Tappa di avvicinamento Agrate Brianza (140m)- Cesana Torinese (2050m) in auto
Prima tappa - 38 km / dislivello 1100 m / sterrato 65% / 5 ore
Seconda tappa - 42 km / dislivello 2300 m / sterrato 30% / 8 oreMontgenevre (1850) - Col du Gondran (2315) - La Seyte (1924) - Terre Rouge (1513) - Cervieres (1600) - Les Fonds (2035)
Terza tappa - 55 km / 1500 m / sterrato << 20% / 7 oreLes Fonds (2035) - Col de Peas (2629) - Les Meyries (1700) - Chalvet (1879) - Aiguilles - Ville Vieille (1376) - Molines en Queyras - St.Veran (2040) - Foutgillard (2020) - Col dell'Agnello (2748) - Chianale (1797) - Genzana (1654)
Quarta tappa - 38 km / dislivello 1150 m / sterrato 50% / 5 oreGenzana (1654) - PonteChianale - Casteldelfino (1296) - Chiesa - Colle della Bicocca (2285) - Colle Sampeyre (2284) - Elva (944) - Prazzo (1010) - Acceglio (1261) - Chialvetta (1494)
Quinta tappa - 46 km / dislivello 1300 m / sterrato 20% / 5 oreChialvetta (1494) - Pratolongo - Passo della Gardetta (2437) - Colle Margherina - Colle della Baudia - Colle Valcavera - Vallone dell'Arma - Trinita' di Demonte (1187)
Sesta tappa - 32 km / dislivello 1250 m / sterrato 100% / 7 oreTrinita' di Demonte (1187) - Demonte (780) - Bergemolo (1160) - Colle dell'Arpione (1760) - Desertetto - Valdieri (757) - Entracque (893) - Trinita' di Entracque (1096)
Settima tappa - 71 km / 1800 m / sterrato 95% / 10 oreTrinita' di Entracque (1096) - Vallone del Sabbione - Colle del Sabbione (2328) - Basse di Peyrefique - Colle di Tenda (1871) - Limonetto (1294)
Ottava tappa - 55 km / dislivello 850 m / sterrato 85% / 6 oreLimonetto (1294) - Colle di Tenda (1871) - Col della Boaria (2102) - Colle del Lago dei Signori - Passo Tanarello - Passo Collardente (1600) - Rifugio Monte Grai (1920) - Colla Melosa (1540)
Colla Melosa (1540) - Gola dell'Incisa (1685) - Passo del Muratore - Tete d'Alpe - Gole del Gouta - Verrandi - Ventimiglia
Dopo un'intensa giornata di lavoro, dal piazzale ST verso le 18.30 parte
una carovana di automobili cosi' composta: Tempra di Moiols con Gianni e
Patrizia piu' nove biciclette, Malaga di Lucians con Fabiola, Ambrogio e Trups
e a chiudere Golf di Umbe con me incluso. Lungo la strada la Golf perde il
contatto col resto del gruppo, ma grazie al telefonino di Lucians ci ritroviamo
tutti a Cesana. Lunga salita su piacevolissimo sterrato per arrivare al rifugio
ove avevamo prenotato per il pernottamento odierno: si tratta dell'Albergo
Chalet Lo Scoiattolo - Sagnalonga - Cesana Torinese (TO) - tel. 0122/843044,
tra le altre cose sede anche del Centro Turismo Equestre Monti della Luna,
ottimo punto di appoggio per trekking a cavallo nella zona dell'Alta val di
Susa (2000 metri di altitudine) con i Monti della Luna che spiccano per la
loro particolare bellezza.
Ottima cena in allegria e tradizionale brindisi augurale alla ciclo (il
costo della mezza pensione e' stato 60.000 lire a testa).
Trasferimento in auto fino a Montgenevre (dopo il confine italo-francese)
ove e' previsto l'incontro col resto dei partecipanti in arrivo da Monza:
il meeting point e' il grande piazzale del paese alle nove del mattino.
L'arrivo di Alessandro, Elena, Fritz ed Umbi porta a tredici il numero dei
partecipanti al giro.
