"LADAKH: avventure sulla strada tra Manali e Leh"

Questa volta dobbiamo ringraziare la perseveranza e la volonta` di Pierangelo che ci ha spinti e motivati nell'affrontare questa avventura.
Erano circa due anni che ci provava ed anche se non abbiamo fatto proprio quello che si era programmato all'inizio, siamo stati sul passo carrozzabile piu' alto del mondo (forse) ed abbiamo scorazzato per dieci giorni tra le montagne piu` alte del nostro globo.

Gruppo Duna Rossa Ladakh
(foto fatta da Schin con la macchina fotografica di Giulio )

IL PERCORSO

La strada seguita e' quella che congiunge Manali a Leh. Pochi sono i bivi dove si puo' sbagliare. Cercate una cartina dettagliata della zona,  chiedete a quelli che passano oppure seguite i camion. Noi, avendo quattro cartine diverse abbiamo sempre calcolato distanze ed altimetrie per il giorno successivo, ma abbiamo anche sempre sbagliato le previsioni. Le distanze sulle cartine, e anche sui segnali presenti nelle strade, erano sempre abbastanza approssimativi. 

 
Tappa
distanza
Orario di partenza e
arrivo

tempo di percorrenza
dislivello
salita / discesa 
altezza
massima
altezza
campo

velocita' media
Prima 36,5 km
9:38 / 15:50 4:10:21
1335 / 30
3240 m/slm 3215 m/slm
8,7 km/h
Seconda 74,6 km
8:40 / 17:00
5:30:13
970 / 1315
3980 m/slm
2870 m/slm
13,5 km/h
Terza  (*) 39,0 km
8:28 / 18:00
  3:16:51  1250 / 920 (*)
3400 m/slm 3290 m/slm
11,9 km/h
Quarta 37,2 km
8:10 / 13:41
3:56:40
1115 / 160
4425 m/slm
4425 m/slm
9,4 km/h
Quinta 49,8 km
8:21 / 15:15
4:36:33
660 / 525
4892 m/slm
4280 m/slm
10,8 km/h
Sesta 49,9 km
8:27 / 14:24
4:11:06
895 / 425
4910 m/slm
4775 m/slm
11,9 km/h
Settima 28,7 km   8:38 / 13:36
2:25:46
340 / 555
5050 m/slm
4555 m/slm
11,8 km/h
Ottava 50,3 km
8:38 / 12:34
2:53:22
360 / 205
4790 m/slm
4770 m/slm
17,4 km/h
Nona 80,4 km
8:47 / 17:08
5:39:45
685 / 1780
5360 m/slm
3550 m/slm
14,2 km/h
Decima 52,1 km
9:11 / 14:34
3:27:49
440 / 340
3650 m/slm
3650 m/slm
15,0 km/h

Nota: il tempo di percorrenza e' quello che e' risultato sul mio conta chilometri mentre i dati di altezza sono quelli del mio altimetro riveduti e corretti la sera con i dati degli altri componenti del gruppo tarati nei punti di passaggio conosciuti. 

In totale abbiamo percorso 498,5 km in circa 39 ore continue di pedalata.. Il dislivello di salita  e' risultato essere di 5095 metri mentre quello di discesa  di 4605 metri.

(*) Durante la terza tappa abbiamo camminato per raggiungere un monastero. Non tutto il dislivello e' stato percorso in bici. Direi che 600 metri e' il dislivello percorso a piedi

L' ALTIMETRIA

Abbiamo pedalato veramente in alta montagna. Un allenamento specifico non esiste ma deve esserci almeno quello di base, fisico preparato e mente allenata ad affrontare situazioni impreviste e improvvise. Questo e` stato la base che ognuno di noi ha dovuto e voluto preparare.
Qui di seguito un grafico che riassume l'altimetria del percorso.

Altimetria Ladakh  
(Elaborazione dati Ambrogio)

I PROTAGONISTI

(In rigoroso ordine alfabetico)

Foto Cinzia Cinzia : dolce  ragazza meranese che, adottata dalla confederazione elvetica, lavora a Friburgo. Debbo dire che mi ha molto stupito per la costanza e per la forza con cui ha affrontato il percorso. Titubante durante i primi chilometri ha percepito ed acquisito la propria forza durante tutto il resto del viaggio. Unico momento di defaiances durante una stupida caduta che le ha lasciato un  grosso ematoma sulla sua bella coscia. Molti dei locali hanno ammirato i suoi occhi azzurri, ed i capelli biondi. In india, e nel Ladakh soprattutto, e` molto raro trovare simili caratteristiche nel popolo locale.

Foto Dona Donata : Atletica ed avvenente ragazza monzese. E' avvezza alla fatica fisica (da giovinetta ha giocato a pallacanestro) non ha mai avuto problemi o momenti di sconforto. E' sempre stata notata (e seguita con gli sguardi dai locali) per la sua altezza e le sue caratteristiche fisiche. Debbo dire che ha sofferto molto durante la salita al "Khardong La" quando la tempesta di neve sembrava scatenata e il passo ancora molto lontano. 

Foto Fausto Fausto : non ha avuto mai un problema, e stoicamente ha tirato sia il gruppo che le ragazze. Atletico e mai stanco ha dato prova di una eccezionale potenza fisica. Modenese puro sangue ha fatto tutto quello che poteva per spronare le ragazze nei momenti di difficolta`.

Foto Giulio Giulio : non so' se abbia avuto precedenti esperienze di giri settimanali in bicicletta ma ha comunque dimostrato di essere preparato. Unico appunto che debbo fare al sua irruenza in discesa. Il problema che ha avuto poteva essere serio se solo fosse stato un poco piu` grave di quello che e` stato. Dal terzo giorno in poi ha fatto tutto il percorso senza il freno dietro. Tutto questo a causa di una buca presa maldestramente durante la prima seria discesa. Risultato due raggi rotti, cerchione storto e un bello spavento (penso che ancora oggi si ricordi ).

Foto Karl Karl : e'  colui che ha organizzato il viaggio per noi. Ha voluto noleggiare una moto all' inizio del viaggio, ci ha seguito amorevolmente  ed ha curato il procedere in ogni aspetto. Vulcanico organizzatore e intrattenitore del gruppo ha organizzato la piu` alta partita di baseball del mondo, o almeno  cosi` speriamo (4705m/slm).  

Foto Marco Marco : esperto pedalatore, niente ha perturbato il suo lento (neanche tanto) ma inesorabile  procedere. Ha dalle sue origini, l'accento modenese inconfondibile (come anche per Giulio),  l'interesse inprescindibile per le ragazze di ogni sorta, l'amore per il  mangiare, ed e' lunico che ha comprato i bidi (le sigarette locali).  

Foto Pie Pierangelo : trascinatore del gruppo. Per la sua perseveranza e ostinazione siamo stati inghiottiti da una bellissima avventura. Purtroppo per lui, il suo dentista non ha fatto un buon lavoro ed ha dovuto sopportare un fastidioso ascesso che lo ha tormentato negli ultimi giorni. Nonostante tutto questo e` stato attivo. Unico punto debole l'aver perso nella gara di Baseball che abbiamo fatto a 4700 m/slm dopo la tempesta di neve.

Foto Umbe Umberto : debbo dire che ha unito l'utile al dilettevole. E` venuto con noi per fare le foto ed ha anche pedalato (forse piu' di noi) per immortalare i modelli prescelti. Incurante del freddo ha sempre tenuto al suo fianco la macchina fotografica. Debbo ancora vedere e giudicare il suo lavoro. Ho paura che teneva al collo la sua macchina fotografica anche quando era nel sacco a pelo la notte. Unico punto negativo il bere birra ad alta quota.

Foto Vezz Vezz : e` stato il "dadu" del gruppo (che significa nonno). Non  ha mai (e ribadisco mai) sbuffato per la fatica, non si e' mai lamentato  perche` il percorso era piu` del previsto. Costante e tenace ha fatto e pedalato tutto il tempo. Unico appunto che gli faccio e` l'eccessiva cura con cui la sera controllava, lavava, lisciava la sua bici. Quasi fosse una bella donna  che aveva bisogno delle coccole. Ha anche avuto un altro amore in questo giro; la salsa verde piccantissima che metteva anche nel latte.   

