1996 Primo percorso : 78Km / 300m / sterrato 80%
Rifugio degli Alpini (Forca di Presta) - Rifugio Citta' di Ascoli Piceno - Rifugio Citta' di Perugia - Monte Vetica - Madonna della Cona - Castelluccio - Rifugio degli Alpini
Camporotondo di Fiastrone - Cessapalombo - Acquacanina - Bolognola - Pintura di Bolognola - Garulla - Bisio - Sarnano - Camporotondi di Fiastrone
Montefortino (506 m) - Rubbiano - Infernaccio - Passo Cattivo (1869) - E ritorno.
Montemonaco (943 m) - Colle della Sibilla (2129 m) - Grotta delle Fate - Montemonaco
Ambrogio : E' il tizio che scrive e che
cerca di diffondere la cultura del pedalare in armonia con se stessi e
con l'ambiente circostante. Ha iniziato a pedalare in MBK dal 89 con un'
epica scalata (2000m di dislivello) con una pesantissima (15kg) bici di
prima produzione. Robusta e comoda di questa bici mi e' rimasto il colore
addosso. Rossa Ferrari. Nonostante non sia piu' giovinetto continua imperterrito
a spingere su una gamba e poi sull'altra.
Agriturismo "Ponte degli schiavi": A dispetto del nome non si prendono prigionieri i turisti. Noi ci siamo stati benissimo anche perche' abbiamo avuto la fortuna di arrivarci quando era aperto da circa 3/4 settimane. E' anche un ottimo ristorante (al momento solo di giovedi', venerdi', sabato e domenica) ma penso che con il successo verificato durante la nostra visita il gestore pensera' bene di tenere aperto tutta la settimana. Un altro aspetto caratteristico e' che l'agriturismo e' sistemato in una casa colonica gia' esistente. Tutta la casa e' costruita con pietre a vista, tetto di legno, pavimento in cotto e mobili in legno molto belli. Per prenotare o semplicemente per cenare 0733/907183 - 62020 Camporotondo di Fiastrone (MC).
Sarnano: Paesino medioevale di notevole bellezza, caratterizzato dalle case costruite con mattoni a visita e dai colori che dipendono dalla fornace di provenienza. In Sarnano vi era solo una fornace per mattoni, per questo, tutti sono dello stesso colore. Questo fa' di Sarnano una cittadina unica del suo genere anche perche' anche oggi le case che devono essere accomodate devono avere i mattoni dello stesso colore e a vista.
Grotta della Sibilla: Noi l'abbiamo cercata, ma solo per le difficolta' e per il tempo non proprio a posto che dopo poche centinaia di metri siamo tornati in dietro. Da non perdere il libro di Giuseppe Santarelli "Le leggende dei Monti Sibillini" che tra leggende e fatti documentati spiega le vicende dei luoghi che su cui si sta' pedalando. Consiglio caldamente di leggerlo prima di entrare nell' "infernaccio" o di affrontare la salita al "colle della sibilla". Con la lettura si crea un'atmosfera incredibile. Almeno cosi a me' e' sembrato.
Cartina: Si consiglia di acquistarla in loco. Si puo' trovare in quasi tutti i negozi di cartoleria e in quelli specializzati. Si consiglia, per la buona definizione dei sentieri e per l'altimetria perfetta, quella edita da Multiraphic. Purtroppo pero' formato che e' relativamente scomodo da controllare soprattutto se vi e' presenza di vento. Parco dei monti Sibillini edizione multigraphic Firenze - 1:25000 F60-F61
Noi siamo arrivati al rifugio la sera del giorno prima affrontando la
salita (in macchina :-)) da Arcuata del Tronto e senza passare dalla piana
di Castelluccio. Il rifugio e' piccolo ed accogliente. Una buona cena a
base di verdure e legumi in brodo, una rapida occhiata al cielo stellato
alla ricerca delle stelle cadenti e a letto. La mattina dopo una leggera
colazione (cappuccio e un pezzo di torta) si parte seguendo la strada sterrata
che s'incontra vicino al rifugio. La mattina fresca ci mette agitazione
e pedaliamo di gran voga. Seguiamo la strada sterrata fino a che finisce.
