Avventure nel deserto LIBICO 2002
Grazie alla perenne ricerca di motivazioni, il Vezz, si imbatte nella
presentazione di una gara affascinante, spettacolare e singolare.
Queste sono le mie impressioni sull'avventura vissuta nel deserto libico,
al seguito di una strana carovana.
IL PERCORSO
Non esiste un percorso libero ma un tracciato ben
preciso ed obbligatorio. Siamo all'interno di una gara molto impegnativa
e singolare. Ci siamo iscritti alla "LIBYKE", una gara di mountain-bike
nel comprensorio libico dell'AKAKUS. Sullo stesso percorso della alla bici
si svolge una gara di maratona.
La tabella sottostante si riferiscono solo alla gara,
tralasciando tutto quello che abbiamo fatto, per provare il percorso e durante
i periodi di riposo. Nel resoconto, invece, sono presenti tutte le mie impressioni
su quello che abbiamo vissuto al seguito della carovana piu' incredibile
che ho incontrato.
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tappa
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distanza
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tempo di percorrenza
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dislivello
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pedalabile
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velocita' media
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Prima tappa
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km 44
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4h30m
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200 m
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80%
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9.9 km/h
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Seconda tappa
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km 39.1
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3h40m
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40 m
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95%
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10,6 km/h
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Terza tappa
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km 39.8
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2h55m
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60 m
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85%
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13,6 km/h
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Quarta tappa
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km 42.2
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3h40m
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20 m
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90%
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12,6 km/h
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Nota: il tempo di percorrenza e'
quello che e' risultato sul mio conta-chilometri e non ha niente a che fare
con il tempo effettivo di gara. Quando mi sono fermato per mangiare, riparare
una gomma etc. il conteggio del tempo si e' fermato.
I PROTAGONISTI
Vezz: spirito vivo dell'avventura. Poliedrico e adattevole alle
diverse discipline a cui si applica nel modo migliore. Perenne richiamo delle
fanciulle presenti al campo. Forse sto' esagerando ma senza di lui non so'
se avremmo partecipato alla gara. Stando a quanto dichiara e' arrivato alla
gara con poco allenamento. Devo solo rimarcargli la cocciutagine delle proprie
convinzioni durante la prima tappa. Se fossimo andati dove indicava lui,
saremmo ancora in giro per l'Akakus.
Pie : dobbiamo alle sue origini marinare il conio del nome,
"DUNA ROSSA". Con questo nome siamo stati identificati nel campo,
tralasciando completamente i nostri nomi. E' stato il principale artefice
della risalta che abbiamo avuto sui giornali locali e nazionali. Per questo
ha avuto l'appellativo di "capo ufficio stampa" del team "DUNA ROSSA". Ricordo ancora
come mi ha redarguito quando gli ho raccontato la mia intervista al giornale
locale del mio paese dove non davo il dovuto risalto ai nostri sponsor.
Carlo : viterbese puro-sangue. Si e' dovuto trasferire in
quel di Monza per lavoro. Ha contribuito nella ricerca degli sponsor (tramite
suo padre). Debbo riconoscere che il suo spirito e' sempre stato quello
della partecipazione e mai della competizione. Combacia perfettamente con
il mio. Ha ricercato la foto perfetta da rilasciare agli sponsor in ogni
occasione.
Fausto : e' stato il mio primo incontro con Fausto. Debbo riconoscergli
una certa tenacia nel raggiungere gli obiettivi che ci eravamo prefissi.
Modenese e unico nel gruppo che non lavora nel campo elettronico. Clamoroso
per me' sapere del suo hobby. Sta studiando da sommelier!!! e scusate se
e' poco. Non ha avuto modo di mettere in pratica quello su cui sta
studiando; siamo in un paese islamico.
Ambrogio : e' colui che sta' tentando di raccontare le avventure del
gruppo. Ha cercato in ogni momento di sollevare i tristi e di livellare
i gasati. Unico momento di "defaians" durante l'ultima tappa. Uno strano
dolore al ginocchio gli ricorda dei brutti momenti. L'incredibile visione
notturna, vissuta durante la seconda tappa, rimane ancora, indelebile,
nei miei occhi.
NOTE
- Libici : i contatti con le persone locali sono stati limitati.
Solo alcune persone che ci seguivano con i camion e le jeep. Durante l'ultimo
giorno abbiamo potuto girare nella cittadina di Ghat. La cortesia delle
persone incontrate e' stata immensa e spontanea. Un altro ambiente, non come
il nostro.
- Sabbia : in un deserto si pensa che ci sia un solo tipo di
sabbia. Niente di piu' sbagliato. Esiste quella fine che non permette di pedalare
e che fa' affondare le ruote. Quella grossa, quasi a ciottoli, che fa' vibrare
il manubrio della bici. Ormai nel mio vocabolario la parola "sabbia" ha
preso mille sfumature.
- Campo : il campo e' stato per una settimana l'unico centro
di vita pulsante nel raggio di molti chilometri. E' stato il miraggio durante
la gara. Il posto dove mangiare e dove riposare. Nei diversi giorni il campo
e' stato spostato piu' volte e tutte le volte e' stato ricostruito in modi
diversi. Quasi che fosse un essere dotato di vita propria. Che si adattasse
alle diverse condizioni ambientali.
- Acqua : non immaginate come siamo legati all'acqua e come
la sprechiamo. Durante questa avventura abbiamo imparato quanto e' importante
avere i rubinetti nella propria casa. Durante le tappe e' stato anche obbligatorio
partire con almeno un litro e mezzo di acqua, pena la squalifica. Con il
deserto non si scherza, oppure, se si scherza bisogna pagarne le conseguenze.
- Fiorini : organizzatore e supervisore di tutte le attivita'
del campo e del percorso. Dobbiamo alla sua volonta' se tutti noi partecipanti
non ci siamo fatti 1400km di strada tra' l'aeroporto di Tripoli ed il campo.
Quest'anno siamo atterrati a Ghat. A solo 160km di distanza dal punto di
partenza della prima tappa. Forse nessuno di quelli che hanno criticato l'organizzazione
si e' letto i racconti dei partecipanti dell'anno prima. Fiorini ha portato
la propria esperienza, accumulata durante diverse Parigi-Dakar, nella scelta
dei percorsi e dei luoghi dove allestire il campo. Lo devo proprio ringraziare.
- PPO: sigla dell'organizzazione. E' reperibile in internet
al seguente indirizzo: www.ppoitaly.com
- Luna : l'astro che ci accompagna ormai da migliaia di anni
e' stato fondamentale durante la tappa notturna. Senza il suo riflesso sarebbe
stata veramente dura percorrere quarantadue chilometri. Incredibile come la
sua luce permetta di pedalare a 20-30 chilometri orari in pieno deserto e,
alle due di notte!.
- 11 settembre : data ormai nota a tutti. Per questo ingiusto
evento si e' dovuta rinviare la gara prevista in ottobre. Per questo motivo
sono stato in grado di partecipare. I soliti problemi di lavoro mi avrebbero
trattenuto se la gara si fosse svolta in ottobre.
CRONACA DI VITA VISSUTA
Lunedi' 18 febbraio 2002 - Pizza, programmi
e sponsor
Come al solito ci si trova qualche
giorno prima per verificare il morale della 'truppa'. Monza ed una pizzeria
accolgono gli amici e quattro quinti del team "DUNA ROSSA". Cosi' abbiamo
deciso di chiamarci, richiamando il mare e le piu' note avventure marinare.
Tutti noi siamo consapevoli dell'importanza del nome che ci siamo dati ma
dovevamo trovare l'unione dei diversi spiriti che compongono il nostro gruppo.
Purtroppo manca Fausto trattenuto a Modena per lavoro. In questa occasione
si portano gli articoli dei giornali locali che fanno riferimento a noi.
La serata serve anche per trovare le amiche che sorreggono il gruppo. Ricordo
ancora quando una sera Anna scendeva incurante del buio tra i sentieri di
Monte Canto. Si dividono i contributi degli sponsor e rimango sconcertato
da quanto siamo riusciti ad ottenere in cosi' poco tempo. Il materassino
ed il sacco a pelo sono proprio quello che ci vuole nella notte dell' Akakus.