Foto Ambro Ambrogio : e' colui che sta' tentando di raccontare le avventure del gruppo. Cercando di mettere in pratica il motto "l' importante e` partecipare" e` stato con gli ultimi, quando c'erano le donne da stimolare o da consolare, e con i primi, quando c'erano le donne da seguire (!!). Ha il pregio di aver coniato un motto molto in voga durante il giro che fa' piu` o meno cosi` "Pensa positivo ... ma la realta`, purtroppo, e' diversa". Questo motto ben si adatta ai vari programmi che facevamo la sera per percorso del giorno dopo che venivano prontamente smentiti dal percorso reale

NOTE

CRONACA DI VITA VISSUTA

Venerdi' 16 maggio 2003 - Cena, programmi e sponsor

Viene organizzato dal vulcanico Pierangelo un ritrovo che vada bene a tutti (e che tutti scontenta!) . Il nostro gruppo e` composto da tre ragazzi che arrivano da Modena (Marco, Giulio e Fausto); una ragazza che arrivando da Friburgo (CH) sta' andando a Merano (ma quanti  chilometri sono?); un'altra ragazza che lavora a Grenoble ma nel weekend ritorna in quel di Milano; tre ragazzi che vivono a Monza; Karl che vive a Rapallo ed un povero provinciale che sta` nella brianza dell'est. Vedete bene che e` impossibile  trovare un luogo che vada bene a tutti e per questo e` stato scelto un ristorante caratteristico della zona sud di Milano!. Tutti in qualche maniera raggiungono  il luogo di ritrovo. Pierangelo, Karl ed io raggiungiamo il posto quando anche Giulio e Marco sono appena arrivati. Loro portano una cassa di vino dataci dagli sponsor. E' improbabile che si riesca a portarla ed a berla nel Ladakh per cui e` stato deciso di svuotarla nel ristorante (chiaramente il ristoratore e` daccordo). Poco alla volta i nove decimi del gruppo (manca  purtroppo Fausto che improrogabili impegni di lavoro trattengono a Modena) si conoscono e socializzano. L'arrivo di Cinzia polarizza tutti gli occhi  del gruppo dei maschietti. Si discute e si da fondo ai piatti ed alle bottiglie. Tutti sono attenti all'allenamento e nella ricerca degli aspetti sconosciuti  dell' avventura che ci aspetta. Si parla del peso dei bagagli per il viaggio aereo che deve stare nei trenta chilogrammi. Si discute di quale e come dividerci gli attrezzi che ci dobbiamo portare. Io con Karl e Pierangelo abbandoniamo la tavolata perche` alle 11:00 loro devono essere alla  stazione di Pavia per proseguire per il mare. Pierangelo per incontrare la figlia mentre Karl deve arrivare a Rapallo dove  vive. Salutati tutti ci diamo appuntamento alle nove del 7 giugno a Malpensa.  Quando ritorno al ristorante sono gia` andati via tutti.

Sabato-Domenica 7-8 giugno 2003 - Partenza e arrivo a Naggar

Il viaggio

Arrivato a malpensa per le 8:45, vado con tutto il mio bagaglio verso il punto di ritrovo gruppi. Arrivato, incontro  Marco e Giulio che stanno gia' aspettando. Poco dopo arriva Karl che ci da' i biglietti aerei e un piccolo regalo. Un piccolo cannocchiale che sara' molto utile sulle montagne che andremo a visitare.  Subito  ricevo i complimenti di Karl per il mio piccolo e leggero pacco bici.  Quando ci siamo tutti, scattiamo foto ricordo e cominciamo ad eccitarci per l'imminente avventura. Ci aspettano molte ore di viaggio. Si discute sulla differenza di fuso tra l'Italia e l'India. Io, che avevo verificato giorni prima,  affermo che la differenze e` di 3 ore e 1/2, non tutti sono daccordo. Le procedure di controllo e peso bagagli sono fatti nel miglior stile italiano; un caos indescrivibile. Alla fine rientriamo nel peso consentito. Per questo viaggio abbiamo avuto la possibilita' di portare 30Kg a testa. Compro due bottiglie d'acqua che metto nello zainetto e mangio un panino. L'imbarco e' imminente e l'aeroflot si rileva una bella e buona compagnia. Arrivati senza intoppi a Mosca facciamo un'interminabile coda per il controllo passaporti dei passeggeri in transito. Altra attesa e siamo di nuovo su un aereo verso  Delhi. Tutti sperano che le preziose bici siano state caricate e ci seguano.  Dopo lo sbarco a Delhi la tensione sale nell'attesa dei preziosi bagagli. Tutto procede bene e a nessuno manca niente. Usciamo e troviamo Fausto che ha utilizzato un altro vettore aereo. Ci siamo tutti e DUNA ROSSA e' al completo. L'impatto con l'aeroporto  di Delhi alle tre di notte e` tragico per me che non sono mai stato in India.  Caos, persone in attesa in modo caotico. La ricerca dei carrelli per portare  le ingombranti bici fuori dall'aeroporto mi assorbe la poca energia rimasta dal viaggio. Durante la ricerca del pulman prenotato dall'italia, una persona si affianca e mi aiuta a spingere il carrello dei bagagli. Arrivati al bus questo elemento vuole dei soldi solo per il fatto di avermi aiutato. E` una cosa che non comprendo ed non approvo ma va' contento quando gli passo un dollaro.  Capiremo poi in seguito che di persone e di situazioni cosi' in India ce ne sono infinite. Il turista deve adeguarsi, ed in fretta. Appena usciti dal fresco dell'aria condizionata dell'aeroporto un caldo soffocante ci opprime. Saliti sul pulman e fatta la conoscenza con i nostri custodi, gli autisti, partiamo. Delhi e' immersa nel buio e vediamo poco attraverso i finestrini. Quello che vediamo e' comunque poverta' in ogni angolo. Una cosa mi ha colpito di tutto quello che ho visto. Le persone che dormivano sullo spartitraffico delle strade, incuranti del rumore delle macchine, camion, bus, biciclette. Queste stavano tranquille e dormivano; almeno in apparenza. Dopo che i nostri autisti, ben due, l'autista e l'aiuto autista, chiedono la via per Panipat, sulla strada che porta a Manali, cerchiamo di addormentarci piu` o meno tutti. Il viaggio scorre quasi piacevole ed il traffico non è  piu' cosi' caotico, ma è quasi tranquillo. Un unico particolare ci tiene svegli. Il continuo strombettare del nostro autista per chiedere strada. Sembra che in India chi suona piu' forte ha la precedenza ed il nostro mezzo ha un clacson bitonale molto potente. Questa  costante ci perseguitera' per tutto il viaggio e su ogni mezzo.  Io non mi sono portato niente da mettere sulla bici per segnalare la mia presenza. Il caldo viene mitigato dal venticello che entra dai finestrini. Albeggia che siamo lanciati nella pianura a nord di Delhi. Dopo molte ore vediamo le montagne che si aprono nella foschia dell'umidita` della pianura. Si sale. Sono passate  circa 10 ore dal momento del nostro sbarco in india. Dopo altre due / tre ore il fresco attenua la nostra stanchezza e io maledico di non aver programmato di mettere i pantaloni corti nel bagaglio a mano. E' ormai il tramonto quando giungiamo a Kullu. Dopo altri 40 km siamo a Naggar dove stanchi e frastornati entriamo nel nostro bell'albergo. Io sono in stanza con Fausto. Dopo una visita al ristorante crolliamo tutti quanti e andiamo a letto. Sono le 00:30 circa (ora locale di Naggar) il viaggio e' cominciato verso le 7:00 ora italiana e la differenza di fuso e' di tre ore e trenta minuti. Calcolate voi quanto tempo siamo stati in viaggio.
  