Il servizio fotografico per Airone deve immortalare due modelli in sella
ad altrettante bici ammortizzate anteriormente col marchio Cinelli-Airone
preparate in occasione del decennale della loro collaborazione: Alessandro
ed io saremo i due Uomini-Cinelli, mentre Elena fara' a tratti la Cinellina.
Ultimi preparativi prima della partenza in cui le Cinelli vengono equipaggiate
degli indispensabili accessori necessari per la difficile traversata (robusto
portapacchi, utile triangolo portattrezzi, essenziale portaborracccia) e
ognuno riceve le razioni di barrette energetiche, sali minerali ed integratori
salini distribuiti dagli sponsor.
Solo verso le 10.30 lasciamo le automobili (che verranno ritirate una settimana
dopo) per iniziare il giro in una bella giornata di sole.
Nemmeno il tempo di rompere il fiato che e' subito una dura salita sterrata
che segue il percorso della funivia per poi proseguire per la Durance
; pur essendo pedalabile al 100% la salita fino al Col du Gondran (2315m)
taglia a molti le gambe non ancora abituate alla fatica. La lunga discesa
su asfalto ci porta ad incrociare la strada che da Briacon porta al mitico
Col de l'Izoard (gia' teatro di un'altra ciclo estiva) che seguiamo fino a
Cervieres (1600m).
Due forature di Ambrogio ed Aldo prima dell'abitato; li' facciamo il pieno
d'acqua ed attendiamo Trups, Umbe e Fabiola, ma non vedendoli sopraggiungere
pensiamo di averli davanti, per cui riprendiamo a pedalare lungo lo sterrato
in salita per les Fonds. Sono 12 km per lo piu' allo scoperto sotto un sole
cocente; ai continui attacchi di fastidiosissimi e numerosi tafani, si aggiunge
un furioso assalto di uno sciame d'api che colpiscono a piu' riprese Umbi,
Fritz, Renato e me: l'incauto fotografo nel tentativo di fare una foto di
effetto aveva inavvertitamente urtato un'arnia colma di infuriate api molto
vendicative.
Arriviamo alle poche baite di Les Chalps (2035m) e quindi all'accogliente
rifugio (Refuge des Fonts de Cervieres - tel. 0033.4.9221.3282)
situato in una splendida posizione verso le cinque del pomeriggio: mentre
gli altri si sistemano, i due Cinelli non vengono lasciati immediatamente
liberi per esigenze fotografiche. Abbiamo qualche difficolta' per la sistemazione
con la rifugista (non avevamo prenotato), che superiamo senza grossi problemi
e realizziamo che abbiamo perso lungo la strada i tre che credevamo ci precedessero.
Il rifugio e' molto frequentato e ci ha offerto un ottimo trattamento gastro
(157 franchi francesi il costo della mezza pensione).
Non riusciamo a metterci in contatto coi tre dispersi ed il rifugista francese
fa una battuta del tipo:
se ogni giorno perdete qualcuno forse uno di voi riuscira' ad arrivare a
Ventimiglia ...
Solo dopo cena Trups riesce a trovarci per telefono da una pensione sull'Izoard
(erano rimasti fermi in un bar di Cervieres posto sulla strada principale
per un paio d'ore, noi avevamo fatto una leggera deviazione che passava proprio
dietro quel bar) e fissiamo l'appuntamento per il giorno dopo.
Passiamo la notte in una camerata al piano superiore coi materassi disposti
su un'unica fila al piano pavimento, allietati da un concerto di tromboni
che aveva in Lucians ed un tedesco i massimi rappresentanti.
La salita al Colle de Peas (2629m) e' molto spettacolare e fattibile in
bici (se fatta in senso opposto, cioe' in discesa ...); dopo un'arduo inizio
pedalando copriamo almeno 500 metri di dislivello con le bici al passo.