Le nuove divise esaltano lo spirito di gruppo. La tensione sale, consci dell'avventura
verso l'ignoto che stiamo per affrontare. Ci si confronta sui materiali obbligatori
che dobbiamo reperire. Le 2000 calorie che dobbiamo portarci nello zaino
ci mettono in apprensione. La soluzione e' quella preventivata dallo stesso
Fiorini. Utilizzare quello che si usa normalmente senza spendere soldi inutilmente.
Sali quanto basta per quattro gare, ricordando che nella gara notturna non
servono e che se ingeriti in abbondanza portano brevemente ad un noto problema
intestinale. Frutta disidratata molto buona e necessaria durante le brevi
soste, di facile assimilazione e con molti zuccheri. Due spillatori (chiamo
cosi' le bustine di miele), elemento fondamentale durante una gara,
da assimilare nei momenti di massimo sforzo e senza terminarlo mai. Frutta
fresca da consumare durante i primi giorni. Con un sacco di problemi ancora
da risolvere mi avvio verso casa. Durante la notte i continui pensieri mi
tormentano e non mi fanno dormire.
Venerdi' 22 febbraio 2002 - Partenza e arrivo,
primo impatto con la sabbia
La prima notte nel deserto
Pur essendo andato a letto verso le dieci e trenta
la sveglia alle cinque deve suonare parecchio per riportarmi tra i vivi.
Mi cambio velocemente. Entro dieci minuti mio fratello viene a prendermi
per portarmi all'aeroporto. Scendo e dopo essere passato a prendere il mio
pacco vado ad aspettarlo direttamente in strada. Gia' il pacco, la mia bici
e' stata smontata minuziosamente e messa in un bel pacchetto. Leggero ma
scomodo da portare. Arriva come promesso (era l'ultima possibilita'
per rimanere a casa). Il viaggio si svolge tranquillamente, il traffico che
tra poche ore si accalchera' sulle strade, e' ancora assente. All'aeroporto
saluto il mio fratellino e attendo gli altri, sono le 6:15. L'appuntamento
e' per le 6 e 30. Intanto incontro 'Bonfanti' attempato signore, anche lui
della comitiva, che affrontera' la gara con noi. Arriva da Saronno ed e'
alla prima esperienza nel deserto, come noi. Quando ormai comincio a preoccuparmi
vedo arrivare i miei compagni di avventura. Il primo impatto con le problematiche
dell'imbarco ci preoccupano. Occorre pagare il sovraprezzo per aver superato
il limite di peso. Paghiamo e trasportiamo il prezioso bagaglio all'apposito
ingresso. Nella sala d'aspetto notiamo una ragazza intenta ad armeggiare
con macchina fotografica e obiettivi. E' la fotografa ufficiale della manifestazione.
Maria Paola, cosi' si chiama. Ci sorride e chiede i colori delle nostre
divise. Chiaramente si e' gia' immersa nel proprio ruolo, colori che creano
contrasto con le sabbie shaariane. Il viaggio in aereo per Roma non ha niente
di strano se non il fatto di conoscere altri partecipanti dell'avventura.
A Roma dopo il ritiro dei voluminosi bagagli troviamo tutta la comitiva intenta
nel check-in per l'imbarco verso la Libia. Qui' il sovrappeso non e' un problema.
Il volo e' tutto nostro ed i ciclisti non sono considerati polli da spennare.
Poco dopo conosciamo anche altri del gruppo. Conosciamo Lillo e Vittorio
che sono gia' alla seconda partecipazione.
Qui il primo momento di panico. Non ho la marca da bollo sul passaporto.
Lunga corsa verso l'ufficio postale dell'aeroporto e altrettanto lunga attesa
del proprio turno. Compro l'ultima marca e ritorno verso il banco di accettazione
con un po' di affanno. Ormai e' fatta. I bagagli sono caricati e rimane solo
il tempo di mangiare un panino, no due. Per fortuna mi viene facile mangiare.
Sono stati gli unici alimenti della giornata oltre a quelli che ci hanno dato
durante il volo. Ma questo ancora non lo potevo sapere. Tutti sono tranquilli
durante il volo, ci agitiamo solo quando scopriamo di essere sopra il
deserto. Le dune che si vedono dall'aereo non hanno punti di riferimento,
potrebbero essere alte anche 500 metri. La pista dell'aeroporto e' alquanto
imperfetta. Grossi tagli fanno sobbalzare l'aereo durante l'atterraggio. Entrando
nella sala della dogana ci viene consegnato un foglio in arabo. Dobbiamo
compilarlo con i nostri dati personali. Primo problema. Nessuno di noi sa'
l'arabo. Un locale con la divisa ci aiuta nella compilazione. Lo spirito
italiano ci aiuta ad interpretare i caratteri presenti sul passaporto e quelli
del foglio (per la libia sul passaporto e' stato necessario porre il timbro
bilingue arabo). Durante questa strana compilazione il sole tramonta e lo
spettacolo che vediamo e' bellissimo. Poco dopo il nostro aereo parte lasciandoci
definitivamente. Dopo due ore tutti sono contenti. Noi, che siamo riusciti
a compilare i foglietti; il personale di dogana che ha ricevuto i passaporti
e i foglietti compilati, e gli inservienti dell'aeroporto che finalmente
possono chiudere lo scalo. Fuori ci aspettano una quindicina di grosse jeep.
Saranno i mezzi che ci portano al campo. Si cerca un mezzo libero, le bici
sono caricate sul porta pacchi superiore. Noi cinque siamo sullo stessa jeep.
Si parte. Il nostro autista non parla inglese, solo arabo! Fine della conversazione
con i locali. Usciti dall'aeroporto si punta verso nord. La strada e' a tratti
sconnessa ma la stanchezza sta per avere il sopravvento e qualcuno di noi
schiaccia un pisolino. Ad un tratto l'auto si ferma a soccorrere una jeep
ferma ai lati della strada. Un mezzo della nostra carovana, ha bucato. Sara'
la costante di questa avventura; bucare. Si arriva in un paesino. Si puo'
comprare acqua e cibo in uno spaccio poco lontano. Una bibita e' quello che
ci vuole. Anche qui' e' arrivata la coca-cola. Si riparte e immediatamente
si abbandona la strada per proseguire su una pista verso il nulla. Siamo
nel deserto. Non che prima fossimo chissa' dove ma almeno il nastro di asfalto
ci dava la sensazione di essere in un ambiente conosciuto. Durante questa
corsa sfrenata i sorpassi si susseguono e siamo un poco spaventati quando
la jeep piomba a 50 chilometri orari in un avvallamento. Un bel salto e via
come prima. La polvere sollevata da quelli che ci precedono non permette di
vedere bene quello che ci aspetta. Il nostro autista cerca di andare dove
non c'e' polvere allargandosi a ventaglio. Solo le undici di sera e del campo
neanche l'ombra. Il deserto e' bellissimo e se guardiamo dai finestrini si
vedono i profili delle rocce che ci sono attorno. Finalmente verso mezzanotte
mi sembra di vedere una luce in lontananza. E' il campo. Si scaricano le bici
ed i bagagli e i mezzi meccanici se ne vanno. Rimane solo il silenzio
e le nostre voci. Cerchiamo una tenda libera dove dormire. Siamo arrivati
tra gli ultimi. Io mi adatto in un angolo. La bici fuori (ma chi me la deve
rubare qui' nel deserto?). La cena e' pronta ma io no ho il piatto dove mangiare.
Chiedo ad una ragazza se sia possibile avere quelli in plastica che sta distribuendo.
Mi dice che saranno gli unici che ci danno. Ben due piatti che mi dovranno
servire per sei giorni. Un piatto di pasta ed a letto. Durante la notte mi
accorgo del vento. Sono nell'angolo piu' esposto e la tenda non e' chiusa
molto bene a terra. Non ho avuto tempo per accorgermi di questo fatto. La
sabbia si sta' accumulando nell'incavo degli occhi. Mi giro di lato e tiro
bene il cordino di chiusura del sacco a pelo. Verso le sei sono sveglio. Devo
andare a fare pipi'. Sono in mutande nel sacco a pelo e appena apro la zip
mi accorgo del freddo che mi circonda. Cerco disperatamente dei vestiti ed
esco.