Lunedi` 9 giugno 2003 - Si monta la bici

Acclimatamento e verifica della bici

La mattina ci accoglie in tutta la sua bellezza. La colazione viene vissuta dal gruppo come un momento di gioia e di godimento. Primo, per riempire la pancia, secondo perche' la nostra avventura  e` formalmente  iniziata. Dopo colazione scendiamo nel locale dove abbiamo stivato le nostre preziose biciclette. Come al solito voglio essere il primo nel verificare che il viaggio non abbia rovinato qualche particolare della mia bici. Poco  dopo tutti si accalcano nel giardinetto dell'albergo. Questa volta tutto procede senza intoppi. Dopo aver controllato minuziosamente ogni particolare  posso finalmente pedalare in questo piccolo spazio. Mi metto daccordo con  Umbe per andare in esplorazione nel tardo pomeriggio. Intanto aiuto gli altri nella regolazione della pressione degli ammortizzatori ad aria delle loro Dadu che prepara la bici nuove e fiammanti bici. Dobbiamo ringraziare il padre di Cinzia per questo. Cinque elementi della gruppo "DUNA ROSSA " hanno potuto usufruire della bici offerta dallo sponsor. Una nuova bici superaccessoriata e di colore rosso gentilmente concessa da FAAC s.r.l di Treviso. Devo citare la trombetta che Donata si e' portata, tante volte e' stato accolta dai ragazzini, nei vari luoghi, come un icredibile oggetto sonoro. Tutto il resto del gruppo ha voluto rilassarsi dalla giornata di viaggio mentre io e Umbe siamo partiti verso Manali. Il viaggio nel bus pubblico procede lentamente ma ci permette di vedere ed apprezzare i costumi locali. Il bus non e' neanche tanto pieno ed il costo e' irrisorio per noi. Trentacinque rupie. I passeggeri che salgono e scendono sono variegati e i loro volti mi passano ancora nella mente. L'arrivo nel caos di Manali e' immediato. Tutto il mondo locale mi si para davanti in ogni sua forma. Il mercato mi sommerge di ogni sua voce, profumo e caotico movimento. Old Manali si rileva ancora piu'  caratteristica. In ogni angolo ci viene offerta "l'erba"  illegale in italia. Noi non ne abbiamo bisogno e gentilmente decliniamo l'offerta. Procediamo per una stradina ed incontriamo una signora che ripete l'offerta. Il fresco delle piante ci fa' riflettere. La vista del fiume nella valle sottostante ci prepara e ci stimola nella pedalata. Il viaggio di ritorno si svolge nei migliori dei modi. Io sono a fianco di una bellissima ragazza (o donna) locale. Il suo volto mi fa sobbalzare il cuore. E' talmente bello. Arrivati in albergo, dopo la salita dalla fermata dell'autobus, recuperiamo le bici e procediamo nell'esplorazione della stradina che dolcemente sale sul fianco della montagna. Umbe è caricato come una molla e ben preso mi distanzia. Ogni tanto dopo la curva lo intravedo. Arriviamo alla fine della strada che ancora è chiaro. Qui incontriamo una persona che rivedremo il giorno seguante durante il treking a piedi. E' praticamente il padrone del campo dove sperimentiamo l'ebrezza dell'accampamento. La discesa del ritorno si svolge quando ormai il sole sta' calando. La luce si affievolisce e noi con il buio arriviamo nel mezzo di una partita di cricket. I locali dell'albergo hanno deciso di sfidarci nello sport nazionale Indiano. Nonostante la nostra inesperienza ci comportiamo bene e subiamo pochi punti di svantaggio. Uno dei nostri componenti gioca a baseball in una squadra professionista Italiana. Karl riesce a stupirci con le sue prese della palla. Dopo la nostra sconfitta i locali si acquietano. Noi attendiamo l'arrivo degli altri e pranziamo. La notte ci accoglie e ci prepara per il treking. La salita si svolge sulla strada che abbiamo percorso in bici il giorno precedente. Raggiungiamo il campo quando la pioggia del pomeriggio ci stà lavando le spalle. Questa è stata la prima avvisaglia di una serie di piogge che dovremo subire nei giorni successivi. Ci ripariamo in una casa in costruzione e veniamo rifocillati da quelli che saranno i nostri compagni di viaggio per i dieci giorni successivi. La notte ed il resto del giorno dopo, viene vissuta dal gruppo come un momento di verifica delle proprie  potenzialità. La visione di un villaggio durante il ritorno a Naggar ci coglie impreparati. I ragazzi di una scuola sono intenti in una partita di calcio. Lo spirito italiano non può che invogliarci nel buttarsi nella mischia. Nessuno ha vinto e nessuno a perso. Tutto finisce quando il segnale dell'inizio scuola viene lanciato. I ragazzi e le ragazze vanno ordinatamente a prendere posto sotto tre grandi pini. Questa e' la loro classe e la loro scuola.  
 

Giovedi` 12 giugno 2003 - Partenza - La prima salita rinfrescata dalla pioggia

Inizia l'avventura

La mattina tutto il gruppo è teso nei preparativi. Tutti vestono la maglietta dello sponsor che ha trovato Cinzia. Anche senza l'approvazione del fotografo, il gruppo ha voluto dimostrare riconoscenza verso chi ha gentilmente offerto l'abbigliamento. Alcuni partono in pulman mentre i più tosti decidono di partire direttamente da Naggar con la bic, sono altri trenta chilometrii. Io parto con il bus. Questa avventura comincia in salita anche per me'. Mi sembra che il dislivello che ci aspetta nella giornata sia già sufficiente. Poco dopo l'arrivo a Manali siamo raggiunti dal resto del gruppo. Tutti impiegano molto nei preparativi della partenza a solo verso le nove e trenta partiamo. Avevamo programmato di partire molto prima ma ... "la realta è diversa". Durante la salita incontriamo dei negozi che affittano degli strani pastrani di pelo. Capiremo solo il giorno dopo il perchè di questo strano commercio. Poco dopo la partenza vedo che le ragazze pedalano ad una velocita` folle. I casi sono solo due: o sono effettivamente preparate oppure non conoscono la fatica che si fa' nel salire per trenta chilometri. Un rapido consulto con gli altri e decidiamo di obbligarle ad andare piu' lente. In questo caso io le obbligo a non superarmi in salita. Dopo solo una decina di chilomteri il gruppo si ferma per rifocillarsi. Penso che oggi sarà una lunga giornata. Quando ripartiamo siamo riposati. La salita si fà dura ed il tempo si guasta. Una pioggerellina fine ci bagna. Le ragazze sono sfiduciate ma Pioggia sopra Manali seguono il gruppo senza lamentarsi. La situazione peggiora e la pioggia si fà più insistente. Estraiamo i keyway e li indossiamo. Bagnati ci ripariamo sotto una sporgenza della roccia. Cinzia e Donata non sono mentalmente preparate a questo freddo, le vedo soffrire in silenzio. Pierangelo parla con Karl e chiede che il bus stia dietro al nostro gruppo in modo da garantirci un minimo di tranqillità nel caso la pioggerellina si tramuti in uno scroscio da monsone. Nella salita l'acqua ed il freddo temprano le nostre ragazze che si ritrovano sempre più convinte della loro reale potenzialità. Nonostante la pioggia sia continua, saliamo senza bisogno del bus. Una leggenda dice che il solo che ha usufruito delle comodità del bus sia stato Pierangelo ma io non posso ne confermare ne smeltire. Quando vedo che la situazione con le ragazze procede bene le abbandono e mi lancio nella salita, ormai mancano pochi chilometri. Un piccolo ponte viene attraversato a velocità folle (almeno per mè). Dopo soli tre chilometri il campo si materializza alla mia sinistra. Le verdi tende mi accolgono con un caldo tè preparato dal vulcanico Pempa. Poco dopo le ragazze raggiungono il campo. Siamo tutti felici per il solo fatto di aver affrontato e superato il dislivello più duro di tutto il percorso. Vengo intervistato da Karl con la telecamera, al quale dico che le mie pulsazioni sono salite sopra i 150 battiti al minuto solo dopo che ho abbandonato le ragazze. Chiaramente mi guardo attorno per vedere se nessuna di loro mi ascolta. Dopo esserci riposati il Vezz tiene una lezione su come pulire le bici. Questa sarà una costante del viaggio. L'euforia del gruppo si materializza quando stiamo mangiando la cena. Un bel brodino vegetale e subito Pempa ci prepara uno dei suoi piatti più prelibati (almeno per mè) le patate gratinate. La cena di Pempa e' molto sostanziosa senza essere troppo piccante come la classica cucina Indiana. Solo il "Dadu" dopo aver provato la prima volta una salsina verde, che noi pensavamo poco piccante, decide di utilizzarla su ogni cosa. Qualcuno di noi ha esagerato con la dose ed ha fatto fatica a finire il piatto. Dopo cena tutti sono piu' cordiali (con pancia piena!) si organizza un gioco. Non ricordo bene quale sia stato, ricordo solo che e' stato bello vedere tutto il gruppo che partecipava. Poco dopo le dieci tutti a nanna. La prima notte nella tenda a 3200 metri viene vissuta dal sottoscritto come un'avventura in un tunnel. Difficolta' respiratorie (o forse solo mentali) mi accompagnano per tutta la notte. Ho la sensazione di andare in apnea respiratoria. Il mio compagno di tenda, Umbe, non si accorge di niente, dorme pesantemente. L'alba mi sveglia quando ancora tutti sono nel mondo dei sogni.

