Avventure nel deserto LIBICO 2002

Grazie alla perenne ricerca di motivazioni, il Vezz, si imbatte nella presentazione di una gara affascinante, spettacolare e singolare.
Queste sono le mie impressioni sull'avventura vissuta nel deserto libico, al seguito di una strana carovana.

IL PERCORSO

Non esiste un percorso libero ma un tracciato ben preciso ed obbligatorio. Siamo all'interno di una gara molto impegnativa e singolare. Ci siamo iscritti alla "LIBYKE", una gara di mountain-bike nel comprensorio libico dell'AKAKUS. Sullo stesso percorso della alla bici si svolge una gara di maratona.
La tabella sottostante si riferiscono solo alla gara, tralasciando tutto quello che abbiamo fatto, per provare il percorso e durante i periodi di riposo. Nel resoconto, invece, sono presenti tutte le mie impressioni su quello che abbiamo vissuto al seguito della carovana piu' incredibile che ho incontrato.

 
tappa
distanza
tempo di percorrenza
dislivello 
pedalabile
velocita' media
Prima tappa
km 44
4h30m
200 m
80% 
9.9 km/h
Seconda tappa
km 39.1
3h40m
40 m
95%
10,6 km/h
Terza tappa 
km 39.8
2h55m 
60 m
85% 
13,6 km/h
Quarta tappa
km 42.2
3h40m
20 m
90%
12,6 km/h

Nota: il tempo di percorrenza e' quello che e' risultato sul mio conta-chilometri e non ha niente a che fare con il tempo effettivo di gara. Quando mi sono fermato per mangiare, riparare una gomma etc. il conteggio del tempo si e' fermato.

I PROTAGONISTI

Vezz: spirito vivo dell'avventura. Poliedrico e adattevole alle diverse discipline a cui si applica nel modo migliore. Perenne richiamo delle fanciulle presenti al campo. Forse sto' esagerando ma senza di lui non so' se avremmo partecipato alla gara. Stando a quanto dichiara e' arrivato alla gara con poco allenamento. Devo solo rimarcargli la cocciutagine delle proprie convinzioni durante la prima tappa. Se fossimo andati dove indicava lui, saremmo ancora in giro per l'Akakus.

Pie : dobbiamo alle sue origini marinare il conio del nome, "DUNA ROSSA". Con questo nome siamo stati  identificati nel campo, tralasciando completamente i nostri nomi. E' stato  il principale artefice della risalta che abbiamo avuto sui giornali locali e nazionali. Per questo ha avuto l'appellativo di "capo ufficio stampa" del team "DUNA ROSSA". Ricordo ancora come mi ha redarguito quando gli ho raccontato la mia intervista al giornale locale del mio paese dove non davo il dovuto risalto ai nostri sponsor.

Carlo : viterbese puro-sangue. Si e'  dovuto trasferire in quel di Monza per lavoro. Ha contribuito nella ricerca degli sponsor (tramite suo padre). Debbo riconoscere che il suo spirito e' sempre stato quello della partecipazione e mai della competizione. Combacia perfettamente con il mio. Ha ricercato la foto perfetta da rilasciare agli sponsor in ogni occasione.

Fausto : e' stato il mio primo incontro con Fausto. Debbo riconoscergli una certa tenacia nel raggiungere gli obiettivi che ci eravamo prefissi. Modenese e unico nel gruppo che non lavora nel campo elettronico. Clamoroso per me' sapere del suo hobby. Sta studiando da sommelier!!! e scusate se e' poco. Non ha avuto modo di mettere in pratica  quello su cui sta studiando; siamo in un paese islamico.

Ambrogio : e' colui che sta' tentando di raccontare le avventure del gruppo.  Ha cercato in ogni momento di sollevare i tristi e di livellare i gasati. Unico momento di "defaians" durante l'ultima tappa. Uno strano dolore al ginocchio gli ricorda dei brutti momenti. L'incredibile visione notturna, vissuta durante la seconda tappa, rimane ancora, indelebile,  nei miei occhi.

 

NOTE

CRONACA DI VITA VISSUTA

Lunedi' 18 febbraio 2002 - Pizza, programmi e sponsor

Come al solito ci si trova qualche giorno prima per verificare il morale della 'truppa'. Monza ed una pizzeria accolgono gli amici e quattro quinti del team "DUNA ROSSA". Cosi' abbiamo deciso di chiamarci, richiamando il mare e le piu' note avventure marinare. Tutti noi siamo consapevoli dell'importanza del nome che ci siamo dati ma dovevamo trovare l'unione dei diversi spiriti che compongono il nostro gruppo. Purtroppo manca Fausto trattenuto a Modena per lavoro. In questa occasione si portano gli articoli dei giornali locali che fanno riferimento a noi. La serata serve anche per trovare le amiche che sorreggono il gruppo. Ricordo ancora quando una sera Anna scendeva incurante del buio tra i sentieri di Monte Canto. Si dividono i contributi degli sponsor e rimango sconcertato da quanto siamo riusciti ad ottenere in cosi' poco tempo. Il materassino ed il sacco a pelo sono proprio quello che ci vuole nella notte dell' Akakus. Le nuove divise esaltano lo spirito di gruppo. La tensione sale, consci dell'avventura verso l'ignoto che stiamo per affrontare. Ci si confronta sui materiali obbligatori che dobbiamo reperire. Le 2000 calorie che dobbiamo portarci nello zaino ci mettono in apprensione. La soluzione e' quella preventivata dallo stesso Fiorini. Utilizzare quello che si usa normalmente senza spendere soldi inutilmente. Sali quanto basta per quattro gare, ricordando che nella gara notturna non servono e che se ingeriti in abbondanza portano brevemente ad un noto problema intestinale. Frutta disidratata molto buona e necessaria durante le brevi soste, di facile assimilazione e con molti zuccheri. Due spillatori (chiamo cosi' le bustine di miele),  elemento fondamentale durante una gara, da assimilare nei momenti di massimo sforzo e senza terminarlo mai. Frutta fresca da consumare durante i primi giorni. Con un sacco di problemi ancora da risolvere mi avvio verso casa. Durante la notte i continui pensieri mi tormentano e non mi fanno dormire.