Sabato 23 febbraio 2002 - Si monta la bici, pedalare
e' proprio difficile
Primi problemi meccanici
L'alba e' annunziata da un chiarore. Dopo aver fatto
pipi' cerco di vestirmi. Una felpa e' quello che ci vuole assieme ad un cappello
di lana. Mi allontano ed inizio l'assemblaggio della preziosa bici. Poco
dopo l'attivita' del campo si anima. Maria Paola mi ritrae con lo sfondo
del sole nascente, in ogni posa. La cucina si attiva ed e' ora di fare colazione.
Ho un bel bicchiere di alluminio dove faccio sciogliere un poco di latte
in polvere e del cacao con un poco di acqua tiepida. Il dolce del campo e'
stato un dolcetto di nome "
tam-tam". Penso che
un camion sia stato riempito di una infinita' di questa merendina. Dopo essere
stato rinfrancato dal cibo ritorno all'occupazione precedente. Tutti si stanno
svegliando, anche i piu' dormiglioni. Cercare di non far entrare la sabbia
negli ingranaggi della bici e' un'impresa vana. Dopo una bella oretta il
mezzo meccanico acquista delle sembianze ragionevoli e comincio ad apprendere
"l'arte" del pedalare nel deserto. Poco dopo anche i miei compagni di avventura
sono intenti nel riassemblaggio. Quasi immediatamente si sentono delle imprecazioni.
Carlo non trova il nottolino che ferma il manubrio nella forcella. E' un
elemento tanto piccolo quanto fondamentale. Prima crisi del gruppo che pensa
di avere gia' perso un elemento ancora prima di iniziare. Cerchiamo di non
scoraggiarci e pensiamo a come sostituire il pezzo mancante; per pura fortuna
la lunga vite di fissaggio non e' andata persa. Il caso vuole che il pezzo
mancante sia uscito dalla sacca bici attraverso alcuni buchi. Questo momento
mi ricorda con quanta cura ho fissato gli oggetti piccoli della mia
bici. Evidentemente Carlo non ha pensato a questo inconveniente. Nel campo
tutti si mobilitano e cercano di darci consigli su come risolvere il problema.
Naturalmente nessuno ha un pezzo di ricambio ed il primo meccanico (per macchine)
e' a 40/50 Km. Vengono contattati i Libici presenti nel campo e troviamo
una buona serie di viti, dati, rondelle nella loro scatola di emergenza.
Cercando in questa massa di oggetti troviamo un dado che si adatta al filetto
della vite. Con delle rondelle piane (una bella serie) proviamo a fissare
il manubrio nella sua sede. Dopo alcuni tentativi otteniamo una buona tenuta.
Il primo intoppo sembra risolto; viene pianificato un giro per verificarne
la tenuta. Quando tutti hanno finito l'assemblaggio della bici si parte in
esplorazione. L'impatto con la sabbia del deserto e' immediato e brusco.
In alcuni tratti si puo' pedalare bene e senza fatica, ma in altri, la sabbia
soffice fa' affondare le ruote. E' molto faticoso e dispendioso pedalare
in queste condizioni. Intanto Carlo prende piu' confidenza con la tenuta
del suo manubrio. Il paesaggio e' bellissimo. Rocce nere escono da un tappeto
di sabbia marroncino chiaro, il tutto sormontato da un cielo azzurro intenso
e cristallino. Il contrasto dei colori e' unico. Andando a zonzo per
questo tappeto di sabbia e rocce ci accorgiamo di pedalare in luoghi dove
non ci sono altre tracce oltre a quelle che lasciamo noi. Il ritorno al campo
viene fatto cercando di sfruttare la massima velocita' (25-30Km). E' quasi
ora di pranzo e la fame ci fa' pedalare con piu' energia. I cuochi che preparano
il pranzo sono Bolognesi, sinonimo di risultato garantito. Un buon piatto
di pasta e' quello che ci vuole. Vicino alla tenda adibita a mensa troviamo
una bacheca che riporta il piano della giornata. Fiorini lascia i suggerimenti
e le scadenze delle varie attivita'. Scopriamo che non siamo l'unico gruppo
a partecipare alla corsa. Anche un gruppo Spagnolo ed uno Svizzero sono nella
nostra personale competizione. Nel pomeriggio ci sono le verifiche dei vari
oggetti necessari per affrontare le tappe del deserto. Tutti avevano fatto
il check prima di partire ma io non trovo il fischietto. Sono segnato per
una seconda verifica. Un attimo di panico e dopo aver rovistato per mezz'ora
nello zaino lo trovo e decido che devo posizionarlo in un luogo piu' accessibile.
Fanno parte di questo kit alcuni oggetti che al momento mi sembrano inutili.
Un fischietto, un accendino (io non fumo), una certa quantita' di alimenti
(almeno 2000 calorie), un kit anti-veleno ed altri. (per la lista completa
fate riferimento al sito
PPO). Quando
risulto ufficialmente iscritto vengo fornito del numero ufficiale di gara
(il 22), della mappa dove e' tracciato il percorso e del road-book
con indicate tutte le deviazioni, il CAP di direzione e le distanze parziali
e incrementali di ogni tappa. Dopo queste prime incombenze decido di tarare
il conta chilometri. L'organizzazione ha tracciato un percorso rettilineo
di un chilometro. Dopo averlo percorso molte volte sono soddisfatto, sbaglio
solo di 10 metri. Quando ritorno in tenda i miei compagni sono intenti ad
interpretare i simboli del road-book. Un bel casino per uno che non ha esperienza.
Occorre memorizzare i simboli, capire l'utilizzo della bussola, interpretare
i segni che rappresentano le rocce ed i profili delle colline circostanti.
Intanto altri amici che faranno la gara correndo a piedi sono intenti a programmare
i punti di riferimento dei propri GPS. Tecnologia esasperata ormai ovunque
perdendo il fascino dell'avventura. La sera dopo pranzo ci troviamo a parlare
ed a discutere di come affrontare la prima tappa. La prima sera nel deserto.
Il freddo appena tramonta il sole e' immediato e pungente. Il sacco a pelo
e' caldissimo.
Domenica 24 febbraio 2002 - La tensione della gara
Dopo un chilometro e mezzo prima foratura
La sveglia suona prestissimo. La nostra tenda e' una
delle prime che l'organizzazione smonta. In mattinata il campo viene
smontato e trasferito 42Km piu' a sud. Sono le sei e mezza.Tolto il
tepore creato dalla tenda fa' molto freddo e noi dobbiamo prepararci
(pantaloncini e maglietta accidenti!) lasciando tutto il bagaglio che
sara' trasferito nel punto di arrivo. Colazione con la luce artificiale ed
il te' che si raffredda in un attimo. Intanto alcuni ragazzi piu' previdenti
hanno accumulato una buona quantita' di carta, cartone e tutte quelle
cose che si possono bruciare senza problemi. Il calore del fuoco raduna tutti
i partecipanti. Poco prima di partire siamo chiamati da Fiorini che
ci da' le ultime raccomandazioni sull'uso dei razzi di segnalazione in caso
di perdita del tracciato. La tensione aumenta ed il mio cardio-frequenzimetro
e' al massimo, 140 battiti al minuto senza pedalare. Ci si raduna presso
l'arco che segna la partenza e noi nelle nostre fiammanti divise siamo
in prima linea. Sara' la prima ed ultima volta che saremo davanti a tutti
gli altri. Alle 8:28 del mattino Fiorini fa' partire tutti quanti,
ciclisti e maratoneti. Subito la bagarre si fa' serrata. Pierangelo
dopo 20 metri rischia di cadere per la sabbia soffice. Il primo tratto
e' completamente rettilineo e siamo abbastanza avanti nel gruppo dei ciclisti.