Bella discesa su sterrato a tratti impegnativo (guadi di torrentelli, pietraie)
che ci porta a les Meyeres (1700m); qui, mentre una parte del gruppo va dritta
verso il Colle dell'Agnello per ricongiungersi col gruppetto dei tre che si
erano persi il giorno prima, alcuni (Gianni, Elena, Umbi, Ale, Aldo ed io)
imboccano un panoramico sterrato che resta in quota per diversi chilometri
prima di scendere sul paese di Aiguilles. Nella piazzetta centrale Gianni
ha la fortuna di trovare forse l'unico centro di assistenza per biciclette
posto lungo il tracciato (Repellin Sport Service) ove sostituisce il suo movimento
centrale difettoso, mentre alcuni si riposano al sole sorseggiando un aperitivo
offerto gratuitamente per la festa del paese.
Continuo contatto radio tra i due gruppi: Arizona (Moiols) da una parte
e Fritz dall'altra non perdono i collegamenti. Sistemata la bici del Vezz
si scende su asfalto a Ville Vielle (1376m) per poi salire a Molines da cui
si prende la deviazione per St.Veran (2040m), il comune piu' alto d'Europa
(per i francesi...) Splendida vista e crepes per i sei instancabili che
ripartono per il Colle dell'Agnello al fine di ricongiungersi con tutto il
gruppo.
A 4 km dalla sommita' del colle (2748m), Lucians col suo attendente Umbe
riparte dal rifugio dell'Agnello dopo aver lasciato pagate tre cioccolate
calde a chi stava sopraggiungendo (Aldo, Gianni ed io): breve sosta a sorseggiare
le cioccolate e i tre proseguono lungo il tratto finale della dura salita
all'inseguimento del duo inedito. Tornante dopo tornante riesco a mangiare
quasi tutto il vantaggio a Renato, il quale proprio a poche decine di metri
dall'arrivo riesce a procurare un insospettato scatto che gli consente
di tagliare l'ideale traguardo tra il tripudio e l'acclamazione generale
di chi dall'alto aveva seguito la scena.
Foto di rito al colle per testimoniare il ricongiungimento dei tredici ciclo-turisti
che sono ora nuovamente al gran completo.
Discesa su Chianale (1797m) ove scopriamo che non c'e' posto al rifugio
ed andiamo all'Albergo Seggiovia di Genzana che non consiglio ne' per dormire
(letti a molle scomodissimi), ne' per mangiare (per la cronaca , abbiamo
speso circa 47.000 lire in totale tra vitto ed alloggio).
Passeggiata serale per distendersi a guardare le stelle e chiacchierare
in una fresca serata d'estate prima del meritato riposo.
Il sentiero del gta che porta al Colle della Bicocca (2285m) si inoltra
in un fitto bosco per nulla adatto alle biciclette: per circa due ore saliamo
un dislivello di 800 metri trascinando le bici coperti di sudore e da nugoli
di mosche fastidiosissime. Lungo la durissima salita Gianni si carica anche
dello zaino della Patrizia assai provata, Umbe interpreta al meglio il suo
ruolo di attendente aiutando Lucians ed Elena scoppia in una liberatoria
crisi di pianto appena giunge al termine del faticoso sentiero coi nervi
logorati dai continui assalti delle mosche.
Dalla Bicocca fino a Sanpeyre restiamo in quota percorrendo uno spettacolare
sterrato in costa al monte, di qui scendiamo su asfalto ad Elva (944m, paese
simbolo della minoranza provenzale). La discesa prosegue lungo il Vallone
dell'Unerzo ricco di spettacolari gole ed impressionanti pareti di roccia
che cadono a picco sul torrente sottostante che scorre a piu' di 200 metri.
Giungiamo ad Acceglio (1261m) percorrendo uno sterrato che costeggia la strada
principale asfaltata e, dopo aver preso qualche informazione sui prezzi delle
pensioni, decidiamo di fare ancora gli ultimi 300 metri di salita che ci separano
dal posto tappa gta di Chialvetta. Fabiola ed io ci rendiamo conto di aver
superato la meta solo 200 metri piu' in su quando ci accorgiamo di essere
inequivocabilmente a Pratorotondo (paese che avremmo dovuto toccare il giorno
successivo).