Venerdi` 13 giugno 2003 - Primo passo - "Rothang La" 3980m/slm

Giulio, la sua bici ed il vento ci rompe una tenda

Poco dopo Pempa ed il suo fedele aiutante ci aprono la tenda offrendoci un te' caldo. Spettacolare visione e aiuto nel Campo Marrhi risveglio. Anche questa e' stata una costante. Il risveglio con il chiaro accento locale che diceva "tii, tii". Ci laviamo in una bacinella di acqua calda preparata dal personale che ci segue. Chi l'avrebbe detto. Acqua calda per lavarsi al mattino. Posso mettere ancora qualche stellina a questo albergo anche se siamo in tenda e la situazione climatica non e` delle migliori. Si fa' colazione con uova sode (povero il mio colesterolo) latte, te', cioccolata solubile, caffe', ciapati (tortelli di farina) marmellata, burro, biscotti. Insomma ogni cosa che si puo` mangiare la mattina e' in tavola. Tavola? La nostra tavola era costituita da alcune casse di plastica e latta che opportunamente sistemate raccoglievano tutto quello che Pempa portava. Il problema era farci stare tutta la roba. In caso di completamento degli spazi veniva sistemata direttamente sul terreno. Finita la colazione e con la pancia incredibilmente piena partiamo alla volta del primo passo. Oggi si scollina attraverso il Rohtang La. Le ragazze memori delle fatiche del giorno precedente procedono alla giusta velocita'. Il passo sembra inarrivabile ed il sole, oggi, ci tiene compagnia. Io lascio il gruppo principale (dove come al solito ci sono le ragazze) ed aumentando la velocita'  arrivo in vista del passo. Una infinita coda di macchine, bus e camion stanno tentando di procedere oltre. I motori surriscaldati emettono fumo azzurro. Decido di procedere in maniera diretta verso quello che dovrebbe essere il passo. Lascio la strada principale e pedalando veloce tento di salire attraverso un praticello. Subito l'altezza mi taglia le gambe e sono costretto a scendere e a spingere la bici. Almeno pero' l'aria e' respirabile. Dopo molta fatica sono su un pianoro dove ci sono tutti i locali. Questi, accalcati sulla neve, cercano con ogni mezzo di divertirsi. Ora capisco perche' durante la salita si noleggiavano cappotti di pelo colorati e dei grandi stivali. Una immensa folla coperta con questi capi di vestiario si sta' rotolando sulla neve. Aspetto i miei compagni guardando da una collina. Mi viene voglia di affrontare una discesa nella neve fresca con la bici, ma presto mi calmo. E' solo il secondo giorno e un problema tecnico o fisico, qui diventa tragico. Arriva il bus con il pranzo. Un dolce pianoro accoglie il gruppo " DUNA ROSSA" per il pranzo. Alcuni indiani in vacanza ci chiedono di fare una foto con loro. Anche noi siamo l' attrazione del luogo. Cosi' tanti ciclisti non si sono mai visti. Poco dopo riprendiamo la discesa verso il fondo valle. Una volta superato il passo il traffico motorizzato si riduce ai soli camion ed a qualche macchina. Evidentemente tutti i locali volevano salire a vedere la neve. Durante la discesa Giulio prende una grossa buca e per poco non cade. Sembra che non ci sia niente di grave ma la situazione cambia una volta arrivati al campo. Questa discesa e' proprio bella e ci ripaga di tutta la fatica che abbiamo fatto. Anche le ragazze sprizzano euforia da ogni poro. Una grande vallata ci accoglie ed il viaggio procede lentamente verso quella che doveva essere una tappa interlocutoria. Ma la realta` e' diversa. Arrivati nel paesino di Gondla non vediamo nessuno che ci indichi dove e' sistemato il campo. Io, che mi sento in forma, vado in esplorazione, prima seguendo la strada principale per 3 km, poi ritornando verso il gruppo scendo nel paesino di Gondla. Ma anche qui niente. Per fortuna sento il rumore caratteristico della moto di Karl che mi sta` cercando. Meno male che mi trova altrimenti avrei dovuto affrontare un bel dislivello. Mi attacco al suo braccio e mi tira in salita. Raggiungiamo gli altri oltre il paese. Il campo si trova a sei chilometri dal paese. Se Karl non fosse ritornato non lo avremmo mai trovato. Arrivati scopriamo che il vento ha rotto una tenda e ci costringe a dormire in tre in due tende. Che scomodita`(!!!!). Durante la pulizia delle bici Giulio realizza che la situazione del proprio mezzo e` piu' grave del previsto. Il cerchione e` irrimediabilmente piegato e anche due raggi sono rotti. Purtroppo sono rotti sul lato delle corone del cambio. Nessuno ha portato le chiavette per rimuovere lo "scatto libero". Rimuoviamo i raggi rotti e decidiamo di togliere anche il freno. Giulio dovra` proseguire senza il freno posteriore. Tutti lo pregano di stare molto attento e lui dimenando la testa acconsente. La cena ci viene servita come al solito da Pempa. Il gioco della sera mi sembra sia stato quello di indovinare un personaggio attraverso delle domande. Mi viene attaccato il biglietto con il nome sulla fronte ed io lo attacco a Pierangelo. Non sono riuscito ad indovinare il personaggio. Pessima figura e divertimento del gruppo. Dopo un poco di rum Indiano un dolce sacco a pelo mi accoglie e finalmente riesco a dormire per tutta la notte un sonno pesante e ristoratore.       

Sabato 14 giugno 2003 - La piana di Jispa

Arrivo primo al campo     

Anche questa mattina la colazione e' abbondante e sostanziosa. Per me' dovrebbe essere la tappa piu' pesante. Di solito ho la crisi del terzo giorno. Alcuni hanno quella del settimo anno (di matrimonio) io invece del terzo giorno di pedalata. Si parte in leggera discesa e la spettacolare valle che avevamo intravisto il pomeriggio precedente si apre ai nostri sguardi. La strada fa' un ampio giro per superare una vallata con un ponte in ferro. Alcuni sono rimasti indietro e ci guardano dall'altro lato della vallata. Il gruppo procede speditamente e ben presto ci ritroviamo di nuovo a sbuffare in salita. Arriviamo in un paesino e scorgiamo un bellissimo tempio tibetano sull'altro lato della valle. Sembra (ma la realta' e` diversa) quasi alla nostra stessa altezza. Entriamo nel paese e lasciamo le bici presso un negozio. A piedi scendiamo sul fondo della valle e gia` questo e' un percorso ripido, poco piacevole per il caldo e con un dislivello di 100 metri. Un piccolo ponte sormontato dalle classiche bandiere colorate delle preghiere ci permette di passare sull'altro lato della valle. Qui la stradina si arrampica tra della vegetazione che ci protegge dal sole ma non dal caldo. Tutti sudano e fanno una fatica impressionante. Il tempio e' ancora lontano. Umbe distanzia il gruppo. E' un abile arrampicatore. Anche La piana di Jipsa il Vezz ci distanzia e poco dopo anche io abbandono le ragazze. Il sentiero segnato finisce e seguiamo quella che deve essere un tratturo frequentato dagli animali. La salita e' proprio dura ed il sole a picco ci scalda. Il tempio e' ancora lontano. Sbuffando ed incuranti della salita arriviamo ad una stradina che in poche centinaia di metri di piano ci porta al tempio. Abbiamo fatto circa trecento metri di dislivello. Quando arriviamo un gruppo di monache (a almeno mi sembrano tali dagli abiti) e' intenta a riposarsi dal lavoro. Stanno pranzando. Ci sediamo anche noi, e cerchiamo di fare conversazione. Ci offrono una parte del loro riso e formaggio e noi contraccambiamo con le barrette energetiche e la frutta disidratata. Il sapore del loro riso con formaggio non mi piace ma non posso dimostrarlo. Comunque rifiuto energicamente una seconda porzione. Poco dopo anche il resto del gruppo arriva ed andiamo in esplorazione del complesso monastico. Il tempo e' in ristrutturazione, il cemento armato ha sostituito il legno. Un giovane monaco ci apre il pesante portone in legno. Ci togliamo le scarpe ed entriamo. L'interno e' ancora da finire ed i muri grezzi sono a vista. In un angolo i libri mentre all'esterno una grande ruota della preghiera viene fatta girare da una vecchietta. Caratteristiche le scarpe fatte di corda che ha lasciato all'ingresso. Quando tutti sono soddisfatti ritorniamo verso il fondo valle. Altra discesa con il sole a picco che ci scalda la testa. per fortuna ci siamo portati le borracce. La risalita verso il paesino e' faticosa ma necessaria. Tutti sbuffano per il caldo. Arriviamo al negozio dove compriamo acqua fresca e alcune bibite. Riprendiamo le bici e proseguiamo. Doveva essere una tappa interlocutoria e riposante ma questa deviazione la fatta diventare impegnativa. Dopo qualche chilometro ci riposiamo ad un bar. Visto che non mi portano la bibita decido di proseguire verso il campo. Mi informo da Karl e dagli autisti dove sia ubicato. Non voglio girare come il giorno precedente. Mi butto con rabbia su una strada pianeggiante con dei dolci sali scendi. Passo un primo paesino e guardando il contachilometri vedo che la velocita' e' sui trentacinque chilometri orari. Il verde paesaggio sfila veloce e presto raggiungo il paese di Jipsa dove e' ubicato il campo. Lo percorro lentamente e vedo in fondo alla via principale il fedele Cherry che mi indica il cancello di una villetta. Entro e trovo Pempa che mi propone una limonata fresca. Buonissima. Raccolgo i bagagli e mi do da fare con acqua e sapone. Il caldo del primo pomeriggio viene mitigato con il fresco dell'acqua e mi permette di lavarmi decentemente. La posizione del nostro campo e bellissima. Una grande casa circondata dalle nostre tende e da piante basse e fresche. Poco dopo, alla spicciolata arrivano tutti. La solita pulizia dei mezzi porta via il resto del pomeriggio. Questa volta anche io tento di pulire la bici ma senza troppa convinzione. Tolgo solo il grasso ormai rinsecchito dalle corone e dalla catena. Un grosso pranzo preparato dal mitico (ormai) Pempa ed a nanna. Durante la notte riesco a dormire pienamente e forse russo anche.

