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Orario
di partenza e arrivo |
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salita / discesa |
massima |
campo |
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| Prima | 36,5 km |
9:38 / 15:50 | 4:10:21 |
1335 / 30 |
3240 m/slm | 3215 m/slm |
8,7 km/h |
| Seconda | 74,6 km |
8:40 / 17:00 |
5:30:13 |
970 / 1315 |
3980 m/slm |
2870 m/slm |
13,5 km/h |
| Terza (*) | 39,0 km |
8:28 / 18:00 |
3:16:51 | 1250 / 920 (*) |
3400 m/slm | 3290 m/slm |
11,9 km/h |
| Quarta | 37,2 km |
8:10 / 13:41 |
3:56:40 |
1115 / 160 |
4425 m/slm |
4425 m/slm |
9,4 km/h |
| Quinta | 49,8 km |
8:21 / 15:15 |
4:36:33 |
660 / 525 |
4892 m/slm |
4280 m/slm |
10,8 km/h |
| Sesta | 49,9 km |
8:27 / 14:24 |
4:11:06 |
895 / 425 |
4910 m/slm |
4775 m/slm |
11,9 km/h |
| Settima | 28,7 km | 8:38 / 13:36 |
2:25:46 |
340 / 555 |
5050 m/slm |
4555 m/slm |
11,8 km/h |
| Ottava | 50,3 km |
8:38 / 12:34 |
2:53:22 |
360 / 205 |
4790 m/slm |
4770 m/slm |
17,4 km/h |
| Nona | 80,4 km |
8:47 / 17:08 |
5:39:45 |
685 / 1780 |
5360 m/slm |
3550 m/slm |
14,2 km/h |
| Decima | 52,1 km |
9:11 / 14:34 |
3:27:49 |
440 / 340 |
3650 m/slm |
3650 m/slm |
15,0 km/h |
Nota: il tempo di percorrenza e'
quello che e' risultato sul mio conta chilometri mentre i dati di altezza
sono quelli del mio altimetro riveduti e corretti la sera con i dati degli
altri componenti del gruppo tarati nei punti di passaggio conosciuti.
In totale abbiamo percorso 498,5 km in circa 39 ore continue di pedalata.. Il dislivello di salita e' risultato essere di 5095 metri mentre quello di discesa di 4605 metri.
(*) Durante la terza tappa abbiamo
camminato per raggiungere un monastero. Non tutto il dislivello e'
stato percorso in bici. Direi che 600 metri e' il dislivello percorso
a piedi
Abbiamo pedalato veramente in alta montagna. Un allenamento
specifico non esiste ma deve esserci almeno quello di base, fisico
preparato e mente allenata ad affrontare situazioni impreviste e improvvise.
Questo e` stato la base che ognuno di noi ha dovuto e voluto preparare.
Qui di seguito un grafico che riassume l'altimetria del percorso.
(Elaborazione dati Ambrogio)
Cinzia : dolce ragazza
meranese che, adottata dalla confederazione elvetica, lavora a Friburgo. Debbo dire che mi ha molto stupito per la costanza e
per la forza con cui ha affrontato il percorso. Titubante durante i primi
chilometri ha percepito ed acquisito la propria forza durante tutto
il resto del viaggio. Unico momento di defaiances durante una stupida
caduta che le ha lasciato un grosso ematoma sulla sua bella coscia.
Molti dei locali hanno ammirato i suoi occhi azzurri, ed i capelli biondi.
In india, e nel Ladakh soprattutto, e` molto raro trovare simili caratteristiche
nel popolo locale. |
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nuove e fiammanti bici. Dobbiamo ringraziare il padre di Cinzia
per questo. Cinque elementi della gruppo "DUNA
ROSSA " hanno potuto usufruire della bici offerta dallo
sponsor. Una nuova bici superaccessoriata e di colore rosso gentilmente
concessa da FAAC s.r.l di Treviso. Devo citare la trombetta che Donata
si e' portata, tante volte e' stato accolta dai ragazzini, nei vari luoghi,
come un icredibile oggetto sonoro. Tutto il resto del gruppo ha voluto rilassarsi
dalla giornata di viaggio mentre io e Umbe siamo partiti verso Manali.
Il viaggio nel bus pubblico procede lentamente ma ci permette di vedere
ed apprezzare i costumi locali. Il bus non e' neanche tanto pieno ed il
costo e' irrisorio per noi. Trentacinque rupie. I passeggeri che salgono
e scendono sono variegati e i loro volti mi passano ancora nella mente.
L'arrivo nel caos di Manali e' immediato. Tutto il mondo locale mi si para
davanti in ogni sua forma. Il mercato mi sommerge di ogni sua voce, profumo
e caotico movimento. Old Manali si rileva ancora piu' caratteristica.
In ogni angolo ci viene offerta "l'erba" illegale in italia. Noi
non ne abbiamo bisogno e gentilmente decliniamo l'offerta. Procediamo
per una stradina ed incontriamo una signora che ripete l'offerta. Il fresco
delle piante ci fa' riflettere. La vista del fiume nella valle sottostante
ci prepara e ci stimola nella pedalata. Il viaggio di ritorno si svolge
nei migliori dei modi. Io sono a fianco di una bellissima ragazza (o donna)
locale. Il suo volto mi fa sobbalzare il cuore. E' talmente bello. Arrivati
in albergo, dopo la salita dalla fermata dell'autobus, recuperiamo
le bici e procediamo nell'esplorazione della stradina che dolcemente
sale sul fianco della montagna. Umbe è caricato come una molla
e ben preso mi distanzia. Ogni tanto dopo la curva lo intravedo. Arriviamo
alla fine della strada che ancora è chiaro. Qui incontriamo una
persona che rivedremo il giorno seguante durante il treking a piedi.