Venerdi' 22 febbraio 2002 - Partenza e arrivo, primo impatto con la sabbia

La prima notte nel deserto
Pur essendo andato a letto verso le dieci e trenta la sveglia alle cinque deve suonare parecchio per riportarmi tra i vivi. Mi cambio velocemente. Entro dieci minuti mio fratello viene a prendermi per portarmi all'aeroporto. Scendo e dopo essere passato a prendere il mio pacco vado ad aspettarlo direttamente in strada. Gia' il pacco, la mia bici e' stata smontata minuziosamente e messa in un bel pacchetto. Leggero ma scomodo da portare. Arriva come  promesso (era l'ultima possibilita' per rimanere a casa). Il viaggio si svolge tranquillamente, il traffico che tra poche ore si accalchera' sulle strade, e' ancora assente. All'aeroporto saluto il mio fratellino e attendo gli altri, sono le 6:15. L'appuntamento e' per le 6 e 30. Intanto incontro 'Bonfanti' attempato signore, anche lui della comitiva, che affrontera' la gara con noi. Arriva da Saronno ed e' alla prima esperienza nel deserto, come noi. Quando ormai comincio a preoccuparmi vedo arrivare i miei compagni di avventura. Il primo impatto con le problematiche dell'imbarco ci preoccupano. Occorre pagare il sovraprezzo per aver superato il limite di peso. Paghiamo e trasportiamo il prezioso bagaglio all'apposito ingresso. Nella sala d'aspetto notiamo una ragazza intenta ad armeggiare con macchina fotografica e obiettivi. E' la fotografa ufficiale della manifestazione. Maria Paola, cosi' si chiama. Ci sorride e chiede i colori delle nostre divise. Chiaramente si e' gia' immersa nel proprio ruolo, colori che creano contrasto con le sabbie shaariane. Il viaggio in aereo per Roma non ha niente di strano se non il fatto di conoscere altri partecipanti dell'avventura. A Roma dopo il ritiro dei voluminosi bagagli troviamo tutta la comitiva intenta nel check-in per l'imbarco verso la Libia. Qui' il sovrappeso non e' un problema. Il volo e' tutto nostro ed i ciclisti non sono considerati polli da spennare. Poco dopo conosciamo anche altri del gruppo. Conosciamo Lillo e Vittorio che sono gia' alla seconda partecipazione.
Qui il primo momento di panico. Non ho la marca da bollo sul passaporto. Lunga corsa verso l'ufficio postale dell'aeroporto e altrettanto lunga attesa del proprio turno. Compro l'ultima marca e ritorno verso il banco di accettazione con un po' di affanno. Ormai e' fatta. I bagagli sono caricati e rimane solo il tempo di mangiare un panino, no due. Per fortuna mi viene facile mangiare. Sono stati gli unici alimenti della giornata oltre a quelli che ci hanno dato durante il volo. Ma questo ancora non lo potevo sapere. Tutti sono tranquilli durante il volo,  ci agitiamo solo quando scopriamo di essere sopra il deserto. Le dune che si vedono dall'aereo non hanno punti di riferimento, potrebbero essere alte anche 500 metri. La pista dell'aeroporto e' alquanto imperfetta. Grossi tagli fanno sobbalzare l'aereo durante l'atterraggio. Entrando nella sala della dogana ci viene consegnato un foglio in arabo. Dobbiamo compilarlo con i nostri dati personali. Primo problema. Nessuno di noi sa' l'arabo. Un locale con la divisa ci aiuta nella compilazione. Lo spirito italiano ci aiuta ad interpretare i caratteri presenti sul passaporto e quelli del foglio (per la libia sul passaporto e' stato necessario porre il timbro bilingue arabo). Durante questa strana compilazione il sole tramonta e lo spettacolo che vediamo e' bellissimo. Poco dopo il nostro aereo parte lasciandoci definitivamente. Dopo due ore tutti sono contenti. Noi, che siamo riusciti a compilare i foglietti; il personale di dogana che ha ricevuto i passaporti e i foglietti compilati, e gli inservienti dell'aeroporto che finalmente possono chiudere lo scalo. Fuori ci aspettano una quindicina di grosse jeep. Saranno i mezzi che ci portano al campo. Si cerca un mezzo libero, le bici sono caricate sul porta pacchi superiore. Noi cinque siamo sullo stessa jeep. Si parte. Il nostro autista non parla inglese, solo arabo! Fine della conversazione con i locali. Usciti dall'aeroporto si punta verso nord. La strada e' a tratti sconnessa ma la stanchezza sta per avere il sopravvento e qualcuno di noi schiaccia un pisolino. Ad un tratto l'auto si ferma a soccorrere una jeep ferma ai lati della strada. Un mezzo della nostra carovana, ha bucato. Sara' la costante di questa avventura; bucare. Si arriva in un paesino. Si puo' comprare acqua e cibo in uno spaccio poco lontano. Una bibita e' quello che ci vuole. Anche qui' e' arrivata la coca-cola. Si riparte e immediatamente si abbandona la strada per proseguire su una pista verso il nulla. Siamo nel deserto. Non che prima fossimo chissa' dove ma almeno il nastro di asfalto ci dava la sensazione di essere in un ambiente conosciuto. Durante questa corsa sfrenata i sorpassi si susseguono e siamo un poco spaventati quando la jeep piomba a 50 chilometri orari in un avvallamento. Un bel salto e via come prima. La polvere sollevata da quelli che ci precedono non permette di vedere bene quello che ci aspetta. Il nostro autista cerca di andare dove non c'e' polvere allargandosi a ventaglio. Solo le undici di sera e del campo neanche l'ombra. Il deserto e' bellissimo e se guardiamo dai finestrini si vedono i profili delle rocce che ci sono attorno. Finalmente verso mezzanotte mi sembra di vedere una luce in lontananza. E' il campo. Si scaricano le bici ed i bagagli  e i mezzi meccanici se ne vanno. Rimane solo il silenzio e le nostre voci. Cerchiamo una tenda libera dove dormire. Siamo arrivati tra gli ultimi. Io mi adatto in un angolo. La bici fuori (ma chi me la deve rubare qui' nel deserto?). La cena e' pronta ma io no ho il piatto dove mangiare. Chiedo ad una ragazza se sia possibile avere quelli in plastica che sta distribuendo. Mi dice che saranno gli unici che ci danno. Ben due piatti che mi dovranno servire per sei giorni. Un piatto di pasta ed a letto. Durante la notte mi accorgo del vento. Sono nell'angolo piu' esposto e la tenda non e' chiusa molto bene a terra. Non ho avuto tempo per accorgermi di questo fatto. La sabbia si sta' accumulando nell'incavo degli occhi. Mi giro di lato e tiro bene il cordino di chiusura del sacco a pelo. Verso le sei sono sveglio. Devo andare a fare pipi'. Sono in mutande nel sacco a pelo e appena apro la zip mi accorgo del freddo che mi circonda. Cerco disperatamente dei vestiti ed esco.
 