Il Rifugio Chialvetta con l'annessa Osteria della Gardetta - tel. 0171/99017
e' davvero gradevole: il tranquillo paese ha poche decine di abitanti e
la Signora Odobeto Maria ci sistema alla bellemeglio nel suo rifugio sempre
aperto (la mezza pensione e' costata 53.000 lire per persona).
A turno facciamo la doccia e laviamo i panni nel lavatoio antistante l'osteria
e li stendiamo al sole non piu' eccessivamente caldo. In attesa della cena,
qualcuno fa stretching con Elena, qualcun altro fa la manutenzione alla fida
bici, altri preferiscono riposare.
Memorabile e' l'abbondante pasta con le erbe della signora Maria e sullo
stesso livello anche le altre portate: mangio oltre ogni limite e solo una
china calda riesce a sbloccare la digestione per nulla attivata neppure dalla
passeggiata nel piccolo paese in compagnia di tantissime lucciole (ormai rarissime
per noi) e chiassosi grilli.
Visita al Museo Etnografico La Misoun d'en boit (La casa di una volta) assai
curioso, 1300 pezzi appartenenti alle arti ed alla cultura occitana (chiedere
alla trattoria per la visita), prima di concludere la piacevo le serata chiacchierando
davanti all'osteria sotto una coperta di luminosissime stelle.
Prima di addormentarmi mi sovviene il brillante discorso del presidentissimo
Lucians fatto a tavola in occasione del brindisi composto di sole due parole:
A Ventimiglia !
Lunga salita, prima su sterrato poi su sentiero non pedalabile, lungo
l'ampia e spettacolare vallata che conduce al Passo della Gardetta (2437m).
Nel tratto finale si susseguono le postazioni militari poste a controllare
il fondovalle. Anche questa salita e' faticosa, ma a differenza di quella
del giorno precedente c'e' la possibilita' di distrarsi ammirando il
panorama sottostante e non ci sono mosche ! Le ragazze si riscattano tutte
ed una volta arrivati in cima al passo, ci gustiamo una sosta meritata prendendo
il sole comodamente sdraiati sull'erba (talune in monokini).
Il gruppo resta compatto durante tutto il resto della giornata in cui si
alternano salite e discese su sterrati (tante foto a testimonianza) prima
della lunga picchiata su asfalto verso Trinita' Demonte (1187m).
Troviamo posto al Circolo Lou Stau - Trinita' - Demonte (CN) - tel. 01171/95234.
Compiliamo anche la domanda di adesione (quali soci aderenti per il 1995)
a questo circolo culturale che in occitano stretto significa Il riparo
, nelle mani della Signora Maria Lucia un bizzarro personaggio dai molti
interessi (Shiatzu, composizioni floreali, creme vegetali contro le scottature
solari, corsi vegetariani, ...)
Mentre quattro di noi (Gianni, Pat, Trups e Fabiola) vengono sistemati nella
dependance, tutti gli altri sono alloggiati in stanze diverse nell'edificio
principale dall'architettura interna alquanto sconcertante: intricati passaggi,
scale interne, collegamenti tra stanze diverse danno un tocco di esotericita'
e di mistero al luogo. Il nostro stanzone poi ha pure uno strano altare
che qualcuno spera non venga usato per sacrifici umani.
In compenso all'emblematica sistemazione, il trattamento a tavola, rigorosamente
vegetariano, e' davvero eccellente: ottima qualita' e abbondanti portate (45.000
lire la spesa della mezza pensione per ciascuno).
Dopo cena lunghe discussioni sull'opportunita' di cambiare l'itinerario
riducendo il percorso di una giornata, impossibile trovare delle soluzioni
alternative o di compromesso ed al termine della serata appare inevitabile
la scissione del gruppo in due diversi tronconi.