E' praticamente il padrone del campo dove sperimentiamo l'ebrezza dell'accampamento.
La discesa del ritorno si svolge quando ormai il sole sta' calando. La
luce si affievolisce e noi con il buio arriviamo nel mezzo di una partita
di cricket. I locali dell'albergo
hanno deciso di sfidarci nello sport nazionale Indiano. Nonostante la
nostra inesperienza ci comportiamo bene e subiamo pochi punti di svantaggio.
Uno dei nostri componenti gioca a baseball in una squadra professionista
Italiana. Karl riesce a stupirci con le sue prese della palla. Dopo la nostra
sconfitta i locali si acquietano. Noi attendiamo l'arrivo degli altri
e pranziamo. La notte ci accoglie e ci prepara per il treking. La salita
si svolge sulla strada che abbiamo percorso in bici il giorno precedente.
Raggiungiamo il campo quando la pioggia del pomeriggio ci stà lavando
le spalle. Questa è stata la prima avvisaglia di una serie di piogge
che dovremo subire nei giorni successivi. Ci ripariamo in una casa in costruzione
e veniamo rifocillati da quelli che saranno i nostri compagni di viaggio
per i dieci giorni successivi. La notte ed il resto del giorno dopo, viene
vissuta dal gruppo come un momento di verifica delle proprie potenzialità.
La visione di un villaggio durante il ritorno a Naggar ci coglie impreparati.
I ragazzi di una scuola sono intenti in una partita di calcio. Lo spirito
italiano non può che invogliarci nel buttarsi nella mischia. Nessuno
ha vinto e nessuno a perso. Tutto finisce quando il segnale dell'inizio
scuola viene lanciato. I ragazzi e le ragazze vanno ordinatamente a prendere
posto sotto tre grandi pini. Questa e' la loro classe e la loro scuola.
seguono il gruppo senza lamentarsi. La situazione peggiora e
la pioggia si fà più insistente. Estraiamo i keyway e
li indossiamo. Bagnati ci ripariamo sotto una sporgenza della roccia.
Cinzia e Donata non sono mentalmente preparate a questo freddo, le vedo
soffrire in silenzio. Pierangelo parla con Karl e chiede che il bus stia
dietro al nostro gruppo in modo da garantirci un minimo di tranqillità
nel caso la pioggerellina si tramuti in uno scroscio da monsone. Nella
salita l'acqua ed il freddo temprano le nostre ragazze che si ritrovano
sempre più convinte della loro reale potenzialità. Nonostante
la pioggia sia continua, saliamo senza bisogno del bus. Una leggenda
dice che il solo che ha usufruito delle comodità del bus sia
stato Pierangelo ma io non posso ne confermare ne smeltire. Quando vedo
che la situazione con le ragazze procede bene le abbandono e mi lancio
nella salita, ormai mancano pochi chilometri. Un piccolo ponte viene
attraversato a velocità folle (almeno per mè). Dopo soli
tre chilometri il campo si materializza alla mia sinistra. Le verdi tende
mi accolgono con un caldo tè preparato dal vulcanico Pempa. Poco
dopo le ragazze raggiungono il campo. Siamo tutti felici per il solo fatto
di aver affrontato e superato il dislivello più duro di tutto il
percorso. Vengo intervistato da Karl con la telecamera, al quale dico che
le mie pulsazioni sono salite sopra i 150 battiti al minuto solo dopo che
ho abbandonato le ragazze. Chiaramente mi guardo attorno per vedere se
nessuna di loro mi ascolta. Dopo esserci riposati il Vezz tiene una lezione
su come pulire le bici. Questa sarà una costante del viaggio. L'euforia
del gruppo si materializza quando stiamo mangiando la cena. Un bel brodino
vegetale e subito Pempa ci prepara uno dei suoi piatti più prelibati
(almeno per mè) le patate gratinate. La cena di Pempa e' molto sostanziosa
senza essere troppo piccante come la classica cucina Indiana. Solo il "Dadu"
dopo aver provato la prima volta una salsina verde, che noi pensavamo poco
piccante, decide di utilizzarla su ogni cosa. Qualcuno di noi ha esagerato
con la dose ed ha fatto fatica a finire il piatto. Dopo cena tutti sono
piu' cordiali (con pancia piena!) si organizza un gioco. Non ricordo bene
quale sia stato, ricordo solo che e' stato bello vedere tutto il gruppo
che partecipava. Poco dopo le dieci tutti a nanna. La prima notte nella
tenda a 3200 metri viene vissuta dal sottoscritto come un'avventura in
un tunnel. Difficolta' respiratorie (o forse solo mentali) mi accompagnano
per tutta la notte. Ho la sensazione di andare in apnea respiratoria. Il
mio compagno di tenda, Umbe, non si accorge di niente, dorme pesantemente.