Sabato 23 febbraio 2002 - Si monta la bici, pedalare e' proprio difficile

Primi problemi meccanici
L'alba e' annunziata da un chiarore. Dopo aver fatto pipi' cerco di vestirmi. Una felpa e' quello che ci vuole assieme ad un cappello di lana. Mi allontano ed inizio l'assemblaggio della preziosa bici. Poco dopo l'attivita' del campo si anima. Maria Paola mi ritrae con lo sfondo del sole nascente, in ogni posa. La cucina si attiva ed e' ora di fare colazione. Ho un bel bicchiere di alluminio dove faccio sciogliere un poco di latte in polvere e del cacao con un poco di acqua tiepida. Il dolce del campo e' stato un dolcetto di nome "tam-tam". Penso che un camion sia stato riempito di una infinita' di questa merendina. Dopo essere stato rinfrancato dal cibo ritorno all'occupazione precedente. Tutti si stanno svegliando, anche i piu' dormiglioni. Cercare di non far entrare la sabbia negli ingranaggi della bici e' un'impresa vana. Dopo una bella oretta il mezzo meccanico acquista delle sembianze ragionevoli e comincio ad apprendere "l'arte" del pedalare nel deserto. Poco dopo anche i miei compagni di avventura sono intenti nel riassemblaggio. Quasi immediatamente si sentono delle imprecazioni. Carlo non trova il nottolino che ferma il manubrio nella forcella. E' un elemento tanto piccolo quanto fondamentale. Prima crisi del gruppo che pensa di avere gia' perso un elemento ancora prima di iniziare. Cerchiamo di non scoraggiarci e pensiamo a come sostituire il pezzo mancante; per pura fortuna la lunga vite di fissaggio non e' andata persa. Il caso vuole che il pezzo mancante sia uscito dalla sacca bici attraverso alcuni buchi. Questo momento mi ricorda con  quanta cura ho fissato gli oggetti piccoli della mia bici. Evidentemente Carlo non ha pensato a questo inconveniente. Nel campo tutti si mobilitano e cercano di darci consigli su come risolvere il problema. Naturalmente nessuno ha un pezzo di ricambio ed il primo meccanico (per macchine) e' a 40/50 Km. Vengono contattati i Libici presenti nel campo e troviamo una buona serie di viti, dati, rondelle nella loro scatola di emergenza. Cercando in questa massa di oggetti troviamo un dado che si adatta al filetto della vite. Con delle rondelle piane (una bella serie) proviamo a fissare il manubrio nella sua sede. Dopo alcuni tentativi otteniamo una buona tenuta. Il primo intoppo sembra risolto; viene pianificato un giro per verificarne la tenuta. Quando tutti hanno finito l'assemblaggio della bici si parte in esplorazione. L'impatto con la sabbia del deserto e' immediato e brusco. In alcuni tratti si puo' pedalare bene e senza fatica, ma in altri, la sabbia soffice fa' affondare le ruote. E' molto faticoso e dispendioso pedalare in queste condizioni. Intanto Carlo prende piu' confidenza con la tenuta del suo manubrio. Il paesaggio e' bellissimo. Rocce nere escono da un tappeto di sabbia marroncino chiaro, il tutto sormontato da un cielo azzurro intenso e cristallino.  Il contrasto dei colori e' unico. Andando a zonzo per questo tappeto di sabbia e rocce ci accorgiamo di pedalare in luoghi dove non ci sono altre tracce oltre a quelle che lasciamo noi. Il ritorno al campo viene fatto cercando di sfruttare la massima velocita' (25-30Km). E' quasi ora di pranzo e la fame ci fa' pedalare con piu' energia. I cuochi che preparano il pranzo sono Bolognesi, sinonimo di risultato garantito. Un buon piatto di pasta e' quello che ci vuole. Vicino alla tenda adibita a mensa troviamo una bacheca che riporta il piano della giornata. Fiorini lascia i suggerimenti e le scadenze delle varie attivita'. Scopriamo che non siamo l'unico gruppo a partecipare alla corsa. Anche un gruppo Spagnolo ed uno Svizzero sono nella nostra personale competizione. Nel pomeriggio ci sono le verifiche dei vari oggetti necessari per affrontare le tappe del deserto. Tutti avevano fatto il check prima di partire ma io non trovo il fischietto. Sono segnato per una seconda verifica. Un attimo di panico e dopo aver rovistato per mezz'ora nello zaino lo trovo e decido che devo posizionarlo in un luogo piu' accessibile. Fanno parte di questo kit alcuni oggetti che al momento mi sembrano inutili. Un fischietto, un accendino (io non fumo), una certa quantita' di alimenti (almeno 2000 calorie), un kit anti-veleno ed altri. (per la lista completa fate riferimento al sito PPO). Quando risulto ufficialmente iscritto vengo fornito del numero ufficiale di gara (il 22), della mappa dove e'  tracciato il percorso e del road-book con indicate tutte le deviazioni, il CAP di direzione e le distanze parziali e incrementali di ogni tappa. Dopo queste prime incombenze decido di tarare il conta chilometri. L'organizzazione ha tracciato un percorso rettilineo di un chilometro. Dopo averlo percorso molte volte sono soddisfatto, sbaglio solo di 10 metri. Quando ritorno in tenda i miei compagni sono intenti ad interpretare i simboli del road-book. Un bel casino per uno che non ha esperienza. Occorre memorizzare i simboli, capire l'utilizzo della bussola, interpretare i segni che rappresentano le rocce ed i profili delle colline circostanti. Intanto altri amici che faranno la gara correndo a piedi sono intenti a programmare i punti di riferimento dei propri GPS. Tecnologia esasperata ormai ovunque perdendo il fascino dell'avventura. La sera dopo pranzo ci troviamo a parlare ed a discutere di come affrontare la prima tappa. La prima sera nel deserto. Il freddo appena tramonta il sole e' immediato e pungente. Il sacco a pelo e' caldissimo.

Domenica 24 febbraio 2002 - La tensione della gara

Dopo un chilometro e mezzo prima foratura
