Prima tappa : km 19 / dislivello 600 m / sterrato 30%
Seconda tappa : km 41 / dislivello 1200 m / sterrato 15 % / 3 oreTarvisio - Laghi del Fucine (860) - Rifugio Zacchi (1380)
Terza tappa : km 78 / dislivello 1100 m / sterrato << 30% / 5 oreRif. Zacchi (1380) - Tarvisio - Cave del Predil (850) - P.so del Predil - Koca na Mangrtu (2000) Escursione al Mangart (2670m)
Quarta tappa : km 41 / dislivello 900 m / sterrato 75% / 3 oreRif. Mangart - Bovec - Zaga (350) - Valico di Uccea - passo (1400) - Sedlo - Kobarid - Idrsk (210)
Quinta tappa : km 62 / dislivello 1000 m / sterrato 50% / 4 oreIdrsk (210) - Livek (690) - Livske Ravne (1030) - Sleme (860) - Usnik - Sela - Most na Soci (160)
Sesta tappa : km 66 / dislivello 800 / sterrato 50% / 4.30 oreMost na Soci (160) - Cepovan - Lokve (950) - Predmeja - Col - Ajdovscina (150)
Settima tappa : km 14 / dislivello 150 / sterrato 50% / <<1 oraAjdovscina (150) - Vipava - Sanabor - Bela - Bukovje (850) - Predjame - Senozece (550)
Senozece - Divaci
Trups : altro personaggio della vecchia guardia, recentemente passato piu' al ciclismo su strada (CSB = acronimo coniato per indicare le bici da corsa) che a quello di montagna (MTB), in occasione di questi appuntamenti pero' , smette i panni dello stradista per indossare quelli del cicloturista; ad onor del vero, in questo caso ha vestito la brillante maglia consegnatagli da Umbe per il servizio fotografico da proporre ad Airone.
Ambrogio : puro MTBiker, si e' solo da pochi anni aggregato al team partecipando a poche ma significative uscite; e' capace di adattarsi a qualunque condizione del terreno che riesce ad affrontare e quindi a superare con impressionante regolarita' e continuita'.
Umberto : e' il fotografo professionista che si e' creato nella fotografia di montagna la sua indubbia specializzazione; riesce ad alternare avventurosi servizi di scialpinismo a tranquilli percorsi turistico-culturali con estrema facilita' e massima professionalita'; aveva gia' partecipato con successo ad una precedente ciclo uscita sulle pagine di Airone Itinerari nell'ottobre del 1996; tipiche, in questa occasione, le sue colorite forme di imprecazione quando il gruppo passava attraverso punti rappresentatitivi del paesaggio montano da cogliere con suggestivi scatti, ma i suoi due modelli erano piu' avanti impegnati nei loro testa-a-testa.
Andrea : giovanissimo e promettente teen-ager, introdotto nell'ambiente dal Moiols (notissimo talent-scout assai esperto), ha formato con Trups il duo da immortalare per il gia' citato servizio su Airone; soprannominato Ulrich, perche' dava la paga a tutti, soprattutto al Trups che cercava sempre di sorprenderlo con continui scatti e controscatti, ha costituito senz'altro la novita' nel gruppo.
Pie : altro nome legato alla vecchia nomenclatura,
attivo partecipante alle ciclo; quando gli altri gia' si concedono il meritato
riposo per le fatiche della lunga pedalata, lui, pignolo ed instancabile,
o riordina gli indumenti nello zaino, o prende nota degli avvenimenti e
del percorso compiuto durante la giornata; sfortunato protagonista della
drammatica prematura conclusione del giro, causa la sua rovinosa caduta
su asfalto.
Lo spostamento fino a Tarvisio in auto impiega praticamente l'intera mattinata; tappa breve, ma intensa nel pomeriggio. Superlativo il trattamento ricevuto al Rifugio Zacchi.