Domenica 15 giugno 2003 - Le scritte sulla neve di incoraggiamento

Serve poco per spronare le ragazze, "un pensiero"

La mattina il classico "tii, tii" ci sveglia. Durante la colazione programmiamo la tappa che ci sembra essere difficile ma non proibitiva. Verifichiamo chilometri e dislivello. La partenza unisce il gruppo che chiacchierando consuma i primi chilometri di piano. Poco dopo la salita comincia e siamo consci che sara' continua fino al campo della sera. Dai Cinzia Tutti, sbuffando e pedalano cominciano a distanziarsi. Arrivo solo su un pianoro dove c' e' un  campo militare. I militari mi guardano stralunati e come se fossi un extraterestre passo il posto di controllo dei passaporti senza che nessuno mi fermi. Sono conscio che Karl dovrebbe essere gia' passato. Poco dopo la salita riprende e decido di fermarmi a mangiare ed ad aspettare le ragazze. Do' fondo alle riserve che ho nello zaino ma delle ragazze neanche l' ombra. Decido di proseguire piano e guardando dietro spesso cerco di vedere come procedono. Niente. Faticando non poco arrivo al presunto posto tappa. Zing Zing Bar ma niente e nessuno mi accoglie. Occorre proseguire soffrendo. Penso a come si debbano sentire le nostre ragazze. Cerco un modo per incoraggiarle e trovandomi a fianco di una lingua di neve decido di tracciare il loro nome sulla neve. "Dai Donata", "Cinzia --->" e informandole della quota raggiunta e di quando manca al campo. Il dislivello rimanente per il campo non la so' ma con un poco di immaginazione cerco di limitare questa lacuna. Poco dopo intravedo in fondo alla salita il resto del gruppo. Vedo anche Umbe che sta riprendendo tutto dall'alto con la sua preziosa macchina fotografica. Aggiornato su quanto manca da Umbe riesco ad essere piu' preciso nelle scritte. Il campo si vede al lato della strada. Le tende verdi in una immensa pietraia grigia. Niente di colorato esiste in questi luoghi se non le nostre tende ed i nostri mezzi. Vedo il campo ma non la strada per raggiungerlo. Decido di scendere sulla pietraia con la bici in spalla per la via piu' diretta. Arrivato al campo ricevo una buonissima spremuta di arancia o almeno cosi' mi sembra. Quelli che sono arrivati prima di me' sono sotto una tenda e dormono. Penso di nuovo alle ragazze. Tutti aspettano il loro arrivo. Deve essere stata dura. Si intravedono all'orizzonte e facendo un largo giro arrivano al campo. Cinzia mi corre in contro e mi abbraccia. Mi ringrazia per l' incoraggiameto che le ho dato con le scritte. Poco dopo anche Donata mi da' un grosso bacio. Ho fatto una piccola cosa che ha ottenuto un successo insperato. La vicinanza di un freddo fiumiciattolo mi sprona a lavarmi decentemente. L'acqua fredda mitiga tutti i malanni del mio povero e martoriato fondo schiena. La cena e' superabbondante ma niente viene lasciato su piatti o nei tegami. Un gruppo affamato e soddisfatto lascia tutto pulito. La prima notte sopra i quattromila metri non mi da' problemi. La fatica e' stata tanta e il sonno risolve ogni dolore fisico.

Lunedi' 16 giugno 2003 - Si passa dal "Baralachla La" 4892m/slm

Una mattina spettacolare

Oggi ci aspetta un'altro passo. Il Baralachla La a quota 4892 metri. Il risveglio della mattina, la colazione, i preparativi per la salita vengono svolti meccanicamente. Sono ancora stanco del giorno precedente. Questa volta decido di stare con le ragazze per cercare di Barachala confortarle e di spronarle. La salita diventa subito impegnativa e l'altezza comincia a fare effetto. Un respiro corto e affannoso si impadronisce dei nostri corpi. Alte pareti di ghiaccio sono ai lati della strada ed un laghetto alpino si apre ai nostri occhi. Il passo e' ancora lontano ma piano piano arriviamo. La neve e' molto alta e' sormontata da delle caratteristiche guglie, come quelle del duomo di Milano. Lo spettacolo del passo e' molto bello e anche tutto il luogo e' affascinante. La foto di rito viene scattata da Giulio. Ci fermiamo poco a causa del freddo. La fatica viene ripagata dalla discesa dolce e continua fino a quando la strada spiana e conseggia un grande kenion. Bellissima l'immagine che cerchero' di descrivere. Un pianoro grigioverde tagliato dalla forza del fiume. Trenta metri piu' in basso il fiume. Sulle rive scoscese si innalzano pinnacoli di sabbia piu' dura che alla prima pioggia subiranno dei mutamenti. Sul fondo un rigagnolo di acqua limacciosa, carica di sedimenti. Questo e' quello che i miei occhi hanno visto. Mi trovo solo su una strada dritta dove nessuno e niente lascia presagire che sono sulla terra. Arrivo ad un guado. Vedo che alcuni camion risalgono la costa della valle per andare verso un ponte. Io decido di proseguire verso il basso. Non ho voglia di affrontare la salita. Sul fondo della valle trovo che il fiume e' molto alto e arriva quasi alla sommita' delle ruote dei camion. Decido di proseguire e mi bagno fin sui pantaloni. Il fresco dell'acqua mi fa ricordare che altri del gruppo sono dietro a me'. Quando risalgo sulla costa opposta aspetto che arrivino gli altri. Con i segni cerco in tutte le maniere di farli proseguire verso il ponte in alto nella valle. Marco non segue l'esempio degli altri e punta decisamente sulla strada che ho fatto io. Poi vedendo che e' impossibile attraversare senza gagnarsi torna sui suoi passi e va verso il ponte. La discesa si conclude al posto tappa di Sarchu. Piccolo insediamento attivo solo quando la strada verso Leh e' aperta. Il solito Pempa ci accoglie con te' caldo che e' una manna per i corpi affaticati. Di questo campo ricordo il fastidio notturno dovuto alla quota. Siamo ancora molto alti, 4200 metri

Martedi' 17 giugno 2003 - Riposo solitari vicino al fiume

Una verde valletta accoglie il campo

Questa mattina siamo tutti eccitati. La solita colazione ipercalorica di Pempa ci prepara per la giornata. Tutti sanno che dobbiamo affrontare i "mitici" Gata Loop. Dalle relazioni che abbiamo recuperato sono descritti come faticosi. La partenza comunque si svolge in discesa e tutti pedalano con voglia ed in maniera spensierata. Io Cinzia e Giulio siamo tra Fausto, Marco, Umbe e Donata, Pierangelo ed il Dadu. Dopo una curva non vediamo la strada proseguire sul fondo valle e un cartello ci avvisa che siamo arrivati alla base del 21^ gata Nakeela loop. Altro non sono che 21 tornanti pensiamo. La salita procede lentamente anche per il fatto che qui sembrano concentrati i camion che salgono o scendono dal passo. Ventuno, venti, diciannove cominciamo la conta dei tornanti rimanenti. Il calore del sole ci fa' sudare e anche finire l' acqua. Per fortuna il bus passa e riempio la borraccia. Queste comodita` non erano previste in origine ma adesso sono molto apprezzate. Si sale ed io per tagliare la monotonia decido di seguire una stradina che salendo diretta taglia un tornante o forse due. L'inizio e' buono ma poi la stradina si impenna e nonostante faccia parecchio zig zag non riesco ad arrivare sulla sommita' senza scendere dalla bici. L'altezza mi taglia letteralmente le gambe ed il mio cuore deve aumentare i battiti oltre i 180. Ritornato sulla strada cerco di recuperare fiato e forze procedendo tranquillo Intanto Giulio e Cinzia procedono lentamente. Li aspetto e li sprono a mangiare qualche cosa. La salita e' ancora lunga. Quando arriviamo a meno un tornate ci sembra di toccare il cielo. Ma la realta`, purtroppo, e' diversa. Una piccola discesa ci illude che tutto sia finito. Invece dietro una curva si rivede la salita. Lentamente e sconcertati saliamo verso il passo. Ormai non sappiamo piu' quanti chilometri dobbiamo fare. I miei compagni di viaggio, Giulio e Cinzia, sono sfiduciati quanto me. Abbastanza frequentemente ci fermiamo per mettere qualche cosa in pancia, per bere, per riposarsi. Le riserve che ci siamo portati servono proprio in questi casi. Nonostante la fatica riusciamo ad arrivare al Nakeela pass. Qui il bus ci ha aspettato per offrirci il pranzo. Niente viene sprecato e anche il succo un poco freddo viene bevuto. Intanto il passo e' battuto da un vento gelido. Cinzia decide di costruire una piramide di sassi della preghiera. La discesa avviene in maniera rilassata e da lontano riusciamo a vedere il campo. Un puntino verde in un mare di roccia grigia sul fondo della valle. Arrivato sull'ultimo tornate decido di proseguire direttamente fuori pista e punto verso il campo. Il terreno accidentato mi da' qualche problema. Per arrivare al campo dobbiamo attraversare l' ennesimo ruscello. Tutti procedono senza intoppi e finalmente siamo accolti da Pempa e dalla sua bibita rinfrescante. Il campo e' in un luogo bellissimo. Lontano dalla strada principale e vicino ad un rigagnolo di acqua. Lavaggio veloce del corpo per rimuovere la polvere e la stanchezza e meritato riposino steso al sole. Un pisolino niente male che mi riappacifica con il mondo e mi rimuove la fatica. Il sonno ristoratore notturno toglie tutti i dolori muscolari del giorno.