L'alba mi sveglia quando ancora tutti sono nel mondo dei sogni.
risveglio. Anche questa e' stata una costante. Il risveglio
con il chiaro accento locale che diceva "tii, tii". Ci laviamo in una
bacinella di acqua calda preparata dal personale che ci segue. Chi
l'avrebbe detto. Acqua calda per lavarsi al mattino. Posso mettere ancora
qualche stellina a questo albergo anche se siamo in tenda e la situazione
climatica non e` delle migliori. Si fa' colazione con uova sode (povero
il mio colesterolo) latte, te', cioccolata solubile, caffe', ciapati
(tortelli di farina) marmellata, burro, biscotti. Insomma ogni cosa che
si puo` mangiare la mattina e' in tavola. Tavola? La nostra tavola era costituita
da alcune casse di plastica e latta che opportunamente sistemate raccoglievano
tutto quello che Pempa portava. Il problema era farci stare tutta la roba.
In caso di completamento degli spazi veniva sistemata direttamente sul
terreno. Finita la colazione e con la pancia incredibilmente piena partiamo
alla volta del primo passo. Oggi si scollina attraverso il Rohtang La. Le
ragazze memori delle fatiche del giorno precedente procedono alla giusta
velocita'. Il passo sembra inarrivabile ed il sole, oggi, ci tiene compagnia.
Io lascio il gruppo principale (dove come al solito ci sono le ragazze)
ed aumentando la velocita' arrivo in vista del passo. Una infinita
coda di macchine, bus e camion stanno tentando di procedere oltre. I motori
surriscaldati emettono fumo azzurro. Decido di procedere in maniera diretta
verso quello che dovrebbe essere il passo. Lascio la strada principale
e pedalando veloce tento di salire attraverso un praticello. Subito l'altezza
mi taglia le gambe e sono costretto a scendere e a spingere la bici. Almeno
pero' l'aria e' respirabile. Dopo molta fatica sono su un pianoro dove ci
sono tutti i locali. Questi, accalcati sulla neve, cercano con ogni mezzo
di divertirsi. Ora capisco perche' durante la salita si noleggiavano cappotti
di pelo colorati e dei grandi stivali. Una immensa folla coperta con questi
capi di vestiario si sta' rotolando sulla neve. Aspetto i miei compagni
guardando da una collina. Mi viene voglia di affrontare una discesa nella
neve fresca con la bici, ma presto mi calmo. E' solo il secondo giorno
e un problema tecnico o fisico, qui diventa tragico. Arriva il bus con
il pranzo. Un dolce pianoro accoglie il gruppo "
DUNA ROSSA" per il pranzo. Alcuni indiani in vacanza ci chiedono
di fare una foto con loro. Anche noi siamo l' attrazione del luogo. Cosi'
tanti ciclisti non si sono mai visti. Poco dopo riprendiamo la discesa
verso il fondo valle. Una volta superato il passo il traffico motorizzato
si riduce ai soli camion ed a qualche macchina. Evidentemente tutti i locali
volevano salire a vedere la neve. Durante la discesa Giulio prende una grossa
buca e per poco non cade. Sembra che non ci sia niente di grave ma la situazione
cambia una volta arrivati al campo. Questa discesa e' proprio bella e ci
ripaga di tutta la fatica che abbiamo fatto. Anche le ragazze sprizzano
euforia da ogni poro. Una grande vallata ci accoglie ed il viaggio procede
lentamente verso quella che doveva essere una tappa interlocutoria. Ma
la realta` e' diversa. Arrivati nel paesino di Gondla non vediamo nessuno
che ci indichi dove e' sistemato il campo. Io, che mi sento in forma,
vado in esplorazione, prima seguendo la strada principale per 3 km, poi
ritornando verso il gruppo scendo nel paesino di Gondla. Ma anche qui
niente. Per fortuna sento il rumore caratteristico della moto di Karl che
mi sta` cercando. Meno male che mi trova altrimenti avrei dovuto affrontare
un bel dislivello. Mi attacco al suo braccio e mi tira in salita. Raggiungiamo
gli altri oltre il paese. Il campo si trova a sei chilometri dal paese.
Se Karl non fosse ritornato non lo avremmo mai trovato. Arrivati scopriamo
che il vento ha rotto una tenda e ci costringe a dormire in tre in due
tende. Che scomodita`(!!!!). Durante la pulizia delle bici Giulio realizza
che la situazione del proprio mezzo e` piu' grave del previsto. Il cerchione
e` irrimediabilmente piegato e anche due raggi sono rotti. Purtroppo sono
rotti sul lato delle corone del cambio. Nessuno ha portato le chiavette
per rimuovere lo "scatto libero". Rimuoviamo i raggi rotti e decidiamo
di togliere anche il freno. Giulio dovra` proseguire senza il freno posteriore.
Tutti lo pregano di stare molto attento e lui dimenando la testa acconsente.
La cena ci viene servita come al solito da Pempa. Il gioco della sera
mi sembra sia stato quello di indovinare un personaggio attraverso delle
domande. Mi viene attaccato il biglietto con il nome sulla fronte ed
io lo attacco a Pierangelo. Non sono riuscito ad indovinare il personaggio.
Pessima figura e divertimento del gruppo. Dopo un poco di rum Indiano
un dolce sacco a pelo mi accoglie e finalmente riesco a dormire per tutta
la notte un sonno pesante e ristoratore.
Arrivo primo al campo
il Vezz ci distanzia e poco dopo anche io abbandono le ragazze.