I preparativi per la partenza sono ormai standard, da Monza parte una
macchina con Umberto, Gianni ed io diretta ad Agrate, luogo dell'appuntamento
col resto del gruppo Trups, Ambrogio ed Andrea. Sistemate a dovere bici,
bagagli e persone si parte per Tarvisio sul confine tra l'Austria e la
Slovenia (scelta strategica perche' servita dalla ferrovia). Giunti a destinazione
mangiamo un panino con una birra, ci cambiamo e prepariamo tutto per affrontare
una settimana di bici itinerante seguendo un percorso in parte gia' tracciato
grazie alle indicazioni di Fabio Fabris detto Alce ed in parte lasciato
all'improvvisazione; l'unica cosa per noi certa e' che l'avventura in bici
terminera' sul mare domenica 27 e di li' in treno torneremo a Tarvisio
per il rientro a casa in auto (peccato il destino volle diversamente ..).
Iniziamo a dare le prime pedalate verso l'ora di pranzo di una bella giornata
di sole in direzione Laghi di Fusine; dopo circa 8 km sulla destra vediamo
l'indicazione Sentiero Natura, ma e' bene non farsi ingannare dalle apparenze:
il sentiero e' adattatissimo solo a chi lo percorre a piedi ! Giunti al
lago (siamo in localita' Fusine in Val Romana) scorgiamo il Ristorante
Belvedere (specialita' arrosto) adagiato sulla sponda destra in posizione
invidiabile, mentre a sinistra sulla strada spicca la pensione con ristoro
Edelweiss (una decina di posti letto, specialita' capriolo - 30.000 lire
una cena, 75.000 mezza pensione - tel. 0432/235322 - gestito da sole donne).
Da qui parte una lunga salita su sterrato (circa 4 km) fino al Rifugio
Zacchi. Pur essendo tutta pedalabile, un po' a causa del fondo pietroso,
un po' per lo stato di forma non ancora perfettamente a punto, parecchi
di noi ogni tanto scendono dalla bici per prendere fiato. Il rifugio e'
in posizione incantevole immerso nel bosco con le montagne di nuda roccia
a cornice. Intorno all'edificio un po' ovunque spiccano sculture in legno
che ornano gli steccati realizzate dalle sapienti mani del rifugista. Rifugio
CAI di Tarvisio Luigi Zacchi m1380 - tel. 0428/61195 - apertura giugno/settembre
- gestione Emilio Veluscek, Via Friuli 27, Tarvisio - specialita' formaggi,
vino merlot/tocai, grappe - lire 42.000 mezza pensione. Molto affabili
i gestori coi quali discorriamo a lungo e festeggiamo il compleanno della
bimba Elena di 4 anni: ci offrono la Coppa dell'Amicizia, la crostata della
nonna, grappe e prosecchi. Scopriamo che per questa gente i resiani (gli
abitanti della Val Resia), sono l'equivalente degli scozzesi e genovesi
in termini di oculatezza nel saper gestire ed amministrare il proprio denaro.
Sveglia alle 7.30 con abbondante colazione; un'ora piu' tardi salutiamo
i gestori e la loro simpatica famiglia e scendiamo nuovamente al lago sottostante.