Mercoledi' 18 giugno 2003 - La spettacolare valle prima di Pang

La scalata a "DUNA ROSSA" peak

Questa mattina il risveglio avviene con un minimo di incertezza. Il tempo non e' dei migliori e fa molto freddo. Mi infilo i pantaloni da bici che sono ghiacciati, la maglietta pure, ma basta un poco di contatto con il calore del corpo per farmi passare i brividi. Intanto anche gli altri hanno i miei stessi problemi. Dopo l'abbondante colazione di Pempa il gruppo si divide. Umbe ed io ritorniamo un poco indietro per ritrovare la strada principale mentre tutto il resto del gruppo si arrampica su una stradina molto impegnativa. Noi procediamo molto bene ma appena vediamo gli altri capiamo che non e' stata una buona scelta la loro. Noi arriviamo alla congiunzione quando ancora loro sono molto lontani. Decido di aiutare le ragazze. Prima Donata e poi Cinzia vengono aiutate nella risalita. Prendo la bici e le faccio salire a piedi. Una Passo bella faticata mi confermano. Al passo si arriva quasi subito dopo. Tutti sono sereni e alcuni decidono di passare qualche ora a scalare i picchi che circondano il Lachulungla pass. Donata, Cinzia, Giulio, Marco e Fausto partono in discesa. Io aspetto che il Dadu, Pie, Umbi e Karl risalgano la pietraia proprio sotto le guglie delle montagne. Passata una buona mezzora e quando i quattro scalatori sono solo dei puntini parto per ricongiungermi con gli altri. La discesa solitaria mi sprona. L'adrenalina viene pompata nel mio corpo e tutti i miei sensi sono attivi e vigili. La discesa e' impegnativa e rischio in alcuni punti una caduta. Arrivo nei pressi di un ingorgo dovuta alla ristrettezza della strada e al doppio senso di marcia. Cerco di sorpassare tutti sulla sinistra e mi infilo su un piccolo terrapieno. Quasi immediatamente il terrapieno finisce ed io non riuscendo a frenare in tempo mi lancio in un "over the bar" (salto del manubrio). Mi alzo controllando che non ci sia niente di rotto e mi rimetto in sesto. I locali mi guardano dai finestrini di un bus. Mi applaudono e mi fanno dei grandi sorrisi. Io penso semplicemente che mi e' andata bene. Riprendo la discesa un poco piu' cauto e presto raggiungo Marco che sta' aspettando che ritorni il sole da dietro le nuvole. Fa molto freddo. Lo lascio e dopo aver percorso circa tre, quattro chilometiri mi ricongiungo al resto del gruppo. Poco dopo dobbiamo attraversare un grande ruscello. Una macchina e' incastrata e l'acqua entra dalle portiere. Tutti gli occupanti sono scesi e la stanno spingendo a forza. Noi con le nostre biciclette cerchiamo un Discesa presso Pang passaggio per non bagnarci troppo. Decido che e' meglio togliere scarpe e calze. L' acqua e' molto fredda e tonifica i miei poveri piedi. Attraversato il rigagnolo mi sistemo le scarpe. Intanto anche gli altri in qualche modo hanno attraversato il fiume. La macchina sta' ancora in mezzo al fiume. Poco dopo un grande camion passa e riversa una grande onda all'interno della vettura. Con un ultimo disperato tentativo gli occupanti riescono a rimuovere la macchina ed ad uscire dal guado. Una pozza di acqua si forma sotto la macchina quando si ferma all'asciutto. La valle che poco dopo si presenta ai nostri occhi e' molto bella. Purtroppo e' difficile descrivere tutte le sensazioni che ci ha riservato. Montagne di sabbia compatta di un rosso/arancio acceso che con il sole sembravano ancora piu' definite. Riprendiamo la discesa dopo asserci rifocillati. Sembra una bellissima giornata e la fatica non e' piu' opprimente. Il lento scendere prosegue su una strada polverosa. Per fortuna nostra in quel punto non abbiamo incontrato molti camion o mezzi motorizzati altrimenti avremmo dovuto attraversare nuvole di polvere. Bastano solo le nostre ruote per sollevarne gia molta. Verso la fine di questa strada mi trovo solo e decido di fermarmi per rimuovere un poco di polvere e sabbia dalle gambe. Mi tolgo scarpe e calze e mi butto nell'acqua rinfrescante del fiumiciattolo che costeggia la strada. Mi lavo abbondantemente e quando comincio ad evere freddo sono raggiunto dagli altri. Una breve salita verso Pang e il fido Cherry ci accoglie presso un ponte. Dobbiamo passare sul ponte perche` la strada proseguendo attraversa il fiume con un guado molto profondo ed inevitabilmente finiremmo bagnati fino all'inguine. Quando siamo arrivati sull'altra sponda del fiume un' occhiata con Fausto e Giulio per lasciare arrivare prime le ragazze. La distanza tra il ponte ed il campo sara' di circa 400 metri ma bastano alle ragazze per arrivare con qualche secondo di anticipo su di noi maschietti. Subito viene rimarcato il fatto che loro sono arrivate prime. Un sorriso scorre tra noi. Non possiamo che fare i complimenti alle nostre donne. Intanto Cherry mi chiede la bici per andare ad aspettare gli altri presso il ponte. La affido con la preghiera di non spingere troppo sui pedali. Lo vedo partire tutto entusiasta. Mi sono dimenticato di spiegargli come funziona il cambio. Speriamo che lo sappia usare. Dopo circa tre quarti d'ora ritorna con il resto del gruppo. Sta spingendo lo stesso rapporto che ha usato nella discesa. Evidentemente non sa come funziona il cambio. Il gruppo degli scalatori hanno dato il nome di "Duna Rossa Peak" alla cima piu' alta che hanno scalato. Un rapido lavaggio al fiume ed andiamo al bar dell'accampamento di Pang. Qui incontriamo un giapponese che in autonomia, cioe' con tenda, viveri e acqua al seguito sta affrontando il nostro stesso percorso. Lo adottiamo quasi immediatamente e lo invitiamo a cena da noi. Pempa non protestera' per un'altra bocca da sfamare. Un tramonto caldo e gioioso coglie il gruppo intento nella solita pulizia delle bici. Io, vista la luce, scatto qualche foto. Cena ed a nanna non dopo aver svuotato qualche bicchierino di Rum.

Giovedi' 19 giugno 2003 - La tempesta ci segue sulle piane di "Moray Plane"