Il sentiero segnato finisce e seguiamo quella che deve essere un tratturo
frequentato dagli animali. La salita e' proprio dura ed il sole a picco
ci scalda. Il tempio e' ancora lontano. Sbuffando ed incuranti della salita
arriviamo ad una stradina che in poche centinaia di metri di piano ci porta
al tempio. Abbiamo fatto circa trecento metri di dislivello. Quando arriviamo
un gruppo di monache (a almeno mi sembrano tali dagli abiti) e' intenta
a riposarsi dal lavoro. Stanno pranzando. Ci sediamo anche noi, e cerchiamo
di fare conversazione. Ci offrono una parte del loro riso e formaggio e
noi contraccambiamo con le barrette energetiche e la frutta disidratata.
Il sapore del loro riso con formaggio non mi piace ma non posso dimostrarlo.
Comunque rifiuto energicamente una seconda porzione. Poco dopo anche il
resto del gruppo arriva ed andiamo in esplorazione del complesso monastico.
Il tempo e' in ristrutturazione, il cemento armato ha sostituito il legno.
Un giovane monaco ci apre il pesante portone in legno. Ci togliamo le scarpe
ed entriamo. L'interno e' ancora da finire ed i muri grezzi sono a vista.
In un angolo i libri mentre all'esterno una grande ruota della preghiera
viene fatta girare da una vecchietta. Caratteristiche le scarpe fatte di
corda che ha lasciato all'ingresso. Quando tutti sono soddisfatti ritorniamo
verso il fondo valle. Altra discesa con il sole a picco che ci scalda la
testa. per fortuna ci siamo portati le borracce. La risalita verso il paesino
e' faticosa ma necessaria. Tutti sbuffano per il caldo. Arriviamo al negozio
dove compriamo acqua fresca e alcune bibite. Riprendiamo le bici e proseguiamo.
Doveva essere una tappa interlocutoria e riposante ma questa deviazione
la fatta diventare impegnativa. Dopo qualche chilometro ci riposiamo ad
un bar. Visto che non mi portano la bibita decido di proseguire verso il
campo. Mi informo da Karl e dagli autisti dove sia ubicato. Non voglio girare
come il giorno precedente. Mi butto con rabbia su una strada pianeggiante
con dei dolci sali scendi. Passo un primo paesino e guardando il contachilometri
vedo che la velocita' e' sui trentacinque chilometri orari. Il verde paesaggio
sfila veloce e presto raggiungo il paese di Jipsa dove e' ubicato il campo.
Lo percorro lentamente e vedo in fondo alla via principale il fedele Cherry
che mi indica il cancello di una villetta. Entro e trovo Pempa che mi propone
una limonata fresca. Buonissima. Raccolgo i bagagli e mi do da fare con
acqua e sapone. Il caldo del primo pomeriggio viene mitigato con il fresco
dell'acqua e mi permette di lavarmi decentemente. La posizione del nostro
campo e bellissima. Una grande casa circondata dalle nostre tende e da piante
basse e fresche. Poco dopo, alla spicciolata arrivano tutti. La solita pulizia
dei mezzi porta via il resto del pomeriggio. Questa volta anche io tento
di pulire la bici ma senza troppa convinzione. Tolgo solo il grasso ormai
rinsecchito dalle corone e dalla catena. Un grosso pranzo preparato dal
mitico (ormai) Pempa ed a nanna. Durante la notte riesco a dormire pienamente
e forse russo anche.
Tutti, sbuffando e pedalano cominciano a distanziarsi. Arrivo
solo su un pianoro dove c' e' un campo militare. I militari mi
guardano stralunati e come se fossi un extraterestre passo il posto
di controllo dei passaporti senza che nessuno mi fermi. Sono conscio
che Karl dovrebbe essere gia' passato. Poco dopo la salita riprende
e decido di fermarmi a mangiare ed ad aspettare le ragazze. Do' fondo
alle riserve che ho nello zaino ma delle ragazze neanche l' ombra. Decido
di proseguire piano e guardando dietro spesso cerco di vedere come procedono.
Niente. Faticando non poco arrivo al presunto posto tappa. Zing Zing Bar
ma niente e nessuno mi accoglie. Occorre proseguire soffrendo. Penso
a come si debbano sentire le nostre ragazze. Cerco un modo per incoraggiarle
e trovandomi a fianco di una lingua di neve decido di tracciare il loro
nome sulla neve. "Dai Donata", "Cinzia --->" e informandole della quota
raggiunta e di quando manca al campo. Il dislivello rimanente per il campo
non la so' ma con un poco di immaginazione cerco di limitare questa lacuna.
Poco dopo intravedo in fondo alla salita il resto del gruppo. Vedo anche
Umbe che sta riprendendo tutto dall'alto con la sua preziosa macchina
fotografica. Aggiornato su quanto manca da Umbe riesco ad essere piu'
preciso nelle scritte. Il campo si vede al lato della strada. Le tende
verdi in una immensa pietraia grigia. Niente di colorato esiste in questi
luoghi se non le nostre tende ed i nostri mezzi. Vedo il campo ma non la
strada per raggiungerlo. Decido di scendere sulla pietraia con la bici
in spalla per la via piu' diretta. Arrivato al campo ricevo una buonissima
spremuta di arancia o almeno cosi' mi sembra. Quelli che sono arrivati
prima di me' sono sotto una tenda e dormono. Penso di nuovo alle ragazze.