Abbondante colazione e discesa verso Demonte (780m); sterminato
campo di lavanda all'uscita del paese. Li' giunti facciamo la foto ricordo
a testimonianza della separazione del folto gruppo dei cosiddetti mosci
(Aldo, Gianni, Fabiola, Patrizia, Trups, Renato, Umberto R. e Fritz), che
scenderanno a valle per giungere al Colle di Tenda con un giorno di anticipo,
dal gruppo dei tosti (Elena, Alessandro, Ambrogio, Umberto I. e me)
che proseguiranno lungo il percorso originario. Saluti e scambi di baci con
un po' di dispiacere per la separazione.
Dura salita su asfalto all'ombra dei boschi di castagni e faggi per accedere
alla conca di Bergemolo (1160m). Facciamo una breve sosta al fresco di un
grosso olmo che dava il nome alla vicina baita coi campanacci delle mucche
al pascolo che ci rilassano ulteriormente.
Attraversiamo un'ampia radura ed a Carter riprendiamo a salire per un ripido
sterrato; il cartello con la scritta Panoramica MTB svolta a sinistra, ma
noi dobbiamo piegare a destra per un sentiero che diviene presto non
ciclabile e sale diretto al Colle dell'Arpione (1760m). Il sentiero ormai
in disuso, non e' facile da seguire e passa tra macchie di alberi ed erba
alta. Giungiamo al colle con zaini in spalla e bici al passo con tratti assai
accidentati e tante mosche !
In aggiunta a queste difficolta' un moschino si infila dritto nell'orecchio
di Ambrogio che riesce a superare un comprensibile momento di dolore e panico,
affogando il moschino col contenuto di piu' borracce sparato dritto nell'orecchio.
Poco dopo si aprono davanti a noi i ripidi pendii erbosi di Colle dell'Arpione
a cui non sappiamo resistere a dispetto di tutte le normative ambientali
del buon ciclista di montagna e ci fiondiamo in una fantastica discesa in
mezzo ai prati. Da qui parte un evidente sentiero in discesa, tecnico a tratti,
assai gratificante che percorre il vallone del Desertetto.
Lunghissima bevuta tonificante tra le case in pietra di S.Bernardo (Ambrogio
riesce a dare il colpo di grazia al moschino che ogni tanto dava ancora qualche
ronzio di vita, tenendo la testa immersa nella fonte il piu' a lungo possibile)
prima di arrivare a Valdieri (757m) dove troviamo sia una farmacia che un
bar per una sosta e mangiare qualche panino. Su strada asfaltata entriamo
in Entracque ove seguiamo l'indicazione per S.Giacomo che ci conduce a prendere
uno sterrato che costeggia il rio Bousset tutto pedalabile e godibilissimo.
Bagno rinfrescante nelle pozze del torrente prima di arrivare in vista del
posto tappa gta Casa del Parco Argentera Locanda del Sorriso posta a Trinita'
di Entracque (CN) - tel. 0171/978388.
Posizione invidiabile di questo rifugio molto bello e confortevole posto
a 1096 m di altitudine (la spesa della mezza pensione e' stata 45.000 lire).
Meritata doccia e grido di gioia di Ambrogio che riesce, grazie alla peretta
acquistata a Valdieri, a far uscire il moschino gia' stecchito, ma intrappolato
nell'orecchio da diverse ore. Non abbondante la squisita cena che riesce pero'
a placare la fame dei cinque.
Non riusciamo a stabilire nessun contatto radio con l'altro gruppo, tranne
una telefonata in serata: loro sono gia' a Limonetto ove noi arriveremo domani.
Solo una breve passeggiata attorno la costruzione e quattro chiacchiere prima
di immergerci tra le coltri dei letti decisamente confortevoli.
Alle otto in punto lasciamo il rifugio, attraversiamo il Rio Bousset per
un ponte sopra una pozza molto invitante (sembrava una piscina naturale con
tanto di pedana per i tuffi) ed entriamo in un fitto bosco inizialmente pedalabile,
ma dopo un po' iniziamo a spingere le bici.
Chiediamo la strada a dei valligiani che conducono muli carichi di masserizie:
ci dicono di restare sul sentiero, mentre loro vanno a guadare il rio. Se
non si vuole emulare le capre con scarsissimo successo, e' bene guadare prima
della malga che si vede alla sinistra orografica del torrente e, soprattutto,
non fidarsi delle indicazioni dei valligiani.