La tempesta di neve e il baseball


La mattina successiva occorre affrontare un altro piccolo passo. Purtroppo la giornata non e' delle migliori, una foschia e qualche goccia di pioggia cade dal cielo. Partiamo tutti preparati per il peggio. Fatte pochi centinaia di metri dobbiamo registrarci ad un posto di controllo. Chiedo tutti i passaporti e con Cinzia scriviamo sul librone dei passaggi i nostri dati. Espletate le formalita' salutiamo l'ufficiale di guardia e proseguiamo nella salita. La situazione peggiora e cade anche qualche fiocco di neve. Senza fermarci proseguiamo verso il passo che dopo qualche chilometro viene affrontato alla massima velocita' dal gruppo. Nuvoloni neri sono sopra la nostra testa. Un grande pianoro si apre ai nostri occhi e immediatamente la velocita` del gruppo aumenta. Siamo seguiti dalla tempesta di neve. Mi fermo per immortalare le nuvole che corrono verso di noi. Scatto due, tre foto ed il gruppo e' gia' lontano. Speriamo si siano accorti della mia La tempesta ci segue fermata. Rimetto la macchina fotografica nello zaino e mi lancio all'inseguimento. La neve mi raggiunge e il pedalare mi costa fatica. Non sono mai stato un buon passista e la velocita' pura in bici non mi piace. Anche se mi sto' impegnando al massimo vedo solo dei puntini all'orizzonte che si muovono. Non riesco a ricongiungermi al resto del gruppo. Quando ormai sono sfiduciato vedo che il pulman e' fermo al lato della strada. Sono tutti rintanati al caldo del bus. Salgo anch'io e mangio il pranzo. Il freddo esterno fa' condensare l'umidita' sui finestrini. Da lontano si vedono delle macchie scure che si muovono. Sono degli Yack che liberi brucano nella piana. Umbe e Cinzia decidono di andare piu' vicini per immortalarli con le macchine fotografiche. Si avventurano nella piana. Noi partiamo alla volta del campo. Mi trovo solo con Donata. Il lento scendere della strada non mi aiuta. Sono sgonfiato e non ho energia per pedalare. In qualche maniera arriviamo al campo. Li la situazione non e' delle migliori. Un vento teso sferza le tende e rischia di romperle. Parlo con Cherry e gli chiedo di spostare il bus per proteggere le tende. La situazione peggiora e la neve arriva di traverso su tutte le cose. Mi cambio e mi metto le cose piu' calde che ho. Arriva Umberto. Mancano solo Cinzia e Shin. Si monta freneticamete la tenda mensa in mezzo ad una bufera di neve e vento. Nessuno all'orizzonte. Fausto si prepara per vedere dove sia finita Cinzia con Shin. Quando sta' per partire un punticino rosso si intravede in mezzo alla tempesta. Tranquillamente sfidando la neve ed il vento Schin e Cinzia arrivano al campo. Il solito te' caldo li accoglie. Pempa non si smentisce ed anche in questa occasione ha preparato una calda bevanda ristoratrice. Poi come e` iniziata la tempesta finisce per lasciare spazio al caldo sole. Siamo a 4770 metri sul livello del mare. Il luogo piu' alto dove abbiamo fatto il campo. Sono le quattro di pomeriggio e per ingannare l'attesa Karl organizza una partita di softball. Le squadre sono fatte dai due capitani Karl e Pie. Anche il gruppo che ci segue viene chiamato al gioco. Loro sono piu' esperti di chriket ma si adeguano bene anche al softball  Si fanno le quattro basi segnandole con dei mucchi di terra. Si delimita il campo tirando delle righe con dei bastoni e si inizia il gioco. Sono il primo che deve battere la pallina. Pie' e' il lanciatore e incredibilmente riesco a prendere subito la pallina. Scatto verso la base che vedo poco distante da me'. Nella corsa che sto' facendo qualche cosa mi ricorda a che quota sono. Il respiro mi costringe a rallentare la corsa. Arrivo in base che sono distrutto Venti metri di corsa mi hanno svuotato. Chiedo di aspettare qualche secondo ma niente il gioco continua. Per fortuna il prossimo battitore (non ricordo chi sia) non centra subito la palla e mi fa riposare un altro po. Alla fine il punteggio della partita e' di 12 a 11 per noi. Una bella foto ricordo delle squadre suggella questa partita giocata a 4770 metri di altezza. Non sappiamo se dobbiamo scrivere al libro dei Guinnes per la partita piu' alta del mondo. Chissa? Durante la  notte Giulio ha bisogno dell'ossigeno per mitigare il senso di oppressione al petto che si ritrova. Fa molto freddo, durante la notte piove e al mattino scopriamo che le cime attorno a noi sono state sbiancate dalla neve.

Questa foto rappresenta la vista a 180 gradi dal punto dove mi trovato. Siamo nella piana di Moray Plane. Se guardate bene all'interno di questa fotografia vedete anche il campo. Piccolo puntino colorato in un mare di terreno brullo. Questa foto e' stata fatta unendo (e si vede) cinque scatti diversi. Devo ancora affinare la tecnica ma il risultato mi sembra accettabile. Chiunque volesse l' originale (1.5 Mbyte in jpg) non deve che chiedermelo.
Moray Plains

Venerdi' 20 giugno 2003 - Lo spettacolo della valle di Rumtse

Verdi vallate circondate da rocce di ogni colore


La sveglia al campo questa mattina procede a rilento. Il freddo della notte ha  addormentato tutti gli arti. Per fortuna il sacco a pelo mi ha aiutato. Le ragazze avrebbero voluto che qualche maschietto dormisse con loro, solo per riscaldare un poco l'aria della tenda. Pempa ci sollecita al risveglio con il classico "tii, tii". Si fa colazione molto in fretta, tutto quello caldo si raffredda in maniera veloce. Io mi devo ancora mettere i calzoncini della bicicletta e credetemi dopo colazione un magone mi sale dal basso. Mi convinco e rabbrividendo mi cambio. I vestiti freddi impiegano non poco per scadarsi con il calore del corpo. Tristemente tutto il gruppo si prepara ad affrontare il passo piu' alto. La salita con il fresco del mattino e' molto lenta. Siamo molto alti e l'ossigeno manca. Senza tornanti la salita prosegue verso il punto che era visibile anche dal Verso Upshi campo. Un sogno per molti di noi, si sta realizzando. Sembra incredibile che l'aspettativa che avevamo si stia realizzando. Il gruppo "DUNA ROSSA" sta per raggiungere l'obbiettivo che si era prefisso. Poco dopo siamo tutti contenti al passo e la solita foto di rito viene fatta da Shin che gentilmente si presta. Un piccolo tempio ci ricorda che stiamo entrando in una valle dove la religione principale e' il buddismo. La discesa viene interrotta da un convoglio militare che sta salendo ed occupa tutta la sede stradale. Aspettiamo una buona mezz'ora prima che si liberi la strada. I molti rigagnoli che riempiono la strada portano la velocita` di discesa ad essere molto bassa. Procediamo lenti fino a quando riprende una strada piu' decente e non c'e' piu acqua sulla strada. La valle si apre e una sequenza di luci, rocce e verde si dipana sul percorso. Verdi prati stridono con il brullo delle montagne attorno. Rivoli di acqua limpida ed azzurra scorrono in canali ai lati della strada. I prati coltivati risaltano per il verde intenso. Le sfumature e le forme delle rocce sono incredibili. Dovrei usare tutti gli aggettivi per descrivere la visione di questa valle ma forse una foto puo' riassumere il tutto. Il gruppo ammira questo spettacolo e neanche si accorge di quanti chilometri si stanno facendo. I rullini delle macchine fotografiche vengono cambiati ogni dieci minuti. Umbe sembra impazzito. Corre avanti, si ferma, chiede la collaborazione dei modelli, fa una foto e riprende a pedalare con foga per scoprire il prossimo punto di scatto. Quando sbuchiamo in una valle piu' grande proseguiamo verso ovest e siamo quasi al campo. Come al solito Cherry ha trovato un posto incantevole ma questa volta lontano dall'acqua. Poco oltre il campo il piccolo paese di Upshi. Le sera qualche d'uno di noi decidera' di andarlo a visitare. Quando arriva Umbi tenta di fare il salto del muretto, ma invece finisce a gambe levate. Piccolo spavento generale e tutto finisce bene quando si rialza e sorride. La cena di Pempa e' l'ultima del percorso. Domani dormiremo in un albergo a Leh. Una profonda tristezza mi assale ma che volete anche le cose belle finiscono e occorre scoprirne di nuove. Cosi' va' la vita.

Sabato 21 giugno 2003 - Ritorno nella civilta' della citta' di LEH

La salita verso Leh anche se prevista e` dura


La mattina la sveglia viene data con calma. Siamo quasi arrivati ed i pochi (52) chilomeri che si separano da Leh non ci spaventano. Abbiamo previsto che solo una piccola salita (la realta' sara' comunque diversa) ci separa dall' arrivo a Leh. Partenza avviene con il fresco della mattina ed il cielo che non e' ancora sereno. Mi distanzio dal gruppo che sembra non voglia pedalare. Mi trovo solo a Deserto pedalare in un sali scendi di colline e valli. Il fiume Indo mi scorre a sinistra e il suo rumore a tratti mi raggiunge. Scorgo un tempio su una cresta della valle molto lontano. Sul fianco della strada scorgo un deserto di sabbia e pietre. Immediatamente immortalato dalla mia macchina fotografica. Vedo il gruppo lontano che si sta divertendo nello scorazzare in bici ed in moto su questa pietraia. Poco a poco entriamo nella civilta`. La vita intorno a noi si movimenta ed il traffico dei mezzi motorizzati aumenta. I paesi si susseguono e cosi' le attivita`. Ci fermiamo per pranzare presso una rivendita di generi alimentari. Frutta (banane) e biscotti vanno a ruba. Una bibita fresca e' quello che ci vuole per mitigare il duro pedalare che abbiamo fatto. La salita verso Leh sembra cominciare molto bene ma come si sa' la realta' e' diversa. Dopo una piccola curva si presenta una salita assolata e molto impegnativa. Malediciamo il fatto di essere arrivati quando il sole e' piu' caldo e pestiamo sui pedali. I camion ed i bus sfrecciano lenti al nostro fianco e ci affumicano con i loro gas di scarico. Presto siamo nella cittadina di Leh ed aspettiamo Karl che e' andato avanti per vedere dove e' sistemato il nostro albergo. Poco dopo ritorna con Cherry e ci indica di seguirlo. Si sale ancora per le viuzze della cittadina. Abbandoniamo la via principale per addentrarci in un sentiero laterale. Arriviamo al "Padma  guest house & hotel" ed una tavola con delle bibite fresche ci accoglie. Il gruppo festeggia l'arrivo alla agoniata meta.