Tutti aspettano il loro arrivo. Deve essere stata dura. Si intravedono
all'orizzonte e facendo un largo giro arrivano al campo. Cinzia mi corre
in contro e mi abbraccia. Mi ringrazia per l' incoraggiameto che le ho
dato con le scritte. Poco dopo anche Donata mi da' un grosso bacio. Ho
fatto una piccola cosa che ha ottenuto un successo insperato. La vicinanza
di un freddo fiumiciattolo mi sprona a lavarmi decentemente. L'acqua fredda
mitiga tutti i malanni del mio povero e martoriato fondo schiena. La cena
e' superabbondante ma niente viene lasciato su piatti o nei tegami. Un
gruppo affamato e soddisfatto lascia tutto pulito. La prima notte sopra
i quattromila metri non mi da' problemi. La fatica e' stata tanta e il sonno
risolve ogni dolore fisico.
confortarle e di spronarle. La salita diventa subito impegnativa
e l'altezza comincia a fare effetto. Un respiro corto e affannoso si impadronisce
dei nostri corpi. Alte pareti di ghiaccio sono ai lati della strada
ed un laghetto alpino si apre ai nostri occhi. Il passo e' ancora lontano
ma piano piano arriviamo. La neve e' molto alta e' sormontata da delle
caratteristiche guglie, come quelle del duomo di Milano. Lo spettacolo
del passo e' molto bello e anche tutto il luogo e' affascinante. La foto
di rito viene scattata da Giulio. Ci fermiamo poco a causa del freddo. La
fatica viene ripagata dalla discesa dolce e continua fino a quando la strada
spiana e conseggia un grande kenion. Bellissima l'immagine che cerchero'
di descrivere. Un pianoro grigioverde tagliato dalla forza del fiume. Trenta
metri piu' in basso il fiume. Sulle rive scoscese si innalzano pinnacoli
di sabbia piu' dura che alla prima pioggia subiranno dei mutamenti. Sul
fondo un rigagnolo di acqua limacciosa, carica di sedimenti. Questo e'
quello che i miei occhi hanno visto. Mi trovo solo su una strada dritta
dove nessuno e niente lascia presagire che sono sulla terra. Arrivo ad
un guado. Vedo che alcuni camion risalgono la costa della valle per andare
verso un ponte. Io decido di proseguire verso il basso. Non ho voglia di
affrontare la salita. Sul fondo della valle trovo che il fiume e' molto
alto e arriva quasi alla sommita' delle ruote dei camion. Decido di proseguire
e mi bagno fin sui pantaloni. Il fresco dell'acqua mi fa ricordare che altri
del gruppo sono dietro a me'. Quando risalgo sulla costa opposta aspetto
che arrivino gli altri. Con i segni cerco in tutte le maniere di farli proseguire
verso il ponte in alto nella valle. Marco non segue l'esempio degli altri
e punta decisamente sulla strada che ho fatto io. Poi vedendo che e' impossibile
attraversare senza gagnarsi torna sui suoi passi e va verso il ponte. La
discesa si conclude al posto tappa di Sarchu. Piccolo insediamento attivo
solo quando la strada verso Leh e' aperta. Il solito Pempa ci accoglie
con te' caldo che e' una manna per i corpi affaticati. Di questo campo
ricordo il fastidio notturno dovuto alla quota. Siamo ancora molto alti,
4200 metri
loop. Altro non sono che 21 tornanti pensiamo. La salita procede
lentamente anche per il fatto che qui sembrano concentrati i camion
che salgono o scendono dal passo. Ventuno, venti, diciannove cominciamo
la conta dei tornanti rimanenti. Il calore del sole ci fa' sudare e anche
finire l' acqua. Per fortuna il bus passa e riempio la borraccia. Queste
comodita` non erano previste in origine ma adesso sono molto apprezzate.
Si sale ed io per tagliare la monotonia decido di seguire una stradina che
salendo diretta taglia un tornante o forse due. L'inizio e' buono ma poi
la stradina si impenna e nonostante faccia parecchio zig zag non riesco
ad arrivare sulla sommita' senza scendere dalla bici. L'altezza mi taglia
letteralmente le gambe ed il mio cuore deve aumentare i battiti oltre i 180.
Ritornato sulla strada cerco di recuperare fiato e forze procedendo tranquillo
Intanto Giulio e Cinzia procedono lentamente. Li aspetto e li sprono a mangiare
qualche cosa. La salita e' ancora lunga. Quando arriviamo a meno un tornate
ci sembra di toccare il cielo. Ma la realta`, purtroppo, e' diversa. Una
piccola discesa ci illude che tutto sia finito. Invece dietro una curva
si rivede la salita. Lentamente e sconcertati saliamo verso il passo. Ormai
non sappiamo piu' quanti chilometri dobbiamo fare. I miei compagni di viaggio,
Giulio e Cinzia, sono sfiduciati quanto me. Abbastanza frequentemente ci
fermiamo per mettere qualche cosa in pancia, per bere, per riposarsi. Le
riserve che ci siamo portati servono proprio in questi casi. Nonostante la
fatica riusciamo ad arrivare al Nakeela pass. Qui il bus ci ha aspettato
per offrirci il pranzo. Niente viene sprecato e anche il succo un poco
freddo viene bevuto. Intanto il passo e' battuto da un vento gelido. Cinzia
decide di costruire una piramide di sassi della preghiera. La discesa avviene
in maniera rilassata e da lontano riusciamo a vedere il campo. Un puntino
verde in un mare di roccia grigia sul fondo della valle. Arrivato sull'ultimo
tornate decido di proseguire direttamente fuori pista e punto verso il campo.