Per quelli appiedati questo primo tratto e' percorso molto piu' lentamente
di noi. Alla prima svolta seria del percorso trovo Fausto che imprecando
mi dice che ha bucato. Nonostante i nastri in kevlar che abbiamo messo tra
le coperture e le camere d'aria si buca. La causa si rileva una finissima
e dura spina che si e' infilata con una angolazione tale da non incontrare
il nastro protettivo. L'esperienza deve ancora crescere per evitare di passare
con le ruote sui cespugli. Ci fermiamo tutti eccetto Pierangelo che era avanti
a Fausto e non si e' accorto di quanto e' successo. Quando abbiamo quasi
finito siamo raggiunti da alcune jeep che trasportano il gruppo degli operatori
televisivi. Immortalano questa prima nostra disavventura. Ripartiamo quando
ci raggiunge il primo gruppo di maratoneti. La salita si va tosta, sia per
il fatto che le ruote non fanno molta presa sia per la pendenza. Presto raggiungiamo
un altro gruppo di Ciclisti. Sono gli Svizzeri. Loro procedono a destra della
valle mentre noi scegliamo la sinistra. La nostra parte e' la migliore e
loro sono fermati da un grande sabbione. "Bene - penso tra me - non siamo
piu' ultimi". Ricorriamo il gruppo che si vede davanti a noi. Lo spettacolo
della natura circostante ci sfila velocemente senza farci notare la bellezza
dei luoghi. Tramite il road-book capiamo che manca poco al primo controllo
tappa. Arrivati in volata ci si ferma per mangiare i primi alimenti energetici
e bere un poco di acqua. I fotografi appostati ci immortalano. Quando salutiamo
le ragazze del posto tappa ci siamo gia' fatti conoscere. La brevi discesa
dalla collinetta ci immette in un pianoro immenso e poco chiaro. Abbandoniamo
il sentiero principale ed usando la bussola puntiamo verso un incavo nelle
collinette che si vedono all'orizzonte. Pedalando liberamente in questa piana
dobbiamo evitare i cespugli che nascondono spine incredibili. Quando siamo
nei pressi delle colline cerchiamo il passaggio segnalto dal road-book. Dopo
un attimo di panico troviamo dei segni di chi ci precede. Li seguiamo e dopo
aver affrontato diversi punti critici, dove la sabbia non permette di pedalare
arriviamo al secondo posto di verifica. Dopo la timbratura del cartoncino
che certifica il passaggio mi abbandono ad un lauto pranzo a base di barrette,
frutta secca e miele. Quando tutti sono soddisfatti e stiamo partendo siamo
raggiunti da una ragazza che sta' procedendo a piedi. Ci chiede di aiutarla
e di seguirla in quanto e' molto spaventata dalla solitudine in cui si trova.
La assecondiamo e rimaniamo con lei per un buon tratto. Durante una discesa
noi guadagnamo molto e ci distanziamo. Pensando di guadagnare sul percorso
abbandoniamo la traccia principale seguendo il fianco di una collina. Dopo
aver percorso circa due chilometri non troviamo piu' la traccia principale.
Consulto tra di noi ed il Vezz e' sicuro di procedere in una determinata
direzione. Io ho dei dubbi e aspettiamo di vedere dei segnali. Poco dopo
vediamo un puntino colorato all'orizzonte. E' la nostra salvatrice che sta'
procedendo lungo il sentiero principale. Chiamo con il fischietto i miei
compagni e torniamo in compagnia della ragazza. Ormai dovremmo essere vicini.
Siamo raggiunti anche dagli svizzeri. Fausto al loro sopragiungere scatta
e ci lascia. Poco dopo anche io abbandono la compagnia. Quando dopo una curva
vedo l'arco dell'arrivo sono contentissimo. Arrivato ad un chilometro dall'arco
sono superato da Vittorio. Penso che si sta' sgranchendo la gamba e non ci
faccio caso. Poco dopo sono superato da un altro spagnolo molto forte. Che
strano! Arrivato all'arrivo capisco cosa e' successo. Tutti e due poco dopo
la partenza hanno perso la strada e dopo aver fatto 20/25 chilometri e non
aver trovato il primo posto di verifica sono tornati fino alla partenza per
ripartire da capo con le indicazioni del road-book. Una bella faticata. Arrivato
penso subito come mangiare e come riposare. Tra poche ore siamo di nuovo
in gara. Le tende montate ci permettono di avere un minimo di protezione
dal sole che comincia a scaldarmi la schiena. Il pomeriggio passa tra un
piatto di paste ed un pisolino. Verso le quattro del pomeriggio capisco che
una ragazza non e' ancora transitata nel primo posto di verifica. Tutte le
jeep sono alla ricerca. Solo verso le sei all'arrivo di una jeep la notizia
che e' stata ritrovata e che vuole continuare fino all'arrivo, fa' il giro
del campo. La testardaggine di chi affronta una gara come questa e' nota.
Anche io sono di quello stampo. Si cena la sera pensando a come stia procedendo
la Silvia. Ormai sono le nove ed ancora non si vede. Alle dieci si
vedono in lontananza i fari delle jeep. Solo dopo un quarto d'ora giunge
finalmente sotto l'arco dell'arrivo. Sono molto ammirato dalla perseveranza
di questa atleta. Dopo una breve intervista con i "network" TV presenti si
infila nella tenda infermeria. Noi siamo tesi nei preparativi della partenza.
Togliamo dalle confezioni le luci fosforescenti che ci sono state consegnate
dall'organizzazione. Montiamo tutti le luci che ci siamo portati. Rosse dietro
e bianche d'avanti. La tensione sale e pensiamo a come si potra' procedere
a venti chilometri orari nel buio ed in pieno deserto. Pensiamo di rimanere
uniti e critichiamo Pierangelo per la sua dipartida durante la mattinata.
Faccio una prova poco lontano dal campo, e' difficilissimo anche perche'
non mi sono abituato al buio che mi circonda. Dopo aver acceso un bel falo'
con tutto quello che si puo' bruciare, la jeep di Fiorini ritorna al campo.
Ci attorniamo e lui ci avvisa di stare molto attenti e che in ogni caso ha
messo delle paline con le luci fosforescenti quasi a vista, ogni chilometro
o due. Infatti noto in lontananza un lumicino. La prima palina che indica
il percorso. Alle 12:54 si parte.
Lunedi' 25 febbraio 2002 - Riposo nella terra di
nessuno
La gara con i fotografi
Appena si comincia a pedalare ci perdiamo subito e
io comincio a chiamare per nome tutti i componenti della squadra. Dopo un
chilometro incontro il Vezz seguito da Fausto. Poco dopo li riperdo. Insomma
per circa due chilometri si procede a sensazione e ad a vista degli altri
partecipanti. Come una marea di luci si oscilla a sinistra ed a destra procedendo
spediti. Quando la distanza tra i concorrenti aumenta vengo raggiunto da
Pierangelo e Carlo. Pensavo di essere dietro per cui pedalavo con vigore.
Poco dopo anche Fausto e Vezzani si aggregano. Il gruppo e' al completo.
A questo punto spengo le luci frontali bianche e poco dopo vedo benissimo
ogni particolare di fronte a me'. Anche gli altri seguono il mio esempio.
La sensazione di pedalare su un banco di nuvole nere ci avvolge e solo evitando
alcuni sassi la realta' si presenta in ogni aspetto. Bisogna essere molto
attenti per evitare solo all'ultimo momento piccoli ostacoli che potrebbero
creare problemi. Si chiacchera ed i chilometri procedono spediti. Arrivati
al primo controlla tappa con sommo piacere vediamo Silvia che ci accoglie
e ci conforta. Subito chiediamo come sta' e quanto e' stato duro procedere
sola per tutto quel tempo. Mi colpisce lo spirito e la forza di questa ragazza.
Mangiamo attingendo dalle riserve che ci siamo portati nello zaino e quando
il freddo si fa' sentire partiamo; per scaldarci. Gia' il freddo. Non avevamo
la sensazione del freddo che fa' di notte nel deserto. Poco dopo mi fermo
e indosso il key-way per riscaldarmi. Ora il mio abbigliamento e' composto
da: un casco, che e' fondamentale e indispensabile, non si parte senza. Sotto
il casco ho un berretto di lana. Un bel foular bianco mi avvolge la gola.
Maglia traforata da ciclista. Maglietta ufficiale di "DUNA ROSSA". Felpa e key-way. Guanti di lana. Pantaloni lunghi
da ciclista (con il "patello" per le parti basse). Calze di lana pesanti
ma fini, quelle di lana grossa raccolgono la sabbia. Semplici scarpe da ginnastica
per camminare molto. Poco dopo sono costretto a togliermi il key-way, ho
caldo e sono sudato. Il pedalare diventa quasi monotono, dobbiamo solo stare
attenti nel trovare la prossima lucina. La pista, a tratti, non e' pedalabile
e siamo costretti a camminare sui lati, senza allontanarci troppo. Fiorini
ci ha detto che occorre seguire la pista principale senza mai abbandonarla.