Intanto il panorama delle valli e dei monti prospicienti ci accompagna
e ci prepara per lo spettacolo che presto vedremo. Finito il sentiero
si risale ancora un poco fino al culmine di quello che sembra una collina
(peccato che ci troviamo a 1600m s.l.m.) arrivati al culmine ci appare
una di quelle immagini che si stampano nella memoria. Sullo sfondo, una
grossa montagna (monte Vettore 2400m) di una roccia viva e tagliente, circondato
da "colline" verdi che creano un anfiteatro naturale immenso (circa 5km
per 6km) di un bel verde, mentre sulla pianura di raccordo un'infinita'
di colori sgargianti dovute alle colture e ai pascoli. Ci credete se vi
dico che ci siamo fermati per 10 minuti a gustarci ogni particolare che
gli occhi ci rimandano.
Trovata una traccia che prosegue verso ponente si raggiunge il rifugio
Citta' di Ascoli Piceno. Si prosegue sulla schiena del monte verso il rifugio
Citta' di Perugia. Qui si attraversa la strada che sale da Norcia e rimanendo
sulla cresta si prosegue verso il passo a quota 1567 vicino al monte Vestosola.
Noi abbiamo seguito una traccia di sentiero sul versante verso Norcia.
Questo ci permetto di apprezzare anche le bellezze della valle di Norcia.
Bisogna proseguire con calma e freddezza perche' il sentiero e' sconnesso
e il pericolo di cadere con un buon ruzzolone verso il fondo valle non
e' poi' cosi' remoto. Arrivati al passo a quota 1567 occorre proseguire,
usare la stradina sterrata verso le "tre fonti". Qui' finalmente
si riesce a pedalare senza guardare continuamente il terreno davanti la
ruota e per questo lo sguardo puo' gustare appieno della maestosita' della
piana di Castelluccio con lo sfondo del monte Vettore. Arrivati alle "tre
fonti" si prosegue su un sentiero n.19 che sale verso il culmine delle
montagne per proseguire in costa. arrivati su un piccolo pianoro si puo'
scendere verso la strada sterrata che si vede e dove nelle giornate di
bel tempo si puo' assistere al decollo di deltaplani e parapendii.
Noi abbiamo seguito il sentiero 19 fino a quota 1724. Abbandonato il sentiero
segnato abbiamo toccato quota 1687 e 1683 per proseguire sul lato orografico
di Castelluccio verso Forca di Gualdo o Madonna della Cona. Da questo punto
noi siamo scesi verso il paese di Castelluccio da dove si puo' vedere una
vista bellissima della piana omonima. Seguendo la strada asfaltata si puo'
proseguire verso il rifugio degli Alpini chiudendo l'anello.
Nota: per gustare meglio lo spettacolo della piana di Castelluccio
e a chi non c'e' mai stato consiglio di arrivare la sera al rifugio. Non
curiosare al di la' della montagnola davanti al rifugio e andare a letto.
Se siete fortunati (come e' capitato a noi) e la mattina e' chiara con
il cielo azzurro lo spettacolo che vedrete dopo una buona mezz'ora di pedalata
vi ricompensera' e potrete gustarlo pienamente. Le emozioni che ci ha dato
non si possono descrivere ed in ogni caso gli aggettivi per descriverlo
non sono ancora stati coniati.
La notte successiva a questo giro un vero nubifragio colpisce monte Vettore (di notte il vento e la grandine non ci fanno dormire) e dopo un giorno di temporali abbandoniamo il rifugio con una promessa "Ritorneremo".
Passato un po' di tempo si ritorna per sconfiggere la sfortuna del brutto
tempo avuta nel 1996.