Il terreno accidentato mi da' qualche problema. Per arrivare al campo dobbiamo
attraversare l' ennesimo ruscello. Tutti procedono senza intoppi e finalmente
siamo accolti da Pempa e dalla sua bibita rinfrescante. Il campo e' in un
luogo bellissimo. Lontano dalla strada principale e vicino ad un rigagnolo
di acqua. Lavaggio veloce del corpo per rimuovere la polvere e la stanchezza
e meritato riposino steso al sole. Un pisolino niente male che mi riappacifica
con il mondo e mi rimuove la fatica. Il sonno ristoratore notturno toglie
tutti i dolori muscolari del giorno.
Mercoledi' 18 giugno 2003 - La spettacolare valle prima di Pang
bella faticata mi confermano. Al passo si arriva quasi subito
dopo. Tutti sono sereni e alcuni decidono di passare qualche ora a
scalare i picchi che circondano il Lachulungla pass. Donata, Cinzia, Giulio,
Marco e Fausto partono in discesa. Io aspetto che il Dadu, Pie, Umbi
e Karl risalgano la pietraia proprio sotto le guglie delle montagne. Passata
una buona mezzora e quando i quattro scalatori sono solo dei puntini
parto per ricongiungermi con gli altri. La discesa solitaria mi sprona.
L'adrenalina viene pompata nel mio corpo e tutti i miei sensi sono attivi
e vigili. La discesa e' impegnativa e rischio in alcuni punti una caduta.
Arrivo nei pressi di un ingorgo dovuta alla ristrettezza della strada
e al doppio senso di marcia. Cerco di sorpassare tutti sulla sinistra
e mi infilo su un piccolo terrapieno. Quasi immediatamente il terrapieno
finisce ed io non riuscendo a frenare in tempo mi lancio in un "over the
bar" (salto del manubrio). Mi alzo controllando che non ci sia niente di
rotto e mi rimetto in sesto. I locali mi guardano dai finestrini di un
bus. Mi applaudono e mi fanno dei grandi sorrisi. Io penso semplicemente
che mi e' andata bene. Riprendo la discesa un poco piu' cauto e presto
raggiungo Marco che sta' aspettando che ritorni il sole da dietro le nuvole.
Fa molto freddo. Lo lascio e dopo aver percorso circa tre, quattro chilometiri
mi ricongiungo al resto del gruppo. Poco dopo dobbiamo attraversare un
grande ruscello. Una macchina e' incastrata e l'acqua entra dalle portiere.
Tutti gli occupanti sono scesi e la stanno spingendo a forza. Noi con le
nostre biciclette cerchiamo un
passaggio per non bagnarci troppo. Decido che e' meglio togliere
scarpe e calze. L' acqua e' molto fredda e tonifica i miei poveri piedi.
Attraversato il rigagnolo mi sistemo le scarpe. Intanto anche gli
altri in qualche modo hanno attraversato il fiume. La macchina sta'
ancora in mezzo al fiume. Poco dopo un grande camion passa e riversa una
grande onda all'interno della vettura. Con un ultimo disperato tentativo
gli occupanti riescono a rimuovere la macchina ed ad uscire dal guado.
Una pozza di acqua si forma sotto la macchina quando si ferma all'asciutto.
La valle che poco dopo si presenta ai nostri occhi e' molto bella. Purtroppo
e' difficile descrivere tutte le sensazioni che ci ha riservato. Montagne
di sabbia compatta di un rosso/arancio acceso che con il sole sembravano
ancora piu' definite. Riprendiamo la discesa dopo asserci rifocillati.
Sembra una bellissima giornata e la fatica non e' piu' opprimente. Il lento
scendere prosegue su una strada polverosa. Per fortuna nostra in quel punto
non abbiamo incontrato molti camion o mezzi motorizzati altrimenti avremmo
dovuto attraversare nuvole di polvere. Bastano solo le nostre ruote per sollevarne
gia molta. Verso la fine di questa strada mi trovo solo e decido di fermarmi
per rimuovere un poco di polvere e sabbia dalle gambe. Mi tolgo scarpe e
calze e mi butto nell'acqua rinfrescante del fiumiciattolo che costeggia
la strada. Mi lavo abbondantemente e quando comincio ad evere freddo sono
raggiunto dagli altri. Una breve salita verso Pang e il fido Cherry ci accoglie
presso un ponte. Dobbiamo passare sul ponte perche` la strada proseguendo
attraversa il fiume con un guado molto profondo ed inevitabilmente finiremmo
bagnati fino all'inguine. Quando siamo arrivati sull'altra sponda del fiume
un' occhiata con Fausto e Giulio per lasciare arrivare prime le ragazze.
La distanza tra il ponte ed il campo sara' di circa 400 metri ma bastano
alle ragazze per arrivare con qualche secondo di anticipo su di noi maschietti.
Subito viene rimarcato il fatto che loro sono arrivate prime. Un sorriso
scorre tra noi. Non possiamo che fare i complimenti alle nostre donne. Intanto
Cherry mi chiede la bici per andare ad aspettare gli altri presso il ponte.