Dopo circa 3 ore e 40 arriviamo al cartello che segnala il Gias della Culatta
(1896 m); per chi non lo sapesse, gias e' il ricovero temporaneo per pastori.
La salita e' molto dura, ma il paesaggio e' davvero unico.
Prima del Lago dell Vacca a 2263 m incrociamo una piccola mandria di mucche:
passo in mezzo per la foto di Umbi con la mucca Bartolomeo che mi guarda incuriosita.
Al lago sosta meritata e refrigerio nelle fredde acque (Umbi si fa il bagno
completo). Il silenzio e' rotto dal frusciare del torrente e dai nostri commenti.
La parte finale e', fatica a parte, fantastica ! Terrazzini naturali e muretti
a secco si alternano lungo lo stretto sentiero aumentando la spettacolarita'
del paesaggio. La vista del sottostante laghetto incastonato tra pietraie
e macchie di verde e' molto suggestiva. Quando siamo in cima al Colle ovest
del Sabbione (2328 m), il mio contachilometri segna 14.3 km di cui solo qualche
unita' fatti a cavalcioni della bici, tutto il resto trascinandola per impervi
sentieri montani: da quando abbiamo lasciato il rifugio, sono passate oltre
sei ore di cui tre e mezzo di effettivo cammino; escludendo i valligiani che
ci hanno mandato fuori strada, abbiamo visto solo marmotte, mucche al pascolo,
stambecchi, ...
Siamo in territorio francese (Parco Nazionale del Mercantour) ed anche qua
il tempo e' bello. Seguiamo le indicazioni per la Val Roya in un paesaggio
dolcemente degradante e quasi interamente pedalabile se si esclude una frana
che abbiamo dovuto aggirare. Una lunga discesa ci porta alle Caserme di Peyrefique
poi lo sterrato diventa col fondo pietroso che rende ancora piu' faticosa
la pedalata.
Prima di giungere al Forte Centrale del Colle di Tenda (1871m), Umbi riesce
a stabilire un contatto radio con Arizona e Fritz che gli danno qualche informazione
sul posto tappa a Limonetto da loro gia' testato la sera precedente avendo
percorso il fondovalle che gli ha consentito di riunire due tappe montane
in una.
La discesa finale verso Limonetto (1294m) non si puo' evitare per la mancanza
di posti per il pernottamento al colle: scendiamo per mezzo di un ripido sentiero
del gta, pedalabile malgrado gli stretti tornanti da superare in derapata.
Capitombolo di Ambrogio causato dalla stanchezza subito testimoniato dallo
scatto del fotografo sempre attivo.
L'albergo Porta della Neve e' molto simile a quello di Genzana: camere di
basso livello con letto negativo, ma almeno ci servono tanto da mangiare.
Senza aver fatto alcuna richiesta ci lasciano sul tavolo tre primi (minestrone,
spaghetti alla bolognese, fusilli al tonno), due secondi (messicani con
piselli e pollo alla cacciatora), due contorni (patatine fritte ed insalata
mista), frutta, dolce e caffe' (53.600 lire la spesa in totale).
Probabilmente la sera precedente il gruppo dei mosci (solo ciclisticamente
parlando) aveva evidenziato l'importanza dell'aspetto eno-gastro immediatamente
recepito dai gestori con nostra somma soddisfazione.
Lasciamo Limonetto verso le 07.45 e riprendiamo subito quota su asfalto
per giungere alla vera partenza della tappa: il Colle di Tenda. Vista l'indicazione
Col della Boaria imbocchiamo la carrareccia sterrata che presto si inerpica
con decisione; l'ascesa alla Boaria (2102m) e' molto lunga e faticosa, costellata
da molti punti panoramici con paesaggi selvaggi. Dai numerosi ruderi dei ricoveri
di emergenza disseminati lungo il percorso e i poderosi muri di sostegno
in pietra, questa strada doveva essere una via di collegamento importante
e frequentata.