A tratti altre lucine si vedono avanti a noi. Sono gli "appiedati" che non
si fermano mai al posto di verifica, come facciamo noi. E' strano come una
lucina nel deserto di veda da lontano. In alcuni tratti il prossimo riferimento
e' oltre un chilometro. Una luce piu' marcata annuncia il secondo posto tappa.
Bevo un buon sorso di acqua e cerco altri alimenti dal mio zaino. Le ragazze
ci accolgono nella tenda dove cerchiamo un poco di riparo dal freddo. Anche
loro stanno soffrendo. Mi viene quasi voglia di riscaldarle. Poco dopo le
abbandoniamo. Abbiamo fatto solo 28 Km e ne mancano ancora 36 Km per completare
questa tappa notturna. Per noi ciclisti e' lunga 64 Km. Siamo su un plato'
completamente piano. In lontananza notiamo le luci di una macchina che stanno
venendo verso di noi. Poco dopo Gianni buca. Imprecazione generale del gruppo
e si accendono tutte le luminarie in nostro possesso. La jeep ci raggiunge.
E' Fiorini che annunzia il termine prematuro della tappa. Si termina all'arrivo
previsto per i maratoneti. Si risparmiano 22 Km. Quasi ci dispiace, eravamo
ormai convinti di vedere l'alba pedalando nel deserto. Fiorini ci chiede
anche se ci sono dei problemi. Quando gli diciamo che e' una semplice foratura
ci lascia per avvisare gli altri sparsi lungo la pista. Riparata la foratura
riprendiamo la pedalata. La pista segue il lato sinistro di un wadi (letto di un fiume prosciugato), Fausto decide
di passare sulla parte destra. Notiamo la sua lucina luminescente che procede
parallela al nostro percorso. Altri ciclisti sono avanti a noi. Li raggiungiamo
e dopo averli salutati li superiamo. Non ricordo chi fossero. Guardando il
conta-chilometri capiamo di essere vicini all'arrivo. Pero' nessuna luce si
vede in lontananza. Si notano altre lucine che proseguono alla nostra destra,
una deve essere Fausto. Dopo un piccolo dosso notiamo delle luci piu' consistenti
e finalmente si arriva al campo. Dopo aver vidimato il tagliando che certifica
l'arrivo una tazza di te' caldo ci conforta. Rimetto il key-way. I bagagli
non sono ancora arrivati. I problemi logistici che gli organizzatori hanno,
stanno ritardando l'arrivo dei camion (capiamo solo all'alba che il camion
dei bagagli si e' insabbiato e Fiorini e' andanto ad aiutarlo). Cerchiamo
un posto libero nelle tende che ci hanno preparato e ci mettiamo tutti quanti
a riposare. Alcuni sfruttano il telo di sopravvivenza che e' tra il materiale
obbligatorio per ripararsi dal freddo. L'alba arriva senza accorgermi. Sto'
dormendo pesantemente. Quando mi sveglio ed esco dalla tenda mi accorgo che
il campo e' in mezzo al niente. Solo sabbia per qualche chilometro in ogni
direzione. Il primo problema che ho e' un bisogno fisico. Gia', non ho ancora
parlato dei gabinetti messi a disposizione dall'organizzazione. Questi sono
di quanto piu' naturale che ci sia. Sono all'aria aperta e ti segue ovunque
tu' decida di andare. In pratica non ci sono ripari o posti preparati. Capirete
che in un cosi' vasto spazio trovare un posto riparato e' quanto di piu' difficile
che ci sia. Per questo motivo salgo in bicicletta e percorro un paio di chilometri
verso le prime rocce. Penso hai poveri maratoneti che non hanno la bici.
Che spettacolo la mattina fredda, la sabbia che comincia a scaldarsi con
il primo sole. Quando ritorno al campo e' arrivato il camion con i bagagli.
Dopo aver recuperato tutta la nostra roba decidiamo di montarci una tenda
tutta per noi ed i nostri amici fotografi. Quasi tutta la mattinata la passiamo
in tenda a riposare. Negli occhi ho ancora i colori della notte appena
trascorsa. Pranzo e riposino per essere pronti di nuovo verso le due. Dobbiamo
andare con i fotografi per immortalare le nostre avventure. Dovete sapere
che pur essendo nato tutto casualmente, siamo stati protagonisti di servizi
e reportage su alcune note riviste del settore. Poco dopo le due vestiti
e tirati a lucido puntiamo verso le rocce che si vedono ad ovest. Li'
i fotografi hanno gia' fatto una ricognizione e trovato un buon posto dove
ambientare le foto per i servizi che faranno una volta giunti in Italia.
Loro ci seguono a piedi mentre noi siamo in bicicletta. Arrivati verso le
rocce vediamo un luogo incantevole. Alte rocce nere da dove scendono fiumi
di sabbia gialla coperti da un celo azzurro. Si deve scalare una parete per
poter scendere sulla sabbia incontaminata. Dopo circa tre o quattro ore di
pedalate, scatti, cadute e anche dopo che i fotografi hanno provato la pedalata
sulla sabbia, siamo liberi di tornare al campo. Qui entro pochi minuti si
cena e tutto risulta piu' bello e piacevole a pancia piena. Poco dopo si
va' a letto. Domai e' ancora un giorno di gara.
Martedi' 26 febbraio 2002 - A trenta chilometri
orari nella piana
La scalata delle colline di sabbia e le roselle del deserto nei copertoni
La colazione e' il primo bisogni impellente, subito
seguito dai preparativi per la partenza della terza tappa. Dopo aver tolto
key-way dal bagaglio, lo indosso. Il freddo e' meno pungente. Un bel falo'
viene acceso con tutto quello che si puo' bruciare e noi ci posizioniamo
attorno per scaldarci. Poco dopo Fiorini ci chiama per la riunione mattutina
e per un rapido ripasso del percorso della gara. Corre anche Silvia che si
e' ripresa della disaventura del giorno prima. Ore 8:12 partenza. Questa
volta siamo dietro al gruppo dei piu' forti. Il fresco della mattina aiuta
molto nella pedalata. Stiamo procedendo bene e presto siamo in vista di alcuni
stretti passaggi tra le rocce. I maratoneti proseguono per un'altra direzione,
loro hanno tutti i ritrovati tecnologici (gps) e con questo strumento non
hanno bisogni di seguire le indicazioni di Fiorini. Sono davanti al gruppo
di "DUNA ROSSA" e quando mi fermo mi accorgo che no ci sono altre tracce
oltre alle mie. Presto estraggo la macchina fotografica e immortalo la mia
sensazione in una foto. Solo la mia traccia che e' seguita da quella di Fausto
che intanto mi ha superato e poco lontano gli altri. Ho una sensazione strana,
di aver toccato il suolo di un piccolo e incontaminato mondo, dove il pedalare
e' il massimo della vita. Girovagando in valli e colline siamo al primo
posto tappa. Breve assaggio degli alimenti che ho nello zaino e subito si
prosegue per un pianoro. In lontananza si vedono delle dune immense. Quando
ci avviciniamo capiamo che dobbiamo superarle chiaramente spingendo la bici,
di pedalare non se ne parla. Siamo seguiti da alcuni del gruppo degli svizzeri.
Durante i primi dieci minuti di spinta mi accorgo che ci sono delle roselle
che si sono conficcate nel copertone. Accidenti, speriamo di non aver bucato.