La sveglia suona prestissimo. La nostra tenda e' una delle prime che l'organizzazione  smonta. In mattinata il campo viene smontato e trasferito 42Km piu' a sud.  Sono le sei e mezza.Tolto il tepore creato dalla tenda fa' molto freddo e  noi dobbiamo prepararci (pantaloncini e maglietta accidenti!) lasciando tutto  il bagaglio che sara' trasferito nel punto di arrivo. Colazione con la luce artificiale ed il te' che si raffredda in un attimo. Intanto alcuni ragazzi  piu' previdenti hanno accumulato una buona quantita' di carta, cartone e tutte  quelle cose che si possono bruciare senza problemi. Il calore del fuoco raduna tutti i partecipanti. Poco prima di partire siamo chiamati da Fiorini che  ci da' le ultime raccomandazioni sull'uso dei razzi di segnalazione in caso di perdita del tracciato. La tensione aumenta ed il mio cardio-frequenzimetro  e' al massimo, 140 battiti al minuto senza pedalare. Ci si raduna presso l'arco che segna la partenza  e noi nelle nostre fiammanti divise siamo in prima linea. Sara' la prima ed ultima volta che saremo davanti a tutti gli altri. Alle 8:28 del mattino Fiorini  fa' partire tutti quanti, ciclisti e maratoneti. Subito la bagarre si fa'  serrata. Pierangelo dopo 20 metri rischia di cadere per la sabbia soffice.  Il primo tratto e' completamente rettilineo e siamo abbastanza avanti nel gruppo dei ciclisti. Per quelli appiedati questo primo tratto e' percorso molto  piu' lentamente di noi. Alla prima svolta seria del percorso trovo Fausto che imprecando mi dice che ha bucato. Nonostante i nastri in kevlar che abbiamo messo tra le coperture e le camere d'aria si buca. La causa si rileva una finissima e dura spina che si e' infilata con una angolazione tale da non incontrare il nastro protettivo. L'esperienza deve ancora crescere per evitare di passare con le ruote sui cespugli. Ci fermiamo tutti eccetto Pierangelo che era avanti a Fausto e non si e' accorto di quanto e' successo. Quando abbiamo quasi finito siamo raggiunti da alcune jeep che trasportano il gruppo degli operatori televisivi. Immortalano questa prima nostra disavventura. Ripartiamo quando ci raggiunge il primo gruppo di maratoneti. La salita si va tosta, sia per il fatto che le ruote non fanno molta presa sia per la pendenza. Presto raggiungiamo un altro gruppo di Ciclisti. Sono gli Svizzeri. Loro procedono a destra della valle mentre noi scegliamo la sinistra. La nostra parte e' la migliore e loro sono fermati da un grande sabbione. "Bene - penso tra me - non siamo piu' ultimi". Ricorriamo il gruppo che si vede davanti a noi. Lo spettacolo della natura circostante ci sfila velocemente senza farci notare la bellezza dei luoghi. Tramite il road-book capiamo che manca poco al primo controllo tappa. Arrivati in volata ci si ferma per mangiare i primi alimenti energetici e bere un poco di acqua. I fotografi appostati ci immortalano. Quando salutiamo le ragazze del posto tappa ci siamo gia' fatti conoscere. La brevi discesa dalla collinetta ci immette in un pianoro immenso e poco chiaro. Abbandoniamo il sentiero principale ed usando la bussola puntiamo verso un incavo nelle collinette che si vedono all'orizzonte. Pedalando liberamente in questa piana dobbiamo evitare i cespugli che nascondono spine incredibili. Quando siamo nei pressi delle colline cerchiamo il passaggio segnalto dal road-book. Dopo un attimo di panico troviamo dei segni di chi ci precede. Li seguiamo e dopo aver affrontato diversi punti critici, dove la sabbia non permette di pedalare arriviamo al secondo posto di verifica. Dopo la timbratura del cartoncino che certifica il passaggio mi abbandono ad un lauto pranzo a base di barrette, frutta secca e miele. Quando tutti sono soddisfatti e stiamo partendo siamo raggiunti da una ragazza che sta' procedendo a piedi. Ci chiede di aiutarla e di seguirla in quanto e' molto spaventata dalla solitudine in cui si trova. La assecondiamo e rimaniamo con lei per un buon tratto. Durante una discesa noi guadagnamo molto e ci distanziamo. Pensando di guadagnare sul percorso abbandoniamo la traccia principale seguendo il fianco di una collina. Dopo aver percorso circa due chilometri non troviamo piu' la traccia principale. Consulto tra di noi ed il Vezz e' sicuro di procedere in una determinata direzione. Io ho dei dubbi e aspettiamo di vedere dei segnali. Poco dopo vediamo un puntino colorato all'orizzonte. E' la nostra salvatrice che sta' procedendo lungo il sentiero principale. Chiamo con il fischietto i miei compagni e torniamo in compagnia della ragazza. Ormai dovremmo essere vicini. Siamo raggiunti anche dagli svizzeri. Fausto al loro sopragiungere scatta e ci lascia. Poco dopo anche io abbandono la compagnia. Quando dopo una curva vedo l'arco dell'arrivo sono contentissimo. Arrivato ad un chilometro dall'arco sono superato da Vittorio. Penso che si sta' sgranchendo la gamba e non ci faccio caso. Poco dopo sono superato da un altro spagnolo molto forte. Che strano! Arrivato all'arrivo capisco cosa e' successo. Tutti e due poco dopo la partenza hanno perso la strada e dopo aver fatto 20/25 chilometri e non aver trovato il primo posto di verifica sono tornati fino alla partenza per ripartire da capo con le indicazioni del road-book. Una bella faticata. Arrivato penso subito come mangiare e come riposare. Tra poche ore siamo di nuovo in gara. Le tende montate ci permettono di avere un minimo di protezione dal sole che comincia a scaldarmi la schiena. Il pomeriggio passa tra un piatto di paste ed un pisolino. Verso le quattro del pomeriggio capisco che una ragazza non e' ancora transitata nel primo posto di verifica. Tutte le jeep sono alla ricerca. Solo verso le sei all'arrivo di una jeep la notizia che e' stata ritrovata e che vuole continuare fino all'arrivo, fa' il giro del campo. La testardaggine di chi affronta una gara come questa e' nota. Anche io sono di quello stampo. Si cena la sera pensando a come stia procedendo la Silvia.  Ormai sono le nove ed ancora non si vede. Alle dieci si vedono in lontananza i fari delle jeep. Solo dopo un quarto d'ora giunge finalmente sotto l'arco dell'arrivo. Sono molto ammirato dalla perseveranza di questa atleta. Dopo una breve intervista con i "network" TV presenti si infila nella tenda infermeria. Noi siamo tesi nei preparativi della partenza. Togliamo dalle confezioni le luci fosforescenti che ci sono state consegnate dall'organizzazione. Montiamo tutti le luci che ci siamo portati. Rosse dietro e bianche d'avanti. La tensione sale e pensiamo a come si potra'  procedere a venti chilometri orari nel buio ed in pieno deserto. Pensiamo di rimanere uniti e critichiamo Pierangelo per la sua dipartida durante la mattinata. Faccio una prova poco lontano dal campo, e' difficilissimo anche perche' non mi sono abituato al buio che mi circonda. Dopo aver acceso un bel falo' con tutto quello che si puo' bruciare, la jeep di Fiorini ritorna al campo. Ci attorniamo e lui ci avvisa di stare molto attenti e che in ogni caso ha messo delle paline con le luci fosforescenti quasi a vista, ogni chilometro o due. Infatti noto in lontananza un lumicino. La prima palina che indica il percorso. Alle 12:54 si parte.
 