22-23-24-25  giugno 2003 - I dintorni di Leh con i tempi tibetani - La salita al Kardung La (5602m)

Riposo dopo l'avventura o quasi


Durante i giorni successivi abbiamo due obiettivi. Il primo, fare una visita ai principali templi tibetani nella zona di Leh il secondo, piu' impegnativo, e' la salita al passo carozzabile piu' alto dell'India e forse del globo. La visita dei templi viene fatta con tre jeep dove i componenti di "DUNA ROSSA " possono tranquillamente girare per la valle di Leh. Visitiamo il tempio di Hemis che tante volte abbiamo visto alla televisione. Anche altri gompa caratteristici della vallata di Leh subiscono la nostra visita. Thiksay e Shey sono i principali. Il gruppo ammira le caratteristiche costruzioni in legno e nel caotico costruire di monaci si addentrano nei meandri dei templi piu' belli della valle.
Quando torniamo io smonto e imballo la bici. Considero concluso il mio viaggio. Altri vogliono ancora affrontare la salita piu' dura. Quaranta chilomeri di salita dai 3650 metri di Leh ai 5602 del passo di Kardung La. La mattina della partenza io faccio da supporto con Karl al gruppo dei ciclisti. La partenza avviene verso le sette e trenta. La cittadina e' ancora  a letto e quasi nessuno e' nelle vie. Poco fuori dal paese la salita diventa subito impegnativa. Io tengo i contatti Kardung la con Karl attraverso una ricetrasmitente. Lui segue i primi mentre io sono concentrato sul secondo gruppo. Bellissimo lo spettacolo che ci riserva la salita. Vedere Leh dall'alto e con il sole nasciente e' molto, molto bello. Vediamo che le nuvole circondano quello che dovrebbe essere il passo. Niente di buono si sta' preparando per noi. Arriviamo con qualche difficolta' al controllo passaporti dove decidiamo di rifocillarci. Incontriamo una coppia della repubblica Ceca che stanno scendendo dal passo. Il loro GPS ha misurato poco piu' di 5350 metri sul passo. Ma si sa' la realta' e' diversa da come uno se l'aspetta. La partenza avviene quando le nuvole ci vengono incontro. Poco dopo entriamo in una bufera di vento e neve. Donata soffre ed ha bisogno di ogni sorta di supporto morale e fisico. Io sono molto avanti con la jeep e non posso aiutarla. Quando mi raggiungono mi chiedono di stare piu'  vicino a loro. La salita lentamente procede ed il tempo sembra che stia migliorando. Dopo circa sei ore raggiungiamo il passo. Chi lo ha affrontato con la bici e' molto affaticato ma un sorriso di soddisfazione si stampa sul suo volto. La fatica e' stata tanta. Altra tormenta di neve ma questa volta siamo tutti riparati nelle jeep. Foto ricordo e quando il tempo migliora si scende. In questa salita non ha partecipato Pierangelo, e'  rimasto in albergo; sta' curando con antibiotici e ghiaccio un fastidioso ascesso ad un dente.
Una leggenda narra che il sottoscritto si sia fatto venire un problema intestinale per abbandonare il gruppo la sera e per poter affrontare in solitaria ed in notturna la salita al passo. Ma e' solo una leggenda. La mattina successiva non si trova Pierangelo. Sembra che sia partito all'alba alla volta del passo. Il suo orgoglio non gli permetteva di essere arrivato fino a questo punto e di non aver affrontato la salita al passo. Tutti oggi decidono di preparare le bici per il viaggio di ritorno. L'imballo che ci siamo portati ritorna utile per il viaggio di ritorno. Durante tutto il pomeriggio si rimane in trepida attesa di notrizie su Pierangelo e solo verso le sei del pomeriggio ritorna in Hotel. La mattina ha sbagliato la strada facendo diversi chilometri in piu' del previsto. Facendo ritardare la cena a tutto il gruppo Pierangelo, con una lucina, imballa la sua bici per il viaggio di ritorno a Delhi. Domani mattina presto ci aspetta il viaggio di ritorno (in aereo) verso Delhi. La tristezza assale il gruppo durante la cena di addio a Leh.


19-20  luglio 2003 - Casa della Cinzia ed i concerti di Friburgo

Da venerdi` mattina a lunedi` sera quattro ore di riposo!


L'intensita' e l'allegria che sprigiona il concerto di "Bonny B" mi rimarra` sempre nel cuore. Avrei voluto ballare, muovermi ancora di piu`. Quasi che il mio corpo fosse limitato e non riuscisse a seguire quello che il cervello gli diceva di fare. Ma ho ballato poco.
Avevamo pianificato da tempo un weekend nella cittadina svizzera dove abita e lavora Cinzia. In occasione dei concerti gratuiti che normalmente si volgono in questa città alcuni elementi del gruppo decidono di andarla a trovare. Il viaggio si svolge di notte dopo che siamo usciti dal lavoro. Giulio e' alle venti a Milano, abbandona la macchina e sale sulla mia. Guido tutta la notte e alle zero trenta siamo a Friburgo. Una rapida telefonata e siamo nella casa della Cinzia. Ci ha preparato un gustoso tiramisù che ci toglie le fatiche del viaggio. Quando arriviamo in piazza i concerti principali sono finiti ma l'atmosfera e' ancora frizzante e un gruppo suona dei famosi brani jazz. Ci rinfreschiamo con una birra e ascoltiamo il gruppo. Quando finisce il concerto sono ormai le due di notte. Ritornati a casa parliamo molto e solo verso le quattro ci sdraiamo nel letto. Io riesco solo a dormire per pochi minuti. Il caffe' del tiramisu' mi tiene sveglio. Quando ormai albeggia decido di sistemare la bicicletta alla Cinzia. Era una promessa che le avevo fatto. Stando attento ai rumori riassemblo la bici. Decido di provarla girando per la cittadina. Il giorno pieno mi coglie che scorazzo per le vie di Friburgo. Vedo l'universita' che mi fa' domandare se per caso non ci fosse bisogno di un insegnate di elettronica. Trasferirmi in questa citta' mi farebbe piacere. Purtroppo la realta' e' diversa da come uno se l'immagina. Rientro in casa portandomi il necessario per la colazione. Tutti sono svegli e attivi. Colazione e decisione di trasferirci al festval di Montreux sul lago Lemano. Gli stands stanno aprendo e noi stiamo percorrendo la zona del lungo lago da ovest a est. In fondo alla passeggiata scorgiamo il castello di Chillon. Decidiamo di prenotare un viaggio in un battello musicale. Nell'attesa andiamo a piedi verso il castello. Il lago e' calmo e il battello e' molto carico di gente (forse troppa gente). La musica viene diffusa in ogni angolo da potenti altoparlanti. Noi ci sitemiamo sul ponte scoperto, tanto per prendere un poco di sole. Dopo sei ore ritorniamo a riva un poco frastornati dal sole o dalle bibite alcoliche. Ritornati a Friburgo cucino un piatto di spaghetti aglio, olio, peperoncino, pomodorino crudo e, dando fondo all'orticello nel vaso della Cinzia, anche il prezzemolo.  Ritorniamo nella piazza dei concerti per ascoltare "Bonny B". L'indomani programmiamo una gita sui sentieri delle montagne di Gruyere. Le montagne svizzere sono molto belle. La sera della domenica viviamo un concerto coinvolgente di Gospel. Il gruppo Americano ci coinvolge con i loro ritmi e le loro passioni. Il ritorno in Italia divide ancora il gruppetto che si era creato. Tutti sono un poco tristi ma cosi' va la vita.




Qui si conclude il resoconto dell'avventura in Mountain Bike tra le montagne piu' alte del nostro globo. Spero che vi sia piaciuto e che possiate trarne vantaggio se deciderete di andare in quei luoghi ad affrontare la strada tra Manali e Leh.

Chiunque volesse altre informazioni puo' scrivermi. Anzi se no lo fa' e' proprio stupido. Non esiste niente, senza lo scambio delle proprie esperienze. Comunque puo' essere che non abbia la risposta a tutte le vostre domande.

Un ringraziamento per le foto a Donata, Cinzia e Giulio.

Ciao e ....  alla prossima. Ambro.

Copyright 2003 - Ambrogio D'Adda