Facciamo una sosta dai pastori sardi prima del Colle dei Signori dai quali
acquistiamo del formaggio fresco che facciamo subito fuori con pane abbondante.
Riserva di acqua e ripartiamo subito poiche' ci aspetta sempre un lungo cammino
ed e' bene non perdere tempo.
I cinque-seicento metri di quota che perdiamo per scendere al Passo di Collardente
sono tremendi per i muscoli degli arti superiori ed inferiori costretti ad
un lunghissimo lavoro isometrico; quando finalmente nel pomeriggio entriamo
nel bosco, decisamente meno stressante sia per il paesaggio (meno impervio)
che per il fondo stradale (piu' pedalabile), abbiamo incontrato in tutto nove
motociclisti (sei tedeschi e tre italiani), due ciclisti e due escursionisti
a piedi.
A qualche centinaio di metri dal Rifugio Grai (1920m, inutilizzabile perche'
le chiavi sono al Rifugio Allavena, visibile nella piana sottostante in cui
spicca un azzurro laghetto) Umberto ha una congestione determinata dalla fatica
e dal mix di energetici che ha appena trangugiato. Mentre Alessandro lo soccorre,
gli altri tre si lanciano verso il rifugio per cercare aiuto. Quasi subito
Elena perde una vite del portapacchi ed e' in panne: resto io a sistemare
il problema tecnico ed Ambrogio si butta in una pazza picchiata sul rifugio
(1540m).
E' ormai tardo pomeriggio quando Umbi e bici vengono scaricati dal Fiorino
del rifugista partito in soccorso ed e' ancora piu' tardi quando giunge anche
Alessandro vittima, a sua volta, di una foratura. Sono circa le sette di sera
ed il sole e' gia' calato: circa undici ore fa avevamo lasciato Limonetto
ed il computerino della bici e' rimasto in funzione in totale 7 ore e 40 minuti.
Betty e Claudio, i rifugisti, sono assai socievoli, non c'e' nessun altro
ospite stasera e ci confermano che la sera precedente hanno ospitato i nostri
amici che ci precedono.
Umberto a poco alla volta si riprende bevendo litri di te' al limone, a
cena i simpatici gestori ci spiegano che la strada che abbiamo fatto e' quella
adoperata dai marocchini per espatriare in Francia abusivamente: fino a due-tre
anni prima transitavano camion carichi di nord-africani che pagavano circa
200 mila lire per il passaggio.
Il Nuovo Rifugio Allavena localita' Colla Melosa - Pigna (IM) - tel. 0184/241155
e' veramente molto bello e funzionale, forse il migliore incontrato, e' provvisto
di un grande camerone con una settantina di posti letto a castello e buona
cucina. Posizione stupenda, ottimo punto di appoggio per escursioni, traversate
in MTB, sci di fondo (44.400 lire e' stata la spesa pro capite della mezza
pensione).
La giornata inizia presto per Umbi perfettamente ristabilito al punto
di essere fortemente contrariato per non aver potuto scattare qualche foto
dall'alto della Colla Melosa.
Ripercorriamo questa volta in salita, lo sterrato verso il Rifugio Grai
(1920m) fino ad un bivio poco al di sotto, si volta a sinistra imboccando
uno stretto sentiero erboso che va verso il basso. Se si proseguisse a salire
(come erroneamente abbiamo fatto noi) dopo una dura salita, si provera' l'ebrezza
di pedalare su uno stupendo ed incontaminato tappeto erboso avvolti da un
bosco rigoglioso, fino a quando la vegetazione inghiottisce ogni traccia
di passaggio e si e' quindi costretti a tornare indietro.
Non abbiamo trovato sulla carta il Passo Valletta (1982m) segnalato da un
cartello che evidenzia la vicinanza del confine con la Francia ed abbiamo
avuto qualche piccolo problema di orientamento da aggiungere all'incessante
presenza delle odiosissime mosche.