Lunedi' 25 febbraio 2002 - Riposo nella terra di nessuno

La gara con i fotografi
Appena si comincia a pedalare ci perdiamo subito e io comincio a chiamare per nome tutti i componenti della squadra. Dopo un chilometro incontro il Vezz seguito da Fausto. Poco dopo li riperdo. Insomma per circa due chilometri si procede a sensazione e ad a vista degli altri partecipanti. Come una marea di luci si oscilla a sinistra ed a destra procedendo spediti. Quando la distanza tra i concorrenti aumenta vengo raggiunto da Pierangelo e  Carlo. Pensavo di essere dietro per cui pedalavo con vigore. Poco dopo anche Fausto e Vezzani si aggregano. Il gruppo e' al completo. A questo punto spengo le luci frontali bianche e poco dopo vedo benissimo ogni particolare di fronte a me'. Anche gli altri seguono il mio esempio. La sensazione di pedalare su un banco di nuvole nere ci avvolge e solo evitando alcuni sassi la realta' si presenta in ogni aspetto. Bisogna essere molto attenti per evitare solo all'ultimo momento piccoli ostacoli che potrebbero creare problemi. Si chiacchera ed i chilometri  procedono spediti. Arrivati al primo controlla tappa con sommo piacere vediamo Silvia che ci accoglie e ci conforta. Subito chiediamo come sta' e quanto e' stato duro procedere sola per tutto quel tempo. Mi colpisce lo spirito e la forza di questa ragazza. Mangiamo attingendo dalle riserve che ci siamo portati nello zaino e quando il freddo si fa' sentire partiamo; per scaldarci. Gia' il freddo. Non avevamo la sensazione del freddo che fa' di notte nel deserto. Poco dopo mi fermo e indosso il key-way per riscaldarmi. Ora il mio abbigliamento e' composto da: un casco, che e' fondamentale e indispensabile, non si parte senza. Sotto il casco ho un berretto di lana. Un bel foular bianco mi avvolge la gola. Maglia traforata da ciclista. Maglietta  ufficiale di "DUNA ROSSA". Felpa e key-way. Guanti di lana. Pantaloni lunghi da ciclista (con il "patello" per le parti basse). Calze di lana pesanti ma fini, quelle di lana grossa raccolgono la sabbia. Semplici scarpe da ginnastica per camminare molto. Poco dopo sono costretto a togliermi il key-way, ho caldo e sono sudato. Il pedalare diventa quasi monotono, dobbiamo solo stare attenti nel trovare la prossima lucina. La pista, a tratti, non e' pedalabile e siamo costretti a camminare sui lati, senza allontanarci troppo. Fiorini ci ha detto che occorre seguire la pista principale senza mai abbandonarla. A tratti altre lucine si vedono avanti a noi. Sono gli "appiedati" che non si fermano mai al posto di verifica, come facciamo noi. E' strano come una lucina nel deserto di veda da lontano. In alcuni tratti il prossimo riferimento e' oltre un chilometro. Una luce piu' marcata annuncia il secondo posto tappa. Bevo un buon sorso di acqua e cerco altri alimenti dal mio zaino. Le ragazze ci accolgono nella tenda dove cerchiamo un poco di riparo dal freddo. Anche loro stanno soffrendo. Mi viene quasi voglia di riscaldarle. Poco dopo le abbandoniamo. Abbiamo fatto solo 28 Km e ne mancano ancora 36 Km per completare questa tappa notturna. Per noi ciclisti e' lunga 64 Km. Siamo su un plato' completamente piano. In lontananza notiamo le luci di una macchina che stanno venendo verso di noi. Poco dopo Gianni buca. Imprecazione generale del gruppo e si accendono tutte le luminarie in nostro possesso. La jeep ci raggiunge. E' Fiorini che annunzia il termine prematuro della tappa. Si termina all'arrivo previsto per i maratoneti. Si risparmiano 22 Km. Quasi ci dispiace, eravamo ormai convinti di vedere l'alba pedalando nel deserto. Fiorini ci chiede anche se ci sono dei problemi. Quando gli diciamo che e' una semplice foratura ci lascia per avvisare gli altri sparsi lungo la pista. Riparata la foratura riprendiamo la pedalata. La pista segue il lato sinistro di un wadi (letto di un fiume prosciugato), Fausto decide di passare sulla parte destra. Notiamo la sua lucina luminescente che procede parallela al nostro percorso. Altri ciclisti sono avanti a noi. Li raggiungiamo e dopo averli salutati li superiamo. Non ricordo chi fossero. Guardando il conta-chilometri capiamo di essere vicini all'arrivo. Pero' nessuna luce si vede in lontananza. Si notano altre lucine che proseguono alla nostra destra, una deve essere Fausto. Dopo un piccolo dosso notiamo delle luci piu' consistenti e finalmente si arriva al campo. Dopo aver vidimato il tagliando che certifica l'arrivo una tazza di te' caldo ci conforta. Rimetto il key-way. I bagagli non sono ancora arrivati. I problemi logistici che gli organizzatori hanno, stanno ritardando l'arrivo dei camion (capiamo solo all'alba che il camion dei bagagli si e' insabbiato e Fiorini e' andanto ad aiutarlo). Cerchiamo un posto libero nelle tende che ci hanno preparato e ci mettiamo tutti quanti a riposare. Alcuni sfruttano il telo di sopravvivenza che e' tra il materiale obbligatorio per ripararsi dal freddo. L'alba arriva senza accorgermi. Sto' dormendo pesantemente. Quando mi sveglio ed esco dalla tenda mi accorgo che il campo e' in mezzo al niente. Solo sabbia per qualche chilometro in ogni direzione. Il primo problema che ho e' un bisogno fisico. Gia', non ho ancora parlato dei gabinetti messi a disposizione dall'organizzazione. Questi sono di quanto piu' naturale che ci sia. Sono all'aria aperta e ti segue ovunque tu' decida di andare. In pratica non ci sono ripari o posti preparati. Capirete che in un cosi' vasto spazio trovare un posto riparato e' quanto di piu' difficile che ci sia. Per questo motivo salgo in bicicletta e percorro un paio di chilometri verso le prime rocce. Penso hai poveri maratoneti che non hanno la bici. Che spettacolo la mattina fredda, la sabbia che comincia a scaldarsi con il primo sole. Quando ritorno al campo e' arrivato il camion con i bagagli. Dopo aver recuperato tutta la nostra roba decidiamo di montarci una tenda tutta per noi ed i nostri amici fotografi. Quasi tutta la mattinata la passiamo in tenda  a riposare. Negli occhi ho ancora i colori della notte appena trascorsa. Pranzo e riposino per essere pronti di nuovo verso le due. Dobbiamo andare con i fotografi per immortalare le nostre avventure. Dovete sapere che pur essendo nato tutto casualmente, siamo stati protagonisti di servizi e reportage su alcune note riviste del settore. Poco dopo le due vestiti e tirati a lucido puntiamo verso le rocce che si vedono ad ovest. Li'  i fotografi hanno gia' fatto una ricognizione e trovato un buon posto dove ambientare le foto per i servizi che faranno una volta giunti in Italia. Loro ci seguono a piedi mentre noi siamo in bicicletta. Arrivati verso le rocce vediamo un luogo incantevole. Alte rocce nere da dove scendono fiumi di sabbia gialla coperti da un celo azzurro. Si deve scalare una parete per poter scendere sulla sabbia incontaminata. Dopo circa tre o quattro ore di pedalate, scatti, cadute e anche dopo che i fotografi hanno provato la pedalata sulla sabbia, siamo liberi di tornare al campo. Qui entro pochi minuti si cena e tutto risulta piu' bello e piacevole a pancia piena. Poco dopo si va' a  letto. Domai e' ancora un giorno di gara.