Anche oggi e' una bella giornata di sole ed i colori del lago sono degni
di essere fotografati da piu' posizioni. Dopo circa 16 km siamo di nuovo
a Tarvisio da cui iniziamo la salita al rifugio Mangart lungo la piu' alta
strada slovena. Dei circa 25km di salita regolare con pendenza pressocche'
costante, la prima parte e' su asfalto per poi diventare sterrato; parecchie
gallerie si incontrano lungo il percorso. A poco a poco superiamo una lunga
coda di auto che saliva piu' lentamente di noi appestandoci coi loro fumi
di scarico; scopriamo che si stava svolgendo una gara ciclistica solo quando
agganciamo e superiamo gli ultimi concorrenti. Verso le 13.30 giungiamo
al rifugio, mentre Andrea e Giampi proseguono lo sterrato imboccando un
anello molto panoramico (siamo a 2000 metri di altezza) e superano il traguardo
della corsa con uno sprint finale, salutati dalla folla ed intervistati
dalla TV locale interessata agli strani corridori con gli zaini legati
sui portapacchi. Mentre gli altri fanno un riposino, Gianni ed io ci incamminiamo
sulle tracce di Umberto che era andato a fare qualche fotografia dal Monte
Mangart posto a circa 2670 m. Dopo altri 700 metri di salita con la linea
di confine a due passi, arriviamo in cima alla vetta: la vista e' davvero
gradevole, da un lato il versante italiano coi Laghi del Fusine ed il Rifugio
Zacchi, mentre dalla parte opposta una lunga serie di catene montuose fino
al ghiacciaio del GrossGlokner. Abbiamo giusto il tempo per fare un paio
di foto con Umberto trovato sulla vetta, che il tempo cambia improvvisamente
e una fitta nebbia ci impedisce di vedere il panorama sottostante. Ci mettiamo
subito sulla strada del ritorno, ma a una decina di minuti dal rifugio
ci prende una fitta pioggia mista a grandine. Quando arriviamo al coperto,
siamo completamente zuppi; ci concediamo il bis della doccia, questa volta
con l' acqua riscaldata dal fuoco a legna. Cena a base di JOTA, goulash
e polenta, mentre Andrea e Giampi, per non essere l'uno meno dell'altro,
si cibano ancora di carboidrati. Vanda, la giovane e carina rifugista,
ci informa che il rifugio e' aperto da luglio al 15 settembre e ci da'
il suo numero di telefonino per ogni evenienza 0609.630863 (00386 per chi
chiama dall'Italia). La mezza pensione ci verra' a costare 40.000 lire
a testa grazie allo sconto dei soci CAI che si sono ricordati di portare
con loro la tessera.
Anche oggi, manco a dirlo, sveglia alle 7.30 e colazione abbondante.
Dal rifugio, 10 km di discesa in una splendida cornice di sole e di montagne
fino al bivio della strada provinciale per Bovec ove acquistiamo le carte
telefoniche e mangiamo un panino. Bovec e' un centro turistico che offre
davvero tante possibilita' da un punto di vista sportivo: pesca, kajak,
mountain bike, sci e' tutto a portata di mano. Nel paese vediamo diverse
agenzie che pubblicizzano le discese dell'Isonzo in canoa o col rafting.
Tra Bovec e Zaga (localita' Log Cezsoski), incrociamo un ponte sull'azzurro
Soca: un ampio spiazzo sottostante costituisce un sicuro accesso al fiume
per le canoe, che pullulano in queste zone. Giunti a Zaga (siamo nel punto
piu' basso della discesa dal Mangart durata circa 36 km) prendiamo il bivio
in salita per il confine con l'Italia al Valico di Uccea. Dopo circa 6
km siamo gia' saliti di altri 380 metri (700 m di alttudine), ma non oltrepassiamo
il confine piegando a sinistra per attaccare una strada forestale che comincia
a salire gradatamente lungo il fianco del monte Vrh; attraveriamo un bel
bosco di faggi; con pendenze dure, ma mai impossibili, lo sterrato ci porta
a scollinare a circa 1400 metri. Il fondo e' molto irregolare, ma pedalabilissimo;
dopo quasi 6 km giungiamo ad un rifugio chiuso il Lovska Kosa Starl Hrami
(1250m). Dall'alto si apre una splendida vista sulla vallata sottostante
e di fronte fitte boscaglie. Umberto riesce a fotografare una grossa vipera
che prendeva il sole su un masso al limitare del sentiero. Riusciamo a
vedere distintamente il percorso in discesa che si snoda tortuoso sotto
i nostri occhi attraversando il monte per giungere al paese di Sedlo. La
discesa, facile ma molto sconnessa, pare non avere mai fine; tantissime
farfalle nere e grossi lamponi lungo la strada ci fanno compagnia (non