La affido con la preghiera di non spingere troppo sui pedali. Lo vedo partire
tutto entusiasta. Mi sono dimenticato di spiegargli come funziona il cambio.
Speriamo che lo sappia usare. Dopo circa tre quarti d'ora ritorna con il
resto del gruppo. Sta spingendo lo stesso rapporto che ha usato nella discesa.
Evidentemente non sa come funziona il cambio. Il gruppo degli scalatori hanno
dato il nome di "Duna Rossa Peak" alla cima piu' alta che hanno scalato.
Un rapido lavaggio al fiume ed andiamo al bar dell'accampamento di Pang. Qui
incontriamo un giapponese che in autonomia, cioe' con tenda, viveri e acqua
al seguito sta affrontando il nostro stesso percorso. Lo adottiamo quasi
immediatamente e lo invitiamo a cena da noi. Pempa non protestera' per
un'altra bocca da sfamare. Un tramonto caldo e gioioso coglie il gruppo
intento nella solita pulizia delle bici. Io, vista la luce, scatto qualche
foto. Cena ed a nanna non dopo aver svuotato qualche bicchierino di Rum.
fermata. Rimetto la macchina fotografica nello zaino e mi lancio
all'inseguimento. La neve mi raggiunge e il pedalare mi costa fatica.
Non sono mai stato un buon passista e la velocita' pura in bici non mi
piace. Anche se mi sto' impegnando al massimo vedo solo dei puntini all'orizzonte
che si muovono. Non riesco a ricongiungermi al resto del gruppo. Quando
ormai sono sfiduciato vedo che il pulman e' fermo al lato della strada.
Sono tutti rintanati al caldo del bus. Salgo anch'io e mangio il pranzo.
Il freddo esterno fa' condensare l'umidita' sui finestrini. Da lontano
si vedono delle macchie scure che si muovono. Sono degli Yack che liberi
brucano nella piana. Umbe e Cinzia decidono di andare piu' vicini per immortalarli
con le macchine fotografiche. Si avventurano nella piana. Noi partiamo
alla volta del campo. Mi trovo solo con Donata. Il lento scendere della
strada non mi aiuta. Sono sgonfiato e non ho energia per pedalare. In qualche
maniera arriviamo al campo. Li la situazione non e' delle migliori. Un
vento teso sferza le tende e rischia di romperle. Parlo con Cherry e gli
chiedo di spostare il bus per proteggere le tende. La situazione peggiora
e la neve arriva di traverso su tutte le cose. Mi cambio e mi metto le
cose piu' calde che ho. Arriva Umberto. Mancano solo Cinzia e Shin. Si
monta freneticamete la tenda mensa in mezzo ad una bufera di neve e vento.
Nessuno all'orizzonte. Fausto si prepara per vedere dove sia finita Cinzia
con Shin. Quando sta' per partire un punticino rosso si intravede in mezzo
alla tempesta. Tranquillamente sfidando la neve ed il vento Schin e Cinzia
arrivano al campo. Il solito te' caldo li accoglie. Pempa non si smentisce
ed anche in questa occasione ha preparato una calda bevanda ristoratrice.
Poi come e` iniziata la tempesta finisce per lasciare spazio al caldo
sole. Siamo a 4770 metri sul livello del mare. Il luogo piu' alto dove
abbiamo fatto il campo. Sono le quattro di pomeriggio e per ingannare
l'attesa Karl organizza una partita di softball. Le squadre sono fatte
dai due capitani Karl e Pie. Anche il gruppo che ci segue viene chiamato
al gioco. Loro sono piu' esperti di chriket ma si adeguano bene anche al
softball Si fanno le quattro basi segnandole con dei mucchi di terra.
Si delimita il campo tirando delle righe con dei bastoni e si inizia il
gioco. Sono il primo che deve battere la pallina. Pie' e' il lanciatore e
incredibilmente riesco a prendere subito la pallina. Scatto verso la base
che vedo poco distante da me'. Nella corsa che sto' facendo qualche cosa mi
ricorda a che quota sono. Il respiro mi costringe a rallentare la corsa. Arrivo
in base che sono distrutto Venti metri di corsa mi hanno svuotato. Chiedo
di aspettare qualche secondo ma niente il gioco continua. Per fortuna il
prossimo battitore (non ricordo chi sia) non centra subito la palla e mi
fa riposare un altro po. Alla fine il punteggio della partita e' di 12 a
11 per noi. Una bella foto ricordo delle squadre suggella questa partita giocata
a 4770 metri di altezza. Non sappiamo se dobbiamo scrivere al libro dei Guinnes
per la partita piu' alta del mondo. Chissa? Durante la notte Giulio
ha bisogno dell'ossigeno per mitigare il senso di oppressione al petto che
si ritrova. Fa molto freddo, durante la notte piove e al mattino scopriamo
che le cime attorno a noi sono state sbiancate dalla neve.
campo. Un sogno per molti di noi, si sta realizzando. Sembra
incredibile che l'aspettativa che avevamo si stia realizzando. Il gruppo
"DUNA ROSSA" sta per raggiungere l'obbiettivo
che si era prefisso. Poco dopo siamo tutti contenti al passo e la solita
foto di rito viene fatta da Shin che gentilmente si presta. Un piccolo
tempio ci ricorda che stiamo entrando in una valle dove la religione
principale e' il buddismo. La discesa viene interrotta da un convoglio
militare che sta salendo ed occupa tutta la sede stradale. Aspettiamo
una buona mezz'ora prima che si liberi la strada. I molti rigagnoli che
riempiono la strada portano la velocita` di discesa ad essere molto bassa.