Martedi' 26 febbraio 2002 - A trenta chilometri orari nella piana
La scalata delle colline di sabbia e le roselle del deserto nei copertoni

La colazione e' il primo bisogni impellente, subito seguito dai preparativi per la partenza della terza tappa. Dopo aver tolto key-way dal bagaglio, lo indosso. Il freddo e' meno pungente. Un bel falo'  viene acceso con tutto quello che si puo' bruciare e noi ci posizioniamo attorno per scaldarci. Poco dopo Fiorini ci chiama per la riunione mattutina e per un rapido ripasso del percorso della gara. Corre anche Silvia che si e' ripresa della disaventura del giorno prima. Ore 8:12 partenza. Questa volta siamo dietro al gruppo dei piu' forti. Il fresco della mattina aiuta molto nella pedalata. Stiamo procedendo bene e presto siamo in vista di alcuni stretti passaggi tra le rocce. I maratoneti proseguono per un'altra direzione, loro hanno tutti i ritrovati tecnologici (gps) e con questo strumento non hanno bisogni di seguire le indicazioni di Fiorini. Sono davanti al gruppo di "DUNA ROSSA" e quando mi fermo mi accorgo che no ci sono altre tracce oltre alle mie. Presto estraggo la macchina fotografica e immortalo la mia sensazione in una foto. Solo la mia traccia che e' seguita da quella di Fausto che intanto mi ha superato e poco lontano gli altri. Ho una sensazione strana, di aver toccato il suolo di un piccolo e incontaminato mondo, dove il pedalare e' il massimo della vita. Girovagando in valli e colline siamo al primo posto tappa. Breve assaggio degli alimenti che ho nello zaino e subito si prosegue per un pianoro. In lontananza si vedono delle dune immense. Quando ci avviciniamo capiamo che dobbiamo superarle chiaramente spingendo la bici, di pedalare non se ne parla. Siamo seguiti da alcuni del gruppo degli svizzeri. Durante i primi dieci minuti di spinta mi accorgo che ci sono delle roselle che si sono conficcate nel copertone. Accidenti, speriamo di non aver bucato. Con la mano tento ti toglierle e mi accorgo che si conficcano anche nella  pelle delle dita. Con molta delicatezza cerco di toglierle senza farmi troppo male. Quasi tutti si accorgono di queste roselline che si sono conficcate nelle coperture delle ruote. Sono impossibili da evitare in quanto non si vedono, sono appena sotto la sabbia ed il passaggio delle gomme della bicicletta le  conficcano nelle coperture. Scalata la prima duna una seconda si presenta subito seguita da una terza. Nel punto piu' alto sono appostati i fotografi che scattano fermi immagine a ripetizione immortalando i ciclisti al massimo della loro fatica. In cima chiacchero un poco con Paola intanto che aspetto gli altri. La discesa che ci aspetta e' molto ripida e deve essere percorsa su una traccia di sabbia soffice. Mi butto e sono costretto a posizionarmi molto indietro per evitare un imminente ribaltamento in avanti. Quando la velocita' aumenta sembro galleggiare sulla neve. Con una buona velocita' la sabbia non fa' affondare le ruote. Quaranta, cinquanta chilometri orari e sono in fondo. Subito sono superato da Pie'  ed il Vezz che scendono piu' velocemente di me. Vediamo che la traccia prosegue dritta verso un'altra duna. Scavalcata anche questa uno spettacolare plato' si presenta alla nostra vista. Sullo sfondo si vedono infinite dune di sabbia senza un filo di roccia dove passare. Dopo aver fatto il punto del percorso e calcolato con la bussola la nostra direzione partiamo sotto un sole cocente. Questo pezzo di percorso e' monotono ma pedalabile. Siamo raggiunti dalle jeep dei fotografi e degli operatori TV. Subito scatta quel meccanismo sconosciuto che ancora non sapevamo di avere. La vanita' di essere ripresi ci porta ad eseguire delle manovre per poter essere meglio esposti alle telecamere. Si sta' filando a trenta chilometri orari e ci disponiamo su una riga immaginaria. Con la sapiente regia di Vezzani ci disponiamo in fila indiana lasciando il minimo spazio tra le bici. La formazione a cuneo ci riesce bene ed anche quella da carica dei cento uno. Quando le jeep se ne vanno siamo accaldati ma stiamo raggiungendo un gruppo di altri ciclisti. Gli svizzeri. Con loro facciamo circa otto chilometri in direzione CAP350. Quando le dune sono molto vicine si intravede la tenda del ristoro. Altra mangiata con riposino. La ragazza "berbera" ci caccia dicendo che il traguardo e' ancora lontano. Chiamiamo "berbera" una ragazza bolognese che si abbiglia con il classico copricapo arabo di colore scuro. Gli occhi che si vedono, attraverso la stretta fessura di stoffa, richiamano le sembianze berbere. Salutata con un bacio (gli diciamo che oggi e' il compleanno di Pierangelo e la baciamo tutti) riprendiamo la pedalata. Ora bisogna stare a sinistra delle dune. Qui il terreno e' duro ma i ciotoli sono grossi e bisogna fare molta attenzione. Il paesaggio prosegue tra salite e discese dolci. Su ogni cresta scorgiamo la prossima collina e, per circa un'ora, proseguiamo in questo monotono sali e scendi. La vista del terzo posto tappa ci riporta alla gara che stiamo facendo. Ci accorgiamo che i fotografi sono appostati e .... Accidenti Fausto ha forato ancora. Rapido gonfiaggio della gomma e via, in perfetta linea giungiamo al posto tappa. Mangio un poco di frutta disidratata e aiuto a cambiare la gomma. Ormai solo dieci chilometri ci separano dal traguardo della terza tappa. Non avrei mai immaginato di arrivare sino a questo punto. Proseguiamo il monotono susseguirsi di colline e avvallamenti. In un avvallamento noto degli strani sassi e ritorno indietro per studiarli meglio. Sono delle uova che qualche grosso uccello ha lasciato. Sono vuoti e leggeri. Richiamo gli altri ma evidentemente non mi sentono. Li abbandono e riprendo la rincorsa. Sopra l'ennesima collina vediamo il traguardo ai piedi di enormi dune di un colore arancio intenso e di sabbia finissima. Subito la bagarre si accende in noi e cerchiamo di dare fondo alle ultime energie nel raggiungere il traguardo. Quando siamo a circa un centinaio di metri un sabbione ci costringe a scendere dalla bici. Carlo riesce a pedalare ancora per un po'. Pie' si sposta a destra, trova un passaggio duro e taglia il traguardo subito seguito da Fausto. Io sono dietro al Vezz. Mi carico la bici in spalla e comincio la corsa verso il traguardo. Dieci metri mi separano, otto, sei, quando sono a meno di tre' metri e sto per superarlo, alcune grida si alzano dal traguardo. Il Vez' si gira e mi vede sbuffante, gli sono alle spalle. Carlo mi vede anche lui. Tutti e tre' corriamo con le nostre bici sulle spalle. L'effetto sorpresa e' svanito e ormai sono ultimo. Quando sono a qualche metro dal traguardo e quasi di fianco al Vezz, lui raccogliendo le energie residue lancia la propria bicicletta al di la della riga del traguardo. Sono proprio ultimo. Poco dopo il traguardo cadiamo tutti a terra. Accaldati e affaticati da questo ultimo tratto. Dopo un attimo di riposo un altro pensiero, mangiare. E' gia' attrezzato il tavolino della mensa dove sono dispensati i cibi. Una grossa scatola di tonno mi attira. E' caldo ma io riesco a mangiare circa 200 grammi di tonno sott'olio, due panini, alcuni dolci (i soliti  "tan-tam "). Riposato e con la pancia piena cerco i miei compagni. Sono intenti a ricercare i bagagli. Pensiamo di montarci una tenda tutta nostra e dei fotografi. Quest'oggi il luogo dove Fiorini ha deciso di posizionare il campo e' ai piedi di una grossa duna di sabbia arancio. Anche il campo si appoggia sulla sabbia gialla e i picchetti di fissaggio della tenda vengono affondati con le mani. Sistemati, ci cambiamo e andiamo a visitare la duna. Stiamo per salire su per una spigolo quando, dall'alto, uno spagnolo si butta con la bici, giu' per un fianco. Dopo alcuni metri fa' un bel ruzzolone e toccandosi la spalla raggiunge la base. Saliamo in cima alla duna e ci accorgiamo che questa e' solo la prima di una lunga serie che si perde all'orizzonte. Verso est non si vede che sabbia e sabbia con dune alte, molto alte. Anche qui lo spettacolo e' immenso. Scendiamo  dalla duna correndo a facendo salti di qualche metro. Decidiamo di sperimentare la discesa dalle dune con la bici. Dopo una salita molto dura siamo sulla cresta. Pie' e' il primo ma si ferma subito. La ruota affonda e una  caduta e' assicurata. Ci spostiamo un poco a destra e qui il tappeto di sabbia sembra piu' duro. Carlo non resiste e si butta. Lo vedo partire lanciato e tutto sbilanciato indietro. A folle velocita' plana nella piana sottostante galleggiando sulla sabbia soffice. Subito Pierangelo ed io lo seguiamo. Dopo una serie infinita di discese siamo soddisfatti. Non capita spesso di scendere dalle dune di sabbia e abbiamo sfruttato fino all'esaurimento delle forze l'opportunita' offertaci da Fiorini. Il sole sta' tramontando e noi saliamo di nuovo in cima alla duna. Qui cerchiamo il raggio verde del tramonto. Non lo vediamo ma lo spettacolo e' comunque incredibile. Il cielo assume ogni sfumatura di arancio e di rosso immaginabile. Poco dopo uno spiccio di luna illumina tutto il paesaggio salendo da dietro le dune. I fotografi, in basso, sono partiti con macchine fotografiche e cavalletti per immortalare il sorgere della luna dalle dune di sabbia. La cena e quattro chiacchiere prima di addormentarsi concludono la giornata. Anche oggi e' stato in insieme di esperienze intense e piene di avventure.

 