Il passaggio della Gola dell'Incisa e' in mezzo al bosco con pedalabilita'
attorno al 40%, frequenti tratti rocciosi molto esposti, con un attraversamento
di una vecchia frana superabile grazie alla presenza di un cavo di
acciaio infisso nella roccia molto apprezzato da tutti noi.
Facendo massima attenzione si prosegue in sella lungo uno stretto sentiero
di grande bellezza panoramica che taglia la roccia in costa (davvero impressionante
vedere le biciclette aggrappate alla pietra del monte scosceso). Ogni tanto
nei tratti di bosco il sentiero e' interrotto dagli alberi caduti a testimonianza
del poco passaggio attraverso queste zone isolate e selvagge.
Dal Passo Incisa (1685m) si riprende a salire pedalando e spingendo; canti
di uccelli, grilli, lucertole e danatissime mosche sono gli unici compagni
che riusciamo ad avere.
Ci rinfreschiamo e facciamo rifornimento di acqua alla Fonte Dragurina,
da cui balziamo al di la' del monte per mezzo di un passaggio molto esposto,
ma fortunatamente anche questo attrezzato di cavo.
La discesa e' bellissima, molto ripida e tecnica: lo stretto sentiero prima
corre in mezzo ai prati, poi scende di fianco al monte con tratti per lo piu'
sconnessi ed alcuni assai esposti, ma dotati di corde fisse. La stanchezza
si fa sentire ed Elena e' vittima di una caduta che poteva avere brutte conseguenze
data l'accidentatezza del terreno.
Dal Passo Muratore si prosegue ora per la Gola del Gouta mediante una larga
carrareccia in leggera salita nel fresco bosco di pini; giunti all'incrocio
con l'alta via dei monti liguri, si piega a sinistra per scendere al paese
di Gouta.
Tempo qualche minuto e vediamo qualche casa e l'insegna di un ristorante
Gola di Gouta (tel. 0184/241068); dopo tanta natura allo stato puro, un po'
di civilta' e' salutata da ciascuno di noi con molta soddisfazione. Ci accomodiamo
all'interno della piacevole costruzione, dove per la prima volta dall'inizio
della ciclo, consumiamo un vero pranzo comodamente seduti a tavola (ottime
le tagliatelle della casa cucinate con un meraviglioso sugo di funghi, per
la modica cifra di 18.000 lire a bocca).
L'impresa e' ormai compiuta e sono evidenti su ciascuno di noi i graffi
dei rovi, le punture degli insetti, i morsi lasciati dei denti della catena
o dei pedalini sulle braccia ed in particolare sulle gambe.
A questo punto seguiamo l'indicazione per Ventimiglia impossibile sbagliare
poiche' e' sufficiente scendere: lunga, lunghissima discesa su ampia mulattiera
fino a Verrandi (si spacca il mio portapacchi troppo sollecitato dal peso
dello zaino non messo sulle spalle per indolenza).
Giunti nel bel paesino di Verrandi, ancora discesa su asfalto poi da Camporosso
arriviamo a Ventimiglia dopo 10 minuti di provinciale.
Seguiamo il profumo del mare e giunti in spiaggia Alessandro ed io (i due
Cinelli) lasciamo cadere gli zaini e pedaliamo nella sabbia fino a raggiungere
la battigia e ad eseguire un perfetto OTB (over the bar) tuffandoci (bici
Cinelli incluse) nella fresca acqua del Mar Ligure, tra lo stupore e la simpatia
dei bagnanti.
Sono le cinque del pomeriggio, siamo riusciti a completare l'avventurosa
traversata, ci complimentiamo gli uni con gli altri, ma Elena merita una
citazione particolare rappresentando un'ottima e rara coniugazione della
bellezza con la determinazione e la forza.
Discutiamo sull'opportunita' di rivedere l'itinerario per poterlo proporre
ad Airone: il percorso cosi' com'e' e' stato davvero impegnativo,
forse troppo, ma ormai e' acqua passata ed Airone a parte, questa e' stata
una delle piu' affascinanti ciclo-eno-gasto diventata alpinistica per l'occasione.
Ciao alla prossima, Pierangelo