Procediamo lenti fino a quando riprende una strada piu' decente e non c'e'
piu acqua sulla strada. La valle si apre e una sequenza di luci, rocce
e verde si dipana sul percorso. Verdi prati stridono con il brullo delle
montagne attorno. Rivoli di acqua limpida ed azzurra scorrono in canali
ai lati della strada. I prati coltivati risaltano per il verde intenso.
Le sfumature e le forme delle rocce sono incredibili. Dovrei usare tutti
gli aggettivi per descrivere la visione di questa valle ma forse una foto
puo' riassumere il tutto. Il gruppo ammira questo spettacolo e neanche
si accorge di quanti chilometri si stanno facendo. I rullini delle macchine
fotografiche vengono cambiati ogni dieci minuti. Umbe sembra impazzito.
Corre avanti, si ferma, chiede la collaborazione dei modelli, fa una foto
e riprende a pedalare con foga per scoprire il prossimo punto di scatto.
Quando sbuchiamo in una valle piu' grande proseguiamo verso ovest e siamo
quasi al campo. Come al solito Cherry ha trovato un posto incantevole ma
questa volta lontano dall'acqua. Poco oltre il campo il piccolo paese di
Upshi. Le sera qualche d'uno di noi decidera' di andarlo a visitare. Quando
arriva Umbi tenta di fare il salto del muretto, ma invece finisce a gambe
levate. Piccolo spavento generale e tutto finisce bene quando si rialza e
sorride. La cena di Pempa e' l'ultima del percorso. Domani dormiremo in
un albergo a Leh. Una profonda tristezza mi assale ma che volete anche le
cose belle finiscono e occorre scoprirne di nuove. Cosi' va' la vita.
pedalare in un sali scendi di colline e valli. Il fiume Indo
mi scorre a sinistra e il suo rumore a tratti mi raggiunge. Scorgo un
tempio su una cresta della valle molto lontano. Sul fianco della strada
scorgo un deserto di sabbia e pietre. Immediatamente immortalato dalla
mia macchina fotografica. Vedo il gruppo lontano che si sta divertendo
nello scorazzare in bici ed in moto su questa pietraia. Poco a poco entriamo
nella civilta`. La vita intorno a noi si movimenta ed il traffico dei
mezzi motorizzati aumenta. I paesi si susseguono e cosi' le attivita`.
Ci fermiamo per pranzare presso una rivendita di generi alimentari. Frutta
(banane) e biscotti vanno a ruba. Una bibita fresca e' quello che ci vuole
per mitigare il duro pedalare che abbiamo fatto. La salita verso Leh sembra
cominciare molto bene ma come si sa' la realta' e' diversa. Dopo una piccola
curva si presenta una salita assolata e molto impegnativa. Malediciamo
il fatto di essere arrivati quando il sole e' piu' caldo e pestiamo sui
pedali. I camion ed i bus sfrecciano lenti al nostro fianco e ci affumicano
con i loro gas di scarico. Presto siamo nella cittadina di Leh ed aspettiamo
Karl che e' andato avanti per vedere dove e' sistemato il nostro albergo.
Poco dopo ritorna con Cherry e ci indica di seguirlo. Si sale ancora
per le viuzze della cittadina. Abbandoniamo la via principale per addentrarci
in un sentiero laterale. Arriviamo al "Padma guest house & hotel"
ed una tavola con delle bibite fresche ci accoglie. Il gruppo festeggia
l'arrivo alla agoniata meta.
con Karl attraverso una ricetrasmitente. Lui segue i primi mentre
io sono concentrato sul secondo gruppo. Bellissimo lo spettacolo che
ci riserva la salita. Vedere Leh dall'alto e con il sole nasciente e'
molto, molto bello. Vediamo che le nuvole circondano quello che dovrebbe
essere il passo. Niente di buono si sta' preparando per noi. Arriviamo
con qualche difficolta' al controllo passaporti dove decidiamo di rifocillarci.
Incontriamo una coppia della repubblica Ceca che stanno scendendo dal passo.
Il loro GPS ha misurato poco piu' di 5350 metri sul passo. Ma si sa' la
realta' e' diversa da come uno se l'aspetta. La partenza avviene quando
le nuvole ci vengono incontro. Poco dopo entriamo in una bufera di vento
e neve. Donata soffre ed ha bisogno di ogni sorta di supporto morale e
fisico. Io sono molto avanti con la jeep e non posso aiutarla. Quando mi
raggiungono mi chiedono di stare piu' vicino a loro. La salita lentamente
procede ed il tempo sembra che stia migliorando. Dopo circa sei ore raggiungiamo
il passo. Chi lo ha affrontato con la bici e' molto affaticato ma un sorriso
di soddisfazione si stampa sul suo volto. La fatica e' stata tanta. Altra
tormenta di neve ma questa volta siamo tutti riparati nelle jeep. Foto
ricordo e quando il tempo migliora si scende. In questa salita non ha partecipato
Pierangelo, e' rimasto in albergo; sta' curando con antibiotici
e ghiaccio un fastidioso ascesso ad un dente.Ciao e .... alla prossima. Ambro.
Copyright 2003 - Ambrogio D'Adda