Mercoledi' 27 febbraio 2002 - Ultima tappa, 14 km verso cap 300

Sono perseguitato dal vecchietto 63'enne
Sveglia presto per gustare il sorgere del sole dalle dune. Colazione abbondante e preparazione della gara. Leggo il road-book e mi accorgo che oggi si parte verso CAP 300 per quattordici chilometri!!!!!. Quattordici chilometri di sterrato diritto dove lo si puo' trovare? Con la bussola cerco di trovare un riferimento sull'orizzonte. Su CAP 300 scopro che devo puntare verso una vallata in mezzo a due cime. Riunione di preparazione e partenza. Sono le 8:12. Immediatamente subito dopo la partenza un grido si alza dal gruppo dei concorrenti. "State attenti, passiamo proprio dove sono andato a c......., evitate di scivolare". Siamo di nuovo dietro al gruppo dei piu' forti. Dopo pochi chilometri raggiungiamo Cristina componente del gruppo svizzero e unica donna che pedala. La supero e punto decisamente verso il prossimo ciclista che vedo poco avanti. E' Bonfanti che affannato mi dice che si accoda per un po'.  Cerco di scrollarmelo dalla coda, ma niente. Dopo una corsa affannosa mi tuffo in un sabbione. Sento Bonfanti che impreca per la sabbia. Si ferma. Soddisfatto riprendo un andare tranquillo. Poco dopo sono raggiunto dagli altri amici di "DUNA ROSSA" che stanno trascinando Cristina e Bonfanti. Bonfanti si aggancia ancora alla mia ruota. Accidenti. Non ho niente contro di lui ma se almeno mi desse il cambio. Riprendo una pedalata vigorosa. Lo sento sbuffare. Pure io sono al limite. Mi guardo intorno e vedo uno spettacolo unico. Siamo su un piano immenso. Guardando in ogni direzione non scorgo niente. Solo una piccola nuvola che segna il percorso che dobbiamo seguire o che abbiamo gia' fatto. Mi fermo ed apro lo zaino per trovare qualcosa da mettere sotto i denti. Bonfanti mi guarda stupito e prosegue sbuffando. Quando sono raggiunto dal gruppo sto' con loro e proseguo tranquillamente verso il primo posto tappa. Si vede la tenda ai limiti dell'orizzonte. Un automezzo dell'organizzazione ci supera ed alza un grosso polverone. Poco dopo una jeep si affianca. Sono gli operatori televisivi che ci riprendono a piu' non posso. Finalmente si intravede una pista piu' marcata e decidiamo di seguirla. Il tempo passa monotono senza che succeda niente e finalmente siamo al primo posto tappa. Soliti convenevoli con le ragazze presenti, ricarico la borraccia di acqua e ripartiamo. Sento infittirsi il dolorino al ginocchio e comincio a maledire l'aver volto staccare il vecchietto. Penso anche che il dolorino si debba imputare al freddo della mattina. Sono partito senza scaldarmi ed ho cominciato subito a pedalare in maniera forsennata. Avviso i miei compagni e vengo staccato quasi subito. Sabbioni si susseguono inframmezzati da pietraie, siamo costretti a procedere lentamente. Arriviamo in vista del secondo posto tappa ed il mio dolore al ginocchio aumenta. Decido di non fermarmi, ormai il traguardo e' vicino. Saluto i compagni e proseguo. Il tracciato sale lentamente e sono costretto a scendere dalla bici per proseguire a piedi a causa della solita sabbia fine. Vedo in lontananza i segnali che tracciano il percorso da seguire. E' la prima volta che sono completamente solo. I pensieri mi assalgono. Quando controllo il conta chilometri, mi accorgo che mancano solo due chilometri al traguardo. Mi volto e vedo in lontananza Cristina seguita da Fausto. Poco dopo Fausto la supera e dopo alcuni minuti mi raggiunge. Superiamo uno spagnolo che gira a zonzo. Ormai lui e' arrivato ed e' venuto a controllare i ritardatari. Lo superiamo senza scambiare parola seguendo la pista principale. Stiamo girando attorno ad un grosso monte di roccia. Poco dopo aver superato un dosso scorgiamo il traguardo. Guardo Fausto e lui guarda me'. Immediatamente scatta, subito seguito dal sottoscritto. Decido di prendere la sinistra della pista per evitare la sabbia molle presente al centro, lui invece prende a destra. Quando mancano ormai tre, quattro metri al traguardo finisco nella sabbia molle e sono costretto a scendere. Accidenti anche questa volta mi e' andata male e Fausto taglia il traguardo incontrastato. Mestamente spingo la bici e supero il traguardo. Questo e' stato il mio arrivo alla libyke. Viene immediatamente immortalato da Maria Paola. Guardo Fausto e scoppiamo a ridere. Siamo arrivati in fondo. Mi giro e aspetto Cristina, dopo dieci minuti chiedo se per caso e' gia arrivata. Mi rispondono che e' arrivata qualche minuto prima di noi. Mi domando come puo' essere successo, visto che non l'ho vista superarci. Poco dopo parlando con lei il fatto si spiega. E' stata avvisata di una scorciatoia dallo spagnolo. Una via piu' rapida permetteva di tagliare il percorso che abbiamo fatto Fausto ed Io. Rimpiango il fatto di non essere una ragazza bella come lei o che non ci sia stata una ragazza spagnola che ci abbia dato dei buoni consigli.
Dopo l'arrivo degli altri componenti di "DUNA ROSSA" ed esserci tutti quanti riposati, decidiamo di montare la nostra tenda. Il pomeriggio si "cazzeggia" ed io decido di farmi la barba. Sfruttando mezza bottiglia di acqua naturale mi insapono e mi rado. E' la prima volta che mi rado da quando sono partito. La barba e' lunga e dura ed il rasoio deve faticare per tagliare tutti i peli.  Ritorno in tenda per aspettare il momento della cena serale. Siamo tutti nella tenda mensa e siamo tutti seduti. Questa sera saremo serviti a tavola. Sembra di essere al ristorante, lasagne, cannelloni di verdura, carne con patate e formaggio. Accidenti, non abbiamo mai mangiato cosi' bene e cosi' tanto. Qualcuno rifiuta anche il bis di lasagne. Verso la fine della cena Fiorini ci annunzia che in bacheca sono state esposte le classifiche e che poco dopo ci sara' la premiazione. Tutti i partecipanti si accalcano e quando riesco a sbirciare le classifiche realizzo che sono arrivato tra gli ultimi, in ogni caso come gruppo siamo terzi. Non mi lamento, per me' e' gia' un successo aver partecipato e di essere arrivato in fondo con le mie forze. Lo spirito che ci ha portato a partecipare a questa gara non era certo quello della competizione. Partecipare e' il mio motto e penso anche quello degli altri componenti di "DUNA ROSSA". Dopo pranzo vengono distribuite le magliette della manifestazione e le medaglie. La premiazione dei primi tre' partecipanti avviene alla luce della luna e dalle luci artificiali che ci siamo portati. Primo e' arrivato un ragazzo tedesco, taciturno e introverso. Noi siamo gli ultimi ad essere premiati (anche qui ultimi!). Terzo gruppo classificato. Per me' e' un bel successo. Riceviamo un premio in denaro sullo sconto della partecipazione alla prossima gara che si svolgera' in ottobre 2002. Verso le undici si sente un rullare di tamburi e seguendo la musica troviamo il gruppo dei Libici che hanno partecipato alla gara e, altri locali che sono al seguito della nostra carovana, che cantano e ballano attorno ad un fuoco. L'atmosfera e' speciale e non possiamo che imitate le movenze e i suoni che fanno i Libici. Con un crescendo impetuoso si arriva al culmine delle danze e dei suoni. Quasi avessimo vissuto un orgasmo collettivo, il fuoco si spegne, il cerchio si divide, tutti si sentono soddisfatti e si allontanano per tornare verso le proprie tende. Con questi suoni che ci rimbombano nelle orecchie ritorniamo verso la tenda per prepararci al sonno notturno.
 

Giovedi' 28 febbraio 2002 - Riposo ... o quasi!