Con la mano tento ti toglierle e mi accorgo che si conficcano anche nella
pelle delle dita. Con molta delicatezza cerco di toglierle senza farmi troppo
male. Quasi tutti si accorgono di queste roselline che si sono conficcate
nelle coperture delle ruote. Sono impossibili da evitare in quanto non si
vedono, sono appena sotto la sabbia ed il passaggio delle gomme della bicicletta
le conficcano nelle coperture. Scalata la prima duna una seconda si
presenta subito seguita da una terza. Nel punto piu' alto sono appostati i
fotografi che scattano fermi immagine a ripetizione immortalando i ciclisti
al massimo della loro fatica. In cima chiacchero un poco con Paola intanto
che aspetto gli altri. La discesa che ci aspetta e' molto ripida e deve essere
percorsa su una traccia di sabbia soffice. Mi butto e sono costretto a posizionarmi
molto indietro per evitare un imminente ribaltamento in avanti. Quando la
velocita' aumenta sembro galleggiare sulla neve. Con una buona velocita' la
sabbia non fa' affondare le ruote. Quaranta, cinquanta chilometri orari e
sono in fondo. Subito sono superato da Pie' ed il Vezz che scendono
piu' velocemente di me. Vediamo che la traccia prosegue dritta verso un'altra
duna. Scavalcata anche questa uno spettacolare plato' si presenta alla nostra
vista. Sullo sfondo si vedono infinite dune di sabbia senza un filo di roccia
dove passare. Dopo aver fatto il punto del percorso e calcolato con la bussola
la nostra direzione partiamo sotto un sole cocente. Questo pezzo di percorso
e' monotono ma pedalabile. Siamo raggiunti dalle jeep dei fotografi e degli
operatori TV. Subito scatta quel meccanismo sconosciuto che ancora non sapevamo
di avere. La vanita' di essere ripresi ci porta ad eseguire delle manovre
per poter essere meglio esposti alle telecamere. Si sta' filando a trenta
chilometri orari e ci disponiamo su una riga immaginaria. Con la sapiente
regia di Vezzani ci disponiamo in fila indiana lasciando il minimo spazio
tra le bici. La formazione a cuneo ci riesce bene ed anche quella da carica
dei cento uno. Quando le jeep se ne vanno siamo accaldati ma stiamo raggiungendo
un gruppo di altri ciclisti. Gli svizzeri. Con loro facciamo circa otto chilometri
in direzione CAP350. Quando le dune sono molto vicine si intravede la tenda
del ristoro. Altra mangiata con riposino. La ragazza "berbera" ci caccia dicendo
che il traguardo e' ancora lontano. Chiamiamo "berbera" una ragazza bolognese
che si abbiglia con il classico copricapo arabo di colore scuro. Gli occhi
che si vedono, attraverso la stretta fessura di stoffa, richiamano le sembianze
berbere. Salutata con un bacio (gli diciamo che oggi e' il compleanno di
Pierangelo e la baciamo tutti) riprendiamo la pedalata. Ora bisogna stare
a sinistra delle dune. Qui il terreno e' duro ma i ciotoli sono grossi e bisogna
fare molta attenzione. Il paesaggio prosegue tra salite e discese dolci.
Su ogni cresta scorgiamo la prossima collina e, per circa un'ora, proseguiamo
in questo monotono sali e scendi. La vista del terzo posto tappa ci riporta
alla gara che stiamo facendo. Ci accorgiamo che i fotografi sono appostati
e .... Accidenti Fausto ha forato ancora. Rapido gonfiaggio della gomma e
via, in perfetta linea giungiamo al posto tappa. Mangio un poco di frutta
disidratata e aiuto a cambiare la gomma. Ormai solo dieci chilometri ci separano
dal traguardo della terza tappa. Non avrei mai immaginato di arrivare sino
a questo punto. Proseguiamo il monotono susseguirsi di colline e avvallamenti.
In un avvallamento noto degli strani sassi e ritorno indietro per studiarli
meglio. Sono delle uova che qualche grosso uccello ha lasciato. Sono vuoti
e leggeri. Richiamo gli altri ma evidentemente non mi sentono. Li abbandono
e riprendo la rincorsa. Sopra l'ennesima collina vediamo il traguardo ai
piedi di enormi dune di un colore arancio intenso e di sabbia finissima.
Subito la bagarre si accende in noi e cerchiamo di dare fondo alle ultime
energie nel raggiungere il traguardo. Quando siamo a circa un centinaio di
metri un sabbione ci costringe a scendere dalla bici. Carlo riesce a pedalare
ancora per un po'. Pie' si sposta a destra, trova un passaggio duro e taglia
il traguardo subito seguito da Fausto. Io sono dietro al Vezz. Mi carico
la bici in spalla e comincio la corsa verso il traguardo. Dieci metri mi
separano, otto, sei, quando sono a meno di tre' metri e sto per superarlo,
alcune grida si alzano dal traguardo. Il Vez' si gira e mi vede sbuffante,
gli sono alle spalle. Carlo mi vede anche lui. Tutti e tre' corriamo con
le nostre bici sulle spalle. L'effetto sorpresa e' svanito e ormai sono ultimo.
Quando sono a qualche metro dal traguardo e quasi di fianco al Vezz, lui
raccogliendo le energie residue lancia la propria bicicletta al di la della
riga del traguardo. Sono proprio ultimo. Poco dopo il traguardo cadiamo tutti
a terra. Accaldati e affaticati da questo ultimo tratto. Dopo un attimo di
riposo un altro pensiero, mangiare. E' gia' attrezzato il tavolino della mensa
dove sono dispensati i cibi. Una grossa scatola di tonno mi attira. E' caldo
ma io riesco a mangiare circa 200 grammi di tonno sott'olio, due panini,
alcuni dolci (i soliti "tan-tam
"). Riposato e con la pancia piena cerco i miei compagni.
Sono intenti a ricercare i bagagli. Pensiamo di montarci una tenda tutta nostra
e dei fotografi. Quest'oggi il luogo dove Fiorini ha deciso di posizionare
il campo e' ai piedi di una grossa duna di sabbia arancio. Anche il campo
si appoggia sulla sabbia gialla e i picchetti di fissaggio della tenda vengono
affondati con le mani. Sistemati, ci cambiamo e andiamo a visitare la duna.
Stiamo per salire su per una spigolo quando, dall'alto, uno spagnolo si butta
con la bici, giu' per un fianco. Dopo alcuni metri fa' un bel ruzzolone
e toccandosi la spalla raggiunge la base. Saliamo in cima alla duna e ci
accorgiamo che questa e' solo la prima di una lunga serie che si perde all'orizzonte.
Verso est non si vede che sabbia e sabbia con dune alte, molto alte. Anche
qui lo spettacolo e' immenso. Scendiamo dalla duna correndo a facendo
salti di qualche metro. Decidiamo di sperimentare la discesa dalle dune con
la bici. Dopo una salita molto dura siamo sulla cresta. Pie' e' il primo ma
si ferma subito. La ruota affonda e una caduta e' assicurata. Ci spostiamo
un poco a destra e qui il tappeto di sabbia sembra piu' duro. Carlo non resiste
e si butta. Lo vedo partire lanciato e tutto sbilanciato indietro. A folle
velocita' plana nella piana sottostante galleggiando sulla sabbia soffice.
Subito Pierangelo ed io lo seguiamo. Dopo una serie infinita di discese siamo
soddisfatti. Non capita spesso di scendere dalle dune di sabbia e abbiamo
sfruttato fino all'esaurimento delle forze l'opportunita' offertaci da Fiorini.
Il sole sta' tramontando e noi saliamo di nuovo in cima alla duna. Qui cerchiamo
il raggio verde del tramonto. Non lo vediamo ma lo spettacolo e' comunque
incredibile. Il cielo assume ogni sfumatura di arancio e di rosso immaginabile.
Poco dopo uno spiccio di luna illumina tutto il paesaggio salendo da dietro
le dune. I fotografi, in basso, sono partiti con macchine fotografiche e
cavalletti per immortalare il sorgere della luna dalle dune di sabbia. La
cena e quattro chiacchiere prima di addormentarsi concludono la giornata.
Anche oggi e' stato in insieme di esperienze intense e piene di avventure.
Mercoledi' 27 febbraio 2002 - Ultima tappa, 14
km verso cap 300
Sono perseguitato dal vecchietto 63'enne
Sveglia presto per gustare il sorgere del sole dalle
dune. Colazione abbondante e preparazione della gara. Leggo il road-book
e mi accorgo che oggi si parte verso CAP 300 per quattordici chilometri!!!!!.
Quattordici chilometri di sterrato diritto dove lo si puo' trovare? Con la
bussola cerco di trovare un riferimento sull'orizzonte. Su CAP 300 scopro
che devo puntare verso una vallata in mezzo a due cime. Riunione di preparazione
e partenza. Sono le 8:12. Immediatamente subito dopo la partenza un grido
si alza dal gruppo dei concorrenti. "State attenti, passiamo proprio dove
sono andato a c......., evitate di scivolare". Siamo di nuovo dietro al gruppo
dei piu' forti. Dopo pochi chilometri raggiungiamo Cristina componente del
gruppo svizzero e unica donna che pedala. La supero e punto decisamente verso
il prossimo ciclista che vedo poco avanti. E' Bonfanti che affannato mi dice
che si accoda per un po'. Cerco di scrollarmelo dalla coda, ma niente.