Con le preziose indicazioni del gestore dell'agriturismo puntiamo verso Cessapalombo per poi proseguire verso ??? (il nome non lo ricordo). Da qui' parte una strada sterrata che sale per la montagna. Dopo aver scollinato si puo' proseguire dritto su una strada che si butta a capofitto giu' in fondo alla valle del Fiastrone mentre proseguendo sulla strada sterrata di destra dopo il parcheggio auto (1/2Km) si imbocca un sentiero quasi tutto pedalabile che porta ad un eremo abbarbicato alla roccia. Da qui purtroppo non si puo' proseguire e ritornando sui propri passi (pedalate) si puo' imboccare la stradina che, con l'indicazione "Fiume", punta al basso della valle. Questo sentiero si congiunge con la strada che porta al lago del Fiastrone. Purtroppo quest'indicazione ci e' giunta in seguito, dal fratello del gestore dell'agriturismo. Noi siamo ritornati al bivio principale dove prendiamo la strada in picchiata verso il fondo della vallata. Sull' altro versante ci aspetta una salita da 22/32 (denti del cambio) per giungere sulla strada principale asfaltata che ci porta alla diga del Fiastrone. Giunti al lago proseguite sulla riva di sinistra guardando il lago e cercate la stradina che lo costeggia completamente. Da Fiastra proseguire sulla strada asfaltata in leggera salita verso Aquacanina e poi Bolognola (1061). La salita al passo di Pintura di Bolognola porta a verificare la tonicita' dei propri muscoli (siamo a 45 Km percorsi) per una possibile variante che porta al Rifugio Del Fargno (1811m). La strada che sale al passo puo' essere vista quasi tutta una volta arrivati al passo sopra Bolognola. In ogni caso per proseguire occorre seguire la strada che continua sul versante di destra del monte "Pizzo del monte Berro" . Sarebbe meglio chiedere, per non sbagliare, la strada verso Garulla visto che al passo di Pintura di Bolognola ci sono molte strade. Proseguendo sullo sterrato che scende verso Garulla si puo' notare verso Nord-Est il paese di Sarnano. Caratteristico borgo medioevale e tappa del giro. Arrivati a Garulla Inf. Appena dopo una fontana imboccare lo sterrato che si apre a sinistra. Ogni indicazione sulla strada da percorrere a questo punto e' superflua (anche se vi sono molte diramazioni) vi pasti sapere che occorre proseguire su quella piu' battuta e in ogni caso in discesa. Arrivati a Sarnano bisogna spendere del tempo per la visita di questa bellissima cittadina. Il ritorno verso Camporotondo di Fiastrone si svolge quasi tutto in discesa per questo anche se si e' molto stanchi l'arrivo all'agriturismo e' garantito.
Con la macchina si puo' arrivare a Montefortino. Qui la si puo' lasciare
e ricercare le indicazioni stradali per l'Infernaccio. Si prosegue in discesa
per arrivare al fondo della valle del fiume Tenna. La prima salita non
e' impegnativa e in ogni caso e' in asfalto. Quando si arriva al
paese di Rubbiano la strada si fa sterrata. Proseguire in leggera salita
fino alla sbarra di blocco delle macchine. Si scende leggermente per finire
sotto una cascata (almeno quando siamo passati noi). Da qui' si prosegue
su un sentiero impegnativo e a tratti non pedalabile a causa dei sassi
che sbarrano la strada. Ritrovato la strada sterrata che abbiamo lasciato
all'ingresso di una galleria chiusa si puo' pedalare rinfrescati dalle
ombre del folto bosco che ci circonda. Noi abbiamo trovato un cagnolino
che ci ha seguito per tutta la strada e che quando siamo ritornati all'
imbocco della galleria ci ha abbandonato. Io la sera prima avevo cominciato
a leggere il libro sulle leggende dei monti Sibillini e il posto in cui
mi trovato mi dava uno strano formicolio sulla schiena. La salita prosegue
a balzi e dopo alcuni tratti veramente impegnativi si sbuca su un pianoro
dove troviamo una grossa fontana per abbeverare le mucche. Proseguire sulla
traccia che imbocca la valle di destra. Intanto ci accorgiamo che la situazione
meteorologica sta' peggiorando. Alcune nuvole nere sbucano dalle vette
che ci sovrastano. Continuiamo. Il bosco presto finisce e l'afa si fa'
insopportabile. La strada diventa impegnativa e per fortuna non abbiamo
bagagli al seguito perche' avrebbero creato non pochi problemi. Arrivati
sulla sommita' a quota 1869 metri si puo' vedere la valle sull'altro versante
della montagna. Il passo Cattivo conferma il suo nome e arrivati in cima
sentiamo il rumore di un tuono. Dopo un rapido consulto decidiamo
la modifica del percorso pianificato la sera prima (Sentiero (1), sentiero
(7), Colle della Sibilla, Montemonaco, Montefortino) per una rapida
discesa sul sentiero appena percorso. Il ritorno si svolge nella maniera
piu' veloce possibile. Nella Valle dell'Infernaccio la pioggia bagna
le foglie degli alberi ma non il sentiero e noi. Il rombo del fiume nelle
gole si fa' piu' cupo interrotto da lampi e tuoni. In ogni caso riusciamo
a ripararci in macchina prima che lo scroscio principale ci bagni completamente.
