforo, il Corno d'Oro e il Mar di Marmara.Il primo cortile o cortile esterno racch iude un magnifico giardino boscoso. Sulla destra del secondo cortile, ombreggiate da alberi di cipressi e platani, le cucine del palazzo custodiscono oggi le collezioni imperiali di cristalli, argenti e porcellane cinesi. Sulla sinistra sorge l'HAREM (chiuso dalle 12 alle 13), quartiere separato delle mogli, delle concubine e dei figli del sultano, la cui sola vista ricorda ai visitatori gli intrighi di corte. Il sultano vi arrivava a cavallo anche li'. Gli ambienti sono molto sfarzosi anche se la guida dice che troppe cose ormai non sono piu' li' al loro posto. Il terzo cortile contiene la Sala delle Udienze, la Biblioteca con gli scritti antichi del Corano, una esposizione dei costumi imperiali dei Sultani e delle loro famiglie, gli inestimabili gioielli del Tesoro ed una incredibile collezione d i miniature di manoscritti medievali. Molto suggestivi i giardini disposti a terrazza con vista sullo stretto trafficatissimo di imbarcazioni di ogni tipo. Visita alla MOSCHEA BLU' cosi chiamata per gli splendidi riflessi delle 20000 piastrelle in ceramica di Iznik blu' e bianche ai raggi del sole che penetrano attraverso le 260 finestre dell'imponente edificio; e' l'unica moschea con quella della Mecca ad essere dotata di sei altissimi minareti (piu' di sei non e' ammesso per le leggi coraniche); questo enorme edificio replica al suo interno tutte le moschee viste finora: tappeti in terra, pareti spoglie (no statue, no altare, no ornamenti), ambiente unico grande senza navate. E' stata costruita dopo la conquista di Bisanzio per fronteggiare l'imponente Santa Sofia con la sua gigantesca cupola simbolo della cristianita', ed e' subito divenuta il simbolo del popolo musulmano. Sosta a sorseggiare un te' all'aperto (bella giornata di sole) e poi andiamo fino alla stazione ferroviaria per vedere dove arrivava il leggendario Orient Express. Visita al MERCATO EGIZIO molto affollato, molto colorato, molto profumato, molto bello. All'interno spezie e tessuti di tutti i tipi ed in grandi quantita' (cannella, cumino, zafferano, menta, timo, ...) all'esterno frutta, carni, alimentari, oltre ai tanti ambulanti che vendono di tutto. Nel tornare verso la pensione passiamo attraverso il GRAN BAZAR, mercato coperto della citta' vecchia, labirinto di stradine e passaggi con piu' di 4000 negozi: estremamente suggestivo. Ci facciamo un riposino di un'oretta e poi verso le otto usciamo nuovamente per andare a mangiare nel ristorante anatolico di nome CENNET (Divanyolu Cad No 90 - Cemberlitas) notato durante la passeggiata pomeridiana che prometteva bene e mantiene le aspettative. In questo locale non vengono serviti alcoolici, bensi' acqua, CAY e AYRAN. Ad allietare l'ambiente (gia' di per se stesso suggestivo) c'e' un gruppo di suonatori e cantanti che intonano le loro musiche popolari; al centro del salone due donne vestite nei loro tipici costumi sedute a terra a preparare le frittelle; intorno a loro sono disposti i tavolini bassi dei commensali seduti a terra sui tappeti dei nomadi degli altipiani anatolici o su soffici cuscini. Dopo cena decidiamo di fare un salto in Asia percorrendo la zona del Gran Bazar - Mercato Egizio gia' superata il pomeriggio, ma di sera lo scenario e' decisamente diverso e poco rassicurante; avendo solo attraversato il GOLDEN HORN grazie al ponte Galata, in realta' siamo sempre in Europa anche se in un altro quartiere (quello genovese): per andare in Asia si deve oltrepassare il Bosforo, ma il ponte relativo e' assai piu' distante. Al rientro, per non ripassare nella zona non particolarmente sicura attorno al Gran Bazar, utilizziamo la metropolitana scoperta.