poche volte ci fermiamo a mangiare i lamponi e a rilassare i muscoli delle
gambe e delle bracccia molto provati per l'impegnativa discesa). Giunti
sull'asfalto della strada provinciale, accusiamo subito il caldo (siamo
tornati bassi) e puntiamo dritti su Caporetto. Meritata sosta in paese
per gustare un affogato al caffe' all'aperto. Anche se c'e' la possibilita'
di pernottare, decidiamo di fare ancora qualche chilometro e trovare una
sistemazione lungo la strada del nostro itinerario. Dopo qualche tentativo
infruttuoso, ci sistemiamo da un'affittacamere di nome Delic Marija a Idrsko
per la spesa di 25000 lire a testa con colazione (tre matrimoniali a coppia,
a me tocca Ambrogio, con bagno in comune). Mentre gli altri si riposano,
Gianni, Andrea ed io lasciamo i bagagli in camera e torniamo verso Kobarid
con l'intento di visitare il Museo Storico della Prima Guerra Mondiale
molto suggestivo. Pago di questa visita, Andrea va a raggiungere il resto
del gruppo, mentre gli altri due non ancora soddisfatti si dirigono verso
il Sacrario di Caporetto in cui sono stati raccolti i resti di 7014 soldati
italiani. Lungo la salita all'ossario sulla collina di Sant'Antonio, si
snodano le stazioni della via crucis che precedono il sacrario a pianta
ottagonale costituito di tre piani. Per due piani e per ogni lato dell'ottagono
e' tutto un susseguirsi di archi alti oltre due metri con grosse lastre
di ardesia a copertura su cui sono stati incisi in rigoroso ordine alfabetico
i nominativi dei combattenti li' dentro composti. In cima, al centro del
terzo ed ultimo ottagono, solo la chiesa in pietra di Sant'Antonio. Ritorniamo
per fare una meritata doccia percorrendo in totale per oggi circa 87 km,
di cui una dozzina per le nostre visite. Siamo tutti molto affamati e ceniamo
nel vicino grill sulla provinciale di nome Casino (lire 29000 a testa).
La passeggiata per il rientro nelle camere e' sotto una coperta di stelle
con una bella luna piena. A mezzanotte siamo tutti a nanna.
Ancora sveglia alle 7.30 e colazione preparata dalla signora Marija.
Ritardiamo la partenza di oltre mezz'ora per metter a punto la mia bicicletta
che lamenta qualche problemino meccanico. Da Idrsk a Livek sono 5 km con
circa 500 metri di dislivello a cui aggiungere circa altrettanti prima
di arrivare in cima al passo (solo l'ultimo tratto e' sterrato). La discesa
e' un incanto di lamponi, fragole, prugne tutta sterrata. Ancora vipere
in mezzo ai rovi di lamponi. Giunti nuovamente sulla provinciale, pieghiamo
a sinistra per tornare verso l'Isonzo e risalirlo su strada bianca che
costeggia diversi paesini e costruzioni molto carine: ho l'impressione
di trovarmi in Svizzera. Verso le due di pomeriggio arriviamo a Most na
Soci (che significa paese racchiuso dai fiumi) da cui chiamiamo Matteo
in forse per un eventuale aggancio lungo la strada. Andiamo verso il vicino
fiume Idriz (affluente del Soca) a detta dei locali piu' caldo dell'Isonzo
per farci un bel bagno rinfrescante. Decisamente fredda l'acqua, ma Vezz
ed Umbe si adeguano molto bene. Al ritorno nel paese troviamo dove andare
a dormire (affittacamere Apartha Bremec, camere doppie con bagno per 25000
lire a testa con colazione) e ci consigliano di andare a mangiare da Gostisce
pri Stefanu posto a pochi chilometri dal paese. Essendo ancora presto Gianni
ed io facciamo un giretto passeggiando sul lungo fiume fino al barcone
Lady Lucia ormeggiato a riva: chiacchieriamo col simpatico proprietario,
Dean (la madre era una fan del mitico James), il quale ci dice che sul
battello c'e' la possibilita' di fare un giro e di cenare. Raggiungiamo
gli altri da Pri Stefanu per la cena di buona qualita' (ottime ed abbondanti
le seconde portate per una spesa di 25000 lire a testa in totale). Peccato
il quiproquo di Gianni col proprietario che si arrabbia non poco usando
anche toni offensivi nei nostri confronti. Rientriamo verso il paese percorrendo
uno sterratino sulla destra orografica del fiume evitando di fare a piedi
la pericolosa provinciale. La sistemazione che abbiamo trovato dispone
di un comodo e tranquillo giardino con un grosso tavolo e comode panche:
ne approfittiamo per stendere il nostro bucato e per discutere il proseguio
del giro in una piacevole serata allietata da un coro di grilli e qualche
lucciola.