Dopo una corsa affannosa mi tuffo in un sabbione. Sento Bonfanti che impreca
per la sabbia. Si ferma. Soddisfatto riprendo un andare tranquillo. Poco
dopo sono raggiunto dagli altri amici di "DUNA ROSSA" che stanno
trascinando Cristina e Bonfanti. Bonfanti si aggancia ancora alla mia ruota.
Accidenti. Non ho niente contro di lui ma se almeno mi desse il cambio. Riprendo
una pedalata vigorosa. Lo sento sbuffare. Pure io sono al limite. Mi guardo
intorno e vedo uno spettacolo unico. Siamo su un piano immenso. Guardando
in ogni direzione non scorgo niente. Solo una piccola nuvola che segna il
percorso che dobbiamo seguire o che abbiamo gia' fatto. Mi fermo ed apro
lo zaino per trovare qualcosa da mettere sotto i denti. Bonfanti mi guarda
stupito e prosegue sbuffando. Quando sono raggiunto dal gruppo sto' con loro
e proseguo tranquillamente verso il primo posto tappa. Si vede la tenda ai
limiti dell'orizzonte. Un automezzo dell'organizzazione ci supera ed alza
un grosso polverone. Poco dopo una jeep si affianca. Sono gli operatori televisivi
che ci riprendono a piu' non posso. Finalmente si intravede una pista piu'
marcata e decidiamo di seguirla. Il tempo passa monotono senza che succeda
niente e finalmente siamo al primo posto tappa. Soliti convenevoli con le
ragazze presenti, ricarico la borraccia di acqua e ripartiamo. Sento infittirsi
il dolorino al ginocchio e comincio a maledire l'aver volto staccare il vecchietto.
Penso anche che il dolorino si debba imputare al freddo della mattina. Sono
partito senza scaldarmi ed ho cominciato subito a pedalare in maniera forsennata.
Avviso i miei compagni e vengo staccato quasi subito. Sabbioni si susseguono
inframmezzati da pietraie, siamo costretti a procedere lentamente. Arriviamo
in vista del secondo posto tappa ed il mio dolore al ginocchio aumenta. Decido
di non fermarmi, ormai il traguardo e' vicino. Saluto i compagni e proseguo.
Il tracciato sale lentamente e sono costretto a scendere dalla bici per proseguire
a piedi a causa della solita sabbia fine. Vedo in lontananza i segnali che
tracciano il percorso da seguire. E' la prima volta che sono completamente
solo. I pensieri mi assalgono. Quando controllo il conta chilometri, mi accorgo
che mancano solo due chilometri al traguardo. Mi volto e vedo in lontananza
Cristina seguita da Fausto. Poco dopo Fausto la supera e dopo alcuni minuti
mi raggiunge. Superiamo uno spagnolo che gira a zonzo. Ormai lui e' arrivato
ed e' venuto a controllare i ritardatari. Lo superiamo senza scambiare parola
seguendo la pista principale. Stiamo girando attorno ad un grosso monte di
roccia. Poco dopo aver superato un dosso scorgiamo il traguardo. Guardo Fausto
e lui guarda me'. Immediatamente scatta, subito seguito dal sottoscritto.
Decido di prendere la sinistra della pista per evitare la sabbia molle presente
al centro, lui invece prende a destra. Quando mancano ormai tre, quattro
metri al traguardo finisco nella sabbia molle e sono costretto a scendere.
Accidenti anche questa volta mi e' andata male e Fausto taglia il traguardo
incontrastato. Mestamente spingo la bici e supero il traguardo. Questo e'
stato il mio arrivo alla libyke. Viene immediatamente immortalato da Maria
Paola. Guardo Fausto e scoppiamo a ridere. Siamo arrivati in fondo. Mi giro
e aspetto Cristina, dopo dieci minuti chiedo se per caso e' gia arrivata.
Mi rispondono che e' arrivata qualche minuto prima di noi. Mi domando come
puo' essere successo, visto che non l'ho vista superarci. Poco dopo parlando
con lei il fatto si spiega. E' stata avvisata di una scorciatoia dallo spagnolo.
Una via piu' rapida permetteva di tagliare il percorso che abbiamo fatto
Fausto ed Io. Rimpiango il fatto di non essere una ragazza bella come lei
o che non ci sia stata una ragazza spagnola che ci abbia dato dei buoni consigli.
Dopo l'arrivo degli altri componenti di "DUNA ROSSA" ed esserci tutti
quanti riposati, decidiamo di montare la nostra tenda. Il pomeriggio si "cazzeggia"
ed io decido di farmi la barba. Sfruttando mezza bottiglia di acqua naturale
mi insapono e mi rado. E' la prima volta che mi rado da quando sono partito.
La barba e' lunga e dura ed il rasoio deve faticare per tagliare tutti i
peli. Ritorno in tenda per aspettare il momento della cena serale.
Siamo tutti nella tenda mensa e siamo tutti seduti. Questa sera saremo serviti
a tavola. Sembra di essere al ristorante, lasagne, cannelloni di verdura,
carne con patate e formaggio. Accidenti, non abbiamo mai mangiato cosi'
bene e cosi' tanto. Qualcuno rifiuta anche il bis di lasagne. Verso la fine
della cena Fiorini ci annunzia che in bacheca sono state esposte le classifiche
e che poco dopo ci sara' la premiazione. Tutti i partecipanti si accalcano
e quando riesco a sbirciare le classifiche realizzo che sono arrivato tra
gli ultimi, in ogni caso come gruppo siamo terzi. Non mi lamento, per me'
e' gia' un successo aver partecipato e di essere arrivato in fondo con le
mie forze. Lo spirito che ci ha portato a partecipare a questa gara non
era certo quello della competizione. Partecipare e' il mio motto e penso anche
quello degli altri componenti di "DUNA ROSSA". Dopo pranzo vengono distribuite le magliette della manifestazione
e le medaglie. La premiazione dei primi tre' partecipanti avviene alla luce
della luna e dalle luci artificiali che ci siamo portati. Primo e' arrivato
un ragazzo tedesco, taciturno e introverso. Noi siamo gli ultimi ad essere
premiati (anche qui ultimi!). Terzo gruppo classificato. Per me' e' un bel
successo. Riceviamo un premio in denaro sullo sconto della partecipazione
alla prossima gara che si svolgera' in ottobre 2002. Verso le undici si sente
un rullare di tamburi e seguendo la musica troviamo il gruppo dei Libici
che hanno partecipato alla gara e, altri locali che sono al seguito della
nostra carovana, che cantano e ballano attorno ad un fuoco. L'atmosfera e'
speciale e non possiamo che imitate le movenze e i suoni che fanno i Libici.
Con un crescendo impetuoso si arriva al culmine delle danze e dei suoni.
Quasi avessimo vissuto un orgasmo collettivo, il fuoco si spegne, il cerchio
si divide, tutti si sentono soddisfatti e si allontanano per tornare verso
le proprie tende. Con questi suoni che ci rimbombano nelle orecchie ritorniamo
verso la tenda per prepararci al sonno notturno.
Giovedi' 28 febbraio 2002 - Riposo ... o quasi!
Si smonta la bici. L'incontro con l'arco di pietra piu' alto del mondo.
Appena mi alzo decido di sgranchirmi le gambe con una
corsetta di dieci minuti. Prendo la bici e .... accidenti trovo la gomma
posteriore sgonfia. Non mi perdo d'animo e non voglio aggiustarla, usando
la pompetta la gonfio. Non ho mai bucato e trovare la gomma sgonfia alla
fine della gara mi sconforta. Noto che il Vezz ha uno strano ghigno. Incurante
del problema della gomma, parto per l'esplorazione mattutina. Oggi e' una
giornata di completa liberta'. Dobbiamo solo andare a vedere l'arco di pietra
piu' grande della Libia con le jeep. La giornata e' limpida ed il celo e'
di un azzurro intenso. Dopo aver fatto colazione raggiungiamo il gruppo di
jeep che devono portarci all'arco. Troviamo posto su una jeep abbastanza
rattoppata. Penso bene di portarmi lo zaino che contiene il kit di sopravvivenza.
Partiti subito un polverone si alza e siamo immersi in una nuvola di sabbia.