Visita mattutina alla BASILICA di SANTA SOFIA, oggi Museo Ayasofya, che e' indubbiamente uno dei piu' splendidi monumenti di tutti i tempi. Fondata da Costantino il Grande e ricostruita da Giustiniano nel VI secolo, e' stata testim one della grandezza dell'impero bizantino e ha subito un'impressionante saccheggio durante la conquista ottomana. La sua immensa cupola si eleva a 55 metri dal suolo con un diametro di 31 metri conservando un fascino tutto suo.Trasformata in museo, sp iccano i quattro grandi scudi appesi ed i mosaici bizantini dipinti sulle pareti (i piu' in pessimo stato di conservazione). Giro del palmo della mano nella colonna che trasuda la quale, secondo la tradizione, porta fortuna se si riesce a compiere l'inte ro giro senza staccare il pollice dall'incavo che ormai si e' formato nella pietra di marmo. Da li' passiamo alla Cisterna Sotterranea bizantina del VI secolo davvero suggestiva, in particolare la colonna che lacrima e la medusa; curioso il bar ricavato nella cisterna coperto dal telone, per ripararlo dalle gocce che trasudano d al soffitto. La sua volta di mattonelle e' sostenuta da 336 colonne corinzie. Dopo aver finalmente realizzato che l'antico Ippodromo utilizzato per le corse dei carri segnato sulla cartina di fronte alla Moschea Blu' non esiste piu' (sono solo visibili alcuni monumenti che lo decoravano tra cui l'Obelisc o di Teodosio e la Colonna di Costantino), entriamo nella mostra dei tappeti nel museo dell'arte islamica ed anatolica molto interessante: in una sezione tappeti del XVI secolo appesi alle pareti con le descrizioni, oltre a miniature ed oggetti vari (Corano, teche per contenere il Corano, porcellane, ...); in un'altra sezione sono esposti i KILIM (in numero minore) ed inoltre si possono ammirare le diverse ambientazioni delle tende dei nomadi, coi telai per la lavorazione, i relativi attrezzi (pettini, cesoie), le tecniche per la colorazione della lana e via di seguito. Nel pomeriggio GRAN BAZAR con la sua infinita successione di negozi, negozietti uno affianco o sopra l'altro e con una marea di turisti che passeggiano ed acquistano. Prezzi, almeno quello di partenza, per nulla convenienti che pero' possono variare considerevolmente. Interessanti i bauletti portagioielli in osso di cammello finemente disegnati e colorati con scene ottomane (alcuni anche all'interno); il prezzo pero' e' alto: per un baulettino di 10x5 cm chiedevano 3 MTL (circa 50.000 lire). A dispetto di tutto questo casino e del calcolo delle probabilita' Gianni ed io ci ritroviamo in questo bailamme dopo che ci eravamo persi di vista in mattinata durante la visita della mostra. Proseguiamo il giro in coppia e tornando verso la pensione ci fermiamo a fare uno spuntino nel ristorante anatolico: anche oggi non riusciamo ad assaggiare il MANTI, per cui prendiamo nuovamente il GOZLEME. Tornati in albergo confermiamo la prenotazione per il tour serale ed andiamo in camera a scrivere le cartoline (dobbiamo ancora iniziare ed io ne ho una trentina). Tempo neanche un'oretta ed arriva il pullmino del tour operator a prenderci con una bella fanciulla come guida di nome Bourcio a prelevarci: e' previsto un tour guidato della citta' e cena con belly dancing. A bordo ci sono altri sette tedeschi piu' avanti di noi negli anni. Durante il tragitto dall'hotel al ristorante la ragazza ci illustra i posti che tocchiamo, rapida sosta per imbarcare altre tre persone tra cui due giovani avve nenti portoricane. Con nostra sorpresa la meta e' proprio la mitica TORRE GALATA edificata dai genovesi nel 1348 in quella che era una della tante colonie nel mediterraneo. Saliamo al ristorante posto al nono ed ultimo piano (62 metri di altezza) che dispo ne anche di una terrazza lungo tutto il perimetro che permette di avere un panorama a 360^ di Istambul (parte asiatica ed europea); al piano inferiore c'e' un altro ristorante anch'esso di lusso. La sala e' circolare con la banda posta ad occupare l'area esterna di fronte alla piccola pedana centrale da cui partono i tavoli a raggiera fino ai finestroni periferici. Il nostro tavolo terminava verso la finestra prospiciente il C ORNO d'ORO: avendo letto qualcosa riguardante il bel colore dorato che si riflette sull'acqua al tramonto e rapiti dalla poesia di questo estuario a forma di corno che divide in due la parte europea della citta', Gianni ed io ci siamo preoccupati d i prendere i due posti affianco la vista panoramica sull'esterno, scordando pero' che ormai il sole era tramontato da un pezzo e che il vero spettacolo si sarebbe svolto all'interno. Per fortuna, affianco a noi si dispongono la bionda guida e le due costaricane Jessica e Mary Jane. La serata promette subito bene perche' il primo spettacolo e' proprio di danza del ventre eseguita stupendamente da una creatura dai capelli lunghi e neri con le movenze da favola. Effettivamente avevamo commesso un errore stando in f ondo, ma eravamo in ottima compagnia e riuscivamo ugualmente a vedere il vorticoso roteare dell'ombelico e dei fianchi della danzatrice bellissima nei suoi costumi tradizionali. Al termine di questo numero la ragazza passera' tra i tavoli a fare le fo to coi commensali (io non ho perso la mia). I vari intrattenimenti (numeri di folklore locale, cantanti, ballerini) ed il cibo di buona qualita' rendono la serata assai piacevole; tra i numeri fatti con le persone del pubblico, Jessica (seduta accanto a me) viene chiamata per il b alletto di sole donne e poi succcessivamente vengo chiamato pure io per costituire un'inedita coppia latino-americana. A mezzanotte lasciamo la Torre Galata per il rientro in pensione ove, prima di cadere vittima del sonno, scrivo ancora qualche cartolina.
Taxi preso al volo dalla strada per risparmiare la chiamata e definizione preventiva del prezzo senza l'uso del tassametro, sempre allo scopo di ridurre i costi. Recupero delle bici un po' difficoltoso poiche' erano state lasciate presso lo scalo nazionale, mentre noi eravamo a quello internazionale e check-in senza alcun problema relativo al peso. Terminiamo la scrittura delle cartoline in aeroporto, ma sono costretto a spedirne diverse senza il simbolino della bicicletta poiche' ormai non c'era davvero piu' tempo. La partenza pero' avviene con una mezz'oretta di ritardo con un arrivo previsto dopo due ore e trenta di volo. A Linate troviamo la Patrizia che ci e' venuta nuovamente a prelevare e ad acccompagnare a casa.
E' andato tutto bene, ciao a tutti, Pierangelo.