Anche questa volta i Monti Sibillini si fanno ammirare per la quantita'
di acqua che mettono a disposizione dei ciclisti.
La mattina e' abbastanza buia e le nuvole del giorno prima non sono ancora andate via. Dopo colazione decidiamo comunque di tentare la salita al colle della Sibilla rapiti dalle leggende che narrano di questi luoghi. Ci attrezziamo e cosci di prendere l'acqua riduciamo il bagaglio al minimo e proteggiamo il piccolo zaino al seguito (per energetici, cerotti, bende) con un robusto sacchetto di plastica. Da Montemonaco una piccola salita ci porta all'inizio della strada sterrata che porta al rifugio Sibilla (1540m, raggiungibile in macchina). Qui ci accorgiamo che le nuvole sono decisamente basse e presto c'immergiamo in un ambiente ovattato che ricorda i nostri luoghi di origine nei mesi piu' freddi. La nebbia e' molto fitta e siamo costretti a toglierci gli occhiali. L'umidita' e' molto alta e le goccioline condensano sul telaio piu' freddo della bicicletta. La salita non e' molto impegnativa anche perche' la velocita' e' bassa. Non riusciamo a vedere dove siamo ma basandoci sulle curve disegnate sulla cartina capiamo di essere vicini al rifugio. Qui' un gruppo di scout si sta' preparando per una gita sul nostro stesso sentiero. Confortati sul fatto di non essere soli proseguiamo. A tratti si liberano dalla nebbia porzioni di cielo e di valle. Possiamo vedere un pendio erboso che prosegue senza interruzione di sorta verso valle e nella valle sottostante (valle del fiume Aso) sorgiamo un paese. Tutto ritorna coperto e la visibilita' si riduce a circa venti metri. Alcune gocce cadono e ci costringono ad indossare la cerata di protezione. Durante la salita ogni rumore viene attutito dalla nebbia e il paesaggio bene si adatta ai racconti e alle leggende dei monti Sibillini. Dopo tre ore di salita nella nebbia finalmente ci troviamo sulla cresta del monte Sibilla e scorgiamo la valle che abbiamo percorso il giorno prima. Consumiamo brevemente le barrette energetiche che ci siamo portati e partiamo alla scoperta della gotta della Sibilla. Il sentiero prosegue in costa e anche se con difficolta' pedaliamo. Il tempo migliora e scorgiamo chiaramente tutte le cime circostanti anche se le nuvole all' orizzonte sono sempre piu' cariche di acqua. Dopo aver percorso circa 500m le prime gocce cadono. Il sentiero si fa' sdrucciolevole e il buon senso ci fa ritornare di nuovo indietro. Inzuppati siamo al passo e con qualche difficolta' scendiamo. Incontriamo gli scout che stanno mangiando sotto un acquazzone. Scoraggiati e frustrati ritorniamo di nuovo verso la macchina che ci riporta all'agriturismo. Ci consoliamo con un' abbondante cena a base di capretto arrosto.
Nonostante il brutto tempo ci rimangono nel cuore le spettacolari montagne della Sibilla. Ci ripromettiamo di ritornare consultando prima un mago delle previsioni del tempo. E pensare che la settimana prima del nostro arrivo non si era vista una nuvola in cielo.
Ciao e alle prossime, Bobo (Ambrogio)