Arriviamo in vista di un posto unico. Un enorme anfiteatro di pietra levigata
e dalla forma di un enorme catino. In un angolo le jeep si fermano e quando
scendiamo alcune pitture sulla roccia richiamano la nostra vista. Belle e
uniche, con raffigurati animali che sembrano cammelli ed altri piu' possenti,
che assomigliano ad elefanti. Poco dopo ripartiamo ed usciamo verso il plato'
sconfinato percorso la mattina del giorno precedente. La polvere ci avvolge
e ringrazio il fatto di essermi portato il foular di protezione. Dopo il
pianoro entriamo un una valle stretta, sabbiosa ed in salita. Questa sarebbe
stata la valle che avremmo dovuto percorrere nella tappa notturna e che e'
stata eliminata. Su quello che mi sembra essere un passo, la carovana di
jeep si ferma per far raffreddare i motori. Poco distante scopriamo una pompa
che riporta le seguenti scritte "BREDA - 1932". Capiamo che e' un cimelio
rimasto dall'era coloniale Italiana. Funziona ancora ed estrae l'acqua del
pozzo. Dopo una mezzoretta di sosta si riparte. Dopo ben quattro ore abbiamo
percorso circa 90/100 Km di deserto e siamo in vista dell'arco. Visto da
lontano non si apprezza la grandezza di questo arco di pietra, ma vicino
o sotto di esso la grandezza umana e' ben poca cosa. Ha una luce di 80 metri
e il culmine e' ad almeno 100m di altezza. E' posizionato ad una curva della
valle ed ha un lato che e' collegato allo sperone di roccia che forma la
valle. Mangiamo le poche cose portate dal campo all'ombra delle immense rocce
che compongono questa enorme valle. Qualcuno del gruppo ha scalato un'immenso
sabbinone che porta sulla costa delle roccie che compongono la valle e ammira
il panorama. Chissa' che vista c'e' li'. Intanto i locali che anno
guidato le jeep ci offrono il loro te'. Denso, dolce, intenso ed unico lo
assaggio con riverenza conscio che non lo potro' piu' assaggare per lungo
tempo in un luogo cosi' unico. Poco dopo siamo chiamata a raccolta per ritornare
presso l'accampamento. Si riparte e l'autista segue tutta la carovana che
abbandonando il sentiero piu' duro punta diretto vicino all'arco dove la
sabbia e' soffice e infida. Poco dopo una jeep si insabbia in un fosso di
saffia. Noi proseguiamo abbandonaldolo al suo destino. Se ci fermiamo anche
noi saremmo nella sua stessa situazione. Arrivati su un suolo piu' duro
e roccioso ci fermiamo e ritorniamo a piedi ad aiutare il malcapitato. Dopo
un poco di fatica e con l'aiuto di una grossa corda legata ad una seconda
jeep, la macchina viene estratta e si puo' riprendere il viaggio di ritorno.
Di questa spedizione in pieno deserto mi rimane negli occhi e nelle narici
la sabbia. Sabbia in ogni fessura nonostante ci si protegga con foular e
tutti i finestrini siano chiusi. Sabbia e polvere, la costante del deserto
appena la velocita' aumenta e si e' dietro ad un mezzo. Se fossimo stati
in bici forse avremmo fatto piu' fatica ma non avremmo sollevato cosi' tanta
sabbia. Al passo ci si ferma ed il nostro autista ne approfitta per fare
le preghiere obbligatorie dei mussulmani. Poco dopo si riparte e solo verso
il tramonto siamo al campo. Dopo essere ritornati trovo che la gomma della
bici e' ancora gonfia. Riguardo Gianni e noto che ha ancora lo stesso ghigno
della mattina. Candidamente mi confessa che durante la notte mi ha sgonfiato
la gomma., invidioso del fatto che io non ho mai bucato. Poco tempo ci rimane
per smontare le bici prima che il sole lasci al buio il campo. E' l'ultimo
tramonto che vivo nel deserto ed io non lo ho neanche gustato bene. I preparativi
per la partenza sono febbrili ed intensi. Si cena con degli enormi piatti
di pasta, pomodoro e tonno. L'atmosfera e' triste e tutti sono consci dell'imminente
dipartita. La notte viene' vissuta intensamente solo per quei pochi che hanno
deciso di viverla con la propria compagna o con uno nuovo amore appena sbocciato.
Il divario tra uomini e donne al campo e' immenso. Alcuni di noi decidono
di dormire sotto le stelle uscendo dal riparo che offre la tenda.
Venerdi' 1 marzo 2002 - Ritorno!
L'impatto con la realta' del ritorno
Sveglia prestissimo, alle cinque e mezza per caricare
i bagagli ed andare verso Ghat. Ci sono circa 160 chilometri di pista e strada
asfaltata. L'arrivo alla cittadina di Ghat avviene dopo che si sostituisce
l'ennesima gomma della nostra jeep. E' stata proprio la costante di questa
avventura. Bucare in ogni occasione e con ogni mezzo. Rimane solo l'aereo
e spero proprio che non debba fermarsi per riparare una ruota. La cittadina
di Ghat e' piccola e le case sono fatte ancora con le zolle di fango caratteristiche
delle popolazioni africane. Decido di comprare degli oggetto ricordo e di
incrementare il commercio delle popolazioni che ci hanno ospitato sulle loro
terre. Sopra un'altura una fortificazione sovrasta la cittadina. Non e' visitabile
ma e' bella anche vista dal di fuori delle mura.
Ormai e' fatta, l'avventura si sta' concludendo nei
migliore dei modi. Tutto e' andato bene, non e' successo niente di quello
che avevamo preventivato. Avevo immaginato di fare meno fatica, dovevano
essere solo 42 Km o 63 Km, ma la componente deserto era sconosciuta. E' stato
fondamentale allenarsi pesantemente durante i due mesi precedenti la gara.
Bere sempre e mangiare in ogni occasione. Pedalare senza perdere il motivo
che ci aveva portato in questi luoghi. Affrontare la gara senza agonismo
esasperato ma con spirito puro di avventura. Non abbiamo nessuna voglia di
figurare bene in classifica ma nonostante questo siamo il terzo gruppo ed
abbiamo ritirato il nostro premio.
Lunedi' 4 marzo 2002 - La proiezione delle dia
Serata di ritrovo dei milanesi e non
A casa di Maria Paola si arriva per le otto. Io porto
una bottiglia di un noto liquore portoghese. Ci siamo dati appuntamento durante
il viaggio di ritorno in aereo. Maria Paola ha aperto l'invito a tutti i
milanesi e a quelli del circondario che la possono raggiungere. Anche Fausto
arriva da Modena. Alcuni della scuadra dei Galletti Svizzeri sono presenti
e fanno una gaff criticando i componenti di "DUNA ROSSA" che sono stati
troppo visibili nella vita del campo. Forse non ricordando che sono un componente
del gruppo di"DUNA ROSSA".
La sequenza delle diapositive e' immensa. Maria Paola ci avvisa che alcune
sono state gia' consegnate ai giornali per la pubbicazione. Debbo dire che
le mie foto sono ben poca cosa in confronto con quelle della nostra specialista.
Forse per la macchinetta usa e getta. Mi riprometto che se mai partecipero'
una seconda volta dovro' portarmi la reflex. Almeno non avro' dei risentimenti
sulle foto che ho fatto. Debbo riconoscere che Maria Paola e' una buona fotografa.
Non per niente lo fa' di professione. Le sue diapositive fissano i momenti
del campo e della gara. Debbo rimarcare che pero' non ho visto niente che
richiami quanto sia dura la corsa nel deserto. Forse dovrebbe partecipare
come atleta per capire. La sequenza che ci propone e' impressionante. Almeno
300 dia sono passate nei nostri occhi. Il ricordo ancora vivo dell'avventura
viene ravvivato dalle visioni. Alcune sono bellissime. Quando ci sai fare
e l'ambiente ti aiuta, escono delle belle immagini. Quasi tutte riguardano
noi milanesi. Quelle che riguardano gli altri Maria Paola non le ha messe
nei caricatori. Daltronde siamo solo noi a vedere il suo lavoro.
Chiunque volesse altre informazioni puo' scrivermi. Anzi
se no lo fa' e' proprio stupido. Non esite niente, senza lo scambio delle
proprie esperienze. Comunque puo' essere che non abbia la risposta a tutte
le vostre domande.
Ciao, alla prossima. Ambrogio