Si smonta la bici. L'incontro con l'arco di pietra piu' alto del mondo.
Appena mi alzo decido di sgranchirmi le gambe con una corsetta di dieci minuti. Prendo la bici e .... accidenti trovo la gomma posteriore sgonfia. Non mi perdo d'animo e non voglio aggiustarla, usando la pompetta la gonfio. Non ho mai bucato e trovare la gomma sgonfia alla fine della gara mi sconforta. Noto che il Vezz ha uno strano ghigno. Incurante del problema della gomma, parto per l'esplorazione mattutina. Oggi e' una giornata di completa liberta'. Dobbiamo solo andare a vedere l'arco di pietra piu' grande della Libia con le jeep. La giornata e' limpida ed il celo e' di un azzurro intenso. Dopo aver fatto colazione raggiungiamo il gruppo di jeep che devono portarci all'arco. Troviamo posto su una jeep abbastanza rattoppata. Penso bene di portarmi lo zaino che contiene il kit di sopravvivenza. Partiti subito un polverone si alza e siamo immersi in una nuvola di sabbia. Arriviamo in vista di un posto unico. Un enorme anfiteatro di pietra levigata e dalla forma di un enorme catino. In un angolo le jeep si fermano e quando scendiamo alcune pitture sulla roccia richiamano la nostra vista. Belle e uniche, con raffigurati animali che sembrano cammelli ed altri piu' possenti, che assomigliano ad elefanti. Poco dopo ripartiamo ed usciamo verso il plato' sconfinato percorso la mattina del giorno precedente. La polvere ci avvolge e ringrazio il fatto di essermi portato il foular di protezione. Dopo il pianoro entriamo un una valle stretta, sabbiosa ed in salita. Questa sarebbe stata la valle che avremmo dovuto percorrere nella tappa notturna e che e' stata eliminata. Su quello che mi sembra essere un passo, la carovana di jeep si ferma per far raffreddare i motori. Poco distante scopriamo una pompa che riporta le seguenti scritte "BREDA - 1932". Capiamo che e' un cimelio rimasto dall'era coloniale Italiana. Funziona ancora ed estrae l'acqua del pozzo. Dopo una mezzoretta di sosta si riparte. Dopo ben quattro ore abbiamo percorso circa 90/100 Km di deserto e siamo in vista dell'arco. Visto da lontano non si apprezza la grandezza di questo arco di pietra, ma vicino o sotto di esso la grandezza umana e' ben poca cosa. Ha una luce di 80 metri e il culmine e' ad almeno 100m di altezza. E' posizionato ad una curva della valle ed ha un lato che e' collegato allo sperone di roccia che forma la valle. Mangiamo le poche cose portate dal campo all'ombra delle immense rocce che compongono questa enorme valle. Qualcuno del gruppo ha scalato un'immenso sabbinone che porta sulla costa delle roccie che compongono la valle e ammira il panorama. Chissa' che vista c'e'  li'. Intanto i locali che anno guidato le jeep ci offrono il loro te'. Denso, dolce, intenso ed unico lo assaggio con riverenza conscio che non lo potro' piu' assaggare per lungo tempo in un luogo cosi' unico. Poco dopo siamo chiamata a raccolta per ritornare presso l'accampamento. Si riparte e l'autista segue tutta la carovana che abbandonando il sentiero piu' duro punta diretto vicino all'arco dove la sabbia e' soffice e infida. Poco dopo una jeep si insabbia in un fosso di saffia. Noi proseguiamo abbandonaldolo al suo destino. Se ci fermiamo anche noi saremmo nella sua stessa situazione. Arrivati su un suolo piu' duro e roccioso ci fermiamo e ritorniamo a piedi ad aiutare il malcapitato. Dopo un poco di fatica e con l'aiuto di una grossa corda legata ad una seconda jeep, la macchina viene estratta e si puo' riprendere il viaggio di ritorno. Di questa spedizione in pieno deserto mi rimane negli occhi e nelle narici la sabbia. Sabbia in ogni fessura nonostante ci si protegga con foular e tutti i finestrini siano chiusi. Sabbia e polvere, la costante del deserto appena la velocita' aumenta e si e' dietro ad un mezzo. Se fossimo stati in bici forse avremmo fatto piu' fatica ma non avremmo sollevato cosi' tanta sabbia. Al passo ci si ferma ed il nostro autista ne approfitta per fare le preghiere obbligatorie dei mussulmani. Poco dopo si riparte e solo verso il tramonto siamo al campo. Dopo essere ritornati trovo che la gomma della bici e' ancora gonfia. Riguardo Gianni e noto che ha ancora lo stesso ghigno della mattina. Candidamente mi confessa che durante la notte mi ha sgonfiato la gomma., invidioso del fatto che io non ho mai bucato. Poco tempo ci rimane per smontare le bici prima che il sole lasci al buio il campo. E' l'ultimo tramonto che vivo nel deserto ed io non lo ho neanche gustato bene. I preparativi per la partenza sono febbrili ed intensi. Si cena con degli enormi piatti di pasta, pomodoro e tonno. L'atmosfera e' triste e tutti sono consci dell'imminente dipartita. La notte viene' vissuta intensamente solo per quei pochi che hanno deciso di viverla con la propria compagna o con uno nuovo amore appena sbocciato. Il divario tra uomini e donne al campo e' immenso. Alcuni di noi decidono di dormire sotto le stelle uscendo dal riparo che offre la tenda.
 

Venerdi' 1 marzo 2002 - Ritorno!

L'impatto con la realta' del ritorno

Sveglia prestissimo, alle cinque e mezza per caricare i bagagli ed andare verso Ghat. Ci sono circa 160 chilometri di pista e strada asfaltata. L'arrivo alla cittadina di Ghat avviene dopo che si sostituisce l'ennesima gomma della nostra jeep. E' stata proprio la costante di questa avventura. Bucare in ogni occasione e con ogni mezzo. Rimane solo l'aereo e spero proprio che non debba fermarsi per riparare una ruota. La cittadina di Ghat e' piccola e le case sono fatte ancora con le zolle di fango caratteristiche delle popolazioni africane. Decido di comprare degli oggetto ricordo e di incrementare il commercio delle popolazioni che ci hanno ospitato sulle loro terre. Sopra un'altura una fortificazione sovrasta la cittadina. Non e' visitabile ma e' bella anche vista dal di fuori delle mura.
Ormai e' fatta, l'avventura si sta' concludendo nei migliore dei modi. Tutto e' andato bene, non e' successo niente di quello che avevamo preventivato. Avevo immaginato di fare  meno fatica, dovevano essere solo 42 Km o 63 Km, ma la componente deserto era sconosciuta. E' stato fondamentale allenarsi pesantemente durante i due mesi precedenti la gara. Bere sempre e mangiare in ogni occasione. Pedalare senza perdere il motivo che ci aveva portato in questi luoghi. Affrontare la gara senza agonismo esasperato ma con spirito puro di avventura. Non abbiamo nessuna voglia di figurare bene in classifica ma nonostante questo siamo il terzo gruppo ed abbiamo ritirato il nostro premio.

 
 

Lunedi' 4 marzo 2002 - La proiezione delle dia

Serata di ritrovo dei milanesi e non

A casa di Maria Paola si arriva per le otto. Io porto una bottiglia di un noto liquore portoghese. Ci siamo dati appuntamento durante il viaggio di ritorno in aereo. Maria Paola ha aperto l'invito a tutti i milanesi e a quelli del circondario che la possono raggiungere. Anche Fausto arriva da Modena. Alcuni della scuadra dei Galletti Svizzeri sono presenti e fanno una gaff criticando i componenti di "DUNA ROSSA" che sono stati troppo visibili nella vita del campo. Forse non ricordando che sono un componente del gruppo di"DUNA ROSSA".
La sequenza delle diapositive e' immensa. Maria Paola ci avvisa che alcune sono state gia' consegnate ai giornali per la pubbicazione. Debbo dire che le mie foto sono ben poca cosa in confronto con quelle della nostra specialista. Forse per la macchinetta usa e getta. Mi riprometto che se mai partecipero' una seconda volta dovro' portarmi la reflex. Almeno non avro' dei risentimenti sulle foto che ho fatto. Debbo riconoscere che Maria Paola e' una buona fotografa. Non per niente lo fa' di professione. Le sue diapositive fissano i momenti del campo e della gara. Debbo rimarcare che pero' non ho visto niente che richiami quanto sia dura la corsa nel deserto. Forse dovrebbe partecipare come atleta per capire. La sequenza che ci propone e' impressionante. Almeno 300 dia sono passate nei nostri occhi. Il ricordo ancora vivo dell'avventura viene ravvivato dalle visioni. Alcune sono bellissime. Quando ci sai fare e l'ambiente ti aiuta, escono delle belle immagini. Quasi tutte riguardano noi milanesi. Quelle che riguardano gli altri Maria Paola non le ha messe nei caricatori. Daltronde siamo solo noi a vedere il suo lavoro.

Chiunque volesse altre informazioni puo' scrivermi. Anzi se no lo fa' e' proprio stupido. Non esite niente, senza lo scambio delle proprie esperienze. Comunque puo' essere che non abbia la risposta a tutte le vostre domande.

Ciao,  alla prossima. Ambrogio