Sveglia alla solita ora e meeting in giardino per i controlli riguardanti
il percorso odierno: questa notte dormiremo in una solitaria capanna in
mezzo al bosco. Da Most na Soci prendiamo il sentierino che lascia il fiume
a sinistra, superiamo la graziosa costruzione in legno con cascate di fiori
della stazione ferroviaria ed iniziamo la salita su uno sterrato agevole
che si addentra profondamente nel bosco. Al termine si apre la valle e
spuntano casette ed agricoltori. Durante tutto il tragitto incrociamo solo
un paio di automobili, per il resto ci fanno compagnia solo chiassose cicale
e grilli. Abbiamo percorso una quindicina di chilometri della strada che
porta a Cepovan quando siamo in vista dell'agriturismo Turisticna Kmetija
BRATUZ. E' davvero un posticino molto carino, ristrutturato recentemente
con lavori ancora da completare (infatti tra un paio di anni saranno a
disposizione anche sei camere di cui quattro con bagno). Decidiamo di fare
una tappa zen (relax a tutti i livelli) per cui ordiniamo un mix di affettati,
formaggio e lardo. Ci spiace un pochettino lasciare la tranquillita' di
questo posticino per percorrere ancora un dislivello di 400 metri su sterrato
di buon fondo prima di arrivare a Lokve. La salita tira non poco, ma per
nostra fortuna siamo al riparo della folta boscaglia ed il sole molto forte
non ci cuoce affatto. Al termine si apre un altopiano con un paesino molto
silenzioso sede di un albergo, il Winkler, che mi ha incuriosito perche'
possiede anche una sauna. Leggendo un cartello segnaletico, scopriamo che
la meta della nostra tappa odierna, una suggestiva capanna in mezzo al
bosco, e' aperta solo il sabato, la domenica ed i festivi; per arrivare
alla capanna Dom na Lazni restavano da fare solo 5 km di salita in un magnifico
scenario denso di verde lussureggiante, ma purtroppo oggi e' mercoledi
... Ci informiamo sui prezzi delle due pensioni esistenti in questo paese,
ma non restiamo sufficientemente soddisfatti per cui modifichiamo al volo
l'itinerario: puntiamo su Predmeja inoltrandoci nei boschi che si susseguono
senza soste. Sterrati ovunque e tutti pedalabili ! Il punto di massima
altezza che tocchiamo e' a 1150 metri dopo aver percorso circa 35 km quasi
interamente su sterrati per lo piu' completamente riparati da boschi rigogliosi.
Voglio evidenziare la bellezza di questi luoghi incontaminati da cui ci
siamo fatti inghiottire senza opporre alcuna resistenza. Eccezionali gli
ultimi chilometri prima di Predmeja con una lunga e larga discesa con lieve
pendenza ed ottimo fondo sterrato solo al termine pietroso, che affrontiamo
ad oltre 40 orari. Solo poco prima del paese termina il lunghissimo tratto
sterrato che decliva lentamente fino a Col attraversando Ottica e Kovc.
Da 880 metri scendiamo a 620 percorrendo un altopiano poco battuto da automobili.
Giunti a Col realizziamo che non c'e' posto per dormire ed allora pensando
alla tappa da fare l'indomani, decidiamo di scendere ad Ajdovscina sicuramente
dotata di pensioni. In soli otto chilometri perdiamo tutta la quota che
avevamo scendendo a meno di 100 metri di altitudine: il paese non e' per
nulla eccezionale e la calura si fa sentire parecchio durante la nostra
breve visita effettuata nel tardo pomeriggio. Pernottiamo nell'anonimo
Hotel Planika (lire 45000 mezza pensione) cenando nel vicino ristorante
(Restavracija Mlincek) allietati dal continuo transitare di TIR e serviti
da una cameriera con un paio di curiosissime scarpe dotate di molle sotto
i tacchi ...
Notte tormentatissima per il passaggio dei TIR senza sosta e colazione
al buffet (approfittiamo per prepararci un panino per le emergenze). Partenza
verso le 8.30 e subito sosta a Vipava, denominata piccola Venezia. Incappiamo
in uno scroscio di pioggia durante la salita a Sanabor ove sbaglio strada:
invece di lasciarmelo alla mia destra, entro in paese e proseguo compiendo
circa 12 km e quasi 500 m in piu' rispetto agli altri, prima di convincermi
a tornare sui miei passi per ricongiungermi agli altri in serena attesa
al bivio. Anche oggi come ieri percorriamo una serie di sterrati in mezzo
ai boschi che ci proteggono dal sole. Siamo sull'altopiano di Nanos e pedaliamo
in estrema scioltezza fino a Bokovje dove ci immettiamo sulla strada asfaltata
ad un paio di chilometri dal Castello di Predjame. Questo castello e' un
vero e proprio nido d'aquila incastonato in una grossa grotta a strapiombo
sopra un orrido carsico del torrente Lokva, e' un monumento unico che riesce
ad amalgamare la natura con l'ingegnosita' umana. La leggenda narra che
il cavaliere Erasmo resistette per oltre un anno all'assedio dell'imperatore
Federico III, facendosi beffe di lui calando giu' dall'inespugnabile castello
buoi arrosti e ciliege appena colte nei boschi; un passaggio segreto ricavato
tra i cunicoli rocciosi e conosciuto solo al romantico eroe avrebbe permesso
di resistere per un tempo illimitato, ma un giuda rese possibile la morte
del cavaliere. Il castello, ricostruito nel tardo cinquecento, merita un'attenta
visita. Dopo uno spuntino, ripartiamo con l'idea di arrivare in zona Grotte
di San Canziano per sterrati, ma sbagliamo strada (o meglio crediamo di
aver sbagliato) e torniamo indietro al castello. Alle 15.30 prendiamo la
strada asfaltata per Hru sevlije. Umberto non e' d'accordo sull'idea di
avvicinarsi in zona grotte poiche' vuole chiudere la giornata nella zona
del castello per il suo servizio su Airone, mentre gli altri, chi piu'
chi meno, non sono dell'idea di fermarsi cosi' presto e pensano di proseguire
anche senza avere le idee ben chiare circa l'itinerario. L'atteggiamento
di Umbe resta fermo per cui lui va da una parte, mentre il resto del gruppo
prosegue da un'altra. Lungo la strada incrociamo un paio di agriturismo,
ma decidiamo che e' giunto il momento di fermarci solo quando inizia a
piovere; facciamo qualche chilometro sotto l'acqua prima di arrivare a
Senozece dove troviamo ospitalita' presso la pensione Adria proprio sulla
provinciale. Mentre fuori si scatena il diluvio, ci facciamo una meritata
doccia calda. Verso le 19.00 ceniamo concludendo con un gelato affogato
al caffe' preso fuori al fresco in veranda. Prepariamo un itinerario di
massima che ci dovrebbe condurre al mare sloveno in un paio di giorni attraversando
splendide zone carsiche, domani il nostro programma prevede una visita
delle Grotte di San Canziano.
Ciao, speriamo alla prossima. Pierangelo